mercoledì 15 novembre 2017

S&P's vede l'Italia in ripresa. Ma la strada è ancora lunga


La ripresa dell'economia italiana c'è, ma occorrerà ancora molto tempo prima di poter vedere la luce in fondo al tunnel. Lo sostiene Standard & Poor's, che già un mesetto fa aveva deciso di alzare il rating dell'Italia portandolo a BBB.



Secondo l'agenzia di rating, ci sono diversi segnali positivi che stanno spingendo la crescita dell'Italia. Anzitutto ci sono i dati riguardo al Prodotto Interno Lordo, cresciuto dell'1,5% nel secondo trimestre 2017. Secondo S&P la crescita è ancor più positiva perché è diffusa in tutti i settori, con l'eccezione di quello edile. Inoltre nel commento firmato del capo economista Emea Jean-Michel Six, si legge che "è particolarmente confortante che gli investimenti stiano ricoprendo un ruolo di primo piano, grazie in particolare agli incentivi fiscali”.

Gli aspetti positivi per S&P's

Altre considerazioni da sottolineare sono quelle relative alla fiducia delle imprese (aumentata), ai margini aziendali (migliorati) ed al numero di fallimenti (scesi del 15,6%) che sono al livello più basso dal 2009. Inoltre c'è il miglioramento del mercato del lavoro, visto che il livello di occupazione è tornato a quelli che c'erano prima della crisi


Le valutazioni positive non finiscono qui. Infatti Standard & Poor sottolinea che la situazione delle banche italiane pare essere giunta a un punto di svolta, dopo che sono stati salvati alcuni istituti in grave difficoltà.

Tuttavia non ci sono soltanto luci, ma anche qualche ombra. Ad esempio il tasso di disoccupazione rimane elevato benché in discesa. Oppure il ritorno modesto dell'inflazione, che comunque finirà per intaccare la crescita dei guadagni reali e di conseguenza la domanda per consumi. Ed anche il commercio estero non brilla.

Però quel che conta è che l'economia e la crescita si siano rimesse in moto

martedì 14 novembre 2017

Prezzi del petrolio in calo malgrado i dati OPEC

L'OPEC rivede al rialzo le previsioni di crescita della domanda petrolifera, ma il primo giorno di contrattazioni sui mercati si chiude sostanzialmente in modo neutrale per Brent e WTI. Lunedì infatti i future sul petrolio statunitense con scadenza a gennaio hanno chiuso a 56,97 dollari, con un calo dello 0,02%. Più marcata invece la discesa del Brent, che marca 63,10 dollari con un calo percentuale di 0,49. Secondo le previsioni dell'OPEC, nel 2018 la domanda di petrolio aumenterà di 1,51 miliardi di piedi cubi. Inoltre sostiene che l'accordo raggiunto con gli altri paesi produttori per tagliare la produzione ha favorito la riduzione delle scorte e di conseguenza un ampio deficit dell’offerta per il prossimo anno. Secondo un'altra stima del cartello, l'offerta dovrebbe giungere a 870.000 barili al giorno, in calo di 70.000 rispetto alle previsioni precedenti.

Prezzi giù malgrado l'OPEC

Le dichiarazioni rialziste dell'OPEC e la reazione dei mercati fa capire che probabilmente gli investitori hanno già scontato queste notizie sul prezzo. I fondi speculativi sono in possesso di posizioni long che hanno raggiunto livelli massimi storici, e ciò potrebbe segnalare un mercato in condizioni di iper comprato. Basta definire il giusto settaggio Stocastico (5 3 3 o 20 5 5 scalping) per evidenziare proprio una situazione di questo tipo. E in tal caso, gli investitori ai livelli di prezzi ai quali ci troviamo preferiranno acquistare in corrispondenza di pullback su un livello di supporto piuttosto che inseguire il trend ascendente.
Del resto anche dal punto di vista tecnico ci sono ulteriori conferme. A metà settimana scorsa c'è stato un massimo con inversione del prezzo di chiusura sui grafici giornalieri di WTI e Brent, che ha mandato un segnale ribassista confermato poi ieri. Anche dall'indicatore macd segnali operativi in senso ribassista non mancano. Questo fa ritenere che forse agli attuali livelli di prezzo le vendite potrebbero prevalere sugli acquisti. Magari potremmo assistere ad una correzione più o meno della metà rispetto all'ultimo rally dei prezzi.

domenica 12 novembre 2017

Investimenti PMI in crescita, e convengono anche alle banche

Cresce il numero delle piccole e medie imprese in Italia. L'annuale sull'analisi economico finanziaria della PMI (Cerved 2017) ha fotografato la situazione, che evidenzia uno sprint soprattutto da parte delle microrealtà. Ma di buono c'è anche che è tornata a crescere la propensione a investire, che si può vedere in tutti i settori economici. Inoltre moltissime di queste realtà (52mila) ha un indebitamento modesto e questo rende plausibile un ulteriore aumento della quota investimenti.

Rischio e investimenti PMI

investimentiC'è un altro aspetto interessante che viene messo in evidenza dall'analisi. Oltre 170.000 imprese sono solvibili e meritevoli di credito, uno scenario interessante che si scontra con il credit crunch. Circa 43 mila piccole imprese hanno una situazione molto sana, e questo le rende un bacino interessante per chi offre finanziamenti. Ciò anche perché per loro il costo del credito è pari a 4,7%, che equivale a quello di una media impresa rischiosa ed è anche più elevato di quello relativo a una grande impresa rischiosa (2,7%). Insomma, per gli istituti di credito è convenientissimo attingere a piene mani in questo bacino di clienti, e ciò potrebbe stimolare ulteriormente l'incontro tra domanda/offerta di credito per i futuri investimenti.

Non è del resto un caso che il settore del risparmio sta guardando con molto interesse al mercato azionario delle piccole e medie imprese (sviluppatosi grazie ai Piani Individuali di Risparmio - PIR). Va anche aggiunto che le PMI sono favorite dall'attuale impronta molto espansiva della politica monetaria della BCE, che tiene il costo del denaro molto basso da tempo. Risulterebbe quindi molto utile fare in modo che si ampli l'accesso al credito, tenendo conto che l’attuale politica monetaria della BCE non potrà durare ancora a lungo (forse fino alla fine del 2018).

venerdì 10 novembre 2017

Mercato del Bitcoin in altalena: giù del 13% in due ore, poi la risalita

La giornata di ieri è stata intensissima per Bitcoin. Verso il tardo pomeriggio c'è stato un profondo calo del prezzo, innescato da una comunicazione di Mike Belshe (amministratore delegato di BitGo) che ha spiegato le ragioni per cui non supporterà il fork Segwit2x. La nota peraltro è sottoscritta da diversi personaggi molto influenti nel mondo delle criptovalute, come i CEO di Xapo, Blockchain, Bitmain, Bloq e Shapeshift. Viene spiegato che non è stato raggiunto un consenso ampio per l'aggiornamento. Lo scopo iniziale di SegWit2X infatti era quello di migliorare la scalabilità di Bitcoin e ridurre le elevate commissioni. Tuttavia questo progetto poteva contare solo su un supporto del 30% dei miners. Pochi secondo Belsh.

Turbolenza sul mercato del Bitcoin

bitcoinLa pubblicazione della nota ha innescato un'ondata di acquisti e successive vendite sul mercato del Bitcoin, registrata da ogni migliore piattaforma per trading online. Il prezzo infatti si è impennato fin quasi 8mila dollari, per poi crollare sotto i 7mila su alcune piattaforme di cambio (movimento del 13% in meno di 2 ore). Solo dopo c'è stata una stabilizzazione verso quota 7.300.
La cancellazione del Fork ha generato incertezza (non a caso oggi i migliori segnali di trading opzioni binarie gratis sono altalenanti), e questo è fonte di preoccupazione per i trader. Ricordiamo che quello dei Bitcoin è un mercato dove ci sono tanti speculatori, che potrebbero voltare le spalle per un non nulla. Infine, sottolineiamo che ieri era anche circolata la voce secondo la quale un piccolo gruppo di miner avrebbe voluto procedere con il fork, ma è una voce che non ha avuto seguito e che è stata pressochè ignorata anche dai trader.
Riguardo oggi, il mercato del Bitcoin sembra entrato in una fase di consolidamento. Probabilmente gli investitori stanno ancora valutando gli effetti e l’impatto dell’annullamento del Fork. Magari questa fase favorirà Ethereum, visto che la confusione nel mercato del Bitcoin probabilmente spingerà i trader verso altre criptovalute.

martedì 7 novembre 2017

Banche e BCE, cresce il livello di tensione sui NFP

Un braccio di ferro è in corso tra la BCE e le banche europee. E Mario Draghi, nel suo discorso di apertura del Secondo Forum sulla vigilanza bancaria, parte all'attacco. Il presidente della EuroTower ha ancora una volta messo il dito nella piaga, ribadendo che "Il problema degli Npl non è ancora risolto". Il numero uno dell'istituto di Francoforte ammette che i livelli dei crediti deteriorati è decisamente sceso, passando da circa il 7,5% d’inizio 2015 al 5,5% di oggi. Tuttavia rimarca che molte mancano non hanno ancora la capacità di assorbire grandi perdite poiché il rapporto fra sofferenze, capitale e accantonamenti resta elevato.

La frizione tra banche e BCE

Il numero uno della EuroTower poi aggiunge: "Affrontare gli Npl è una precondizione per gli altri pilastri dell’Unione bancaria", e ancora: "non c’è spazio per autocompiacersi". Draghi auspica uno sforzo comune fra Vigilanza bancario, le autorità di regolamentazione e le autorità nazionali.

