giovedì 29 dicembre 2016

Mercati valutari: il cross Usd-Jpy aggrappato al rapporto Trump-Giappone

Dopo aver volato per diverse settimane, il dollaro si concede una pausa e ritraccia nel Forex market. Il biglietto verde oggi arretra sui mercati valutari nei confronti di tutte le altre monete, e se ieri il Dollar Index aveva sfiorato i massimi da 14 anni di 103,65 punti, oggi ferma la corsa e viaggia su valori più contenuti (102,81 punti). Questo però non mina affatto i dati notevoli messi assieme nel corso del 2016, durante il quale l'indice del dollaro ha guadagnato circa il 4,5%, con una marcata accelerazione subito dopo l'elezione presidenziale di Trump dello scorso 8 novembre.

Il rapporto dollaro-yen nei mercati valutari

yen-giapponeE proprio Trump diventa uno dei fattori cruciali specialmente per uno dei cross più negoziati dagli investitori, ovvero quello tra USD e JPY., anche perché in ballo ci sono una valuta base e una valuta quotata molto importanti. Nel corso degli ultimi mesi, il nuovo presidente USA ha più volte accusato proprio il Giappone (assieme ad altri paesi) di aver volontariamente svalutato la propria moneta per ottenere dei vantaggi competitivi.

Il dollaro fa una piccola marcia indietro

Intanto, il cross Usd-Jpy dopo aver vissuto un anno isterico (crollo nella prima parte, ripresa vertiginosa negli ultimi mesi) ha oggi arrestato la corsa. In base ai dati sappiamo che il dollaro sta ritracciando. Dopo essere salito fino a 117,81 yen, oggi è andato in discesa perdendo anche lo 0,8% a 116,23 yen, per poi riguadagnare parzialmente terreno. A favorire il ritracciamento sono stati gli ultimi dati sulle vendite di case e una solida asta di titoli di Stato. Secondo BNP, sul forex lo yen scenderà nel 2017.

Trump e il Giappone

Come detto, però, è soprattutto l'evoluzione dei rapporti tra Trump e il Giappone a fare da ago della bilancia di questo cross del Forex. Gli investitori hanno bene a mente le promesse di stimoli fiscali da parte di Trump, nonché il già accennato fastidio del nuovo presidente per la politica di svalutazione volontaria da parte delle autorità monetarie giapponesi.
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martedì 27 dicembre 2016

Banche: per MPS doccia fredda dalla Germania e dalla BCE

La Germania punta i piedi e si mette di traverso lungo il percorso per il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena, nello stesso giorno in cui anche la Bce gela gli entusiasmi e sostiene che l'istituto più vecchio d'Italia ha bisogno di ben 8,8 miliardi di euro invece dei 5 previsti dal fallito piano di salvataggio di mercato.

Le critiche dalla Germania e le bordate alle nostre banche

monte paschi sienaRicordiamo che per Banca Monte Paschi il salvataggio era possibile solo a patto ri rispettare 4 condizioni. Però il numero uno della Bundesbank, nonché membro del direttivo BCE, Jens Weidmann, nel corso di una intervista alla Bild ha voluto sottolineare alcuni aspetti riguardanti le procedure di salvataggio pubblico di una banca. In special modo, ha sottolineato come le nuove regole europee relative alle crisi bancarie prevedono che i soldi pubblici possono essere usati soltanto se il cuore della banca da salvare è "finanziariamente sano".

L'attacco della BILD

Sulla base di questo la Bild ha definito MPS come un istituto "sull'orlo della bancarotta" (Banca Monte Paschi si aggrappa allo Stato dopo il fallito tentativo di ricapitalizzare tramite il mercato). Secondo quanto riferisce Weidmann, i denari statali sono previsti solo come ultima risorsa, e che non possono essere utilizzati per coprire perdite già previste. La domanda che arriva dalla Germania è quindi se una ricapitalizzazione precauzionale sia realmente appropriata, oppure non sia il caso di alzare bandiera bianca e procedere ad una graduale liquidazione.

Piazza pulita

Non solo, le voci dalla Germania sostengono che qualsiasi iniezione di denaro pubblico dovrebbe prevedere che il governo prenda il controllo e avvii una profonda ristrutturazione della banca, e anzi suggeriscono che venga profondamente ripulito l'intero sistema bancario italiano (che in questi giorni si è concentrato sul piano di lavoro Unicredit che porterà al taglio di 6500 lavoratori), eliminando le banche insolventi.

