L'attuale situazione del mercato delle valute digitali pone numerosi interrogativi agli investitori. Settimana scorsa il prezzo di Bitcoin si è affacciato sotto la soglia dei 60mila dollari, toccando il livello più basso dalla fine del 2024. Questo periodo di debolezza impone prudenza e pone una serie di interrogativi a chi vuole investire nelle cripto.
La discesa della regina delle valute digitali
Rispetto al suo record di quasi 125 mila dollari, la regina delle cripto-valute più scambiate ha perso oltre il 50% in pochi mesi, tornando sui livelli che aveva prima che fosse eletto Donald Trump alla Casa Bianca, sul finire del 2024.La recente fase di debolezza evidenzia ancora una volta l'elevata volatilità degli asset digitali.
Il Bitcoin non ha una classica copertura attraverso asset fisici o partecipazioni aziendali, ma la sua quotazione è frutto puramente della interazione di domanda e dell'offerta. Nonostante questo viene percepito come un bene strategico, tanto da essere utilizzato da molte aziende come strumento di riserva.
I precedenti scivoloni di Bitcoin
Se analizziamo i precedenti storici, il calo attuale di Bitcoin fa quasi sorridere visto che ci sono state situazioni decisamente più allarmanti. Il calo più eclatante nella storia di Bitcoin è stato di circa l'83%. Ma la regina delle valute digitali ha subito flessioni superiori al 60% in più di un'occasione. Non è roba per investitori prudenti. Ad esempio, non a caso per investire italiani scelgono il mattone.
Cosa ci riserva il futuro?
Chiaramente quello che interessa agli investitori e prevedere fin dove questa correzione attuale potrà spingersi. La situazione attuale rimane tesa perché il boom dei mercati speculativi alternativi e l'imminente Ipo di SpaceX potrebbero causare ulteriori turbolenze sul mercato delle criptovalute.
Va detto che non è neppure la prima volta che correzioni di vasta portata sulla regina delle cripto siano state poi seguite da importanti rimbalzi, spesso anche duraturi. Insomma il crollo dei prezzi comporta rischi notevoli, ma non necessariamente segna la fine di una tendenza crescente di lungo periodo. Gli investitori si augurano che sia così anche questa volta.