Il terreno dello scontro tra l'istituto centrale europeo e le banche dei paesi membri riguarda le nuove indicazioni Bce sulle sofferenze. Esse prevedono che dal primo gennaio 2018 le banche debbano coprire nel giro di due anni le sofferenze non garantite e nel giro di sette anni quelle garantite in parte.  La FBE (Federazione bancaria europea) però ha alzato il muro, chiedendo alla Eurotower di riconsiderare il metodo delle nuove indicazioni del supervisore sulla copertura dei non performing loans dal primo gennaio 2018. Il motivo della richiesta è che questo nuovo metodo delle coperture potrebbe alterare alcune metriche degli standard regolamentari internazionali e della regolamentazione Ue.

Secondo la Fbe i requisiti più stringenti andrebbero a danneggiare le banche europee con esposizioni al di fuori dell'Eurozona, dal momento che le esporrebbero ad una condizione di svantaggio competitivo rispetto alle banche locali (che ovviamente non sono soggette agli stessi stringenti vincoli che vorrebbe la BCE).

lunedì 6 novembre 2017

Trading, la settimana passata e quella che comincia



Dopo aver vissuto alcuni giorni ad altissima intensità, soprattutto per via di una discreta mole di importanti dati marco, i mercati possono abbassare il ritmo. Così nel trading market la volatilità cala e rientra nella norma, al pari dei volumi. Sullo sfondo resta comunque un moderato ottimismo, soltanto attenuato dalle previsioni sui fattori di rischio. Insomma prudenza sì, ma davvero ridotta al minimo.

Appuntamenti marco per il trading


Sul valutario gli occhi sono puntati sulle decisioni in merito ai tassi da parte di Australia e Nuova Zelanda. Le banche centrali decideranno rispettivamente il 7 e il 9, per cui occhio ai migliori segnali opzioni binarie affidabili gratis in uscita nei prossimi giorni su Aud e Nzd. Il momento per questi due paesi non è positivo, visto che gli ultimi dati sono stati sotto le aspettative.

In Europa invece rimane sempre aperta la questione Catalogna, che per adesso resta fonte di bassissima preoccupazione per i mercati. Nell'ambito trading la questione è stata derubricata a fatto essenzialmente interno alla Spagna. Anche perché così la sta considerando la UE. Chi traffica con l'EUR insomma ha dedicato più tempo a cercare broker con spread bassi forex piuttosto che a occuparsi della questione spagnola.

Usa e Gran Bretagna


Più interesse riguardo alle vicende USA. La nomina di Powell quale futuro presidente FED, la presentazione della riforma fiscale (non senza polemiche), i dati sul lavoro e gli echi del Russian-Gate sono fattori che hanno inciso nei giorni scorsi sull'USD, e che potrebbero incidere ancora nei prossimi giorni, tenuto conto che ci avviciniamo al momento in cui la Fed dovrebbe alzare per la terza volta nell'anno i tassi.

Occhio intanto alla Gran Bretagna, dove la BoE ha appena stroncato gli entusiasmi del mercato, ricevendo in cambio una forte penalizzazione della sterlina. Resta l'incertezza sul fronte Brexit, visto che le trattative che vanno a rilento.

sabato 4 novembre 2017

Riforma fiscale USA, Trump la vuole varare entro Natale

La grande riforma fiscale di Trump corre contro il tempo per diventare finalmente realtà. Quello delle imposte è stato uno dei cavalli di battaglia del tycoon durante la campagna elettorale. Dopo la sua elezione a presidente, Trump ha continuato a pompare questo evento. Adesso i repubblicani hanno alzato il sipario sulla legislazione che cambia le tasse con l'intento di diventare la riforma fiscale più profonda mai realizzata. L'impegno è enorme, visto che occorre riscrivere tutte le aliquote e il sistema di sgravi netti. L'obiettivo è completare l'opera entro poche settimane e rimandarla a Trump per l'approvazione entro fine anno. Non per niente il presidente l'ha definito uno storico «regalo di Natale agli americani».

Il contenuto della riforma fiscale


La strada però è piena di difficoltà. Anzitutto c'è la voce dell'opposizione, che accusa Trump di voler varare una riforma che strizza l'occhio ai più abbienti e alle grandi aziende, mentre non fà davvero molto per il ceto medio (si pensi alla tassa di successione, che verrà applicata solo su eredità superiori a 11 milioni, doppie rispetto alle attuali, per essere cancellata nel 2024). Inoltre c'è il problema dei costi per finanziare questo progetto. Come sarà possibile ottenere un taglio delle imposte per le imprese dal 35% al 20%?

Riguardo alle famiglie e gli individui, ci sarà una drastica riduzione del numero delle aliquote, che dalle attuali sette diventeranno solo 4. La più alta resterà fissata al 39,6% (tocca solo i milionari). Fino al milione si pagherà il 35%, mentre l'aliquota passa al 25% fino a 250mila dollari e scende al 12% per i redditi tra i 24mila e i 90mila dollari. Il meccanismo di deduzione verrà raddoppiato per i ceti medi, mentre crescerà il credito d’imposta per figli a carico. Questi sono solo alcuni aspetti della maxi-riforma di Trump.

Il prossimo step sarà alla Camera, dove si preannuncia una discussione accesa in Commissione a partire dalla prossima settimana. Poi toccherà al Senato. Quando si arriverà a una versione finale unica, allora Trump potrà mettere il suo sigillo alla riforma, che i democratici non hanno i voti per bocciare. In pratica, solo gli stessi repubblicani potrebbero far deragliare le ambizioni della riforma Trump.

giovedì 2 novembre 2017

FED, è il giorno di Powell. Oggi l'investitura da nuovo presidente

Salvo sorprese, oggi dovrebbe essere il giorno di Jerome Powell. Il repubblicano moderato dovrebbe infatti essere incoronato quale nuovo presidente della Federal Reserve, superando la concorrenza di Taylor (altro repubblicano, ma molto più hawkish). La Yellen si avvia così a diventare il primo presidente dell'istituto centrale americano a dire addio dopo un solo mandato.

La scelta di Powell non sorprende affatto i mercati, che già da diversi giorni lo avevano messo in cima alla lista dei candidati. Sul mercato valutario era già stato prezzato l'evento (occhio, scegliete sempre i broker forex autorizzati Consob).
Sottosegretario al Tesoro con Bush padre, fu nominato nel direttivo della Fed da Barack Obama nel 2012. La sua nomina segna una linea di continuità con l'approccio cauto scelto dall'istituto centrale statunitense per ritirare gli stimoli monetari all'economia.

La FED e i tassi


A proposito, ieri la Banca centrale americana ha evitato qualsiasi mossa sui tassi. Tuttavia a dicembre ci dovrebbe essere il rialzo del costo del denaro. Fate quindi tutti i test per vedere se il vostro software Forex trading automatico funziona, perché a breve dovrette metterlo in moto. 

La FED stesso infatti ieri ha sottolineato che c'è un costante rafforzamento dell'economia e del mercato del lavoro. L'aggettivo "solida" riservato all'economia a stelle e strisce è stato letto dagli investitori come un segnale chiaro che prima della fine dell'anno si procederà al terzo rialzo dei tassi di interesse. Solo un peggioramento forte dei dati macroeconomici potrebbe ostacolare il cammino della Fed.

martedì 31 ottobre 2017

Occupazione: livello stabile a settembre, ma resta critica la situazione dei giovani

La disoccupazione rimane stabile, ma sale quella giovanile. Questo è il dato più eclatante dall'ultimo rapporto Istat. Il livello di disoccupazione è rimasto all'11,1% a settembre, quindi senza variazione rispetto ad agosto, quando c'era stato un calo (-1,5%). Sono due i fattori che incidono maggiormente su questo dato. Da una parte c'è il calo della disoccupazione maschile e over 35, ma dall'altro c'è un forte aumento tra le donne e i giovani (15-34 anni). Inoltre sale anche la quota degli inattivi, specie nella fascia maschile e 15-34enni.

I dati sull'occupazione

Riguardo a quest'ultimo aspetto: nell'ultimo è cresciuta la quota di inattivi tra i 15-24enni (+0,3 punti), mentre è scesa tra i 25-34enni (-0,3 punti) e gli over 50 (-1,4 punti). Resta stabile tra i 35-49enni. Tuttavia il fatto che sia calata la popolazione complessiva tra 15 e 49 anni finisce per incidere sulla variazione annua dell'inattività, che risulta così amplificata. Al contrario, dal momento che la popolazione degli ultracinquantenni è cresciuta finisce per attenuare la variazione negativa dell'inattività in questo range.

Cambia anche la composizione del mercato del lavoro. Dall'inizio dell'anno sono infatti diminuiti i dipendenti di 17 mila unità. Nel corso del trimestre invece l'occupazione sale, ma la variazione positiva riguarda quasi esclusivamente i contratti a termine (+103 mila), mentre i lavoratori a tempo indeterminato sono saliti solo di 6mila. Anche su base annua questo trend è confermato: lavoratori dipendenti +387 mila, ma 361 mila sono quelli a termine e solo 26mila quelli permanenti. Infine c'è il dato critico sulla disoccupazione giovanile. A settembre nella fascia 15-24 anni la quota di giovani disoccupati è pari al 35,7%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente.

venerdì 27 ottobre 2017

Effetti finanziari delle politiche espansive: in Giappone un milione di milairdi di Yen in fuga

Sono sempre più i dati macro a guidare le scelte dei mercati. Inflazione su tutti. Se Europa e USA non riescono in alcun modo a centrare il loro target di inflazione (fissato al 2%), sta messo molto peggio il Giappone, che questa mattina ha accolto tiepidamente l'ennesimo dato flop sui prezzi al consumo. L'istituto statistico nazionale infatti ha evidenziato che l'inflazione è allo 0,7%, anni luce lontano dal 2% come obiettivo. Questo potrebbe pesare sulle prossime scelte della Bank of Japan, che da tempo sta portando avanti una politica ultra espansiva (chi sa che cos'è il fx trading ormai sa di cosa si parla).