Forex, secondo BNP la sterlina sarà la regina del mercato nel 2017

L'ultima analisi previsionale sul Forex fornita da BNP Paribas si può sintetizzare così: il 2017 sarà l'anno della sterlina, mentre riserverà ancora molte delusioni per lo yen. Ma come giunge a queste conclusioni? Essenzialmente i fattori chiave sono due: la politica monetaria perseguita dalla Bank of Japan, mentre per quel che riguarda la sterlina inciderà la Brexit.

Perché lo Yen andrà in crisi nel Forex

sterlinaRiguardo la valuta nipponica, secondo BNP sarà la valuta più debole tra le monete del gruppo G10 nel 2017. Le previsioni degli analisti BNP dicono che il cambio dollaro-yen, attualmente è a quota 117,4, salirà fino a raggiungere quota 128. Inoltre BNP non si aspetta neppure un recupero dello yen sul dollaro nel corso dell'anno successivo. Invece il deprezzamento della valuta giapponese è destinato a continuare.

Secondo l'analisi di BNP, la Bank of Japan continuerà a lasciare lo yen vulnerabile sotto le pressioni reflazionistiche globali. L'aumento delle aspettative di inflazione a livello mondiale agirà da fattore ribassista sui rendimenti reali giapponesi contro i rendimenti reali nel mondo, svalutando lo yen. Tuttavia non si fa alcun accenno alla mancata partnership UE-Giappone, che ha fallito un altro tentativo.

Perché la sterlina  potrebbe brillare nel Forex

Un destino del tutto opposto è invece pronosticato per la sterlina (GBP). Secondo BNP si preannuncia un 2017 di sovraperformance. Di recente la sterlina è andata giù dopo aver toccato i massimi sul dollaro.
L’economia del Regno Unito dovrà fronteggiare dele sfide importanti nel prossimo anno, in virtù della Brexit. Tuttavia, secondo BNP gli attuali livelli della sterlina rappresentano già le conseguenze dello scenario peggiore per i flussi di capitale del Regno Unito. La cosa quindi è destinata a migliorare. Inoltre la sterlina è scambiata a livelli convenienti al momento rispetto il suo fair value a lungo termine. Non solo, i dati mostrano i mercati emergenti stare gradualmente aumentando le quantità di sterline.

lunedì 26 dicembre 2016

Consumi: per Natale gli italiani hanno speso 2,3 miliardi in cucina

Durante il periodo Natalizio, come era logico immaginare, i consumi sono stati legati per lo più alla cucina. Secondo le rilevazioni di Coldiretti riguardo il Natale, la spesa in cibo è aumentata del 5% per queste feste. Complessivamente, si tratta di una spesa da 2,3 miliardi (per cenone e della Vigilia e pranzo di Natale).

L'analisi dei consumi

consumiC'è anche una statistica riguardante alle modalità con cui gli italiani hanno passato le feste. Il 90% lo ha fatto tra le mura domestiche con parenti e amici. Solo il 10 per cento degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 2 per cento ha optato per gli agriturismi.

In cucina invece, è stato fissato un tempo medio di 3,3 trascorse per la preparazione dei piatti. Il menu è stato improntato a ricette tipiche del made in Italy, mentre calano i cibi esotici e fuori stagione. Tra i grandi classici, cappelletti in brodo, pasta con l’astice, bolliti con le rispettive salse, pizze rustiche e dessert casalinghi.

La spesa media per famiglia

La spesa per il consumo di cibo Natalizio è stata in media di 86 euro a famiglia, che porta l'importo complessivo di tutto lo Stivale e isole a 800 milioni di euro per pesce, carne e salumi; mentre per per spumante, vino ed altre bevande sono 400 milioni. Altri 300 milioni sono stati spesi per dolci mentre 400 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca. Spesa più dirotta per la pasta e il pane (200), 100 milioni di euro per formaggi e uova. Chissà quanti avranno conservato ricevute e scontrini per la lotteria "anti-evasione".

