giovedì 19 febbraio 2026

Quotazione in Borsa, le PMI ancora non colgono l'occasione

I numeri mettono in evidenza che l'accesso alla quotazione in Borsa viene percepito dalle PMI italiane più come una sfida che come una reale occasione. Eppure è un vero peccato, dal momento che l'accesso ai mercati finanziari potrebbe diventare una leva importantissima per la crescita.

Il quadro italiano sulla quotazione in borsa

La situazione è stata fotografata da un report promosso da Consob e Cetif Università Cattolica, che ha analizzato la relazione che c'è tra le piccole medie imprese italiane e il mercato dei capitali. 

Emerge allora un quadro fatto di sottovalutazioni, scarsa liquidità e alternative sempre più competitive, fattori che non favoriscono la quotazione in borsa.

La questione delle dimensioni di impresa

Nell'indagine è stato preso un campione rappresentativo composto da circa 120mila PMI che hanno deciso di non cavalcare la possibilità di una quotazione in borsa. L'88% di esse ha meno di 50 addetti, cosa che rende assai complicato l'accesso ai mercati regolamentati. La maggior parte si trova in Lombardia, che si conferma l'asse imprenditoriale portante del nostro paese, e appartengono al settore manifatturiero.

Quelle che hanno deciso per la quotazione in Borsa sono appena lo 0,14% del campione. La cosa interessante è che sono profondamente diverse dalle altre, dal momento che hanno dimensioni più elevate rispetto alla media, sono maggiormente esposte ai settori tecnologici e scientifici, e sono molto più propense all'innovazione (ad esempio, al tema dell'intelligenza artificiale) e alla crescita. Per loro la quotazione sembra non tanto un punto di partenza quanto una tappa di rafforzamento di un processo già avviato.

I numeri shock sul delisting

La cosa che più di ogni altra mette in allarme riguarda il delisting, ossia l'addio alla quotazione in borsa. Se tra il 2023 e la metà del 2025 ci sono state 62 nuove PMI quotate, ben 86 invece hanno deciso di uscire. Questo saldo negativo si traduce in una contrazione della capitalizzazione totale di oltre 44 miliardi.
Quelle che hanno deciso di uscire dal mercato dei capitali lo hanno fatto per tre fattori chiave: valori di scambio ridotti, valutazioni ritenute non coerenti con i fondamentali dell'azienda, e la crescente attrattività del private Equity che più flessibile rispetto ai vincoli di borsa e offre premi anche più elevati.

lunedì 16 febbraio 2026

Mercati finanziari, l'attenzione è rivolta soprattutto ai dati macro

Durante i prossimi giorni una serie di dati macroeconomici contribuirà a tratteggiare lo stato di salute dell'economia globale, che vive ancora un contesto incerto. Gli appuntamenti per i mercati finanziari sono numerosi, mentre continuerà anche la scia di trimestrali da parte delle aziende quotate in Borsa.

Gli appuntamenti negli USA per i mercati finanziari

La settimana americana comincerà di fatto martedì, visto che il 16 febbraio si celebra il Presidents Day e i mercati finanziari saranno chiusi. Ma da martedì in poi comincerà un'intensa pubblicazione innanzitutto di utili societari da parte di aziende quotate a Wall Street. Spiccano Walmart, Warner Bros, Discovery, Moody's.

Per i mercati finanziari c'è poi l’importante appuntamento con i verbali di politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale Americana a gennaio ha lasciato il tasso di interesse fermo, dopo i tre tagli dello scorso anno. Gli ultimi dati macro hanno mostrato un'economia resiliente.
Questa settimana verrà pubblicata una stima del PIL del quarto trimestre e l'indicatore di inflazione preferito dalla Fed, ovvero l'indice dei prezzi PCE core.

Cosa ci attende in Europa

Numerose appuntamenti macroeconomici sono in calendario nel Vecchio Continente. Verrà pubblicata l'indagine PMI flash di febbraio nella Eurozona, dal quale ci si aspetta una stabilizzazione dell'attività manifatturiera e una leggera espansione dei servizi. 

Ci saranno inoltre diversi report sull'inflazione e sul mercato del lavoro nel Regno Unito. Nei giorni scorsi i dati di crescita UK inferiori alle aspettative hanno penalizzato la sterlina, che si è mantenuta intorno al livello di 1,36 dollari (si possono consultare le quotazioni aggiornate su qualsiasi forex piattaforma demo).

Il resto del mondo

Nella zona dell'Asia-Pacifico questa settimana ci sarà un grande vuoto lasciato dalla Cina, dove i mercati finanziari saranno chiusi per la settimana del Capodanno Lunare. In Giappone invece gli investitori dovranno valutare numerosi indicatori economici, tra i quali spicca il PIL preliminare del quarto trimestre.
Occhio ai verbali dell'ultima riunione della reserve Bank of Australia e ai dati commerciali della Nuova Zelanda, dove si riunisce anche la Reserve Bank.

mercoledì 11 febbraio 2026

Consumi alimentare e sprechi, buttiamo via una montagna di cibo ogni anno

Il fenomeno degli sprechi alimentari deve farci riflettere per via dell'impatto ambientale, sociale ed economico che ha. Una larga fetta dei nostri consumi in realtà finisce nella pattumiera, e il conto a fine anno è pesantissimo.

Gli sprechi sui nostri consumi alimentari

Secondo un rapporto dell'osservatorio Waste Watcher International, ogni anno in Italia buttiamo via cinque milioni di tonnellate di cibo. Significa circa 13 miliardi e mezzo di euro di prodotti alimentari che anziché finire effettivamente nei nostri consumi, finiscono nella pattumiera.

Nel corso del 2025 ogni cittadino italiano ha sprecato in media poco più di mezzo chilo di cibo ogni settimana. Sebbene ci sia una riduzione di circa il 18% rispetto all'anno precedente, restiamo ben oltre la media europea e ancor più lontani dall'obiettivo fissato dall'agenda ONU per il 2030.

Dove si spreca di più e di meno

La maglia nera dello spreco va al Sud e alle Isole, dove si buttano circa 630 grammi di cibo a testa, rispetto ai 515 grammi del Nord e ai 490 del Centro Italia, la zona più virtuosa.
Nell'indagine sugli sprechi viene evidenziato come i consumi delle famiglie siano programmati meglio per evitare gli sprechi, confermando una maggiore attenzione dei nuclei con figli alla pianificazione dei propri acquisti.

Un conto salato anche a livello economico

Lo spreco alimentare ha un impatto economico enorme. Come abbiamo detto si buttano circa 13 miliardi e mezzo di euro di cibo. Basta pensare che quasi il 30% del cibo che viene preparato, alla fine non finisce tra i nostri consumi. Il 17% rimane nei piatti e il 13% finisce ancora integro nella pattumiera senza essere recuperato.

Il costo di questa pratica scriteriata è anche indiretto, perché circa un terzo del cibo che viene sprecato contribuisce a 10% delle emissioni protagoniste del climate change, e quindi contribuiscono agli eventi climatici estremi che provocano enormi danni (lo scorso anno 12 miliardi di euro di perdite agricole). In questo senso il problema è doppio: non solo c'è un danno economico ma anche un danno a livello ambientale.