Gli effetti di questa politica si fanno sentire sullo Yen, che nel frattempo ha perso il 3% contro il dollaro da inizio anno, mentre secondo i dati eToro contro l'euro addirittura ha perso il 10% (qui trovi una guida su come funziona eToro).

L'ultra-espansivismo e gli effetti finanziari

Ma pochi però comprendo quanto possa essere grande l'effetto distorsivo che queste manovre monetarie possono avere sull'economia. Già perché questo fiume di liquidi che inonda i mercati da quale parte andrà pure investito. E allora tutti si arrovellano a cercare dei rendimenti recenti.


Proprio dal Giappone arriva un esempio evidente. Qui sono cresciuti a dismisura gli attivi stranieri detenuti dagli investitori privati e istituzionali. Al punto tale che per la prima volta è stata superata la cifra record di un milione di miliardi di yen. Solo nell'ultimo quinquennio questo importo è salito di circa il 50%. Quindi una quota sempre maggiore di giapponesi sposta i suoi capitali dai mercati nazionali a quelli oltre oceano. Il dato diventa ancora più eclatante se pensiamo che questa cifra è più del doppio dell'intero Pil giapponese. E non è che stiamo parlando di un'economia poco evoluta. Parliamo della terza economia al mondo dopo Stati Uniti e Cina.

Ma dove finiscono tutti questi soldi in fuga dal Giappone? La metà finisce in titoli azionari. A inizio estate gli investitori del Giappone avevano in portafoglio circa 453 mila miliardi di yen in titoli stranieri. Per lo più si tratta di azioni di aziende americane, mentre il 30% circa è ubicata in Europa.

mercoledì 25 ottobre 2017

Trasporti, speranza per Alitalia: il fondo Cerberus la vuole prendere tutta

Alitalia potrebbe esser salvata dagli americani. Le ultime novità riguardo la nostra compagnia di trasporti arrivano dal Financial Times, secondo il quale il fondo Cerberus sarebbe pronto a rilevare l'intera compagnia. Il fondo USA (con asset per oltre 40 miliardi di dollari) avrebbe presentato già una proposta ai commissari, che inizialmente l'avevano lasciata fuori dall'asta a causa dei termini giudicati troppo restrittivi della loro proposta.

La situazione di Altitalia


Le cose però sono cambiate. Dopo aver aperto le buste s'è visto infatti che le proposte messe sul piatto riguardavano soltanto parti dell'azienda e non Alitalia nella sua interezza (proposte presentate da Lufthansa ed EasyJet). Il fondo Cerberus a quanto pare è disponibile a investire tra i 100 e 400 milioni di euro per prendere il controllo dell'intero business Alitalia. Questo comprenderebbe sia le attività di volo che quelle di terra. L'unico paletto messo da Cerberus è la possibilità di avviare un programma di profonda ristrutturazione dell'intera società. Sotto il profilo tecnico, il fondo non potrà avere più del 49%. Sarà necessario quindi allearsi con uno o più partner.

Secondo il Financial Times, Cerberus avrebbe studiato a lungo il dossier Alitalia e avrebbe avuto già dei colloqui con i commissari straordinari scelti dal governo. Pare che possa aver proposto il mantenimento di una quota pubblica nell’azionariato di Alitalia, mentre ai sindacati sarebbe sottoposta una forma di partecipazione ai profitti.
Anche se l'operazione rimane molto complessa da portare avanti, c'è un precedente significativo. Cerberus ha salvato Air Canada a inizio millennio, rilevandola quando era in amministrazione straordinaria e schiacciata da 13 miliardi di debiti. Un anno e mezzo dopo Air Canada è uscita dalla procedura di amministrazione straordinaria con soli 5 miliardi di esposizione e con i conti in ordine.

lunedì 23 ottobre 2017

Mercati finanziari, fari accessi sul meeting BCE di giovedì

Sarà una settimana estremamente interessante per i mercati finanziari. A dominare la scena sarà senza dubbio la Banca Centrale Europea, dal momento che giovedì dal meeting dei Banchieri europei potrebbero uscire delle novità riguardo al tapering. Secondo molti analisti infatti la Eurotower dovrebbe annunciare la prossima riduzione del piano di acquisto titoli.

Due eventi clou per i mercati finanziari

Giovedì rischia quindi di diventare una giornata spartiacque per i mercati finanziari e per il cambio euro-dollaro (prima di fare trading su questa coppia studiate bene cos'è la leva finanziaria forex trading). La fine del quantitative easing infatti porrebbe l'istituto centrale europeo lungo la scia già tracciata dalla FED, ovvero la normalizzazione della politica monetaria.

Riguardo alle aspettative degli analisti, secondo un sondaggio condotto da Bloomberg la maggior parte si attende una discesa del quantitative easing fino ai 30-35 miliardi a partire da settembre 2018. A sostegno di questa ipotesi c'è il fatto che nessuna voce contraria si è sollevata dalla BCE nei giorni scorsi, quando è stata ventilata questa ipotesi. E il rialzo dei tassi? Secondo gli analisti il primo ritocco al costo del denaro potrebbe essere attuato all'inizio del 2019.

Ma questa settimana sarà interessante anche per la Banca Centrale Usa. La corsa alla poltrona più importante della FED si è aperta, e i candidati sono Taylor e Powell. Proprio questa settimana potrebbe arrivare la decisione definitiva sulla successione di Janet Yellen alla guida dell'istituto americano, il che rende probabile un avvio di settimana a ritmo blando per l'euro-dollaro, e osservando l'indicatore macd segnali operativi non ne dovrebbero giungere molti. . Ufficialmente anche la chairwoman potrebbe aspirare alla conferma, ma in una recente intervista a Fox il presidente Trump ha fatto chiaramente capire che i candidati rimasti con maggiore chance sono ben altri, ovvero il membro della Fed Jerome Powell e l'economista di Stanford John Taylor.

sabato 21 ottobre 2017

Fatturazione a 28 giorni: AgCom e Sky vanno allo scontro

Il tema della fatturazione a 28 giorni ha aperto uno scontro tra l'autorità garante delel comunicazioni (AgCom) e SKY. Il colosso televisivo è stato il primo a "imitare" la pratica già in uso dalle compagnie telefoniche, ovvero quella di fatturare ogni 4 settimane anziché ogni mese. Un giochetto che a conti fatti si traduce in una spesa maggiore per cliente pari all'8% annuo, perché di fatto comporta 13 fatture l'anno anziché 12.

Mentre il Governo ha annunciato di voler intervenire con una norma che vieta questa pratica, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) va avanti nella sua battaglia e ha diffidato Sky dal proseguire, minacciando anche sanzioni. Il punto secondo AgCom non è tanto la pratica in sé, quanto le informazioni fornite da SKY ai suoi clienti.

La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali infatti è stata resa nota agli utenti in modo poco completo e chiaro, quindi non gli è stato dato modo in maniera efficace di esercitare il diritto di recesso secondo le modalità previste dalla Legge Bersani. E inoltre tale diritto di recesso dovrebbe poter essere attuato con modalità semplici e di immediata attivazione, cosa che SKY non fa.

Il duello sulla fatturazione


Secondo l'Authority i canali informativi utilizzati dal colosso TV non hanno soddisfatto pienamente i requisiti di chiarezza, trasparenza e completezza delle informazioni. Anche se SKY ha già fatto alcuni interventi correttivi, ancora non è sufficiente. Specie in riferimento alle comunicazioni via posta.

Sky però non ci sta, ed ha già risposto con una nota in merito alla diffida di Agcom: «L'azienda ha già avuto modo di perfezionare il processo di comunicazione agli abbonati. Come riconosciuto dalla stessa Agcom, ha infatti deciso di potenziare in modo conforme alla normativa le modalità di comunicazione della modifica contrattuale». Proprio quest'ultima precisazione non è piaciuta ad AgCom, che ha sottolineato in una ulteriore nota: «L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni precisa di non aver ricevuto dalla Società alcuna comunicazione ufficiale circa le modalità di ottemperanza alla predetta diffida e di non avere pertanto operato alcun riconoscimento in proposito».

martedì 17 ottobre 2017

Mercato del rame da record: quotazione ai massimi da 3 anni

I mercati finanziari hanno avuto un protagonista insolito nella giornata di ieri: il rame. Il metallo infatti ha raggiunto una quotazione massima da 3 anni a questa parte, salendo quasi a 7200 dollari per tonnellata a Londra, con un rialzo giornaliero del 4% circa. A Shanghai invece le quotazioni avevano raggiunto il massimo addirittura dal 2012. In generale tutti i metalli del listino del London Metal Exchange si sono apprezzati, ma è chiaro che l'exploit del rame è quello che fa notizia. E c'è da commetterci che adesso catturerà l'attenzione di molti trader alle prese con i migliori siti per fare trading.

I dati super del mercato del rame


Durante l'ultima settimana gli speculatori sui mercati finanziari hanno rafforzato la loro esposizione rialzista sul rame. Secondo il report della Cftc, al Comex di New York le posizioni nette in acquisto dei fondi sono risalite di 4.234 lotti (da 25 mila libbre), portandosi a 94.246 lotti. La crescita complessiva delle posizioni aperte è stata di 16 mila lotti (+6%). Ma un rialzo sostenuto c'è stato anche al Lme, dove la crescita dei volumi trattati ha portato che il totale dello scorso mese al valore massimo dal 2015.