I regali di Natale

E i regali? Per quelli sono stati spesi circa 6 miliardi di euro. Solo il 14% degli italiani non ha ricevuto quest’anno neanche un regalo. Nella metà dei casi, per fare i regali gli italiani hanno stanziato un budget tra i 10 ed i 100 euro, mentre il 27% è salito tra i 100 ed i 200 euro, il 16% è arrivato anche a mille euro. Il 7% è riuscito ad andare anche e oltre come spesa complessiva. Molti hanno fatto le compere in largo anticipo e tramite il commercio noline, ad esempio nel Black Friday di Amazon (da record di vendite).
Tra i regali più gettonati per il Natale 2016 ci sono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l’enogastronomia.

mercoledì 21 dicembre 2016

Mutui: le banche adesso aprono la porta alla "surroga della surroga"

Se la pratica della surroga dei mutui ha avuto un discreto successo, adesso le banche stanno per aprire alla pratica della "surroga della surroga". In sostanza, spostare una seconda volta un vecchio mutuo verso una nuova banca che pratica tassi migliori. Era una pratica malvista dagli istituti fino a poco tempo fa, ma adesso che i soldini scarseggiano si fa qualunque cosa pur di avere denaro.

Il meccanismo della seconda surroga sui mutui

bancaIl tema viene affrontato oggi dal Sole24Ore, che sottolinea come le surroghe abbiano trainato il mercato dei mutui nell'ultimo anno. Grazie a questa leva il mercato è tornato a crescere finendo per superare un monte mutui erogato di 50 miliardi di euro. Per rivedere valori simili occorre tornare a prima della crisi economica del 2008.

Il trend calante dei finanziamenti

Da allora infatti i tassi sono scivolati a picco, e per le famiglie non aveva senso continuare a pagare  cifre astronomiche (4-5%) solo perché l'avevano stipulato in un periodo storico in cui l’inflazione galoppava (oggi l'inflazione è di nuovo negativa in Italia). Ecco allora dove ha trovato terreno fertile la surroga. Il mutuo è stato così considerato al pari di qualsiasi investimento attivo, per i quali si valuta il rendimento e si monitorano i tassi, spostando i capitali là dove conviene.

I surrogatori seriali

Ma la surroga è consentita anche a chi ha già surrogato una volta, visto che i tassi nel 2016 sono ulteriormente scesi? Ebbene, le banche poiché hanno raschiato il fondo del barile con il primo giro di surroghe, adesso pur di erogare mutui (il mercato delle case è in crescita) stanno aprendo le porte anche ai “surrogatori seriali”. La maggior parte delle banche ha introdotto dei criteri di ammissibilità per le surroghe-bis, che può essere concessa in media dopo che è trascorso un periodo minimo di 6 o 12 mesi dalla data di erogazione del precedente mutuo di surroga.

lunedì 19 dicembre 2016

Partnership UE-Giappone, fallisce un altro tentativo. Se ne riparlerà nel 2017

Non è andato a buon fine un altro tentativo per dare la svolta alla partnership commerciale che dovrebbe unire Giappone e Unione Europea. L'accordo di libero scambio (Economic Partnership Agreement) torna così ad essere in stallo.
Il termine di fine 2016 a occhio e croce non verrà raggiunto, come invece era stato auspicato nel corso del G7 di maggio scorso. Per cui se ne riparlerà nel 2017. Cresce però il partito degli scettici, visto che è già da un anno e mezzo che si procede a suon di rinvii.

La lunga strada verso la partnership UE-Giappone

yen-giapponeSecondo quanto riferisce il capo negoziatore UE Mauro Petriccione, a creare lo stallo sono "alcune questioni dove il raggiungimento di un compromesso si sta rivelando più difficile del previsto".

Il Giappone - che nel frattempo ha la preoccupazione dei dati economici che vanno male -  sperava di accelerare il processo durante le trattative “working-level” dell'ultima settimana, in modo da essere la prima a stringere accordi con la UE dopo aver fatto lo stesso con gli USA (anche se Trump ha già detto di voler affossare la Trans-Pacific Partnership).

