Ci sono due dati statistici che sembrano in contraddizione l'uno con l'altro ma che sono entrambi veri. In Italia si vive più a lungo che nel resto d'Europa, eppure passiamo 5 anni in meno della nostra vita al lavoro rispetto agli altri punti
I numeri sul lavoro
Questo scenario emerge da alcuni indicatori europei relativi all'anno 2025. La vita trascorsa al lavoro in Europa mediamente è di 37,5 anni. La situazione èmolto diversa nel nostro Paese, dove la vita lavorativa arriva a 33 anni. Solo la Romania ne ha una più bassa. La nostra distanza rispetto al resto d'Europa quindi è molto ampia.
Se facciamo un confronto con il paese con la vita lavorativa più lunga vengono i brividi. Nei Paesi Bassi infatti la vita lavorativa media arriva addirittura a 44 anni, ben 11 in più rispetto al nostro paese. Ma le distanze sono ampie anche rispetto alla Germania (7 anni in più di noi) Francia e Spagna (4 anni in più).
Va precisato inoltre che il ritardo italiano rispetto alla media UE non si sta riducendo, bensì ampliando nel corso degli anni.
Il divario è ancora più ampio per le donne
Se questi numeri riguardano il mercato del lavoro in generale, analizzando il caso delle donne la situazione è ancora più imbarazzante. Infatti la vita lavorativa media del gentil sesso in Italia è pari a 28,4 anni, contro i 35,4 della media europea. Inoltre il divario tra uomini e donne del nostro paese sfiora i nove anni, il più elevato di tutta l'Unione Europea. In generale in Italia è ancora forte la disparità sul lavoro tra uomo e donna.
Del resto siamo il paese con un tasso di occupazione femminile molto basso, appena 58%, ben al di sotto della media dell'Unione Europea 71%.
Perché abbiamo questi dati negativi
Il pessimo dato statistico dell'Italia riflette soprattutto l'ingresso molto tardivo dei giovani nel mercato del lavoro (peraltro rispetto all'occupazione cambiano le priorità per i giovani italiani), e nel caso delle donne la bassa partecipazione femminile.
Sono dati allarmanti soprattutto in ottica previdenziale, perché un Paese dove la spesa pensionistica è pari al 15,5% del PIL e l'aspettativa di vita media molto lunga, là dove c'è una vita lavorativa media bassa, il sistema pensionistico diventa insostenibile.