Ancora più eclatante è quanto accaduto il 15 settembre, quando l'attività giornaliera è giunta a 1,8 milioni di contratti, massimo di sempre nei 140 anni di storia della borsa di Londra. Va detto che negli ultimi due anni i metalli avevano perso un po' di appeal presso il popolo degli investitori, tanto che si era registrato un calo del 12%. Poi invece l'attenzione è tornata ad essere alta sulle commodities. Anche molti piccoli trader neofiti, quelli che ad esempio sfruttano le piattaforme bonus trading senza deposito, un "giro" su questi mercati lo fanno.


A sostenere la crescita del rame sono state le aspettative positive dal 19° Congresso del Partito comunista cinese, che detterà il piano economico quinquennale e dovrebbe fornire indicazioni sui progetti di crescita dell’economia del paese asiatico.

domenica 15 ottobre 2017

Banche, Draghi avverte che il problema dei NPL va risolto

Sono ancora i crediti in sofferenza presenti nei bilanci delle banche a far discutere il mondo economico. Quest'oggi il presidente della BCE Mario Draghi e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, hanno provato ad alleggerire un po' i toni di una aspra polemica scatenata dopo la proposta presentata la settimana scorsa dalla vigilanza europea.

I problemi delle banche

E' stato sottolineato anzitutto che si tratta di un documento a scopo consultivo, e non di un obbligo imposto dalla BCE. Un eventuale intervento della Eurotower arriverà solo a dicembre, dopo che tutte le parti interessate avranno formulato i propri commenti. Inoltre a novembre ci sarà un incontro pubblico a Francoforte sul tema. Ad ogni modo, il problema c'è e va affrontato, ha sottolineato Mario Draghi. Così come vanno affrontati altri temi critici del sistema bancario europeo, come i crediti all’immobiliare delle banche spagnole o i derivati nei bilanci delle banche francesi. Tutti temi che sono stati messo sotto la lente di ingrandimento della vigilanza BCE.

Quello dei crediti in sofferenza è un tema assai delicato per le banche italiane, che sono quelle che in ambito Europeo ne soffrono di più. L'alta percentuale di NPL ha quindi chiaramente fatto scattare l'allerta nelle nostre istituzioni creditizie. Tuttavia, il governatore della Banca d'Italia ha sottolineato che i flussi di Npl sono tornati ai livelli del 2006 e 2007, ante-crisi. Quest'anno potrebbero arrivare sotto l’8%.

Altro tema toccato da Draghi è quello relativo ai tassi di interesse bassi. Secondo Draghi questa politica condotta dalla BCE ha finora prodotto vantaggi superiori agli svantaggi, dal momento che la redditività delle banche è cresciuta.

venerdì 13 ottobre 2017

Bitcoin oltre il muro dei 5000 dollari. Marcia da record

Dopo che nella prima metà di settembre c'era stata una bella frenata, il Bitcoin è ripartito di slancio. La criptovaluta più famosa al mondo sta viaggiando a suon di record, ed ha superato quota 5300 dollari, in base ai dati diffusi da CoinDesk. A sorprendere è la forte ascesa della moneta virtuale, che non si ferma più. Chiaramente questo non suscita l'interesse soltanto dei fornitori di migliori segnali opzioni binarie affidabili gratis, ma anche degli specialisti.

Dalla primavera scorsa il Bitcoin ha messo assieme un guadagno choc. Basti pensare che le quotazioni della valuta digitale più nota al mondo sono pressoché quintuplicate nel 2017. Per la precisione ha messo a segno un progresso del 427% da inizio anno.

Perché piace così tanto Bitcoin


Il motivo per cui il Bitcoin è stato protagonista di questa impetuosa ascesa è duplice. Da una parte c'è un aspetto tecnico, che ha a che vedere con la maggior sicurezza e affidabilità del software che ne gestisce la trattazione. Al tempo stesso però c'è anche un chiaro intento speculativo da parte dei trader. E' evidente che essendo questa criptovaluta sganciata da qualsiasi problematica di carattere economico o geopolitico, tende ad assumere le caratteristiche di un "bene rifugio".

Non stupisce allora che i migliori broker forex italiani uno dopo l'altro abbiano cominciato a includere Bitcoin nelle loro piattaforme di trading. Anche se va sempre rimarcato che è estremamente difficile fare previsioni sull’andamento di questi asset, che dovrebbero essere negoziati soltanto da chi ha già maturato una certa esperienza di trading online.

mercoledì 11 ottobre 2017

Economia italiana in crescita, il FMI rivede le stime al rialzo

L'Italia migliora, secondo il Fondo monetario Internazionale. L'organismo internazionale ha pubblicato il suo World Economic Outlook in occasione dei lavori autunnali di Fmi e Banca mondiale. In esso è contenuto il quadro complessivo della crescita economica globale, dove si evidenziano dei progressi (sia negli USA che nell'Eurozona) rispetto all'ultimo report che era stato ad aprile scorso.

I dati del FMI sull'economia italiana


A livello globale la crescita è stato rivista al rialzo da +3,6% per il 2018 a +3,7%. Nonostante il quadro generale più ottimistico, secondo il FMI continuano a rimanere alcune zone d'ombra perché la ripresa è ancora vulnerabile e continua a manifestare fattori di rischio serio. Come detto, vanno complessivamente bene sia Europa che USA, mentre la Cina continua a crescere a ritmi sostenuti. Tuttavia è l’India il paese dove si registra la crescita maggiore: oltre il 7%.

Se guardiamo all'Eurozona, il FMI evidenzia una crescita del PIL di 0,2% in più rispetto alle precedenti previsioni. Nel 2017 la crescita è al 2,1%, mentre nel 2018 sarà di 1,9%. Si assottiglia inoltre la distanza con gli Stati Uniti, che crescono quest’anno del 2,2% (+0,1 punti) e il prossimo del 2,3% (+0,2 punti). Tra i dati spicca quello relativo alla Gran Bretagna, unico paese del Vecchio contenente per il quale le stime vengono riviste al ribasso dello 0,3% per quest’anno. Chiaramente colpa delle incertezze legate alle Brexit.

E l'Italia? Migliora. Dopo il +0,9% del 2016, secondo il Fmi la crescita per l’anno in corso arriverà all’1,5% (+0,2%), mentre per l'anno prossimo toccherà l’1,1% (+0,1%), in quest'ultimo caso più bassa di quella prevista del nostro governo, secondo il quale anche nel 2018 la crescita sarà per un +1,5%. Restando da noi, il debito pubblico dovrebbe salire al 133% del Pil nel 2017, ma calerà al 131,4% nel 2018 e al 120,1% nel 2022. Scenderà anche il nostro deficit, che nel 2018 si porterà all’1,3%.

lunedì 9 ottobre 2017

Inflazione e minute Fomc, ecco gli appuntamenti clou della settimana

La settimana sui mercati finanziari comincia in tono soft, anche per via della chiusura della Borsa di Tokyo per festività. Il clou si concentra da metà settimana in poi, specialmente per gli USA. Verranno rese note le minute della FED riguardo al meeting di settembre, e poi venerdì ci sarà l'appuntamento con i dati sull'inflazione americana e quelli europei. Occhio anche al mercato azionario, perché prende il via la stagione delle trimestrali a Wall Street. Tenetevi quindi pronti con la vostra piattaforma di trading (a tal proposito, qui vediamo come funziona plus500 web trader).

Il top sarà con i dati sull'inflazione

Come detto, dopo un avvio di settimana soft ci saranno degli spunti più interessanti. Martedì nel Regno Unito verranno pubblicati i report su produzione industriale e manifatturiera, nonché la bilancia commerciale. Occhio anche alla riunione dell'Econfin per quanto riguarda la UE e all'intervento del capo della BoJ Kuroda. Mercoledì occhi puntati sulla FED. Le minute riguardo l'ultima riunione del Fomc faranno capire ancora di più quel sia l'atteggiamento dell'istituto americano riguardo l'ipotesi di ritocco dei tassi di interesse a dicembre. Giovedì invece tocca al dato sulla produzione industriale Eurozona, ed è previsto anche l'intervento di Mario Draghi (BCE).

Come abbiamo detto in avvio, la grande protagonista della settimana dal 9 al 13 settembre sarà però l’inflazione. Per cui se dovete scegliere la miglior piattaforma di trading online fatelo prima di allora. Giovedì c'è l'antipasto francese, mentre venerdì arriveranno i dati su Italia, Eurozona, ma anche quella negli Stati Uniti. I prezzi al consumo rappresentano ad oggi uno dei principali ostacoli da superare per le banche centrali, per cui questi report potrebbero essere dei driver molto importanti per le piazze finanziarie. Dati che saranno sicuramente in grado di influenzare il cambio euro dollaro.

sabato 7 ottobre 2017

Moody's conferma il rating dell'Italia, ma pesa l'incertezza politica

C'era molta attesa di conoscere il giudizio dell'agenzia Moody's, arrivato in chiusura dei mercati. Alla fine il rating dell'Italia è stato confermato a Baa2 con outlook negativo. Ma è una conferma che comunque può far tirare un sospiro di sollievo, anche perché il commento è tutto sommato ottimistico. Secondo l'agenzia newyorkese infatti abbiamo "una crisi del sistema bancario più profonda" ma tuttavia rimane il peso "dell'incertezza politica". E' un'Italia che cresce, ma restano i rischi.

Il giudizio di Moody's

Secondo Moody's c'è stato un miglioramento nel complesso per il nostro sistema-paese, ma tuttavia è probabile che le prospettive di crescita rimarranno moderate nel medio termine.

