martedì 10 marzo 2026

Aziende agricole del Mezzogiorno sempre più sotto pressione

Sono tantissime e rappresentano un elemento fondamentale per la nostra economia. Proprio per questo il grido di aiuto di molte aziende agricole del Mezzogiorno deve essere ascoltato. L'agricoltura sta facendo i conti con problemi che non sono più congiunturali bensì strutturali, e che mettono sotto pressione l'intero sistema produttivo.

Le difficoltà delle aziende agricole del Mezzogiorno

Il problema fondamentale delle aziende agricole del Mezzogiorno, che nella maggior parte dei casi sono piccole e medie imprese, è la scarsità dell'elemento più importante per produrre: l'acqua. Le imprese si trovano da tempo a dover fare i conti con una siccità che non è più un fenomeno climatico di tipo straordinario, ma un elemento strutturale frenante della produzione. 

In molte zone del Meridione l'acqua è quasi un bene di lusso per le imprese, perché è diventata troppo costosa. In alcuni casi addirittura viene proprio a mancare.

La preoccupante evoluzione degli ultimi anni

Le stagioni negli ultimi anni si sono fatte sempre più secche vengono, soprattutto al Sud. Le aziende agricole devono razionalizzare l'acqua disponibile oppure ricorrere a pozzi privati o sistemi di pompaggio, che sono energivori e quindi molto costosi.. Tutto ciò comporta un aumento dei costi operativi, che già sono sotto pressione per via dei rincari energetici e dell'aumento dei prezzi di molte materie prime.

In un contesto così difficile, la sopravvivenza passa necessariamente per l'innovazione. Ma scegliere questa strada costa, e le aziende in gran parte non possono permettersi ulteriori spese, specialmente quelle che sono alle prese con la scarsità di acqua. Ecco perché si dice che l'agroalimentare avrebbe bisogno anche della finanza.

Qualche numero

Negli ultimi cinque anni soltanto di 12% delle aziende agricole ha realizzato interventi di tipo innovativo. Ma mentre al Nord la percentuale è praticamente doppia rispetto alla media nazionale (si arriva al 24,5%), al mezzogiorno invece si dimezza e crolla al 6,2%. 

Il paradosso è che proprio nelle zone dove gli investimenti servirebbero di più, si finisce per farlo di meno. C'entra anche un fattore strutturale, visto che la capacità di vestire è una prerogativa soprattutto di grandi aziende, che si trovano per lo più al Nord, mentre al Mezzogiorno troviamo imprese di piccole e medie dimensioni, con realtà di piccola scala e con poca capacità di innovare.

mercoledì 4 marzo 2026

Prezzo del petrolio, impennata con la guerra in Medio Oriente

Le prime conseguenze di quanto sta accadendo in Iran le stiamo vedendo in questi giorni e riguardano il prezzo del petrolio, che sta salendo rapidamente e secondo alcuni osservatori anche toccare 100 dollari al barile nelle prossime settimane.

Iran, lo stretto di Hormuz e il prezzo del petrolio

Le autorità iraniane hanno deciso di reagire all'attacco Israelo-americano che ha portato all'uccisione di Khamenei chiudendo lo stretto di Hormuz, l'arteria marittima strategica del Golfo Persico. Lo stretto è un corridoio vitale che collega il Golfo con i mercati in Asia, Europa e Nord America. E' stato definito dall'Energy information administration statunitense (Eia), "uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo".

La chiusura di questo passaggio comporta che i commerci devono adeguarsi e cercare altre vie di transito. Secondo alcuni recenti dati sono oltre 150 le petroliere che hanno gettato l'ancora nelle acque aperte del Golfo, e molte altre restano ferme dall'altra parte dello Stretto perché impossibilitate a navigare in sicurezza. Ogni giorno da lì passano circa 20-25 milioni di barili di petrolio, ossia un quarto del mercato globale. Inevitabilmente il prezzo del petrolio risente pesantemente per questa chiusura (per quotazioni aggiornate si vedano opzioni binarie broker No ESMA).

Anche il gas si mette a correre

Accanto all'effetto negativo sul prezzo del petrolio, ci sono problemi seri anche per le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), perché anche il 20% di esso transita da qui ed è una commodity fondamentale per l'Europa. Il rischio concreto quindi è una impennata dei costi dell'energia e di conseguenza una fiammata dell'inflazione. Ecco perché molti hedge fund piu grandi al mondo stanno riposizionando i loro asset.

Anche il commercio ne risente

L'importanza dello stretto di Hormuz non riguarda soltanto l'energia, ma in generale il commercio e di conseguenza le intere catene di approvvigionamento globale. Si stima che circa un sesto dell'intero commercio globale dovrà essere ridisegnato, e in ogni caso si svilupperà secondo tempi più lunghi a causa delle nuove rotte da battere.
Il timore più grande riguarda una nuova forte fiammata dell'inflazione, che potrebbe salire in misura dello 0,3-0,7% nel prossimo semestre in Europa.

lunedì 2 marzo 2026

Costo per l'energia, perché in Italia stiamo messi così male?

Uno dei problemi maggiori degli ultimi anni per imprese e famiglie è senza dubbio riuscite a sostenere il costo per l'energia, che in Italia è sempre più pesante. La bolletta elettrica italiana è tra le più care del vecchio continente, e neanche di poco.

La zavorra pesante del costo per l'energia

A parità di consumi, famiglie e imprese italiane si trovano a dover sostenere un costo per l'energia sensibilmente più elevato rispetto agli altri membri dell'Unione Europea. E con la crisi in Medioriente dopo l'attacco USA-Israele all'Iran, le cose potrebbero rapidamente peggiorare.

Ma va detto che il costo per l'energia così alto non è un fenomeno temporaneo, ossia di una distorsione di mercato legata a fattori contingenti (come fu con la crisi post Covid), bensì delle conseguenze di una struttura di mercato che sconta scelte sbagliate sia in ambito Nazionale che in ambito europeo.

La formazione del prezzo

Il primo elemento che incide pesantemente sul costo dell'energia riguarda il modo in cui si forma il prezzo all'ingrosso. Il prezzo dell'elettricità viene determinato dall'ultima tecnologia sfruttata per soddisfare la domanda, quasi sempre il gas naturale. Questo significa che, anche quando si utilizza una fonte rinnovabile, la remunerazione avviene allo stesso prezzo della fonte più cara

Siccome in Italia la produzione del sistema elettrico si fonda quasi integralmente sul gas, il costo finale sarà strutturalmente più elevato (e molto esposto alla volatilità dei mercati internazionali).

Il mix energetico nazionale

Un altro problema per il nostro paese è la configurazione del mix energetico che abbiamo scelto. Da decenni abbiamo rinunciato alla fonte nucleare, e siamo stati bravi a ridurre l'uso del carbone a poco più che marginale. Tuttavia avremmo dovuto investire nelle rinnovabili molte pià risorse, e non averlo fatto ci ha resi fortemente dipendenti dall'estero per quanto riguarda le fonti energetiche. Non accade così per altri paesi europei, che possono contare su fonti produttive più diversificate, che fungono anche da stabilizzatore dei prezzi.

Il sistema europeo

Un altro problema riguarda il meccanismo europeo delle emissioni di CO2. Senza entrare in tecnicismi, diciamo solo che le centrali elettriche trasferiscono il costo delle emissioni direttamente sul prezzo dell'elettricità, indipendentemente dalla fonte utilizzata per produrla. Per il nostro paese questo si traduce in un costo molto più elevato (tralasciamo poi il discorso sui reali benefici in termini ambientali e un sistema del genere dovrebbe assicurare).