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martedì 11 giugno 2024

Profitti da record per le compagnie aeree nel 2024

Nel 2024 si sta rivelando un anno d'oro per le compagnie aeree, i cui profitti potrebbero lievitare a livelli record. Lo evidenziano le ultime stime pubblicate da IATA (International Air transport Association), che sono state riviste al rialzo proprio di recente.

Il trasporto passeggeri trascina i profitti

Grazie a un trasporto da record (il numero di viaggiatori dovrebbe sfiorare il record di 5 miliardi), i profitti delle compagnie aeree dovrebbero raggiungere i 30,5 miliardi di dollari quest'anno

Si tratta di un valore molto più elevato rispetto alle stime, già ottimistiche, che erano state formulate alla fine del 2023. Secondo queste ultime i profitti delle compagnie aeree avrebbero dovuto raggiungere i 25,7 miliardi.

Nonostante il boom di quest'anno, rimarremo comunque molto lontani dal record che venne stabilito nel 2017, quando i profitti delle compagnie aeree raggiunsero la stratosferica cifra di 37,6 miliardi di dollari.

I numeri del traffico

La revisione delle stime è stata propiziata dalla forte ripresa del traffico passeggeri, e anche del traffico merci. Lo dimostra anche il fatto che il coefficiente degli occupazione dei posti degli aerei ha raggiunto l'82,4%.
Dopo la crisi legata alla pandemia, la domanda di passeggeri non ha smesso mai di crescere , arrivando al 36esimo mese consecutivo di aumento. L'Asia-Pacifico è la regione che ha avuto la maggiore crescita di trasporto passeggeri, seguita poi dall'Africa e dal Medio Oriente. Sempre l'Asia si prevede che sarà la regione dove il numero di passeggeri crescerà maggiormente nei prossimi vent'anni.

Ricavi per 900 miliardi

Grazie a questo, i ricavi complessivi delle compagnie aeree di tutto il mondo dovrebbero sfiorare i 900 miliardi di dollari, con una crescita del 6,9% rispetto ai valori dell'anno precedente. Se le stime verranno confermate, si tratterà di ricavi da record visto che il precedente primato furono gli 838 miliardi di dollari del 2019.

Va detto che nonostante il boom dei profitti, il margine sui ricavi rimane decisamente basso visto che supera di poco il 3%. In sostanza una compagnia guadagna poco più di 6 dollari per ogni passeggero trasportato.

martedì 7 settembre 2021

Banche europee furbette: il 14% dei profitti li realizzano nei paradisi fiscali

Moltissime banche europee fanno affari d'oro nei paradisi fiscali. A evidenziarlo è uno studio dell'Osservatorio europeo per la politica fiscale, che evidenzia che in media ben 20 miliardi di euro di profitti vengono generati ogni anno nei paradisi fiscali. Si tratta del 14% dei profitti totali al lordo delle imposte.

I paradisi fiscali e le banche

L'organismo comunitario che si preoccupa di questioni legate alla tassazione, ha pubblicato questo report lunedì. L'analisi riguarda l'evoluzione dell'attività delle maggiori 36 banche europee dal 2014 al 2020, ovvero da quando è obbligatoria la trasparenza sulla geografia dei propri affari.

Tra i paradisi fiscali ci sono mete esotiche come le Bahamas, Bermuda, British Virgin Islands, Isole Cayman Islands. Ma nella lista ci sono anche paesi dell'UE come Irlanda, Malta e Lussemburgo. Questi ultimi sono ormai diventate delle oasi grazie alle loro basse aliquote fiscali.

Banche virtuose e non

Ci sono 9 banche europee dell'elenco che hanno registrato uno zero tondo nei paesi fiscalmente favorevoli.
Nel caso della britannica HSBC, invece il profitto realizzato nelle oasi fiscali giunge fino al 58% del totale. Ma ci sono anche il colosso del DAX Deutsche Bank, con una media del 27% dei suoi profitti in paradisi fiscali come il Lussemburgo. Nella lista di chi produce una bella quota di profitti nei paradisi fiscali ci sono anche le italiane Mps e Intesa Sanpaolo.

Un indicatore interessante che evidenzia l'attività nei fiscal Heaven rispetto agli altri Paesi, è il numero di dipendenti. In media ogni banca ha 238 mila a testa in queste oasi, contro i 65 mila normlamente registrati nei Paesi "non" paradisi fiscali.

Servono regole nuove

Questa analisi mette in evidenza come sia sempre più necessaria una tassazione minima effettiva delle grandi aziende. Con un'aliquota minima del 15%, le banche esaminate di undici paesi dovrebbero pagare, ad esempio, dai tre ai cinque miliardi di euro in più di tasse, secondo lo studio.