martedì 24 gennaio 2017

Trader delusi dalla Banca di Turchia, lira giàù sui mercati valutari

La banca centrale turca tradisce le aspettative dei mercati, che rispondono punendo la lira in modo pesante (anche se poi c'è stato un recupero). In assenza di grandi appuntamenti macro riguardanti le major pips, è stato il giorno della Turchia nel Forex. In molti si attendevano una svolta restrittiva per contrastare l'aumento dell'inflazione e il crollo della lira a livelli storici. Manovra che però non c'è stata.

La delicata situazione della valuta e la reazione dei trader


L'istituto centrale di Ankara ha deciso di non muoversi, e di conservare i tassi principali e sui depositi overnight rispettivamente all’8% e al 7.25%. Gli unici movimenti hanno riguardato i prestiti overnight (75 punti base al 9,25%), mossa che non è stata ritenuta sufficiente dai mercati, ed ha finito per indurre gli investitori a vendere le quantità di lira in possesso, provocando così la caduta nei mercati valutari, come si può verificare su una qualsiasi piattaforma dei migliori broker forex.

Nel corso della giornata infatti, il cross tra dollaro e divisa turca ha toccato il massimo di 3,8286 secondo la piattaforma OptionWeb, salvo poi rientrare parzialmente fino a quota 3,7623 (qui trovi OptionWeb opinioni). La lira, che è già la peggior valuta del 2017, continua quindi a indietreggia ancora.

La Banca turca continua quindi a seguire una linea attendista, visto che l'ultimo aumento dei tassi c'è stato a novembre, ma in misura così ridotta (alzati fino all'8%) che non erano affatto riusciti a contenere il crollo della valuta. Negli ultimi due mesi, la lira ha perso il 9% secco. C'è da dire che qualcosa la BNT l'ha fatta, ma facendo irritare solo gli istituti di credito nazionali. Infatti da due mesi non ci sono più aste di finanziamento, e quindi l'unico modo per ottenere liquidità è quella di ricorrere a prestiti di emergenza, per i quali è in vigore un tasso dell'11%. L'effetto finale è simile ad una stretta monetaria, anche se formalmente non lo è.

Non bastasse questo problema, ce n'è un altro più serio all'orizzonte, visto che ad aprile ci sarà un referendum costituzionale che potrebbe rendere il presidente Erdogan ancora più padrone del paese di quanto non lo sia già ora.

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