giovedì 23 aprile 2026

Consumi in calo e frenata della produzione, impatto shock della guerra sull'Italia

Il conflitto scatenato nel Golfo dagli Stati Uniti di Trump qualche settimana fa rischia di avere un impatto feroce sull'economia in generale ed anche su quella italiana. Consumi, risparmio, investimenti risentiranno notevolmente di quanto sta succedendo in Medio Oriente.

L'analisi della situazione e l'impatto sui consumi

La fotografia della situazione attuale è stata scattata dal Centro Studi di Confindustria, che ha illustrato la congiuntura flash di aprile, evidenziando che lo scenario economico italiano è notevolmente peggiorato. Gli effetti del conflitto in Medio Oriente già stanno diventando visibili, e la discesa della fiducia delle famiglie anticipa la forte frenata che ci sarà nei consumi.

Secondo Confindustria ciò che sta succedendo in Medio Oriente, ma in particolar modo lo shock energetico provocato dalla guerra, innescherà una serie di effetti che saranno pesanti per l'economia italiana. Oltre alla frenata dei consumi, ci aspetta un rialzo dei tassi sovrani e un abbassamento delle attese sull'industria, proprio quando cercava di risalire e faticosamente. Inoltre ci sarà una forte frenata nel settore dei servizi.

I dati evidenziano i primi scricchiolii

Il Centro Studi sottolinea che gli ultimi dati macroeconomici più importanti, quelli congiunturali, forniscono un segnale di tenuta da parte degli investimenti ma il tasso di risparmio è sceso poco sopra il livello pre-pandemico. Inoltre le vendite al dettaglio si sono contratte, soprattutto per quanto riguarda i beni alimentari. La produzione industriale è aumentata a malapena, mentre il turismo ha subito una brusca frenata a causa della guerra.

L'impatto dei costi energetici

Uno degli elementi di maggiore criticità è l'aumento delle bollette energetiche che grava sulle imprese italiane. Se la guerra dovesse finire In tempi rapidi, le imprese pagherebbero comunque 7 miliardi di euro in più in bolletta quest'anno. A risentirne sarebbero chiaramente soprattutto le piccole e medie imprese

Ben peggiore è lo scenario se la guerra dovesse andare avanti per tutto il 2026. In quel caso le aziende pagherebbero circa 21 miliardi in più, ma anche le famiglie subirebbero un fortissimo contraccolpo che innescherebbe un crollo dei consumi.

lunedì 20 aprile 2026

Mercati finanziari, sarà un'altra settimana vissuta col fiato sospeso

Ci aspetta un'altra settimana all'insegna dell'incertezza sui mercati finanziari globali. A dominare la scena sarà ancora una volta il Medio Oriente, dove gli ultimi sviluppi non sono stati positivi ed hanno riacceso i timori riguardo al futuro dell'economia.

Il Medio Oriente resta il driver principale dei mercati finanziari

L'ottimismo che aveva caratterizzato la settimana scorsa è stato nuovamente messo in discussione dagli ultimi eventi, che hanno riacceso i timori di una pace che resta ancora lontana. Nel frattempo la certezza è che il traffico nello Stretto di Hormuz è nuovamente congelato, e ciò spinge subito in alto i prezzi del petrolio. 

Il Brent si è riavvicinato a 95 dollari, il WTI è tornato a intravedere la soglia dei 90 dollari (si consiglia di analizzare questo asset con la strategia Heikin Ashi intraday).
Ciò che è certo è che qualsiasi cosa accadrà sul fronte mediorientale continuerà ancora ad influenzare l'andamento dei mercati nei prossimi giorni.

Il calendario macro

Intanto gli investitori avranno anche una serie di dati macroeconomici da tenere sotto controllo.
Negli Stati Uniti verranno pubblicati il report sulle vendite al dettaglio di marzo e gli indici PMI preliminari di aprile. Sarà ascoltata con attenzione anche la testimonianza al Congresso di Kevin Warsh, candidato alla presidenza della Fed.

Europa e resto del mondo

Nel vecchio continente l'attenzione si focalizzerà soprattutto sugli indici PMI preliminari della Eurozona. I mercati finanziari si aspettano un andamento più debole sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi. È atteso un peggioramento anche dell'indice ZEW in Germania. Nel Regno Unito sarà una settimana molto intensa con diversi dati chiave in uscita, tra i quali spiccano inflazione e lavoro. Sempre in Europa sono attese le decisioni sui tassi di interesse in Turchia e Russia.

La settimana in Cina si caratterizza per la decisione della Banca Popolare Cinese sui tassi di interesse a 1 e 5 anni. Secondo gli esperti dei mercati finanziari l'istituto manterrà comunque tutto invariato. In Giappone l'attenzione sarà sui dati commerciali di marzo.

La stagione delle trimestrali

Mentre i futures sul mercato azionario statunitense sono diminuiti di quasi l'1%, evidenziando che il sentiment si deteriora, i fari del mercato rimarranno accesi ancora su Wall Street. Nei prossimi giorni continuerà infatti la pubblicazione dei risultati aziendali trimestrali da parte di alcune delle aziende famose nel mondo. Grande interesse per i conti di Tesla, Intel, GE Aerospace, American Express.

mercoledì 15 aprile 2026

Commercio internazionale, il ritorno alla normalità potrebbe richiedere dei mesi

Ancora non si vede la parola fine al conflitto in Medio Oriente. Ma anche se dovesse concretizzarsi in tempi brevi questo auspicabile epilogo, per il commercio internazionale le conseguenze della lunga chiusura dello Stretto di Hormuz dureranno ancora parecchio tempo.

Un fardello per il commercio internazionale

La chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale ha portato delle conseguenze pesantissime e chiaramente visibili per il commercio internazionale. Del resto un quinto del petrolio e GNL mondiale passa di là. 

Non stupisce allora che, dopo l'inizio del conflitto, il prezzo del petrolio sia schizzato più volte oltre 100 dollari, con brusche cadute quando si è sperato in un cessate il fuoco e feroci risalite con il ritorno al pessimismo. E ciò è avvenuto nonostante l'OPEC+ abbia deciso di alzare le quote produttive.

Tempi lunghi per la normalizzazione

Al di là di quello che accadrà nel breve periodo, gli esperti del settore marittimo ritengono che per ripristinare il traffico navale lungo lo stretto di Hormuz servirà molto tempo, e quindi gli effetti sul commercio internazionale saranno ancora duraturi. 

In primo luogo perché la fiducia nel transito in sicurezza richiederà molto tempo per essere ripristinata. Molti armatori non saranno disponibili a utilizzare questa via di transito ancora per un bel po' di tempo. Troppo rischioso.

Del resto anche lo scorso anno le azioni terroristiche degli Houthi nello Yemen provocano brusche interruzioni del Mar Rosso, e a distanza di 3 mesi dagli accordi raggiunti con i ribelli ancora il traffico in quell'area non è stato del tutto ripristinato.

Petroliere parcheggiate in attesa di notizie

Nel frattempo che si aspettano notizie confortanti, una marea di petroliere attende al largo del Golfo in attesa di autorizzazione al transito. Stabilire quante ce ne siano è impossibile, perché molte hanno disattivato i transponder per evitare le minacce provenienti dall'Iran. Ad ogni modo sono sicuramente più di 400 tra petroliere e navi metaniere.