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mercoledì 11 dicembre 2019

Lavoro, è allarme stress: 9 su 10 dicono di essere vicini al "burnout"

Il lavoro rende liberi e felici, ma è pure una bella fonte di stress. A metterlo in evidenza è una ricerca pubblicata su Reuters Health, secondo la quale il 90% dei lavoratori si sente stressato per un terzo delle ore che passa al lavoro, e che per questo perde anche un bel po' di sonno.

Il burnout da lavoro

Si parla di sindrome da burnout, che in senso letterale significa “bruciato, fuso, esaurito”.  Lo stress da lavoro o da disoccupazione, è diventato ufficialmente una malattia pochi mesi fa, per decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dopo aver vagliato decenni di studi.

Il ruolo della meditazione

Che le pressioni derivanti dalla routine quotidiana siano elevate è noto, mentre meno noti sono i rimedi per combattere quest'ansia da lavoro. Secondo una ricerca pubblicata dalla CABA sul portale britannico The Sun, un rimedio prezioso è la meditazione. Basterebbe infatti circa mezz'ora di meditazione al giorno per ridurre i livelli di stress e aumentare il tasso di concentrazione. Anche la American Heart Association consiglia un po' di sana meditazione, perché ridurrebbe i processi biologici che portano al decesso cardiovascolare.

I benefici per l'azienda

Oltre a fare bene al corpo e allo spirito, la meditazione farebbe bene anche alla produttività aziendale, a prescindere dalle dimensioni o dal settore dell'azienda. Infatti l'esposizione allo stress a lungo termine può causare infatti gravi danni alla salute mentale dei dipendenti, costretti ad assentarsi dal posto di lavoro, con ricadute sulla produttività. Del resto, ci sono tanti esempi di successo nel mondo del lavoro in parte legati proprio alla meditazione. Alcuni dei più grandi imprenditori della storia (il ceo di Linkedin, il fondatore della Ford, Steve Jobs, ecc) durante la loro scalata al successo hanno fatto ricorso alla meditazione, perché la calma indotta dalla meditazioni rende lucida la mente e porta equilibro nelle emozioni. E quindi più performanti sul lavoro.

mercoledì 2 novembre 2016

Lavoro, la produttività in Italia ha la peggiore crescita in Europa (Istat)

Negli ultimi 20 anni, la produttività del lavoro in Italia è cresciuta molto meno che nel resto d'Europa. Lo evidenzia un rapporto del Istat, che sottolinea come sia aumentata ad un tasso medio annuo dello 0,3% (frutto di due componenti: +0,5% del valore aggiunto, +0,2% delle ore lavorate). Tuttavia, questo valore risulta decisamente inferiore alla media Ue, che addirittura è più di 5 volte quello italiano: 1,6%. Nell'area Euro il discorso è simile: +1,3%, anche qui nettamente meglio che in Italia.

L'analisi dei dati Istat sulla produttività del lavoro


Se facciamo un confronto con altri paesi, allora scopriamo che la Germania cresce in linea con l'Europa (+1,5%), così come Francia (+1,6%) e Regno Unito (+1,5%).
Uno dei peggiori paesi è la Spagna, che comunque ha un tasso di crescita doppio rispetto (+0,6%) a quello dell’Italia.

Inoltre l'Italia è l'unico Paese a registrare una diminuzione (-0,3%) nel 2015, mentre Germania, Francia e Spagna, pur segnando un rallentamento rispetto al 2014, comunque sono in variazione positiva (rispettivamente +0,9%, +0,6% e +0,5%).
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Scoprendo altri elementi di questa analisi continuiamo a ricevere brutti colpi. Tra il 1995 e il 2015 la produttività totale dei fattori è diminuita ad un tasso medio annuo dello 0,1%.
Il divario dell'Italia rispetto alle altre economie europee riguarda soprattutto l'evoluzione del valore aggiunto, perché da noi è cresciuto a ritmi meno sostenuti che negli altri euro-paesi. Siamo invece in linea riguardo alla componente delle ore lavorate, per la quale c'è stata una crescita contenuta sia in Italia che in altre economie europee (tranne la Spagna, dove è aumentata).