Un grosso peso in tal senso ce l'hanno le prospettive politiche. Infatti regna l'incertezza su quelle che saranno le politiche portate avanti dal prossimo governo. Ci sono le elezioni da mettere in conto, e nessuno sa come finiranno. E probabilmente il risultato finale genererà un Parlamento con delle maggioranze molto flebili. Questo significa che non si possono prevedere la capacità e la volontà di chi governerà un domani, di continuare ad affrontare problemi come il risanamento dei conti pubblici e le riforme strutturali ancora necessarie, nonché il problema del debito pubblico che in Italia resta ancora troppo elevato.

Riguardo alla questione delle banche, Moody's sottolinea che la gestione da parte del governo sia stata efficace. Le mosse dell'Esecutivo italiano hanno evitando scenari che avrebbero appesantito in maniera significativa anche i conti pubblici. Tanto che ora le possibilità di crescere sono maggiori rispetto a quanto l'agenzia di rating stimava in precedenza.

giovedì 5 ottobre 2017

Mercati ancora tiepidi riguardo alla questione della Catalogna

Il popolo dei trader sembra minimizzare la questione relativa alla indipendenza Catalana, anche se a ben guardare il rischio che possa avere una forte ripercussioni sui mercati c'è. Al momento gli investitori sono propensi a prevedere un esito meno invasivo della questione, che viene per lo più vista come una faccenda interna alla Spagna. Tuttavia, mentre si è impegnati a imparare la propria interfaccia di trading, a cercare i broker spread più bassi forex o valutare le proprie strategie, un occhio bisogna comunque darlo alla Catalogna.

Le ripercussioni sui mercati


La Commissione Europea ha preso già posizione contro la mossa Catalana, annunciando che se davvero si arrivasse alla indipendenza, la regione iberica verrebbe subito esclusa dall’UE. Chiaramente questo significa vivere una situazione di incertezza interna, che però ripercuote i suoi effetti anche all'esterno. La lealtà della Catalogna verso l’UE si sta esaurendo, mentre già da tempo questo è successo con Madrid. In sostanza, la Ue ha peccato in diplomazia.

Nel frattempo il governo regionale catalano ha annunciato altre manifestazioni, e la frange più radicale ha chiesto un’immediata dichiarazione unilaterale d’indipendenza, che potrebbe esserci nei prossimi giorni (con una possibile attivazione dell’Articolo 155).

Sul Forex negli ultimi giorni la moneta unica è rimasta stabile poco sotto quota 1,18 nei confronti del dollaro. Secondo i dati Markets (vedi qui markets.com recensione) c'è stato un calo lieve, anche perché l'euro trova benefici dalle ultime indicazioni giunte dagli indici PMI. Tuttavia saranno importanti i prossimi dati macro (come i NFP americani) e l'eventuale acuirsi delle tensioni spagnole per capire dove si sta avviano questo cross nel Forex.

martedì 3 ottobre 2017

Economia, Istat fiduciosa: "prosepttive di crescita buone"

Il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, questa mattina si è presentato in audizione in Commissione Bilancio di Camera e Senato sulla Nota di aggiornamento al Def. Il numero uno dell'istituto di statistica italiano ha mostrato un volto fiducioso, parlando di segnali di miglioramento dell’economia italiana, grazie soprattutto a domanda di investimenti in macchine e attrezzature. Di più, ci si aspetta un incremento della crescita rispetto al secondo trimestre dell'anno.

Non sono tutte rose e fiori comunque, visto che il presidente Istat ha pure evidenziato come rimanga un forte gap dell’occupazione femminile rispetto alla media europea, e che anche la partecipazione dei giovani al mondo del lavoro - nonostante la riduzione della disoccupazione - resta deludente (su 375mila occupati in più negli ultimi 12 mesi, neppure la metà è under35).
Inoltre Alleva ha puntato il dito contro l'elevata propensione all'evasione fiscale e contributiva, che domina in molti settori dell’economia. Mediamente nel 2012-2014 si osserva un gap di 107,7 miliardi, di cui 97 di mancate entrate tributarie e 10,7 di contributi.

PIL in salita, sorride l'economia

Intanto ci sono dati confortanti riguardo al PIL italiano, che l'Istat ha rivisto al rialzo nel primo trimestre. Il dato congiunturale sale da +0,4% a +0,5%, mentre il secondo trimestre vede una revisione al ribasso (da +0,4% a +0,3%). Per effetto di questi aggiustamenti, il dato atteso complessivo per il 2017 resta +1,2%.

Altro dato interessante riguarda la propensione al risparmio delle famiglie, che è calata. In pratica le famiglie tendono a mettere da parte di meno di quel che facevano in precedenza, spendendo invece una frazione maggiore del loro reddito. Nel secondo trimestre infatti, la propensione al risparmio è stata pari al 7,5% (-0,2 punti sul trimestre precedente). Siamo al livello più basso dalla fine del 2012. Resta invece fermo il potere d'acquisto delle famiglie, che però su base annuale scende dello 0,3% (per lo più a causa degli effetti dell'inflazione).

domenica 1 ottobre 2017

Criptovalute di nuovo al centro del mirino delle critiche

Ci sono sempre le criptovalute al centro dell'interesse degli investitori. Dopo un paio di settimane di grosse difficoltà, il Bitcoin infatti è andato in rapida salita tornando oltre quota 4000 euro. I duri colpi incassati dalla Cina (che ha vietato le ICO, raccolte fondi) e da Jp Morgan (il cui Ceo ha definito le criptovalute come "frode") sono stati superati. Aveva ragione quindi chi pronosticava una ripresa del rally delle valute digitali.

Elogi e critiche alle criptovalute


Lo disse in special modo il 29enne Jay Smith, uno che di Bitcoin se ne intende visto che ha ottenuto quasi il 300% di profitto nell'ultimo anno, negoziando la criptocurrency più importante di tutte su eToro (dove vanta oltre 9mila follower). Rimandiamo ad altro sito per conoscere cos'è e come funziona eToro, qui basta dire che consente di clonare le mosse altrui, ed è inutile dire che Smith è seguitissimo. Il giovanotto londinese è convinto che il Bitcoin sia destinato a salire ulteriormente, e tornare oltre quota5mila dollari.



Occhio però, che proprio questo tipo di trading è stato molto criticato. Sappiamo che cos'è il fx trading, mentre il CFD (contratti per differenza) è uno strumento sintetico, che consente di fare trading sulle differenze di prezzo, senza cioè possedere materialmente il sottostante. Ma se il sottostante è un asset con alta volatilità come il Bitcoin, questo aggiunge difficoltà a difficoltà, e con la leva finanziaria può diventare molto insidioso, esponendo a gravi perdite il sottoscrittore.

Ecco perché bisogna fare molta attenzione quando si fa trading in CFD su degli asset molto rischiosi come i vari Bitcoin, Ethereum, ecc

venerdì 29 settembre 2017

Banche, dal 1 ottobre scatta l'aumento sui conti correnti

Brutta sorpresa per molti correntisti italiani di diverse banche (il 12,5% del totale). A partire da ottobre infatti i loro conti costeranno di più, per via di un aumento deciso unilateralmente dagli istituti. I rincari riguarderanno il prelievo contante allo sportello, movimenti allo sportello, bonifici disposti in filiale, costo per ogni utenza domiciliata in banca. Per alcuni istituti si arriverà a pagare fino a 4 euro per un'operazione allo sportello, a 2 euro per l'invio dell'estratto conto mentre l'apertura di un conto online potrà richiedere fino a 35 euro in più.

La stangate delle banche

L'aumento generalizzato dei costi non riguarderà soltanto le banche tradizionali, dal momento che pure le banche online potrebbero applicarli. Alcuni dei conti correnti online che finora sono stati venduti a canone zero, potrebbero finire col costare qualcosina. Per le banche che operano esclusivamente o prevalentemente online, le variazioni di costo riguarderanno la domiciliazione delle utenze, i prelievi presso gli Atm e i prelievi fatti al di fuori dei confini nazionali.

Il consumatore cosa può fare? Se la banca aumenta i costi dei conti correnti, la normativa prevede la possibilità di recedere dal contratto cambiando istituto di credito senza sostenere costi accessori, entro 12 giorni. Questo è possibile nel caso in cui è la banca, unilateralmente, a decidere la variazione del contratto (in sostanza quasi nella totalità dei casi). Passando ad altro istituto, talvolta come nuovo cliente potreste avere un trattamento privilegiato, almeno per il primo anno.

mercoledì 27 settembre 2017

Costo del denaro: il rialzo negli USA ci sarà. Lo dice la Yellen

Marcia indietro da parte della Federal Reserve. L'istituto centrale americano, per bocca della numero uno Janet Yellen ha ammesso di aver fatto male i calcoli riguardo inflazione e lavoro. La cosa più importante per i mercati però è che, se è vero che questo rallenterà il processo di normalizzazione, dall'altra non mette a rischio il prossimo ritocco dei tassi a dicembre.

Janet Yellen in un discorso alla National Association for Business Economics a Cleveland (Ohio), ha ammesso che la Banca Centrale Americana potrebbe aver valutato in modo errato la forza del mercato del lavoro, nonché quanto le previsioni della FED circa l'inflazione siano effettivamente in linea con i dati reali. Sostanzialmente c'è stato un po' troppo ottimismo, e questo comporta che l'aggiustamento della politica monetaria dovrà a maggior ragione essere graduale. Ricordiamo che la FED si prepara da ottobre a iniziare una storica riduzione del bilancio.

