martedì 29 settembre 2026

Mercato valutaio, euro sotto pressione e scivola sui minimi di 18 mesi

È da un po' di tempo che la valuta unica europea sta attraversando una fase di debolezza. Rispetto al dollaro statunitense sul mercato delle valute l'euro è scivolato attorno ai livelli più bassi degli ultimi 16 mesi. Non è un dato di poco conto perché - come vedremo - questo ha conseguenze rilevanti per il nostro portafogli.

Perché l'euroscivola sul mercato

euroAnzitutto partiamo dal dato nudo e crudo. Il cambio tra euro e dollaro è sceso negli ultimi giorni sotto quota 1,134 come non si vedeva da maggio 2025. Allo stesso tempo, il biglietto verde americano continua a rafforzarsi visto che l'index è salito quasi a quota 101,5 (dati ricavati dai broker opzioni binarie Italia).

Il motivo di questo andamento dell'Euro/Dollaro risiede principalmente in ciò che sta accadendo nel Golfo, dove il conflitto USA-Iran ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz e al crollo dei rifornimenti di petrolio. Il prezzo del barile è schizzato oltre i 100 dollari e i costi dell'energia hanno cominciato a volare, alimentando il rischio di una forte fiammata inflazionistica.

Valute e rendimenti obbligazionari

Dal momento che per contrastare l'inflazione le banche centrali devono alzare i tassi di interesse, il rendimento dei titoli di Stato ha cominciato a crescere. Quello dei Treasuries americani ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi del 2007-2009. L'incremento dei rendimenti di titoli di Stato americani spinge quindi gli investitori all'acquisto e quindi aumenta la domanda di dollari. Il biglietto verde cresce mentre l'euro si spegne (peraltro ci sono vendite su oro e argento per i timori di inflazione e le strette monetarie).  

Il fattore petrolio

C'è un aspetto che va considerato in questo scenario, ossia l'aumento del prezzo del petrolio. L'Europa è un'importatrice netta di greggio, il cui prezzo è denominato in dollari. Ciò significa che la svalutazione dell'Euro sul mercato delle valute aggrava ulteriormente la crescita del prezzo del petrolio rendendo molto più costose le importazioni. 
Il cambio sfavorevole quindi è una forma di pressione aggiuntiva. Sono maggiormente esposte le imprese che importano energia, materie prime o componenti pagati in dollari e vendono principalmente sul mercato europeo (quindi incassano euro).

Per le famiglie invece c'è poco da fare, un cambio sfavorevole l'aumento dei prezzi dell'energia e l'inflazione incidono senza dubbio sulle scelte domestiche. E non è una cosa recente, perché già a marzo parlavamo di inflazione in crescita con la guerra nel Golfo e rincari pesanti per le famiglie. Nulla è cambiato, e la pressione aumenta.

giovedì 24 settembre 2026

Economia italiana, cosa cambia con la nuova bocciatura UE

Uno scostamento minimo, eppure determinante per lasciare ancora l'Italia sotto la scure della procedura di infrazione dell'Unione Europea a causa dei conti ancora imperfetti della sua economia.

L'obiettivo mancato dalla nostra economia

economiaLa verifica sui conti pubblici del nostro paese ha mancato l'obiettivo di pochissimo. Il rapporto Deficit-PIL avrebbe dovuto scendere almeno alla soglia del 3%, e invece siamo scesi al 3,1%. Il disavanzo di bilancio dell'Italia rimane quindi eccessivo secondo l'Unione Europea, e quindi resta la procedura di infrazione nei nostri confronti. La conseguenza per l'economia italiana è quantificabile in circa 2 miliardi di euro, che magari non modificherà in modo sostanziale la prossima finanziaria, ma comunque si farà sentire.

Le voci decisive sullo sforamento

Il mancato raggiungimento dell'obiettivo di questi dati macroeconomici e indicatori si deve soprattutto ai 700 milioni di investimenti realizzati da RFI e ANAS e quasi un miliardo riconducibile ai partenariati tra pubblico e privato. Sul fronte dei crediti di imposta fittizi connessi al Superbonus, le verifiche hanno portato a contabilizzare 3,2 miliardi senza però arrivare all'intero ammontare che aveva appesantito i conti lo scorso anno.

