Ancora non si vede la parola fine al conflitto in Medio Oriente. Ma anche se dovesse concretizzarsi in tempi brevi questo auspicabile epilogo, per il commercio internazionale le conseguenze della lunga chiusura dello Stretto di Hormuz dureranno ancora parecchio tempo.
Un fardello per il commercio internazionale
La chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale ha portato delle conseguenze pesantissime e chiaramente visibili per il commercio internazionale. Del resto un quinto del petrolio e GNL mondiale passa di là. Non stupisce allora che, dopo l'inizio del conflitto, il prezzo del petrolio sia schizzato più volte oltre 100 dollari, con brusche cadute quando si è sperato in un cessate il fuoco e feroci risalite con il ritorno al pessimismo. E ciò è avvenuto nonostante l'OPEC+ abbia deciso di alzare le quote produttive.
Tempi lunghi per la normalizzazione
Al di là di quello che accadrà nel breve periodo, gli esperti del settore marittimo ritengono che per ripristinare il traffico navale lungo lo stretto di Hormuz servirà molto tempo, e quindi gli effetti sul commercio internazionale saranno ancora duraturi.
In primo luogo perché la fiducia nel transito in sicurezza richiederà molto tempo per essere ripristinata. Molti armatori non saranno disponibili a utilizzare questa via di transito ancora per un bel po' di tempo. Troppo rischioso.
Del resto anche lo scorso anno le azioni terroristiche degli Houthi nello Yemen provocano brusche interruzioni del Mar Rosso, e a distanza di 3 mesi dagli accordi raggiunti con i ribelli ancora il traffico in quell'area non è stato del tutto ripristinato.
Petroliere parcheggiate in attesa di notizie
Nel frattempo che si aspettano notizie confortanti, una marea di petroliere attende al largo del Golfo in attesa di autorizzazione al transito. Stabilire quante ce ne siano è impossibile, perché molte hanno disattivato i transponder per evitare le minacce provenienti dall'Iran. Ad ogni modo sono sicuramente più di 400 tra petroliere e navi metaniere.