La nuova scadenza: 2017

Gli accordi con la UE stanno diventando molto più complessi del previsto. Siamo già al 15esimo appuntamento per giungere a un punto di svolta finale che non arriva. Il timore è che si verifichi una rottura sugli accordi commerciali come quella tra UE e Canada.
L'ultimo auspicio è di poter arrivare alla conclusione nei primi mesi del 2017. Bisogna però superare alcuni punti critici: la UE vuole che il Giappone conceda maggiore accesso al mercato agroalimentare (Indicazioni geografiche tipiche comprese), appalti pubblici e servizi, mentre Tokyo chiede la riduzione delle tariffe europee sull'automotive.

venerdì 16 dicembre 2016

Dollaro in frenata nel Forex, le Borse europee respirano. Bene MPS

Dopo aver schiacciato con la sua forza le altre valute, il dollaro oggi s'è concesso una pausa fisiologica dando modo alle altre divise di recuperare leggermente terreno. Rifiatano anche le borse del vecchio continente.

Rallenta la marcia del dollaro

dollaroSul Forex, come abbiamo detto arrivano notizie parzialmente positive per l'euro. In base ai dati della piattaforma Plus500, la moneta unica si porta a 1,045 dollari, dopo i minimi da 13 anni toccati a seguito dell'annuncio da parte della FED di alzare il costo del denaro. Il biglietto verde lascia qualcosa sul campo anche nei riguardi dello yen, a quota 118,19.

Per quanto riguarda le notizie dal fronte macro, l'inflazione dell'Eurozona è vista in leggera ripresa a novembre. I valori sono in linea con le aspettative degli analisti, che erano orientate su un +0,6% su base annua, rispetto allo 0,5% registrato a ottobre. I dati recenti hanno invece evidenziato una inflazione di nuovo negativa in Italia.

Il rimbalzo delle Borse

La pausa del dollaro ha consentito alle Borse europee di rifiatare. A Piazza Affari, Milano che in rialzo dello 0,2%, brilla soprattutto Mps, che ha ricevuto il via libera della Consob per ampliare la conversione dei bond subordinati al pubblico retail. L'offerta rimarrà valida per poco meno di una settimana ancora, fino al 21 dicembre. Restando in tema di banche, nessuna scossa per Unicredit dopo il nuovo piano di lavoro che porterà al taglio di 6500 lavoratori.
Nel resto d'Europa Francoforte arriva allo 0,3%, come Londra. Meglio ancora fa Parigi che gira in rialzo dello 0,5%.

Cosa è successo a Wall Street

Mentre gli esperti si domandano cosa succederà all'economia USA dopo la scelta della FED sui tassi, la seduta di ieri a Wall Street è finita in rialzo: dopo la pausa di mercoledì - quando gli investitori avevano da digerire la revisione al rialzo da parte della Fed del numero di strette previste nel 2017 (a tre, dalle due precedenti) - il rally è ripreso tanto che oggi il Dow Jones si appresta a chiudere la sesta settimana di fila di guadagni, con quota 20mila punti nel mirino.

giovedì 15 dicembre 2016

Multa salata per l'ACI: 3 milioni per aver imposto sovrapprezzo sul bollo auto

Per una volta non sono gli auomobilisti a prendere la multa, ma l'ACI. Ed è una multa salata, visto che ammonta a 3 milioni di euro. A far scattare la sanzione è stata l'Antitrust.

Il motivo della multa

Nei giorni scorsi a finire nel mirino dell'Antitrust erano state Trenitalia e Italo. Stavolta è toccato ad ACI.
Il motivo di questa multa sono le spese aggiuntive che l'Automobil Club Italia applica a chi paga il bollo tramite bancomat e carta di credito. Una disparità di trattamento che viola il Codice del Consumo che sancisce il divieto assoluto di imporre spese aggiuntive ai consumatori per l'utilizzo di determinati strumenti di pagamento.

L'istruttoria e la decisione

Per questo motivo era scattata l'istruttoria da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, al termine della quale è emersa questa violazione di ACI e della sua controllata Aci Informatica S.p.A., applicando l'articolo 62 del Codice. Nello specifico, chi paga la tassa automobilistica con carta di credito o bancomat subisce una commissione di 20 centesimi (con bancomat) e del 1,2% (con carta di credito) che va a sommarsi all'importo fisso di 1,87 euro per il servizio di riscossione del bollo.