Le spese su difesa ed energia

Va precisato che l'Italia potrebbe giocarsi ancora la carta del compromesso per quanto riguarda le spese su difese ed energia, come del resto ha fatto anche il Belgio, che si trova anch'esso sotto procedura di inflazione.

Il rapporto difficile tra Italia ed Europa

La permanenza dell'Italia nella procedura di infrazione agita nuovamente il dibattito sul rapporto tra Italia ed Europa. C'è chi auspica l'uscita dell'Italia dalla moneta unica. Il partito di Vannacci, in grande ascesa, ha tra le sue fila Antonio Maria Rinaldi, grande teorico del Italexit. È un tema ricorrente, e nel 2016 il Nobel Stiglitz pronosticò che l'Italia sarebbe stato il prossimo paese a uscire dalla Eurozona.

Quello che sembra evidente è che in 30 anni di euro l'Italia non ha avuto vantaggi ne' trattamenti di particolare favore, anzi spesso si è scontrata con la UE. Va però aggiunto che il bilancio di un decennio di Brexit per l'economia britannica è negativo. Magari all'Italia non sarebbe andata meglio.

martedì 15 settembre 2026

Lavoro , il 70% degli italiani lo cambierebbe volentieri

Il rapporto degli italiani con la propria occupazione non è dei migliori. Si capisce da un'indagine condotta da Censuwide per Indeed, dalla quale emerge che ben sette su dieci cambierebbero volentieri il proprio lavoro. Nella maggior parte dei casi però diversi fattori finiscono per lasciare questo desiderio puramente come tale.

Chi vorrebbe cambiare lavoro

lavoroIl desiderio di cambiare il proprio posto di lavoro è manifestato dal 69% degli intervistati. Addirittura il 26% di chi ha già un posto (tempo pieno o part time non fa differenza) afferma che il cambiamento della propria preoccupazione è un pensiero costante.

Ci sono diverse sfaccettature all'interno di questa grande fetta di lavoratori che desidera un cambiamento. Un terzo sogna una carriera in costante evoluzione, mentre circa una persona su 7 vorrebbe cambiare completamente il settore, almeno una volta nella vita. Una persona su dieci invece cambierebbe settore più volte nell'arco della propria vita lavorativa. Il 40% degli intervistati ha in mente un percorso professionale ideale che vorrebbe si concretizzasse. Va anche sottolineato che il 28% dei lavoratori intervistati a manifestato una grossa preoccupazione riguardo il proprio futuro lavorativo a lungo termine.

Cambiare, ma per andare dove?

Se il desiderio di cambiamento è estremamente diffuso, ci sono alcuni settori lavorativi che sono preferiti rispetto ad altri in caso di cambiamento. Il posto di lavoro più ambito è quello nella pubblica amministrazione, visto che lo vorrebbe un terzo degli intervistati. Il 26% desidera un posto nel settore vendite e il 23% nell’informatica, seguono logistica e settore manifatturiero.

A proposito di lavoro, sai che in Italia lo svolgiamo 5 anni in meno rispetto al resto d'Europa?

Cosa frena il cambiamento

Per molti lavoratori il desiderio di cambiamento è destinato a rimanere tale, perché un tentativo concreto di cambiare il proprio posto di lavoro neppure lo farà mai.
Il motivo non è unico, ma ce ne sono diversi che agiscono insieme. Il freno maggiore è la propria età, seguita dalla prospettiva di ricominciare tutto da capo. Questi due aspetti sono indicati da un terzo dei lavoratori. Circa un quinto ha invece paura di fallire nel nuovo lavoro, mentre un quarto sente il peso dell'incertezza finanziaria che deriverebbe dal cambiamento (specia i giovani neolaureati che hanno retribuzioni già basse).

Le responsabilità familiari sono il fattore frenante per un lavoratore su cinque, anche perché nella maggior parte dei casi vive senza lavoro, anche soltanto per un paio di mesi, metterebbe seriamente a rischio la tenuta finanziaria del proprio nucleo familiare. Del resto siamo in un Paese dove quasi metà reddito se ne va per le spese obbligate a causa dei costi sempre più alti.