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mercoledì 19 gennaio 2022

Commodity, la crisi in Kazakistan minaccia anche i metalli

Il piccolo e generalmente anonimo Kazakistan ha provocato una scintilla che ha infiammato il mercato del petrolio, spingendo al rialzo i prezzi dell'oro nero (che poi sono volati anche per altri fattori).
Ma ci sono concrete possibilità che un effetto analogo possa averlo anche riguardo ad altre commodity.

Il Kazakistan e le commodity

commodity metalliNel paese sono scoppiate delle proteste per la crescita dei prezzi del gas liquefatto, una commodity richiestissima giacché serve come carburante per gli autoveicoli.
Il malcontento è cresciuto a dismisura, fino a sfociare in disordini sociali che hanno innescato una durissima repressione e violentissimi scontri. La Russia ha dovuto inviare Forze Armate nella capitale del paese.

La questione delle miniere

Sembra difficile immaginare che un paese così piccolo possa creare altri problemi su larga scala. Del resto non ha un gran peso politico, ne' economico, e la sua moneta - il tenge - non è certo tra le valute più scambiate forex. Eppure c'è una cosa importante: l'attività mineraria kazaka, che è bene ricordarlo è estremamente attiva.

Fornitore di rame, zinco e uranio

Il Kazakistan Infatti è un grande produttore di minerali e metalli raffinati. Il suo principale partner commerciale è la Cina, dove esporta grandi quantità di metalli.
In special modo rame, rame raffinato, zinco e zinco raffinato. Il Kazakistan e altresì il più grande produttore mondiale di uranio. Alcune di queste commodity possono essere negoziate, a patto di sapere come usare Pocket option broker in Italia. Ma il Kazakistan ha come principale partner economico-commerciale anche l'Unione Europea, con la quale, unico Paese dell’Asia centrale, ha sottoscritto un Accordo di partnership e cooperazione rafforzata.

La preoccupazione fondata

Finora disordini e proteste non hanno avuto un impatto significativo sulle miniere kazake. Ma è giustificata la preoccupazione che, nel caso riesplodesse la rivolta sociale, anche i prezzi di queste commodity potrebbero risentirne.
Ma non c'è solo questo. Il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha ordinato al governo di stringere la morsa fiscale sul settore minerario, nella speranza di ottenere maggiori entrate fiscali. Se effettivamente dovessero aumentare le tasse a carico delle maggiori società minerarie, inevitabilmente ci saranno le azioni sui prezzi di queste commodity.

mercoledì 14 aprile 2021

Commodity, il carbone si rialza. Sta per ricominciare il rally?

Alcuni importanti eventi stanno incidendo sul prezzo del carbone. I future su questa commodity sono infatti rimbalzati da un un minimo di 3 settimane toccato a quota di $ 87,63 per tonnellata lo scorso 9 aprile.

Lo scenario della commoditiy carbone

A causare l'aumento del prezzo di questa commodity sono stati tre incidenti nelle miniere di carbone, che hanno minacciato il piano della Cina di aumentare la produzione in vista del picco di domanda estiva.
Inoltre, il mercato ha patito le preoccupazioni riguardo alle misure che potrebbe adottare il governo cinese. Si ritiene infatti che Pechino potrebbe inasprire le ispezioni sulle miniere nelle principali aree di produzione, portando a un'ulteriore scarsità di approvvigionamento.

Il rally di marzo

Nel corso del mese di marzo, i prezzi del carbone erano aumentati fino a un massimo annuale di $ 95 per tonnellata, disegnando un triangolo simmetrico trading.  Il tutto era dovuto a causa della carenza di importazioni di carbone da coke dal principale fornitore Mongolia, dopo che le autorità cinesi hanno deciso di imporre un rigoroso controllo pandemico a Ganqimaodu.
Intanto le ispezioni delle miniere di carbone nello Shanxi hanno frenato una parte della produzione interna.
Tuttavia negli ultimi giorni c'era stato un calo dei prezzi, poiché gli investitori hanno chiuso posizioni lunghe dopo il rally che aveva portato ai massimi annuali.

Situazione attuale

Il prezzo del carbone rimane superiore al 70% rispetto al minimo di 4 anni raggiunto nell'agosto 2020 ($ 50,45 / tonnellata). A dare corpo alla ripresa di questa commodity sono state le politiche governative, in particolare dal divieto della Cina sulle importazioni di carbone australiano, nonché i problemi di approvvigionamento dopo i tagli fatti dai produttori asiatici a causa dell'indebolimento dei prezzi.

In prospettiva i fondamentali della commodity rimangono favorevoli. Infatti la Cina, il principale consumatore, deve far fronte a carenze anzidette mentre la ripresa economica spinge la domanda di carbone verso l'alto. Anche sotto il profilo tecnico, l'oscillatore stocastico sembra prospettare una situazione positiva per questa commodity.

mercoledì 22 gennaio 2020

Commodity, sembra non avere fine la corsa al rialzo del palladio

La corsa del prezzo del palladio è uno degli elementi che stanno caratterizzando i mercati finanziari in questo primo scorcio del 2020. L'ascesa delle quotazioni di questa commodity è stata così impetuosa, che oggi il prezzo del palladio è diventato una volta e mezza quello dell'oro, che pure ha marciato forte nell'ultimo anno (+19%).

La nuova regina delle commodity

Ma nulla a confronto con la corsa delle quotazioni del palladio. Questa commodity è infatti riuscita a volare di massimo in massimo aggiornando i propri record, spingendosi sempre un passo avanti. Nelle ultime settimane il valore del palladio è salito fino a 2577 dollari l'oncia, con un incremento del 23% dall'inizio dell'anno. Di fronte a una corsa simile, bisogna però chiedersi fino a che punto essa sia sostenuta dai fondamentali, e fino a che punto ci sia invece una componente puramente speculativa.

Consiglio: quando si vuole investire su una commodity, è importante avere sotto controllo anche una tabella correlazione valute Forex, per via dei rapporti di cambio.

I fondamentali: offerta bassa e richiesta alta

Va detto che la corsa del prezzo di questa commodity non è affatto casuale. Infatti a sostenerla c'è la maggiore attenzione al problema ambientale, e la conseguente convergenza delle varie nazioni sulla necessità di attuare politiche diffuse che puntino alla riduzione delle emissioni di Co2 nell'atmosfera. Da qui la corsa a questo metallo, largamente utilizzato per la produzione di veicoli a basso impatto ambientale.

I maggiori produttori di palladio sono il Sudafrica, la Russia, il Canada e lo Zimbabwe, che sono quindi gli assoluti market maker (che cos'è definizione), con processi di estrazione molto complessi che non riescono a tenere il passo con la crescente domanda a fini industriali. La produzione globale infatti è di circa 200 tonnellate annue, mentre la domanda è nettamente superiore. Si genera uno squilibrio che diventa il volano perfetto per le quotazioni di mercato. Inoltre anche le principali alternative al palladio, ovvero platino e rodio (anch’esso con quotazioni in rialzo del 40% in un anno), non è che abbondino.

Sui due fattori appena citati poggia il rally dei prezzi, che al momento non è possibile fino a dove si spingera.