mercoledì 15 aprile 2026

Commercio internazionale, il ritorno alla normalità potrebbe richiedere dei mesi

Ancora non si vede la parola fine al conflitto in Medio Oriente. Ma anche se dovesse concretizzarsi in tempi brevi questo auspicabile epilogo, per il commercio internazionale le conseguenze della lunga chiusura dello Stretto di Hormuz dureranno ancora parecchio tempo.

Un fardello per il commercio internazionale

La chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale ha portato delle conseguenze pesantissime e chiaramente visibili per il commercio internazionale. Del resto un quinto del petrolio e GNL mondiale passa di là. 

Non stupisce allora che, dopo l'inizio del conflitto, il prezzo del petrolio sia schizzato più volte oltre 100 dollari, con brusche cadute quando si è sperato in un cessate il fuoco e feroci risalite con il ritorno al pessimismo. E ciò è avvenuto nonostante l'OPEC+ abbia deciso di alzare le quote produttive.

Tempi lunghi per la normalizzazione

Al di là di quello che accadrà nel breve periodo, gli esperti del settore marittimo ritengono che per ripristinare il traffico navale lungo lo stretto di Hormuz servirà molto tempo, e quindi gli effetti sul commercio internazionale saranno ancora duraturi. 

In primo luogo perché la fiducia nel transito in sicurezza richiederà molto tempo per essere ripristinata. Molti armatori non saranno disponibili a utilizzare questa via di transito ancora per un bel po' di tempo. Troppo rischioso.

Del resto anche lo scorso anno le azioni terroristiche degli Houthi nello Yemen provocano brusche interruzioni del Mar Rosso, e a distanza di 3 mesi dagli accordi raggiunti con i ribelli ancora il traffico in quell'area non è stato del tutto ripristinato.

Petroliere parcheggiate in attesa di notizie

Nel frattempo che si aspettano notizie confortanti, una marea di petroliere attende al largo del Golfo in attesa di autorizzazione al transito. Stabilire quante ce ne siano è impossibile, perché molte hanno disattivato i transponder per evitare le minacce provenienti dall'Iran. Ad ogni modo sono sicuramente più di 400 tra petroliere e navi metaniere.

giovedì 9 aprile 2026

Banca Unicredit riceve un altro "no" dalla Germania

Arriva un altro parere negativo da parte di Commerzbank nei confronti di Unicredit. Il progetto di integrazione con la banca italiana continua a non piacere ai tedeschi, che ribadiscono che l'unica soluzione è quella Stand Alone. Il consiglio di amministrazione di Commerzbank, continua a non vedere le basi per una fusione.

L'OPS italiana e la reazione dell'altra banca

La battaglia tra i due istituti è in corso ormai da diverso tempo, e si costantemente di nuovi capitoli. E i segnali in tempo reale continuano a non essere incoraggianti. Di recente Unicredit ha promosso un'offerta pubblica di scambio, chiedendo l'autorizzazione per spingersi oltre il 30% della banca tedesca senza però acquisirne il controllo.

Dall'altra parte c'è però la ferma resistenza di Commerzbank, che ha rigettato ancora una volta la proposta della banca italiana. E lo ha fatto ancora tra le polemiche. Alle accuse di Unicredit di aver alzato una specie di muro al dialogo, l'istituto tedesco risponde dicendo l'esatto opposto e sottolineando di aver avuto "diversi incontri" con i rappresentanti della banca italiana, ma che i comportamenti di Unicredit rendono difficile la costruzione di un rapporto ispirato dalla reciproca fiducia che sarebbe la base necessaria per una transazione di successo.

Il secco NO di Commerzbank

Secondo Commerzbank le operazioni proposte da Unicredit non hanno dimostrato un potenziale di creazione di valore sufficiente. L'istituto tedesco inoltre ritiene che parte del potenziale illustrato dall'istituto guidato da Orcel potrebbe essere realizzato in autonomia, restando indipendente. Insomma, non ci sarebbe alcun beneficio per Commerzbank, che sotto la guida di Bettina Orlopp ha registrato una crescita dei ricavi del +5,4%, un utile per azione di 2,39 euro e un prezzo obiettivo degli analisti a 37,75 euro, al di sopra della quotazione attuale nell'indice GER40 DAX.

Unicredit e l'aumento di capitale

Mentre la partita tra i due istituti continua, Unicredit si prepara ad affrontare l'assemblea per l'aumento di capitale all'inizio di maggio. Un aumento che servirà proprio a finanziare l'acquisizione di azioni Commerzbank (l'isituto ha accumulato nel corso degli ultimi mesi una quota di circa il 28% in Commerzbank, diventando il primo azionista della banca tedesca). L'operazione porterà l'emissione di azioni ordinarie per un massimo di 470 milioni.

martedì 7 aprile 2026

Investimenti dell'agricoltura italiana, il Nord corre mentre il Sud rimane indietro

L'innovazione non è una componente fondamentale soltanto per le aziende tecnologiche, ma anche per i settori economici più tradizionali come l'agricoltura, che rappresenta un pilastro della nostra economia. Per questo gli investimenti che mirano ad aumentare l'efficienza e la resa produttiva sono sempre necessari. Tuttavia questo processo resta ancora lento e disomogeneo.

Il rapporto tra agricoltura italiana e investimenti

La situazione della innovazione dell'agricoltura italiana è stata fotografata da un report diffuso da Istat alla fine di febbraio. Da questo documento emerge che soltanto il 12% delle aziende agricole ha fatto investimenti nell'innovazione, mentre il resto degli operatori è rimasto colpevolmente indietro.

Quello più evidente per è la forte spaccatura soprattutto tra Nord e Sud. Infatti nelle aree settentrionali del paese c'è la maggior parte delle aziende che puntano sulla innovazione. Al nord-est il 24,5% del totale, a nord-ovest il 19,4% del totale. Più indietro invece ci sono le aziende che fanno investimenti in innovazione al Centro, al Sud e nelle Isole.

Spinte innovativa e dimensione aziendale

Il report fa emergere una forte correlazione tra la dimensione dell'azienda e la spinta innovativa. La propensione infatti è molto bassa tra le piccole aziende, ossia quelle fino a 10 ettari. Invece cresce fino al 34,6% tra quelle di grandi dimensioni, che superano i 50 ettari. Gli investimenti nelle innovazioni sono poi molto più diffusi nelle aziende agro-zootecniche, che integrano coltivazione e allevamento.

Obiettivi degli investimenti

C'è un panorama abbastanza ampio degli obiettivi ai quali si mira attraverso gli investimenti in innovazione. Se in generale lo scopo principale per tutti è quello di migliorare la produttività, con l'innovazione ci sono altri problemi che si mira a risolvere. Ad esempio fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico e aumentare la resilienza operativa di fronte alla scarsità di risorse . grande importanza viene data anche all'erosione del suolo e alla gestione delle risorse idriche, ma anche alla sicurezza alimentare.