giovedì 29 novembre 2018

Dollaro debole sui mercati dopo l'intervento di Powell

Le parole del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, avevano frenato lo slancio del dollaro americano, che anche oggi sta perdendo quota contro le principali valute.

Le parole di Powell e il dollaro

Il numero uno della FED nel suo discorso di ieri ha ammorbidito i toni della posizione ufficiale sulla politica monetaria. Powell ha affermato che il costo del denaro Usa si trova ad un livello “appena al di sotto” della neutralità. Una frase che alle orecchie degli investitori è suonata come una mezza marcia indietro rispetto al percorso di stretta monetaria che pareva tracciato sinora. In sostanza non è affatto sicuro che il prossimo anno ci saranno altri 3 rialzi dei tassi di interesse. Anzi, attualmente il consensus di mercato è per due nuovi interventi restrittivi da parte della Fed, di cui uno nel meeting del mese prossimo.

Sui miglior broker di trading online autorizzati abbiamo visto che il Dollar index - dopo una discesa fino a quota 96,626 - ha poi recuperato terreno e si è riportato oltre 97, per poi arretrare nuovamente sotto questo livello.

Gli eventi clou in calendario

L'attenzione degli investitori è orientata alla pubblicazione delle minute della banca centrale di Washington, in calendario oggi.

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I mercati stanno mantenendo un atteggiamento di cautela comunque, perché è ormai imminente il vertice del G20 di Buenos Aires. I presidenti di Usa e Cina, Donald Trump e Xi Jinping, s’incontreranno per parlare dei temi commerciali, che hanno creato tensioni propagatesi a tutti i mercati. Al momento non c'è alcuna schiarita in vista, e proprio questo ha indotto gli investitori a non abbandonare gli asset considerati sicuri, come il dollaro, in favore degli investimenti più rischiosi.

martedì 27 novembre 2018

Azienda Pernigotti salva? Non ancora, ma c'è una speranza

Per una delle storiche aziende italiane di maggior successo, la Pernigotti, si apre una doppia speranza. Nelle scorse settimane la holding turca Toksz, che ha in portafoglio l'azienda italiana, ha avviato la procedura per la chiusura dello stabilimento storico nell'alessandrino, giacché intenzionata a spostare la produzione addirittura in Turchia.

L'incontro per salvare l'azienda

Ma da ieri c'è una schiarita. L'incontro avvenuto tra il premier Conte, il vicepremier Di Maio e la proprietà turca Toksz ha prodotto un risultato. Infatti Pernigotti sospende fino al 31 dicembre la procedura di licenziamento dei 100 addetti dello stabilimento di Novi Ligure e apre con il Governo un percorso intorno all'ipotesi di reindustrializzazione dello stabilimento di Novi Ligure. Il gruppo turco farà richiesta di cassa integrazione per reindustrializzazione - e non ristrutturazione come nell'ipotesi originaria - per garantire che i dipendenti abbiano l'ammortizzatore sociale. Verrà inoltre nominato un soggetto terzo che si occuperà di verificare quali opportunità produttive ci sono nel sito italiano del Gruppo.

L'ipotesi Sperlari

Sempre ieri era parsa concreta anche un'altra ipotesi. Il famoso gruppo Sperlari si sarebbe infatti fatto avanti per acquisire sia lo stabilimento di Novi Ligure che il marchio della famosa impresa dolciaria. Sperlari (di Cremona) a metà dello scorso anno è entrata a fare parte della tedesca Katjes international. Quest'ultima non ha ne' confermato ne' smentito la notizia, anche perché l'iniziativa sarebbe partita direttamente dall'azienda italiana. Al di là dell'aspetto romantico dell'operazione, la stessa avrebbe sorpattutto un fortissimo valore economico strategico. L'integrazione di un marchio celebre come Pernigotti con un altro brand storico come Sperlari (che possiede Saila, Galatine, Dietor e Dietorelle) sarebbe un gran colpo.

L'incontro col governo e il nuovo dialogo con la Toksz, però sembrano raffreddare l'ipotesi di una disponibilità dell'azienda a cedere le attività italiane legate al brand Pernigotti, almeno nei prossimi mesi.

sabato 24 novembre 2018

Franco svizzero, il futuro dipende molto dal contesto globale

Il Franco svizzero continua ad aver un andamento divergente rispetto a euro e dollaro. Nei confronti della valuta unica guadagna terreno da un bel po' di settimane, mentre il contrario succede contro la valuta americana.

Per capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe succede al franco svizzero, occorre sottolineare che non si tratta di una valuta qualunque. Infatti esplica il ruolo di valuta rifugio, per cui è attenzionata dai trader soprattutto quando il clima generale è teso e si adottano delle strategie di tipo difensivo. In pratica in un contesto ad alto rischio e con la volatilità fuori controllo, il franco svizzero rappresenta un porto sicuro. E nel contesto attuale qualche turbolenza c'è eccome. Basta pensare alla guerra commerciale Usa-Cina oppure alla tensione che c'è tra Roma e Bruxelles riguardo alla manovra economica.

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L'incidenza dei dati marco sul franco svizzero

Però questo non basta per poter prevedere una crescita in futuro. Ci sono anche i fattori macro. Le stime sul paese elvetico per il prossimo anno sono positive. La crescita dell'economia svizzera potrebbe giungere all'1,7 per cento, che è un valore assolutamente positivo anche se sarebbe un calo rispetto al 1,9% previsto per quest'anno. L'economia svizzera resta in salute, e questo avrà un impatto sulle quotazioni del Franco. Tenuto conto dell'andamento attuale, si potrebbe ipotizzare un ritorno del cambio Euro Franco Svizzero a quota 1,10, valore raggiunto nell'agosto dell'anno scorso. Attualmente la coppia è a 1,13.

Riguardo invece al rapporto con il dollaro, va precisato che nel corso del 2018 la quotazione del Franco ha superato la parità (occhio sempre all'Indicatore relative vigor index RVI), ma fino a poco tempo fa la situazione era pià difficile. Non c'è da stupirsi se c'è chi prevede un ritorno al prezzo di 1,1 ma molto dipenderà dal rito di aumenti dei tassi che la FED farà il prossimo anno, cosa che solo a dicembre sapremo con maggiore chiarezza.