giovedì 10 agosto 2023

Credito alle imprese, in Italia una delle contrazioni peggiori della UE

In Italia i rubinetti del credito alle imprese continuano a chiudersi progressivamente. Nell'ultimo anno sono affluiti nelle casse delle aziende ben 33,3 miliardi di euro in meno rispetto ai 12 mesi precedenti, secondo un report dell’Ufficio studi della CGIA (che ha elaborato i dati della Banca Centrale Europea).

I dati sul ricorso al credito

Su base percentuale, da maggio 2022 a maggio 2023 il calo dei prestiti delle banche alle aziende tricolore è stato del 5%. Solo Cipro ha fatto peggio di noi nella UE. 

Altrove, come in Germania, c'è stata invece una erogazione del 7% superiore rispetto all'anno prima. Ma anche la Francia ha evidenziato una tendenza positiva, mentre la Spagna ha registrato un calo pari alla metà di quello italiano.

Cosa sta succedendo?

Le ragioni dietro questo calo sono diverse, e bisogna partire dal presupposto che il ricorso al credito in Italia è soprattutto da parte delle imprese manifatturiere.
Queste ultime, causa il rallentamento dell’economia mondiale, hanno ridotto la richiesta di prestiti, anche perché nel frattempo l'aumento dei tassi della BCE ha reso molto più costoso un finanziamento.

Bisogna poi aggiungere che nel biennio della pandemia, diverse aziende avevano ragionato da "formiche", mettendo da parte il più possibile per fronteggiare ulteriori tempeste. Quel risparmio è tornato utile, perché intaccare i depositi è molto più conveniente che aprire un finanziamento. La conferma arriva dai dati, che dicono che i depositi bancari delle imprese italiane sono diminuiti del 4,3%, -21,5 miliardi di euro.

Trend duraturo

Va detto però che la diminuzione del credito bancario alle imprese è una tendenza che va avanti da tempo. Dal 2011 infatti - con la sola eccezione del periodo 2020-2022, quando ci furono garanzie pubbliche misure messe in campo dal Governo Conte 1 e Conte 2 - le imprese sono sempre più restie a chiedere un prestito.
Ma il ricorso all’autofinanziamento non è una pratica che tutti possono permettersi. In special modo sono le piccole imprese ad essere le più vulnerabili.

lunedì 7 agosto 2023

Mercati finanziari, pochi spunti in settimana per gli investitori

Siamo entrati nelle due settimane centrali del mese di agosto, durante le quali i mercati finanziari viaggiano tradizionalmente a ritmo molto contenuto. Il calendario macroeconomico non offre spunti di grande rilievo, con l'inflazione che torna ad essere il dato clou.

Inflazione e mercati finanziari

Nei prossimi giorni il report più atteso riguarda l'inflazione negli Stati Uniti. Qualunque esito che sia differente dalla conferma di un calo, sarà una delusione per i mercati finanziari.
Se vedremo l'inflazione scendere più velocemente del previsto, probabilmente verranno spinti i mercati azionari, l'oro e il sentiment di rischio a scapito del dollaro USA.

Viceversa, se l'inflazione non soddisferà le attese, ne riceverebbe sostegno soprattutto il Dollaro USD. Il biglietto verde ha frenato la sua corsa dopo i deboli dati sull'occupazione di venerdì scorso. L'indice del biglietto verde ha ceduto infatti una buona fetta dei guadagni accumulati nei giorni precedenti, con il Dollar Index sceso vicino alla soglia di 102, con l'Indicatore MFI Money Flow index che si è sporcato.

Cina e mercati emergenti

Anche da Pechino verranno resi noti i numeri relativi all'inflazione, dove il rischio maggiore è quello di una deflazione ossia di un tasso annuo negativo. Sarebbe il segnale ulteriore di una crescita debole del paese del dragone.

Sul fronte delle banche centrali non ci sono grandi eventi all'orizzonte. I maggiori istituti al mondo hanno già preso le loro decisioni, mentre in settimana ci saranno gli appuntamenti con la Banca del Messico e quella del Brasile, due dei paesi emergenti più importanti.

Consiglio: se adottate strategia opzioni binarie 60 secondi, fate attenzione ai momenti di alta volatilità.

Il rating di credito

Tra gli appuntamenti che i mercati finanziari aspettano in settimana c'è anche quello con le agenzie di rating. Dopo la decisione a sorpresa di Fitch di tagliare la valutazione sul debito americano, è probabile che gli investitori daranno un occhio in più ai rating di credito in futuro.
In settimana, ad esempio, Moody's rivedrà il rating del credito della Germania e S&P rivedrà quello della Svizzera.

mercoledì 2 agosto 2023

Economia americana, che schiaffo da Fitch: downgrade del rating

Nel lungo termine l'economia americana sarà meno affidabile e solida. Questo in sostanza è il giudizio dell'agenzia di rating Fitch, che ha deciso pertanto di effettuare un downgrade del suo giudizio riguardo agli Stati Uniti.

La nuova valutazione dell'economia americana

La famosa agenzia newyorkese ha modificato il precedente livello di rating, che era "AAA" abbassandola ad "AA+", con outlook stabile. Secondo gli esperti dell'agenzia, nel prossimo triennio ci sarà una deterioramento fiscale e questo inciderà sulla solidità dell'economia americana. Inoltre Fitch sottolinea che i "ripetuti" scontri sul tetto del debito e le "soluzioni dell'ultimo minuto" raggiunte hanno "eroso" nel corso degli anni "la fiducia nella gestione di bilancio". 

Recessione in arrivo

Fitch prevede una recessione americana nel quarto trimestre del 2023 e nel primo trimestre del 2024. Inoltre va evidenziato che l'agenzia newyorkese dà per scontato che a settembre ci sarà un nuovo aumento dei tassi di interesse, dopo quello che la FED ha deciso a luglio.

La decisione riporta alla memoria il downgrade shock di S&P nel 2011, nel mezzo del braccio di ferro per l'aumento del tetto del debito. Adesso l'unica agenzia che continua a dare una tripla A agli USA è Moody's.

Reazioni stizzite

L'abbassamento del giudizio di affidabilità sull'economia americana non è andato giù al segretario al tesoro statunitense Janet Yellen. Secondo l'ex numero uno della Federal Reserve, il downgrade da parte di Fitch Ratings è del tutto arbitrario e si fonda su dati obsoleti.
Secondo la Yellen, l'agenzia Fitch avrebbe annunciando il suo cambiamento ora, nonostante ci siano stati grandi progressi in molti degli indicatori su cui proprio Fitch ha fondato la propria decisione.

Anche la Casa Bianca è stizzita

Una reazione piccata alla valutazione di Fitch sull'economia statunitense giunge anche dalla Casa Bianca, per bocca della portavoce Karine Jean-Pierre, anche perché piano piano ci avviciniamo alle elezioni presidenziali del 2024 e la questione diventa importante dal punto di vista politico.

«Siamo profondamente in disaccordo con la decisione di Fitch», dice la portavoce del presidente, che sottolinea come l'amministrazione Biden ha spinto la ripresa e mette in allarme «sull'estremismo dei repubblicani, che è una continua minaccia per la nostra economia».