Lo scorso fine settimana si è riunito il cartello dei produttori di greggio, che ha deciso di approvare un incremento della produzione a partire da settembre, azzerando definitivamente i tagli volontari che vennero decisi nel 2023.
La decisione dei produttori di greggio
L'aumento delle quote produttive voluto dall'OPEC sarà di 188.000 barili al giorno, un livello simile a quello dei mesi scorsi.
La scelta dei produttori di greggio arriva in un momento estremamente delicato per il mercato petrolifero. Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato un'interruzione delle forniture globali di petrolio, innescando un rialzo del prezzo. Il barile è giunto anche oltre 100 dollari prima di ripiegare leggermente, ma la quotazione rimane comunque molto elevata. In generale per gli investitori c'è sempre la guerra nel golfo a dettare la linea.
La strategia di tagli cominciata 3 anni fa
Il cartello dei produttori decise di effettuare dei tagli volontari di 1,65 milioni di barili al giorno tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023, perché a quel tempo la situazione del mercato era completamente diverso. L'eccesso produttivo infatti aveva provocato una feroce erosione del prezzo, tanto da indurre l'OPEC a varare delle mosse senza precedenti. A partire dal 2025 la strategia è cambiata, con una graduale reintroduzione del petrolio sul mercato.
Lo scenario volatile
Va detto che il contesto geopolitico che stiamo vivendo da alcuni mesi ha reso gli aumenti mensili voluti dall'OPEC soprattutto una misura teorica, dal momento che il problema non è la produzione di greggio bensì il suo trasporto in giro per il mondo. Centinaia di petroliere sono ancora ferme al largo dello Stretto di Hormuz con il loro carico.
Le preoccupazioni dei produttori di greggio
Vanno evidenziati due motivi di preoccupazione per il cartello dei produttori di greggio. Il primo è la gestione delle forniture una volta che questa situazione di emergenza geopolitica sarà terminata. Il rischio di trovarsi di fronte ad un forte surplus di offerta, quindi un crollo del prezzo, è molto elevato. Inoltre il ritorno del commercio alla normalità potrebbe richiedere dei mesi.
Il secondo fattore di preoccupazione riguarda le infrastrutture energetiche che sono state danneggiate in Iran, che richiederanno molto tempo per essere riparate. Ciò impatterà sull'offerta globale di greggio.
A tal proposito ricordiamo che l'OPEC sta effettuando una revisione delle capacità di produzione dei suoi paesi membri, allo scopo di definire le linee produttive del 2027.

