Il rapporto degli italiani con la propria occupazione non è dei migliori. Si capisce da un'indagine condotta da Censuwide per Indeed, dalla quale emerge che ben sette su dieci cambierebbero volentieri il proprio lavoro. Nella maggior parte dei casi però diversi fattori finiscono per lasciare questo desiderio puramente come tale.
Chi vorrebbe cambiare lavoro
Il desiderio di cambiare il proprio posto di lavoro è manifestato dal 69% degli intervistati. Addirittura il 26% di chi ha già un posto (tempo pieno o part time non fa differenza) afferma che il cambiamento della propria preoccupazione è un pensiero costante.
Ci sono diverse sfaccettature all'interno di questa grande fetta di lavoratori che desidera un cambiamento. Un terzo sogna una carriera in costante evoluzione, mentre circa una persona su 7 vorrebbe cambiare completamente il settore, almeno una volta nella vita. Una persona su dieci invece cambierebbe settore più volte nell'arco della propria vita lavorativa. Il 40% degli intervistati ha in mente un percorso professionale ideale che vorrebbe si concretizzasse. Va anche sottolineato che il 28% dei lavoratori intervistati a manifestato una grossa preoccupazione riguardo il proprio futuro lavorativo a lungo termine.
Cambiare, ma per andare dove?
Se il desiderio di cambiamento è estremamente diffuso, ci sono alcuni settori lavorativi che sono preferiti rispetto ad altri in caso di cambiamento. Il posto di lavoro più ambito è quello nella pubblica amministrazione, visto che lo vorrebbe un terzo degli intervistati. Il 26% desidera un posto nel settore vendite e il 23% nell’informatica, seguono logistica e settore manifatturiero.
A proposito di lavoro, sai che in Italia lo svolgiamo 5 anni in meno rispetto al resto d'Europa?
Cosa frena il cambiamento
Per molti lavoratori il desiderio di cambiamento è destinato a rimanere tale, perché un tentativo concreto di cambiare il proprio posto di lavoro neppure lo farà mai.
Il motivo non è unico, ma ce ne sono diversi che agiscono insieme. Il freno maggiore è la propria età, seguita dalla prospettiva di ricominciare tutto da capo. Questi due aspetti sono indicati da un terzo dei lavoratori. Circa un quinto ha invece paura di fallire nel nuovo lavoro, mentre un quarto sente il peso dell'incertezza finanziaria che deriverebbe dal cambiamento (specia i giovani neolaureati che hanno retribuzioni già basse).
Le responsabilità familiari sono il fattore frenante per un lavoratore su cinque, anche perché nella maggior parte dei casi vive senza lavoro, anche soltanto per un paio di mesi, metterebbe seriamente a rischio la tenuta finanziaria del proprio nucleo familiare. Del resto siamo in un Paese dove quasi metà reddito se ne va per le spese obbligate a causa dei costi sempre più alti.
I fari del mercato saranno puntati soprattutto sugli Stati Uniti, dove la settimana sarà più breve perché lunedì è giorno di festività del Labor Day. Tuttavia c'è un appuntamento fondamentale per gli investitori con i dati riguardanti l'inflazione di agosto, che dovrebbero fornire un ultimo importante tassello per immaginare cosa farà la Federal Reserve il prossimo 16 settembre.
Nei prossimi giorni i dati economici più attesi negli Stati Uniti sono quelli relativi al mercato del lavoro. I Non Farm Payrolls verranno pubblicati venerdì e si prevede che l'economia a stelle e strisce abbia creato 45 mila posti di lavoro nel mese di agosto, dopo l'inattesa marcia indietro di luglio. Ci si attende una leggera salita del tasso di disoccupazione e dei salari orari medi.