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martedì 7 settembre 2021

Banche europee furbette: il 14% dei profitti li realizzano nei paradisi fiscali

Moltissime banche europee fanno affari d'oro nei paradisi fiscali. A evidenziarlo è uno studio dell'Osservatorio europeo per la politica fiscale, che evidenzia che in media ben 20 miliardi di euro di profitti vengono generati ogni anno nei paradisi fiscali. Si tratta del 14% dei profitti totali al lordo delle imposte.

I paradisi fiscali e le banche

L'organismo comunitario che si preoccupa di questioni legate alla tassazione, ha pubblicato questo report lunedì. L'analisi riguarda l'evoluzione dell'attività delle maggiori 36 banche europee dal 2014 al 2020, ovvero da quando è obbligatoria la trasparenza sulla geografia dei propri affari.

Tra i paradisi fiscali ci sono mete esotiche come le Bahamas, Bermuda, British Virgin Islands, Isole Cayman Islands. Ma nella lista ci sono anche paesi dell'UE come Irlanda, Malta e Lussemburgo. Questi ultimi sono ormai diventate delle oasi grazie alle loro basse aliquote fiscali.

Banche virtuose e non

Ci sono 9 banche europee dell'elenco che hanno registrato uno zero tondo nei paesi fiscalmente favorevoli.
Nel caso della britannica HSBC, invece il profitto realizzato nelle oasi fiscali giunge fino al 58% del totale. Ma ci sono anche il colosso del DAX Deutsche Bank, con una media del 27% dei suoi profitti in paradisi fiscali come il Lussemburgo. Nella lista di chi produce una bella quota di profitti nei paradisi fiscali ci sono anche le italiane Mps e Intesa Sanpaolo.

Un indicatore interessante che evidenzia l'attività nei fiscal Heaven rispetto agli altri Paesi, è il numero di dipendenti. In media ogni banca ha 238 mila a testa in queste oasi, contro i 65 mila normlamente registrati nei Paesi "non" paradisi fiscali.

Servono regole nuove

Questa analisi mette in evidenza come sia sempre più necessaria una tassazione minima effettiva delle grandi aziende. Con un'aliquota minima del 15%, le banche esaminate di undici paesi dovrebbero pagare, ad esempio, dai tre ai cinque miliardi di euro in più di tasse, secondo lo studio.

lunedì 21 settembre 2020

Banche Europee, un nuovo scandalo fa precipitare le quotazioni in Borsa

E' un lunedì nero per le banche europee, che accumulano ribassi pesantissimi sui listini azionari. A scatenare l'ondata di vendite è l'inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), secondo il quale tra il 1999 e il 2017 ci sarebbero state oltre 2.100 segnalazioni di attività sospette e circa 2mila miliardi di dollari in transazioni, contrassegnate come possibile riciclaggio di denaro o altra attività criminale.

L'ultimo scandalo sulle banche europee

Bisogna qui ricordare che le normative impongono alle banche europee di segnalare alle autorità movimenti di denaro sospetti. Evidentemente, molte grandi banche europee si sono sottratte a questo dovere. A cominciare dal colosso tedesco Deutsche Bank (in cima alla lista con transazioni sospette per 1300 milardi di dollari) e da quello anglo-asiatico HSBC, due degli istituti più coinvolti.
Peraltro entrambi gli istituti non sono nuovi a certi scandali, visto che già in passato i loro nomi erano comparsi in inchieste su operazioni poco aderenti alle leggi internazionali. Nel 2012, ad esempio, HSBC aveva dovuto pagare una maxi-multa da quasi 2 miliardi di dollari per uno scandalo di riciclaggio di denaro sporco nelle sue filiali messicane.

Ripercussioni in Borsa

Chiaramente, l'ombra di questo scandalo ha immediatamente avuto ripercussioni in Borsa. Chi adotta strategie trading intraday giornaliero ha puntato contro le banche europee. Le azioni HSBC sono crollate del 5%, mentre precipitano del 7% le azioni Deutsche Bank. Il punto è che i dubbi sulla condotta della banca tengono lontani gli investitori che temono possano venire alla luce nuovi scandali e, in prospettiva, nuove sanzioni.

