mercoledì 10 giugno 2026

Valute digitali, la fase di debolezza continuerà ancora?

L'attuale situazione del mercato delle valute digitali pone numerosi interrogativi agli investitori. Settimana scorsa il prezzo di Bitcoin si è affacciato sotto la soglia dei 60mila dollari, toccando il livello più basso dalla fine del 2024. Questo periodo di debolezza impone prudenza e pone una serie di interrogativi a chi vuole investire nelle cripto.

La discesa della regina delle valute digitali

Rispetto al suo record di quasi 125 mila dollari, la regina delle cripto-valute più scambiate ha perso oltre il 50% in pochi mesi, tornando sui livelli che aveva prima che fosse eletto Donald Trump alla Casa Bianca, sul finire del 2024.
La recente fase di debolezza evidenzia ancora una volta l'elevata volatilità degli asset digitali

Il Bitcoin non ha una classica copertura attraverso asset fisici o partecipazioni aziendali, ma la sua quotazione è frutto puramente della interazione di domanda e dell'offerta. Nonostante questo viene percepito come un bene strategico, tanto da essere utilizzato da molte aziende come strumento di riserva.

I precedenti scivoloni di Bitcoin

Se analizziamo i precedenti storici, il calo attuale di Bitcoin fa quasi sorridere visto che ci sono state situazioni decisamente più allarmanti. Il calo più eclatante nella storia di Bitcoin è stato di circa l'83%. Ma la regina delle valute digitali ha subito flessioni superiori al 60% in più di un'occasione. Non è roba per investitori prudenti. Ad esempio, non a caso per investire italiani scelgono il mattone.

Cosa ci riserva il futuro?

Chiaramente quello che interessa agli investitori e prevedere fin dove questa correzione attuale potrà spingersi. La situazione attuale rimane tesa perché il boom dei mercati speculativi alternativi e l'imminente Ipo di SpaceX potrebbero causare ulteriori turbolenze sul mercato delle criptovalute.

Va detto che non è neppure la prima volta che correzioni di vasta portata sulla regina delle cripto siano state poi seguite da importanti rimbalzi, spesso anche duraturi. Insomma il crollo dei prezzi comporta rischi notevoli, ma non necessariamente segna la fine di una tendenza crescente di lungo periodo. Gli investitori si augurano che sia così anche questa volta.

martedì 9 giugno 2026

Costo degli affitti, i rincari viaggiano più forte della crescita dei redditi

Uno dei gravi problemi del nostro Paese è la disponibilità di immobili. Spesso risultano fuori portata per i nuovi nuclei familiari, tanto se si cerca di comprare la propria abitazione quanto nell'ipotesi di locazione. Il costo degli affitti infatti continua a crescere, e quel che è peggio e che tale crescita supera l'aumento dei redditi.

La mappa del costo degli affitti

Secondo un'indagine delle Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, i cui dati sono stati elaborati dal CNA, nel periodo che va dal 2019 al 2025 il costo degli affitti è salito pressoché ovunque. Per un appartamento standard di 70 metri quadri si va dall'aumento del 19% registrato a Potenza a quasi il 50% di Milano e Firenze

Nello stesso lasso di tempo le retribuzioni sono cresciute tra il 7 e il 15%. Un divario enorme. Per molti incolmabile, tanto da rinunciare al proprio "nido" (con inevitabili conseguenze anche per la crisi demografica).

La geografia dei rincari

Tra le varie città italiane la palma della più costosa spetta a Milano, dove per un appartamento medio servono circa 1.800 euro al mese. Il capoluogo lombardo è anche la città, assieme a Firenze, dove c'è stato l'incremento maggiore dal 2019 al 2025, ossia il 49%. Nella principale città della Toscana un appartamento medio costa d'affitto 1340 euro. Anche a Roma il costo degli affitti è lievitato notevolmente, circa il 37%. Forti rincari, superiori a 40%, ci sono stati anche a Napoli, Bologna, Padova e Venezia.

Al contrario le città più virtuose, dove i rincari sono stati più contenuti, sono Potenza, Campobasso, Catanzaro e Perugia con aumenti compresi tra il 19 e il 23%. In ogni caso più dell'incremento che hanno avuto i redditi. Peraltro il problema degli affitti costosi ce lo trasciniamo da tempo.

Il peso dell'affitto sul bilancio familiare

L'analisi del CNA evidenzia che il costo degli affitti assorbe una fetta sempre più grande del reddito disponibile delle famiglie. A Milano la percentuale può arrivare a 73%, a Firenze il 62% e molte grandi città, inclusa Roma, superano il 50% delle retribuzioni medie. La situazione è particolarmente critica nelle città universitarie e quelle di maggior rilievo economico e turistico, come sottolinea Helly Ricci, perché la domanda abitativa cresce più rapidamente delle offerta disponibile.