La FED si prepara ad alzare il costo del denaro


Riguardo al ritocco dei tassi, la Yellen comunque ha ribadito che dovrà esserci (motivo per cui i migliori segnali trading opzioni binarie gratis oggi dicono "up"), anche senza dover aspettare che l'inflazione al target della Fed (2%). Il motivo è che comportarsi diversamente sarebbe imprudente. Se da un alto infatti aumenti troppo rapidi dei tassi potrebbero rallentare la crescita economica, dall'altra una attesa troppo lunga potrebbe creare problemi sul fronte dei prezzi, che secondo la Yellen sarebbero "difficili da superare senza innescare una recessione".

Il fatto che della Yellen abbia parlato di un imminente rialzo del costo del denaro ha fatto schizzare in alto il dollaro. Come abbiamo visto sulle migliori piattaforme opzioni binarie, il cross tra euro e dollaro è sceso a 1,1742, mentre il dollar index è giunto ai massimi di un mese a 93.111 punti. In realtà sembra che il mercato abbia interpretato le parole del capo della FED in senso un po' troppo hawkish di quanto non siano in realtà.

lunedì 25 settembre 2017

L'evasione fiscale toglie allo Stato 87 miliardi di euro l'anno

Il fenomeno dell'evasione fiscale continua a farsi sentire sulle casse dello Stato Italiano. Secondo gli ultimi dati infatti, ogni anno ci sono circa 87 miliardi di entrate che mancano all'appello a causa dell'evasione fiscale. La stima è stata pubblicata nell'ultima relazione allegata alla nota di aggiornamento al Def. Secondo l'analisi circa 12,7 miliardi derivano da omessi versamenti o errori nella compilazione dei modelli di dichiarazione. Gli altri 74,3 miliardi di euro invece sono frutto di occultamento della base imponibile dell'imposta da pagare.

Quali sono le tasse più soggette a evasione

Tra le tasse più soggetti al fenomeno dell'evasione fiscale regna incontrastata l'IVA. Infatti in media negli ultimi anni mancano 35,4 miliardi di euro nelle casse del bilancio pubblico. Un importo stratosferico che equivale al valore di una intera legge di bilancio. 

Secondo la relazione il mancato pagamento dell'IVA deriva essenzialmente da due fattori. Anzitutto si tratta dell'imposta con la più alta base imponibile; in secondo luogo, vista la possibilità di accedere al regime dei corsi o delle compensazioni, è un tributo che meglio si "presta" a comportamenti evasivi.

Nella classifica delle tasse a maggior incidenza di evasione fiscale c'è l'Irpef con 30,7 miliardi. Terzo posto per l'Ires: 10,1 miliardi.

Il dato positivo è che nel corso degli ultimi anni c'è un leggero miglioramento del fenomeno. Dagli 89,1 miliardi di ammanco del 2014 si è infatti passati agli 85,2 miliardi del 2015, per lo più legato alla flessione del gap IRAP (-2,2 miliardi) e di quello dell’IVA (-1,5 miliardi).

sabato 23 settembre 2017

Moody's colpisce il Regno Unito: abbassato il rating

Il weekend per il Regno Unito si apre con una doccia fredda dal punto di vista finanziario. L’agenzia di rating Moody’s - pur migliorando l'outlook della Gran bretagna a "stabile" - ha infatti deciso di tagliare il suo rating sull'affidabilità creditizia, portandolo al livello Aa2, ovvero il terzo livello più alto nella scala di valutazione.

La sterlina ha reagito male sui mercati. I migliori segnali opzioni binarie affidabili gratis hanno subito puntato sul ribasso del pound. La divisa di Sua Maestà è poi scesa a 1,3495 dollari, salvo poi risalire verso quota 1,35 USD.

Consiglio: se volete negoziare valute, imparate bene cos'è la leva finanziaria forex trading, visto che è il meccanismo alla base di tutto.

Le motivazioni del taglio di Moody's


E' la prima volta che il rating viene ritoccato, dopo le elezioni che si sono tenute a inizio estate. Da quella consultazione elettorale, la May era uscita male con un Governo indebolito e la necessità di rivedere la sua linea su politiche economiche e Brexit. Le motivazioni ufficiali del taglio da parte di Moody’s sono riconducibili a due fattori. Anzitutto l’indebolimento delle finanze britanniche, in secondo luogo l'erosione della forza economica come conseguenza dell’addio alla UE.

Nel frattempo, proprio la premier britannica ieri ha tenuto un discorso a Firenze. La May ha parlato della necessità di trovare un accordo su Brexit, pronosticando un periodo di transizione di circa due anni. Ha poi parlato agli italiani: “Voglio reiterare a tutti gli italiani e ai cittadini Ue che vivono nel regno Unito che vogliamo che restiate, siete preziosi per noi e vi ringraziamo per il vostro contributo”.

mercoledì 20 settembre 2017

Prezzi polizze auto, aumenti del 13%. Campania la Regione più cara

Schizzano i prezzi delle polizze assicurative. Nel giro di un anno il costo di una Rc Auto è salito del 13%, per un premio medio che si colloca poco sotto i 600 euro (per la precisione 577,50). Cosa ancora più preoccupante, è che non si tratta di una impennata una tantum bensì di un aumento costante nel tempo, tendendo conto che nell'ultimo semestre sono salite del 9,14%.

A rilevare questi dati sui prezzi polizze auto è stato l'Osservatorio assicurazioni auto di Facile.it, che ha analizzato le tariffe offerte dalle compagnie a livello nazionale, regionale e provinciale su un campione di oltre 6 milioni di preventivi effettuati.

Crescita dei prezzi polizze auto


Da cosa dipende la crescita? L'inflazione in sé non c'entra nulla, anche perché è piatta e quindi non avrebbe dovuto portare rialzi. Questi invece sono provocati dal numero di sinistri con lesioni a persone in crescita (+0,7%) ma soprattutto dalla preoccupante percentuale di quelli che causano un decesso. Incide anche la percentuale molto elevata (22%) di auto che circolano senza essere assicurate.

A livello regionale, è la Campania quella messa peggio: 989,91 euro di premio medio, ovvero il 71% in più rispetto alla media nazionale. E beffa ancora più grande, anche la seconda regione con i rincari maggiori, +20,78% in un solo anno. Peggio fa solo la Val d’Aosta con +31% in un anno, ma va detto che questa è anche la regione dove si paga l'assicurazione media più bassa: 405,31 euro (come in Friuli Venezia Giulia, 408,59 euro). A Oristano e Pordenone le polizze più economiche (374,12 e 386,29 euro).

lunedì 18 settembre 2017

Mercati impassibili di fronte al nuovo test coreano

Malgrado l'ennesima provocazione nucelare della Corea, i mercati sono rimasti sostanzialmente impassibili sul finire della settimana scorsa. La notizia di un nuovo lancio di un missile di Pyongyang sul Giappone ha scosso soltanto i mercati asiatici nella notte di venerdì, tanto da spingerli verso un calo. Ma poco dopo gli investitori si sono tranquillizzati e le quotazioni hanno ripreso la marcia. Addirittura il Nikkei di Tokyo ha sovraperformato, mentre i mercati sudcoreani sono rimasti impassibili. L'unica eccezione è rappresentata dai mercati australiani, sui quali però la pressione è giunta da altri fronti.

La reazione dei mercati

Come mai i mercati non hanno reagito al lancio del missile nordcoreano nello spazio aereo giapponese? Sono altri i fronti caldi. Ad esempio la forza della sterlina sull’USD, dopo l'intervento della Bank of England che è parsa molto più hawkosh che in passato. La prospettiva che la banca sarà costretta ad alzare i tassi ha acceso gli speculatori. Il rialzo della sterlina (si può vedere su un qualsiasi miglior conto trading online forex) ha raggiunto i livelli che non si vedevano dal voto di Brexit del giugno 2016, e questo ha spinto il FTSE ai minimi di aprile.

Inoltre i mercati europei hanno risentito anche della forza dell’euro, che sta minacciando il programma di normalizzazione che la BCE avrebbe voluto portare avanti nei prossimi mesi. Anche in questo caso ci si può aiutare con un qualsiasi miglior sito per opzioni binarie per vedere l'andamento della quotazione della moneta unica contro dollaro e yen.

Anche negli Usa è stato sostanzialmente ignorato il test missilistico nordcoreano. I tre principali indici Usa sono volati a nuovi massimi record, trainati dai settori tecnologici e delle telecomunicazioni, anche se guadagni sono stati evidenziati nella maggior parte dei settori dello S&P. Tutto questo peraltro, malgrado i dati economici siano stati deludenti (vendite al dettaglio in calate inaspettatamente per la seconda volta negli ultimi tre mesi, produzione industriale in discesa, fiducia dei consumatori calata leggermente ad agosto).

sabato 16 settembre 2017

Banche, il Governo vara il tetto alle commissioni su bancomat e Carte credito

Altro cambio per il mondo delle banche, dopo una riunione lampo (meno di mezz'ora) del Consiglio dei ministri. Per recepire la direttiva dell’Ue del 2015 sui servizi di pagamento nel mercato interno, il Governo ha infatti deciso che la commissione interbancaria per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata non potrà andare oltre il limite massimo dello 0,2% per i bancomat, elevabile a 0,3% per le carte di credito.

Cosa cambia per le banche


Per promuovere l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, viene poi confermato e generalizzato il divieto di applicare un sovrapprezzo per l'utilizzo di un determinato strumento di pagamento (cd. divieto di surcharge). Questo dovrebbe semplificare il pagamento con carte di credito anche di piccoli importi (tipo caffè al bar, giornale in edicola, biglietto dell’autobus) che attualmente vengono fatti solo in contati. La norma inclusa in un decreto legislativo dovrà però passare al vaglio del Parlamento - in via consultiva - prima di entrare in vigore.