Come se non bastasse il fatto che le tariffe assicurazioni RCA crescono del 7,2% rispetto al semestre precedente, ci si metteva pure l'ACI a rendere le cose complicate agli automobilisti.

Il tentativo di ACI di rimediare

Prima che fosse concluso il procedimento, ACI aveva provato a rimediare abbassando la commissione per con carta di credito a 0,75 euro, ma l'Autorità ha precisato che non è il costo del sovrapprezzo a essere il problema, ma l'esistenza di un sovrapprezzo stesso.
Ecco perché è scattata una multa da 2,8 milioni di euro, nonché una sanzione di 200 mila euro in relazione alle modalità ingannevoli con le quali sono state fornite informazioni circa il servizio Bollonet. Certo non è paragonabile alla multa da 166 milioni per Sony, Panasonic e Sanyo (per via delle batterie al litio) ma si tratta comunque di una bella cfra.

martedì 13 dicembre 2016

Lavoro: il nuovo piano Unicredit porterà al taglio di 6500 lavoratori

Olitre a varare il nuovo piano di aumento di capitale, Unicredit procederà a una riorganizzazione che comporterà il taglio di 6500 unità di lavoro dipendente. E' questa la decisione assunta dal Consiglio di amministrazione, il cui piano sarà adesso sottoposto all'approvazione dell'assemblea il prossimo 12 gennaio.

Il piano Unicredit e le ripercussioni sul lavoro

unicreditL'aumento di capitale avverrà per 13 milioni e dovrebbe completarsi nel primo trimestre 2017. La ricapitalizzazione sarà interamente garantita da un consorzio di "primarie banche internazionali". Queste ultime sottoscriveranno quelle azioni che eventualmente non verranno sottoscritte durante l'asta dei diritti inoptati. Verranno inoltre raggruppate le azioni ordinarie e di risparmio. A proposito di azioni, Unicredit è in trend al rialzo grazie agli analisti di Goldman Sachs che un po' di tempo fa raccomandarono l'acquisto.

Un piano di tagli massiccio

Dolenti note arrivano però dal piano di riorganizzazione interno. Infatti sono previsti altri 6.500 esuberi da eliminare entro il 2019. I tagli complessivi alla fine diventeranno quindi 14 mila unità, e questo produrrà un risparmio di 1,1 miliardi. Soltanto sul territorio italiani, verrebbe eliminato il 21% della forza lavoro e saranno chiuse 800 filiali. Siamo certi che i sindacati delle banche saranno pronti allo sciopero contro i tagli.

Le cessioni aziendali

Come si immaginava, la ricapitalizzazione di Unicredit per 13 miliardi senza cessioni non convinceva, e infatti dei sostanziosi introiti arriveranno dalle cessioni di Pekao e Pioneer, oltre alla vendita già finalizzata dell'Ucraina e della partecipazione del 30% in Fineco. L'amministratore delegato Jean-Pierre Mustier ha commentato così: "Questo piano pragmatico è basato su presupposti prudenti ed ha obiettivi concreti e raggiungibili. Stiamo attuando misure decise per gestire i problemi, ereditati dal passato, dei crediti deteriorati lordi (Npe)". A tal proposito, Unicredit ha stipulato due intese (con Fortress e Pimco) per trasferire crediti non performanti per 17,7 miliardi in una nuova e indipendente entità, nella quale Unicredit avrà una quota di minoranza.

mercoledì 7 dicembre 2016

Forex: sterlina di nuovo giù dopo aver toccato i massimi sul dollaro

Settimana scorsa è stata molto positiva per la sterlina britannica, che aveva superato anche quota 1,27 sul dollaro toccando i massimi da due mesi. Tuttavia adesso il vento sembra essere nuovamente cambiato. La valuta britannica infatti accusa un balbettio nei confronti tutte le altre principali valute del paniere Forex.

I dati macro penalizzano la sterlina sul Forex

sterlinaA causarlo sono stati i nuovi dati macro in arrivo quest'oggi. A metà mattinata il primo report reso noto è stato quello riguardante l'Indice Halifax dei Prezzi Immobiliari. Il dato evidenzia una situazione in linea con le aspettative degli analisti, visto che a novembre c'è stato un incremento dello 0,2% su base mensile.

