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giovedì 27 febbraio 2025

Commercio, si è chiuso un anno da dimenticare per l'Italia

Il 2024 passerà agli annali come l'anno peggiore per il commercio nell'ultimo decennio. Si è infatti viaggiati alla media di un negozio aperto ogni tre chiusi. Un vero e proprio disastro.

I numeri disastrosi del commercio

Come viene fuori da un'analisi condotta da Confesercenti, sulla base dei dati delle Camere di Commercio, nel 2024 le nuove attività sono state poco più di 23.000. Quelle che invece hanno chiuso si sono avvicinate ai 62.000. Complessivamente quindi c'è stato un saldo negativo che sfiora le 40.000 unità.

Una tendenza non occasionale

Questa tendenza per altro non è frutto di fattori occasionali, bensì di una problematica chiaramente strutturale, visto che la tendenza è ormai questa da diverso tempo. Soprattutto per quanto riguarda l'avvio di nuove attività. Basta pensare che nel 2014 le aperture in un anno furono 43.000, quasi il doppio di quelle registrate lo scorso anno. La tendenza calante peraltro si è acuita a partire dal 2020. Di questo passo - avverte Confesercenti - nel 2034 il numero delle nuove aperture praticamente si azzererebbe.

Cosa scoraggia l'avvio di nuove attività

Alla base di questo calo progressivo e inesorabile di nuove attività c'è in primo luogo il rallentamento dei consumi. Anche la carenza di credito è un fattore che ha pesato sulle nuove aperture di negozi, così come il progressivo invecchiamento della popolazione. Inoltre la concorrenza dei grandi gruppi e dei giganti delle vendite on-line scoraggia chiunque voglia aprire una nuova attività.

Cessazioni di attività in progressivo aumento

Un aspetto preoccupante riguarda anche la dinamica delle cessazioni di attività nel commercio. Infatti sono in continuo aumento. Addirittura se nell'anno del Covid le chiusure giornaliere erano circa 139, nel 2024 - con la pandemia ormai abbondantemente alle spalle - le chiusure giornaliere sono state 169.

Benché la desertificazione commerciale attraversa tutto il territorio nazionale, ci sono comunque panorami disomogenei. Il rapporto peggiore tra nuove attività e chiusure si registrano nelle Marche, circa 1 a 4. Ma stanno messe male anche la Sicilia, il Lazio, la Sardegna e l'Umbria, altre regioni dove il rapporto tra chiusure e aperture e superiore a 3.

giovedì 23 aprile 2020

Negozi di barbieri e parrucchieri chiusi, per molti c'è il rischio di non riaprire più

Da quando è scattato il lockdown, si sono chiusi i negozi di barbieri e parrucchieri. Per molti però, quelle saracinesche rischiano di rimanere abbassate per sempre. E non è cosa marginale, dal momento che parliamo della seconda categoria di lavoratori più numerosa del nostro Paese. E' seconda infatti soltanto a quella dei muratori.

Il Covid e la chiusura dei negozi

Se in generale l'impatto del Covid sui lavoratori italiani è pesante, per parrucchieri ed estetisti è ancora più seria. Sul territorio italiano si contano circa 130mila imprese artigiane di questo tipo. Il loro giro d’affari si aggira sui 6 miliardi di euro l’anno, e in questo settore sono occupati circa 263.000 addetti. Parliamo di 300 mila famiglie che sono in difficoltà. La chiusura forzata dei negozi quindi è un dramma, perché ha causato 1,5 miliardi di perdite.

Il punto è che il 90% di queste imprese è costituito infatti da negozia molto piccoli, dove in media sono occupate da 2 persone. Attività che non generano margini sufficienti a fronteggiare la crisi. Semmai sono appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell’esercizio. Secondo "Costemica", circa il 25% dei saloni potrebbe non riaprire più. Si tratta di quei saloni più piccoli e meno robusti sotto il profilo finanziario. Per loro un altro mese di chiusura sarebbe catastrofico.

Occorre riaprire subito

E' chiaro che bisogna coniugare l'aspetto economico, ovvero la ripresa dell'attività e il ripristino dell'occupazione, con la sicurezza. Però va tutto fatto con urgenza. Occorre accelerare la ripartenza. Anche perché molte delle misure di sicurezza non sono del tutto nuove per i saloni, in primis l'igienizzazione dei locali e degli strumenti utilizzati. Attuare il distanziamento sociale non dovrebbe essere neppure così complicato. E per evitare gli assembramenti, si può ipotizzare un lavoro solo su appuntamenti in base alla grandezza dei locali, magari con una espansione degli orari per coprire il picco che ci sarà nel primo momento dell’apertura.