Consiglio: quando si vuole investire sui mercati azionari, occorre prima scegliere bene il proprio miglior broker trading online.

I guai non finiscono

In generale è comunque tutto il settore del credito ad essere in sofferenza sui listini. L’ indice settoriale europeo scende di oltre il 6%, toccando i minimi da marzo. Da inizio anno la perdita per il comparto supera il 40%, anche perché occorre ricordarsi degli ultimi sviluppi riguardo le politiche monetarie delle Banche centrali. Con il Covid che non arretra infatti, si prospetta un lungo periodo di tassi a zero o negativi, una situazione che comprime i ricavi degli istituti di credito.

martedì 4 ottobre 2016

Banche, nella partita della crisi entra anche la Merkel

Il momento del sistema bancario europeo è molto complesso. Il discorso vale pressoché per tutti i paesi dell'EuroZona, e anche la "fortissima" Germania adesso ha le sue gatte da pelare. E forse sono le peggiori. Il sistema creditizio internazionale risente degli enormi problemi che attanagliano Deutsche Bank, ma anche delle difficoltà di Commerzbank, la seconda banca del Paese.

La Germania in ansia per Deutsche Bank

deutsche bankLa scure delle Autorità americane si è abbattuta sulla Deutsche Bank, alla quale in prima istanza è stato chiesto il pagamento di 14 miliardi di dollari di sanzioni, a seguito allo scandalo delle manipolazioni sui titoli subprime.

Il problema dei derivati

Va anche aggiunto che questa vicenda si aggiunge alla situazione già complicata di Deutsche Bank, che ha quasi 55 mila miliardi in derivati che potrebbero nascondere ingenti perdite. L'unico raggio di sole per il colosso tedesco, è la prospettiva di un accordo bonario con gli USA per 5,5 miliardi di euro. Ma per Deutsche Bank le turbolenze non sono ancora finite.

il caso Commerzbank

Dall'altra parte però c'è anche il caso di Commerzbank, che ha annunciato di voler procedere ad un ridimensionamento di circa 9 mila posti di lavoro, nonché tagliare il dividendo 2016. Il titolo della seconda banca tedesca ha perso circa il 9% in una settimana e i segnali gratis in tempo reale gli puntano tutti contro.

In tutto questo quadro adesso si trova in una posizione molto scomoda la cancelliera Angela Merkel, i cui consensi sono in ribasso. Poi ci si mettono pure i mercati che fanno pressione per sapere quali mosse intendono attuare lui, il suo Ministro delle Finanze Wolfgang Schauble e il presidente della Bundesbank Jens Weidmann. Le scelte che la cancelliera potrebbe accordare, potrebbero aprire un’ulteriore scenario per il futuro del sistema bancario europeo.

domenica 2 ottobre 2016

Deutsche Bank, le turbolenze non sono ancora finite

Dopo un venerdì trascorso in altalena a fare su e giù, non è che la burrasca sia passata per Deutsche Bank. Anzi, siamo ancora nel pieno. I mercati finanziari hanno tirato un sospiro di sollievo quando dagli USA è giunta la notizia di un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per "alleggerire" notevolmente la multa per lo scandalo dei titoli a rischio "camuffato".
Dagli originari 14 miliardi di dollari si è scesi a 5,4 miliardi. Peraltro pare che ci sia l'intenzione di chiudere la faccenda in tempi brevi, ovvero entro le presidenziali USA del mese di novembre.

I nodi da sciogliere su Deutsche Bank

deutsche bankDa qui le brusche oscillazioni di mercato del titolo di Deutsche Bank. Cosa successa nell'arco delle ultime settimane, e che hanno avuto l'apice nella giornata di venerdì, durante la quale le azioni hanno perso il 9% per poi guadagnare il 6,4%. Inoltre gli USA dopo la Deutsche Bank potrebbero attaccare altre 5 banche.