Non c'è però nessun accenno alle eventuali sanzioni per chi non accetta pagamenti elettronici, cosa che dovrebbe esserci in un provvedimento che vedrà la luce entro i prossimi mesi. Molti esercenti (tramite le loro associazioni) hanno però fatto sapere che ci sarà battaglia contro l'ipotesi delle multe comprese tra i 10 e i 30 euro.

In realtà il tema resta ancora complesso. C'è un esempio di pochi anni fa che lo dimostra. Per agevolare il pagamento elettronico, ai distributori di carburante fa reso esente da commissioni l'utilizzo dei Pos. Questa misura incontrò la pronta risposta delle banche, che ritirarono immediatamente tutti i dispositivi perché non potevano più lucrare sul loro utilizzo. Va precisato inoltre che la norma va a intervenire sul rapporto tra le banche emittenti di carte e i gestori dei dispositivi. I primi vengono pagati dai loro clienti, i secondi scaricano le commissioni sui negozianti utilizzatori del Pos. Il punto è che American Express e Diners sono le uniche ad emettere carte di credito/debito e ad essere anche gestori di Pos, e per questo motivo spesso vengono rifiutate dagli esercenti.

giovedì 14 settembre 2017

Dollaro in ripresa, ma i trader aspettano il dato sull'inflazione

E' uno dei giorni più attesi della settimana da parte degli investitori. Oggi dagli USA giungeranno infatti i dati relativi alla inflazione al consumo, che daranno qualche indicazioni maggiore circa la possibilità che la FED alzi i tassi in futuro. Nel frattempo il dollaro marcia stabile nel Forex contro le altre principali valute. Il che è comprensibile, visto che nessuno vuole fare una mossa azzardata prima dei dati sul CPI.

La ripresina del dollaro

C'è quindi ancora un po' di tempo per decidere quale broker forex scegliere. L’indice del dollaro USA al momento viaggia verso quota 91,39. Ricordiamo che il Dollar Index misura l'andamento del greenback contro un paniere composto dalle altre valute principali del Forex. Nel corso di questa settimana il suo valore è rimbalzato dell’1,14%, segnando una ripresa rispetto al minimo di oltre due anni toccato la scorsa settimana.

La crescita è essenzialmente dovuta all'allentarsi delle tensioni sul fronte Corea del Nord, nonché al minore impatto dell’uragano Irma sull'economia. Una piccola spinta è giunta ieri anche dalla schiarita sul fronte politico interno. C'è un po' meno scetticismo riguardo la capcaità del governo Trump di far passare la riforma fiscale.

Il dato sull'inflazione

E' chiaro però che l'impatto maggiore l'avrà il dato sull'inflazione in uscita oggi. Fino a quel momento, meglio evitare esperimenti per capire se il Forex trading online automatico funziona. Del resto ieri i dati hanno evidenziato che malgrado la ripresa dei prezzi alla produzione, non ci sono grandi pressioni inflazionarie. Questo resta un possibile ostacolo per i piani della Fed circa l’aumento dei tassi di interesse.

La riunione della Fed è in calendario il prossimo 20 settembre. Un dato relativo all'inflazione minore delle attese porterebbe a un rally dell'euro/dollaro e vendite sul dollaro/yen. Tenuto conto che circa il cross Eur-Usd siamo in prossimità del livello psicologico importante posto a quota 1,20, l'azione del prezzo in un verso o nell'altro potrebbe davvero diventare molto importante.

martedì 12 settembre 2017

Soldi, arriva il bonifico istantaneo: 10 secondi (ma costa di più)

Nelle vite dei cittadini europei sta per arrivare il bonifico istantaneo, che consentirà di trasferire soldi in appena 10 secondi, rispetto al giorno (anche 2) che impieghiamo attualmente. La rivoluzione dell'«instant payment» (così si chiama) comincerà il 21 novembre. Per adesso sappiamo alcune cose riguardo al funzionamento di questo mezzo di pagamento. Sarà possibile effettuarlo 7 giorni su 7, anche nelle ore notturne e indicherà un ordine non revocabile, per ora fino a 15 mila euro. E chiaramente essendo una soluzione di urgenza, comporterà un sovrapprezzo.

Cambia il modo di trasferire soldi


C'è la possibilità che sullo stesso bonifico venga operata una doppia commissione. Potrebbe infatti esserne posta una anche a carico del beneficiario. Non esiste del resto un vincolo interbancario che imponga di non prevedere "commissioni all'ingresso". Il prezzo verrà eventualmente definito in futuro, anche sulla base del valore percepito dal cliente per ottenere il servizio. Al momento in Italia sono già in corso alcune sperimentazioni concrete. Intesa Sanpaolo e Unicredit sono infatti già partite con la fase pilota. Nel frattempo l'azienda italiana SIA sta costruendo l’infrastruttura tecnologica per Eba Clearing che gestirà questi bonifici. Si chiama Rt1, è la rete alla quale si collegheranno 34 banche in Europa.

Per comprendere l'impatto che potrebbe avere questo nuovo strumento, basta considerare che in base ai dati di Banca d'Italia, i bonifici sono (al pari delle carte di credito) lo strumento di pagamento alternativo al contante che sta crescendo di più. Se nel 2016 infatti coprivano solo il 16% del numero totale dei pagamenti, dieci anni più tardi questa quota è salita al 24% (a scapito degli assegni, scivolati dal 13% al 3%). E parliamo di un paese come l'Italia affezionatissimo ancora al contante, quindi con un potenziale di crescita ancora ampio.

domenica 10 settembre 2017

Investitori delusi dalla BCE. L'euro continua a marciare forte

La settimana che si è conclusa ha visto tutte le attenzioni puntate su Mario Draghi e il meeting della BCE. Tuttavia il numero uno della Eurotower ha fornito poche informazioni sul futuro del QE, tradendo così le aspettative degli investitori. La strategie è stata quella di prendere ancora tempo e non sbilanciarsi troppo. Come era previsto, la BCE ha deciso di non toccare il livello dei tassi d’interesse chiave, mantenendoli al livello minimo. Da parte dei trader c'era la speranza che Draghi presentasse un piano riguardo l'allentamento quantitativo, ma così non è stato. La discussione è stata rimandata alla fine dell’anno, ed anzi Draghi ha aggiunto che se sarà necessario il QE continuerà anche nel 2018.

Draghi non convince gli investitori

Nulla di nuovo quindi, e soprattutto non c'è stata alcuna reazione concreta a quello che è il problema principale della BCE, ovvero il forte apprezzamento dell’euro degli ultimi mesi. La valuta unica da inizio anno ha guadagnato quasi il 15% contro il dollaro e i migliori segnali gratis opzioni binarie continuano a puntare sul rialzo del cross Eur-Usd. Draghi ha solo affermato che la “volatilità dell’euro rappresenta una fonte d’incertezza", ma non ha detto nulla circa le mosse che intende fare. Gli investitori quindi non avranno certezze fino almeno alla prossima riunione di ottobre. Ma è plausibile che ogni risposta arriverà non prima di dicembre.

La reazione dell'euro durante la conferenza stampa è stata immediata. Dopo esserci chiesti quali sono i migliori broker opzioni binarie, apriamo le loro piattaforma e vedremo che l'EUR/USD si è impennato a 1,2059 e in seguito la sua salita è continuata fino a entrare nell'orbita 1,21. Il fatto che Draghi non sia sembrato troppo preoccupato per la forza dell’euro è stato interpretato come un segnale rialzista quindi.

Adesso gli investitori si stanno già concentrando sul prossimo evento chiave in calendario, ossia la riunione del FOMC - l'organo di politica monetaria della FED - in programma il 20 settembre. Al momento comunque non sembrano esserci le condizioni affinché la Fed possa continuare il suo programma di rialzo dei tassi, ma è comunque interessante sapere le novità riguardo la data d’inizio del programma di riduzione degli attivi di bilancio USA.

giovedì 7 settembre 2017

FED, si dimette il vice-presidente Fischer. Ora tocca alla Yellen?


La FED cambia il numero due, e a febbraio potrebbe cambiare anche il numero uno. Stanley Fischer, vice presidente dell'istituto centrale americano, ha annunciato le proprie dimissioni tramite una lettera a Donald Trump. Il suo mandato da vice sarebbe scaduto a giugno. Questo fa correre il pensiero a ciò che potrebbe succedere a febbraio, quando scadrà il mandato di Janet Yellen e Trump potrebbe sostituirla.

Cosa cambierà nella FED

Le dimissioni di Fischer saranno efficaci dal 13 ottobre. Quello che colpisce è che la decisione sia giunta da uno degli uomini voluti da Obama e al tempo stesso poco teneri con il nuovo presidente USA. Fischer, 73 anni, anche di recente ha criticato il tycoon per la sua voglia di allentare le rigide regole varata per la finanza dopo la crisi del 2008. "Grazie alle lezioni della recente crisi finanziaria, abbiamo costruito un sistema finanziario più forte e più resiliente - ha scritto - e meglio in grado di offrire credito così vitale alla prosperità delle famiglie e delle imprese del nostro Paese". Stessi concetti espressi da Janet Yellen al simposio di Jackson Hole di fine agosto.

E proprio tornando alla Yellen, il pensiero va alla scadenza del suo mandato il prossimo 3 febbraio. Trump nel giro di pochi mesi potrebbe spazzare via i vertici della FED e rimpiazzarli con persone più gradite. Ad esempio Gary Cohn, il consigliere economico della Casa Bianca ed ex presidente di Goldman Sachs.

