È da un po' di tempo che la valuta unica europea sta attraversando una fase di debolezza. Rispetto al dollaro statunitense sul mercato delle valute l'euro è scivolato attorno ai livelli più bassi degli ultimi 16 mesi. Non è un dato di poco conto perché - come vedremo - questo ha conseguenze rilevanti per il nostro portafogli.
Perché l'euroscivola sul mercato
Anzitutto partiamo dal dato nudo e crudo. Il cambio tra euro e dollaro è sceso negli ultimi giorni sotto quota 1,134 come non si vedeva da maggio 2025. Allo stesso tempo, il biglietto verde americano continua a rafforzarsi visto che l'index è salito quasi a quota 101,5 (dati ricavati dai broker opzioni binarie Italia).
Il motivo di questo andamento dell'Euro/Dollaro risiede principalmente in ciò che sta accadendo nel Golfo, dove il conflitto USA-Iran ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz e al crollo dei rifornimenti di petrolio. Il prezzo del barile è schizzato oltre i 100 dollari e i costi dell'energia hanno cominciato a volare, alimentando il rischio di una forte fiammata inflazionistica.
Valute e rendimenti obbligazionari
Dal momento che per contrastare l'inflazione le banche centrali devono alzare i tassi di interesse, il rendimento dei titoli di Stato ha cominciato a crescere. Quello dei Treasuries americani ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi del 2007-2009. L'incremento dei rendimenti di titoli di Stato americani spinge quindi gli investitori all'acquisto e quindi aumenta la domanda di dollari. Il biglietto verde cresce mentre l'euro si spegne (peraltro ci sono vendite su oro e argento per i timori di inflazione e le strette monetarie).
Il fattore petrolio
C'è un aspetto che va considerato in questo scenario, ossia l'aumento del prezzo del petrolio. L'Europa è un'importatrice netta di greggio, il cui prezzo è denominato in dollari. Ciò significa che la svalutazione dell'Euro sul mercato delle valute aggrava ulteriormente la crescita del prezzo del petrolio rendendo molto più costose le importazioni.
Il cambio sfavorevole quindi è una forma di pressione aggiuntiva. Sono maggiormente esposte le imprese che importano energia, materie prime o componenti pagati in dollari e vendono principalmente sul mercato europeo (quindi incassano euro).
Per le famiglie invece c'è poco da fare, un cambio sfavorevole l'aumento dei prezzi dell'energia e l'inflazione incidono senza dubbio sulle scelte domestiche. E non è una cosa recente, perché già a marzo parlavamo di inflazione in crescita con la guerra nel Golfo e rincari pesanti per le famiglie. Nulla è cambiato, e la pressione aumenta.