L'accantonamento non basterà a DB

Aver scongiurato il pericolo di una maxi multa, però, non vuol dire che Deutsche Bank possa navigare in acque serene. Il colosso tedesco ha accantonato 5,5 miliardi di euro per le cause in cui è ancora coinvolto. E oltre al negoziato in corso con la giustizia Usa, ci sono almeno altri 3 casi di notevole portata. Insomma Deutsche Bank è nel caos e i fondi scappano mentre il titolo crolla.

L'ipotesi di aumento di capitale

Ecco perché molti analisti ritengono che servirà comunque un aumento di capitale. Probabilmente ci sarà dopo la chiusura del negoziato con gli USA. Ma ci sarà perché il suo modello di business non è sostenibile con un capitale da poche decine di miliardi di euro. Non può essere consentita una distorsione simile.

No agli aiuti di Stato

Non dovrebbero esserci invece aiuti di Stato. Cosa peraltro che avrebbe messo in grande difficoltà la Merkel, in un momento in cui la Germania accusa Draghi sulla sua politica monetaria. Alcuni puntano i riflettori sull’enorme portafoglio di derivati (oltre 600 miliardi) di Deutsche Bank, dove ci sono degli asset molto legati all'andamento dei tassi d'interesse. Finché sono bassi, in sostanza, per Deutsche Bank c'è una perdita. Ecco anche perché tutte quelle critiche all'operato della BCE.

venerdì 30 settembre 2016

Banche, gli USA dopo la Deutsche Bank ne mettono nel mirino altre 5

Il Dipartimento della Giustizia americano non si limita soltano alla battaglia con Deutsche Bank, ma sembra volere scatenare un'offensiva nei confronti di altri 5 banche e istituti di credito europeo. La questione è la stessa: lo scandalo dei titoli venduti mentendo sul loro grado di rischio.

La guerra USA-banche

banche-deutsche-bankIl conto presentato a Deutsche Bank è stato salatissimo, ben 14 miliardi di dollari. Tuttavia secondo gli ultimi rumors, le autorità americane avrebbero avviato una trattativa per un compromesso sulla cifra. Si parla di 5-6 miliardi di dollari. Conto salato, ma comunque molto meno del precedente. 

L'entità dell'importo chiesto dagli USA aveva infatti sollevato dubbi sulla capacità della banca tedesca di farvi fronte senza correre ai ripari: aumenti di capitale o aiuti di Stato. Ciò aveva innescato su Deutsche Bank un grande caos, con i fondi in fuga e il crollo in Borsa. Lo "sconticino" ha poi avuto un effetto benefico sul titolo del colosso bancario tedesco, che è arrivato a chiudere addirittura in territorio positivo.

Peraltro tutto questo succede mentre la finanza tedesca è già impegnata a seguire la vicenda della fusione Deutsche Borse-London Stock Exchange, finita nel mirino della UE.

Le altre banche nel mirino USA

Ad ogni modo, sembra che gli USA abbiano messo nel mirino altre cinque grandi banche europee, con le quali intende arrivare ad accordi o sanzioni entro la fine dell'anno, prima di dover passare il testimone alla prossima amministrazione. Si conoscono i nomi di queste banche: Barclays, Rbs, Credit Suisse, Hsbc e Ubs. Tra le banche statunitensi un'inchiesta è tuttora attiva contro Wells Fargo, già scottata oggi dal caso dei conti fantasma. E' chairo che begli USA nessuno vuole tenere bassa la guardia, perché la crisi finanziaria del 2007-2009 brucia ancora.

Ricordiamo inoltre che il governo americano ha imposto multe per circa 46 miliardi di dollari a sei grandi istituti: JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley, oltre che alla società di valutazione de credito aziendale Standard & Poor's dell McGraw Financial.