martedì 27 giugno 2017

Lavoro, McDonald's sostituirà 5mila cassieri con un totem elettronico

La tecnologia cambia anche McDonald's e avrà un grosso impatto sul lavoro. Circa 5mila addetti potrebbero essere infatti tagliati dall'organico del colosso del fast food, che intende rimpiazzarli con dei totem elettronici. 
Una rivoluzione che avrà un duro impatto ma - secondo l'azienda - andrà a tutto vantaggio dei clienti. Dovrebbero infatti ridursi i tempi di attesa e rendere molto snello il pagamento, visto che accettano carte di credito e bancomat.

I benefici per McDonald's e le ripercussioni sul lavoro

Tuttavia l'impatto immediato dei chioschi digitali sarà soprattutto su mercato de lavoro. Ci sono 2.500 cassieri che entro dicembre dovranno lasciare il proprio posto presso McDonald's. Poi ce ne saranno altri 3mila per i quali è prevista la sostituzione nel corso del prossimo anno. Che fine faranno non si sa.
Nella migliore delle ipotesi verranno reimpiegati in altre mansioni. Ma solo se le loro competenze personali e professionali lo consentiranno.

Di sicuro un vantaggio immediato lo avranno le casse dell'azienda, che risparmieranno sui salari. L'introduzione dei sistemi automatici di pagamento infatti costringerebbe il colosso UsA a dover adeguare gli stipendi dagli attuali 7,25 a 18 dollari. Con i tagli non ce ne sarà bisogno. Va anche aggiunto che il salto tecnologico di Mcdonald's non finisce solo ai totem. Infatti entro fine anno sarà possibile effettuare le ordinazioni via pc in 14mila punti vendita.

La situazione in Italia

Ma accadrà anche in Italia? Sicuramente sì. Al momento i totem che consentiranno di saldare gli ordini fatti non rappresentano ancora un rischio concreto per i dipendenti. Qui da noi ricordiamo che ci sono 530 ristoranti, che potrebbero essere "salvati" dal fatto che al momento non c'è ancora grande propensione a liberarsi dal contante. In America con le carte di credito pagano pure le sigarette, qui da noi vengono utilizzate solo per grossi importi. Ecco perché il totem potrebbe sbarcare più tardi, o comunque limitare notevolmente l'impatto sul lavoro.

domenica 25 giugno 2017

Cripotvalute, il flash crash di Ethereum pone tante riflessioni...

Abbiamo più volte sottolineato come le criptovalute non siano investimenti adatti per chi non ha nervi saldi e un cuore forte. La dimostrazione lampante è arrivata nei giorni scorsi. Per la precisione è successo mercoledì notte. Nel giro di pochi istanti il prezzo di un’unità di Ethereum - la criptovaluta più in voga dopo Bitcoin - è prima crollato da 317 dollari ad appena 10 centesimi, e poco dopo è schizzato verso l'alto riportandosi in linea ai livelli pre-crollo sui 340 dollari. Provate ad applicare il Market facilitation index (MFI) al grafico e vedrete cosa succede...

Il flash crash e le criptovalute

Cosa c'è dietro all'improvviso crollo di Ethereum? Cosa ha provocato questo tonfo istantaneo? La motivazione è di tipo tecnico. La piattaforma di trading GDAX ha ricevuto un ordine multi-milionario di vendita - qualcuno parla addirittura di 30 milioni di dollari - e questo ha fatto precipitare il valore di Ethereum, dal momento che di solito i volumi negoziati sono relativamente bassi di notte.

Tutto questo ha causato un crollo della quotazione fino a 224,48 dollari. A sua volta questo calo improvviso ha fatto scattare 800 “stop loss” degli investitori, per cui sono partite altre vendite. L'effetto domino ha spinto il valore di Ethereum al minimo di 10 centesimi, anche se il tutto è durato solo pochissimi secondi. Se qualcuno avesse comprato in quel preciso istante, dopo poco avrebbe avuto un guadagno del 326000%. Roba che i migliori segnali opzioni binarie gratis affidabili se li sognano.

Al di là del problema tecnico, quello che fa riflettere è la conferma di una elevata instabilità del mondo delle criptovalute. Queste ultime non possono più essere viste come un asset finanziario di Serie B, visto che parliamo di beni con capitalizzazione a 100 miliardi di dollari. Ma proprio per questo, se da una parte bisogna guardarle con assoluto rispetto, dall'altra bisogna anche porsi delle domande su come funzionano e quanti rischi portano con loro. Bisogna infatti sottolineare che proprio i guadagni delle criptovalute (Bitcoin è schizzata del 200% quest’anno, Etherum è passata da 8,40 a 340 dollari), stanno spingendo a negoziarle anche investitori meno avvezzi al rischio, il che è ancora più pericoloso.

venerdì 23 giugno 2017

Agricoltura italiana in ginocchio, la siccità provoca danni milionari

Il caldo record di questi giorni sta mettendo in ginocchio l'agricoltura italiana. Mancano all'appello circa 20 miliardi di metri cubi d'acqua sull'intero territorio nazionale, e il Consiglio dei ministri ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza in due province (Parma e Piacenza). E' l'Emilia Romagna la regione più colpita dall'assenza di piogge. E parliamo del luogo dove si concentra il 35% della produzione agroalimentare italiana. Ma danni ingenti vengono patiti anche da Sardegna, Toscana e Veneto, che peraltro hanno già fatto pervenire la loro richiesta al governo di stato di emergenza.

I danni del caldo all'agricoltura

I danni derivanti da questa ondata di caldo africano sono enormi. La Coldiretti li ha valutati in oltre un miliardo di euro, indicando anche quali sono le coltivazioni più colpite.

Nella zona dell'Emilia sono in sofferenza tutte le colture: pomodori, cereali e ortaggi. In Lombardia il caldo ha duramente colpito la produzione di latte, che è scesa del 20%. La Toscana accusa un calo di foraggi e potrebbe essere duramente colpita la produzione di miele. In Umbria stanno seccando girasoli e mais, infine nel Lazio è a rischio addirittura il 40% dei raccolti. In Campania rischia grosso anche la produzione di mozzarella di bufala dal momento che la mancanza di acqua ha messo in ginocchio gli allevamenti e i caseifici. In Basilicata c'è un problema per la raccolta di albicocche, perché non c'è più gradualità di maturazione, con la conseguenza che tutta la produzione arriva assieme ai mercati, generando un crollo delle quotazioni.

Chi opera nel settore dell'agricoltura si sta dando da fare per arginare il problema attraverso la razionalizzazione dell'uso dell'acqua, oppure con lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto.
La situazione ripropone un problema che l'agricoltura da diverso tempo conosce, ma non ha ancora fronteggiato. Di fronte alla tropicalizzazione del clima infatti, si rendono sempre più necessari interventi strutturali per raccogliere l'acqua nei periodi più piovosi in modo da averla disponibile in periodi di siccità. Del resto da tempo siamo entrati in un quadro climatico che potrebbe alterare sempre di più l'attività agricola.