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martedì 7 gennaio 2025

Insolvenze, dato preoccupante in arrivo dagli Stati Uniti

Ci sono alcuni dati riguardanti lo stato di salute dell'economia statunitense che passano in sordina, ma che evidenziano dei preoccupanti scricchiolii dell'economia più grande al mondo. In particolare, quelli sulle insolvenze relative alle carte di credito meritano attenzione.

I numeri riguardo alle insolvenze

Secondo un report pubblicato a fine anno dal Financial Times, le insolvenze su prestiti contratti con carta di credito hanno toccato negli Stati Uniti un livello che non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008

Nei primi nove mesi dello scorso anno, gli istituti di credito a stelle e strisce hanno cancellato ben 46 miliardi di dollari di prestiti. Lo hanno fatto perché c'era un ritardo così grave nei pagamenti da rendere improbabile la loro riscossione.

La cosa ancora più preoccupante è che questa cifra è superiore del 50% rispetto allo stesso periodo del 2023. Tutto questo significa che le famiglie, soprattutto quelle a basso reddito, se la passano molto male perché fiaccate da anni di alta infezione.

La crisi dopo la pandemia

Nel momento in cui è finita la crisi pandemica, i consumatori statunitensi hanno avuto grande liquidità e sono stati invogliati a spenderla. Il terreno è diventato fertilissimo per gli emittenti di carte di credito, che hanno potuto sottoscrivere contratti con soggetti che parevano debitori abbastanza affidabili, visto che loro conti bancari erano pieni di liquidità. I saldi delle carte di credito sono cresciuti, arrivando spingere i debiti con le carte di credito oltre 1 miliardo a metà del 2023.

Inflazione e tassi di interesse

Ma poi c'è stata l'esplosione dell'inflazione ed il conseguente aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, a partire dal marzo 2022. L'incremento dei saldi delle carte e dei tassi di interesse ha lentamente strozzato le finanze di molti debitori

Quando i soldi sui conti sono finiti, ha cominciato a crescere il numero dei mutuatari che lotta per ripagare i debiti contratti tramite carta di credito. Nonostante all'orizzonte ci siano ulteriori tagli dei tassi di interesse da parte della Fed, le difficoltà di questi debitori continueranno ancora nel 2025, rendendo la situazione assai delicata.

martedì 8 maggio 2018

Pagamenti elettronici, in Italia cresce la diffusione. Ma il Sud resta indietro

Il pagamento elettronico comincia ad entrare nella routine degli italiani, che spesso lo scelgono anche per piccole spese. Lo conferma un recente studio, secondo il quale nei negozi fisici la spesa viene fatta il 75% delle volte utilizzando pagamenti elettronici. E quasi la metà delle volte la cifra spesa non supera neppure i 5 euro. Il tanto atteso cambiamento culturale sta arrivando? Forse, perché tra coloro che arriverebbero a farsi scansionare l'impronta per autorizzare i pagamenti (o addirittura farsi innestare un chip sotto pelle) e quelli che invece dal contante non vogliono proprio staccarsi, c'è un panorama molto vario ed eterogeneo.

La diffusione dei pagamenti elettronici

Intanto lo studio dell'Osservatorio di Findomestic, realizzato con Doxa, evidenzia una spaccatura a livello di sesso tra le preferenze degli italiani. Le donne sono più portate all'utilizzo del bancomat (41,5% contro 35%) mentre la carta di credito è la forma di pagamento elettronico preferita dai maschietti: 30% contro il 22% delle donne. Complessivamente rimane però il bancomat la forma preferita, visto che viene utilizzata nel 38% dei casi. Seguono carte di credito (26%) e prepagate (11%).

Altri dati interessanti si rilevano dallo strumento usato per pagare. Tra i sistemi di pagamento più innovativi, la preferenza va all'app della propria banca (precisamente il 44% delle donne e il 29% degli uomini), mentre tra i servizi più noti Postemobile (23,5%) batte di poco Apple Pay (23,3%).
Altri aspetti interessanti si rilevano su base geografica. Il bancomat è la forma preferita di pagamento nel Nord-Est: 44%, contro il 29% di Sud e Isole. Proprio il Meridione sembra essere più indietro nella evoluzione culturale dei pagamenti. Se infatti un italiano su quattro preferisce ancora i contanti, al Sud questa percentuale sale al 31% (così come nelle Isole). Cosa sorprendente, sono proprio i giovani tra i 18 e i 24 anni (52,3%) ad acquistare ancora in modo regolare con le banconote. Per circa la metà di loro il motivo è legato alla sensazione di tenere maggiormente sotto controllo le spese.