Non è stato buono invece il secondo dato macro pubblicato oggi, quello della produzione manifatturiera. Qui il calo c'è stato e anche forte. Su base mensile la discesa è stata dello 0,9%, mentre gli analisti prevedevano addirittura un aumento dello 0,2%. Anche la produzione industriale ha registrato un calo evidente (-1,3%), contro un'attesa degli analisti che era dello 0,2%. Va detto che già qualche tempo fa la sterlina era stata fiacca per via di alcuni dati mensili deboli.

Inizio molto debole, poi un timido recupero

Dopo questi dati la sterlina è scivolata notevolmente nel forex market, visto che a metà mattinata le perdite erano considerevoli rispetto alle altre valute principali. Contro il dollaro, abbandonata già da un po' la quota 1,27, il pound è sceso anche sotto quota 1,26: il cross Gbp-Usd a metà mattinata segna 1,2591. La sterlina cala nel forex anche contro l'euro: la coppia viene scambiata a 0,8511. Non fa invece testo il cambio con la Lira egiziana sul mercato valutario, vista la decisione choc di svalutarla del 48% ad inizio del mese scorso.

Il tema Brexit sullo sfondo

Sullo sfondo ci sono sempre le discussioni riguardanti la Brexit, che si arricchiscono di un altro capitolo. L'incaricato dalla Commissione di gestire i negoziati per la Brexit, ovvero Michel Barnier, ha sottolineato che gli accordi per l'uscita dalla UE da parte della Gran Bretagna si dovrebbero completare entro la fine del 2018. Non sarà consentito ai britannici di scegliere selettivamente quali privilegi tenere e quali obblighi abbandonare. Dall'altra parte la premier Theresa May ha risposto che il governo mira a un accordo ambizioso ed alle condizioni migliori possibili.

Fonte: universoforex.it

martedì 6 dicembre 2016

Commercio scorretto: Trenitalia e Italo finiscono nel mirino dell'Antitrust

L'Antitrust punta il dito nei confronti di Trenitalia e NTV (Italo) sospettate di aver dato luogo a pratiche di commercio scorrette. Il nodo della questione riguarda due distinti situazioni. La prima (nei confronti di Ntv - Italo) è per i costi esorbitanti del call center e un'assistenza alla clientela con numerazioni a sovrapprezzo. La seconda (contro Trenitalia) riguarda informazioni non adeguate nell'acquisto di biglietti ferroviari, finalizzate sostanzialmente a far comprare biglietti per treni veloci ma anche più costosi.

I procedimenti di Antitrust per via del commercio scorretto

Le istruttorie aperte da Antitrust nascono dalle segnalazioni di associazioni di consumatori. Con la comunicazione di avvio del procedimento - precisa la nota di antitrust - ciascuna azienda ha ricevuto una visita ispettiva da parte dei funzionari della Guardia di Finanza (di recente l'Antitrust aveva messo nel mirino anche Enel e Sorgenia).

Le contestazioni a Trenitalia

Nello specifico, il procedimento contro Trenitalia riguarda una eventuale scorrettezza riguardo al sistema telematico di ricerca e acquisto di biglietti, "in particolare nell'ambito dell'opzione 'tutti i treni'", nella quale secondo l'Antitrust verrebbe resa un'informazione incompleta riguardo ai treni effettivamente disponibili sulla tratta e orario scelti dall'utente, con una volontaria esclusione di molti treni regionali, che pure potrebbero essere una soluzione. In questo modo l'utente viene orientato verso l'acquisto della soluzione più veloce ed onerosa.

NB. Di recente anche Telepass è stata multata da Antitrust per via di aumenti illegittimi nel canone mensile.

Le contestazioni a NTV

Riguardo al procedimento contro NTV-Nuovo Trasporto Viaggiatori, ci sarebbe un sistema scorretto relativo all'assistenza telefonica predisposto per la clientela. "Sembrerebbe che il cliente che intenda acquisire informazioni o esercitare i propri diritti/prerogative contrattuali - scrive Antitrust - sia di fatto obbligato a rivolgersi ad una numerazione telefonica a sovrapprezzo i cui costi, già alti in partenza, sono suscettibili di aumenti ulteriori e non prevedibili, in ragione di lunghi tempi di attesa o di frequenti cadute della linea e con aumenti dei costi se si richiama".