Fischer è considerato uno dei migliori banchieri centrali del mondo. E' nato in Rhodesia Settentrionale ed ha doppia cittadinanza: israeliana e statunitense. Nella sua lunghissima carriera è stato anche tra le più alte cariche di organismi internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Dal 2005 al 2013 è stato governatore della Bank of Israel, prima di essere chiamato da Obama alla FED.

martedì 5 settembre 2017

Criptocurrency sotto pressione dopo il bando della Cina alle ICO

Tempi durissimi si prospettano per le criptocurrency. Secondo autorevoli indiscrezioni che giungono dalla Cina, l'istituto centrale cinese infatti si appresta a colpire duramente le raccolte fondi effettuare per finanziare i progetti sulle criptovalute. Le così dette ICO (Initial coin offering) avrebbero infatti violato le norme sulla raccolta fondi. In molti casi addirittura si è accertato che si tratterebbe di frodi belle e buone. Complessivamente, dall'indagine fatta dall'istituto cinese emerge che il 90% dei casi di ICO presenta delle violazioni, che verranno punite rigorosamente.

Le ripercussioni sul mercato delle criptocurrency

Inevitabilmente c'è stata una ripercussione sui mercati. Aprendo una qualsiasi piattaforma forex migliore per trading si vede chiaramente il grafico della coppia BTCUSD scivolare verso il basso. Dalla soglia dei 5000 si è passati in breve tempo sui 4300 dollari.

Ricordiamo che la Cina è uno dei mercati più proficui per coloro che fanno ICO sulle criptocurrency. Secondo la relazione del Comitato Tecnico Nazionale per la Sicurezza Finanziaria Nazionale della Cina, le raccolte effettuate nel territorio cinese hanno fruttato circa 2,6 miliardi di yuan, ovvero più di 300 milioni di euro. La scossa subita quindi è pienamente giustificabile. Nonostante il fatto che le autorità cinesi non abbiano emesso alcuna legge ufficiale, la ripercussione c'è già stata sul mercato. Va anche detto che molti dei progetti stanno cercando di dimostrare che operano legalmente, che effettivamente raccolgono fondi e lo fanno nel pieno rispetto delle leggi vigenti.

Quello che accadrà adesso è molto incerto, e suggerisce di limitarsi a fare operazioni virtuali sulla migliore piattaforma forex demo trading, piuttosto che avventurarsi nel mercato reale. Gli investitori probabilmente proveranno a vendere o convertire i Bitcoin in altre valute, e questo finirà per esercitare una certa pressione sul prezzo. Discorso non diverso vale anche per Ethereum, già scivolato dalla soglia dei 400 dollari fino a 300.

domenica 3 settembre 2017

Tasse, ogni italiano paga in media 8mila euro l'anno allo Stato

Ogni italiano pagherà quest'anno in media 8mila euro di tasse. Ovvero 750 euro al mese. E se questo non vi spaventa abbastanza, sappiate che l'importo sale a quasi 12 mila euro considerando anche i contributi previdenziali. Il calcolo è stato fatto dalla Cgia di Mestre considerando quasi tutto quello che ci tocca pagare allo Stato (apertamente oppure sotto forma di accise, ritenute, sovraimposte e via dicendo). Nell'ultimo ventennio la cifra delle entrate tributarie è salita dell'80%, quasi il doppio dell'inflazione che nello stesso periodo è salita del 43%. Ricordiamo che in Italia la pressione tributaria è del 29,6%, la quarta più elevata dell'Eurozona. E tenuto conto del livello dei servizi che riceviamo in cambio...

L'analisi delle nostre tasse

Nel complesso si tratta di circa un centinaio di tasse pagate direttamente e indirettamente. Di queste soltanto la prima decina sono abbastanza note (Sapere che paghiamo anche le imposte doganali sui sacchetti non biodegradabili?) nonché quelle più pesanti. E fruttano circa 421,1 miliardi allo Stato, ovvero l'85,3 per cento del gettito tributario complessivo.

Le più pesanti sono Irpef e IVA, che rappresentano più della metà (il 54,2 per cento) del gettito totale. Per le aziende invece il peso maggiore ce l'hanno l'Ires e l'Irap.

Lo studio effettuato dalla Cgia mette in evidenza poi delle curiosità. Molti non ci pensano, ma l'IVA è l'imposta che ci accompagna tutti i giorni della nostra vita. Esiste inoltre un'imposta applicata dalle Regioni sulle emissioni sonore degli aeromobili (!). Altre imposte stravaganti sono quella sugli "spiriti" (che in realtà fa riferimento ai distillazione alcolici), quelle sui gas incondensabili e sulle riserve matematiche di assicurazione (tasse su accantonamenti obbligatori delle assicurazioni). C'è poi un'imposta dal nome così lungo da essere impronunciabile: "imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato".

venerdì 1 settembre 2017

BCE, prove di frenata all'euro. Ma i mercati non abboccano

A pochi giorni dal meeting della BCE, sono giunti dei rumors riguardo un possibile incontro tra banchieri dell'istituto centrale. Roba da far drizzare le antenne agli operatori di mercato. Roba che fa venire il dubbio che magari la cosa sia stata montata ad arte, in modo da vedere le reazioni delle piazze alla notizia. Del resto c'è un precedente importante: quando Draghi parlò a Sintra un mesetto fa, malgrado non disse nulla di esplicito i mercati interpretarono le sue parole nel modo che vollero. Risultato: l'euro schizzò verso l'alto.

Le mosse della BCE


Quel precedente ha fatto capire come si stia vivendo il momento sui mercati, e quanto sia importante calibrare bene le parole. Forse proprio per questo sono emerse le voci di ieri. Per capire fino a che punto i mercati sono sensibili a ciò che accade sul fronte europeo. Non c'è dubbio che molti banchieri abbiano drizzato le antenne ieri per vedere le reazioni anche ai dati sull'inflazione. Il punto è che l'istituto europeo deve fare i conti con una valuta che è troppo forte. Peggio ancora sembra inarrestabile. Ha varcato i confini di 1,20 contro il dollaro, e chi fa analisi tecnica sul Forex avrà notato il comportamento dello stocastico (miglior settaggio stocastico lento 20 5 5) verso l'ipercomprato.


Ieri dopo quei rumors si è visto sì un immediato indebolimento, che però è rientrato riportando il cambio col dollaro in area 1,19 a fine giornata. La coppia EUR/USD durante tutta la settimana ha navigato in acque agitate, per lo più a causa del biglietto verde (si veda il cross con il trading system Ichimoku strategia).

È chiaro che la BCE è tenuta sotto pressione da un euro forte, ma Draghi nei suoi discorsi ha evitato ogni riferimento a quest’aspetto. D’altro canto, è chiaro che il calo del dollaro è visto di buon occhio dalla Federal Reserve. I timori che la BCE possa fare qualcosa per indebolire l'euro sono durati poco, insomma. Nessun terremoto, nessun overshooting. Del resto molti già si aspettano un rallentamento del ritmo al cui avverrà la riduzione del piano di acquisti. E molti si aspettano che questo annuncio non avverrà subito, ma solo al meeting di ottobre.

mercoledì 30 agosto 2017

Concorrenza, da oggi entrano in vigore le nuove norme

Cambiano alcune regole sulla concorrenza in Italia. Da ieri è entrata in vigore la nuova "Legge annuale per il mercato e la concorrenza", che prevede una serie di misure che dovrebbero andare a favore dei consumatori. Tra i provvedimenti più importanti c'è quello sulle assicurazioni auto. Entro un anno il governo dovrà definire l'obbligo di installare la scatola nera, al quale corrisponderanno degli sconti. Stesso discorso vale per i virtuosi del volante, quelli che non fanno mai incidenti da almeno 4 anni e vivono nelle province con i più alti tassi di sinistri. Anche per loro dovranno essere previsti degli sconti.

Le altre novità sulla concorrenza

Dovrebbe inoltre diventare più facile "sbarazzarsi" dei propri operatori telefonici o fornitori di servizi Tv. La disdetta dei contratti sarà possibile con "modalità telematiche" e con le "medesime forme" dell'attivazione e dell'adesione. Insomma non ci sarà per forza l'obbligo di spedire una raccomandata. Inoltre a carico dei gestori telefonici aumenteranno le multe per chi non rispettano le norme a tutela dei consumatori. E ancora: slitta di un anno la fine del mercato tutelato, che resterà in vigore fino al 30 giugno 2019.

Il recapito delle multe non sarà più esclusiva della Poste, ma gli operatori privati potranno ufficialmente fargli concorrenza per offrire lo stesso servizio. Lascia un po' perplessi invece la caduta dell'obbligo per le società di telemarketing di riferire l'identità del soggetto per conto del quale avveniva il contatto, specificandone anche la natura commerciale e di continuare la chiamata soltanto nel caso in cui l'utente - chiaramente dopo aver avuto queste informazioni - avesse concesso l'assenso. Va detto però che probabilmente nessun call center ha mai rispettato questo obbligo.

Trasporti, sanità e notai

Il Governo inoltre ha ricevuto la delega per rivedere la disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea. In sostanza per disciplinare meglio quelle situazioni controverse come quella riguardante Uber.

Riguardo le farmacie, viene introdotta la possibilità per le società di capitali di controllarle, purché non si supero il limite del 20% su base regionale. Le farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale potranno inoltre proseguire il loro orario di servizio anche oltre quello stabilito. Sempre in ambito sanitario viene introdotto un requisito per le Società di odontoiatria, che dovranno avere un direttore sanitario iscritto all'albo, e potranno effettuare le prestazioni solo soggetti in possesso dei titoli abilitanti. Infine i notati: dal rapporto 1 su 7000 abitanti si passa a uno ogni 5mila. In pratica si darà accesso al mercato al 25% di notai in più.