lunedì 22 gennaio 2018

Lavoro migliore negli USA? Secondo una ricerca è il "data scientist"

Qual è il lavoro migliore che si possa desiderare negli Stati Uniti? Data scientist oppure ingegneri. E' questo l'esito di una ricerca condotta dalla rivista U.S. News & World Report, basata sui dati del Bureau of Labor Statistics. Ad ogni tipologia di lavoro è stato associato un indice di soddisfazione professionale - tenendo conto anche dello stipendio - e così è stata definita una graduatoria.  

Classifica del lavoro migliore

Come detto la primo posto ci sono i data scientist, ovvero quegli analisti che si occupano di aggregare e studiare le informazioni relative al comportamento dei consumatori (i così detti "big data"). Il loro stipendio medio è pari a circa 110.000 dollari l’anno, mentre l'indice di soddisfazione professionale è di 4,4 su 5. Non stupisce quindi che sia proprio questo il "Best Jobs in America".

Al secondo posto sul podio c'è la categoria degli ingegneri. Il reddito è uguale a quello dei data scientist, ovvero in media 110.000 dollari l’anno. E' minore però l'indice di soddisfazione complessiva. Al terzo posto della classifica ci sono altri ingegneri, quelli specializzati nell'informatica. Guadagnano 106.000 dollari all’anno. La classifica prosegue con i tax manager (110.000 dollari l’anno) e i responsabili delle analisi finanziarie (112.000 l’anno).

Occhio però che la classifica, secondo U.S. News & World Report, potrebbe presto cambiare. Avanza infatti una nuova categoria di lavoro che potrebbe schizzare in vetta alla classifica: lo sviluppatore di software. Esattamente come lo scienziato dei dati, lo stipendio medio annuo supera i 100.000 dollari l'anno. Un'ultima annotazione. Se la classifica viene "rivista" aggiungendo anche come fattori chiave l’equilibrio tra lavoro e vita privata, stipendio e altre aree di sviluppo della carriera, allora c'è un'altra categoria che scala la classifica. Sono i dentisti, seguiti dagli assistenti medici e dagli infermieri.

venerdì 19 gennaio 2018

Ripple, molto più che una valuta digitale su cui fare trading

Sul mercato delle criptovalute, sotto i riflettori ci sono finiti soprattutto Bitcoin ed Ethereum. Ma nel vasto mercato delle monete digitali c'è un terzo elemento che invece merita molta attenzione. Si tratta di Ripple. Non a caso parliamo di uno degli asset più negoziati in assoluto in Corea del Sud, ovvero il mercato leader per le criptovalute. Giovani e anziani hanno investito molto in questo settore, con la speranza (non sempre verificata) di ottenere un rapido profitto.

Nel corso degli ultimi mesi l'XRP - l'abbreviazione di Ripple - è giunto tra le prime cinque criptovalute per capitalizzazione di mercato su CoinMarketCap. Basta vedere su una qualsiasi piattaforma di trading l'andamento delle quotazioni per verificarlo (qui è spiegato come funziona BDSwiss guida). Un guadagno di quasi il 150% durante la prima settimana di gennaio ha reso uno dei fondatori di Ripple e ora presidente, Chris Larsen, il quinto uomo più ricco del mondo. Egli ha un patrimonio stimato cresciuto fino a circa $ 55 miliardi.

Le differenze tra le altre valute digitali e Ripple

L'omonima azienda che lo elabora si trova a San Francisco, ed è stata fondata nel 2012 come fornitore di un sistema di elaborazione dei pagamenti in tempo reale basato su blockchain. Ebbene, anche se Ripple e Bitcoin sono comunemente associati entrambi al concetto di criptovalute, esistono delle notevoli differenze tra loro. E non ci riferiamo al fatto che ormai si puà fare trading cfd Bitcoin futures Markets.com. C'è molto altro.

Mentre Bitcoin è una valuta digitale basata sulla blockchain, Ripple è una rete di regolamento dei pagamenti in tempo reale con una valuta virtuale che funziona su una blockchain aziendale che afferma di avere più di 100 clienti in tutto il mondo, inclusi American Express, Santander e UBS. Dal punto di vista tecnico, Ripple è la risorsa digitale più veloce che eista, visto che gestisce 1.500 transazioni al secondo contro le 7 di Bitcoin.

Inoltre Ripple non mira a sostituire l'offerta legale esistente, a differenza di Bitcoin, bensì funziona assieme alle valute legali per consentire pagamenti più veloci ed efficienti. La valuta supporta anche pagamenti transfrontalieri più rapidi. Una delle principali critiche rivolte a Ripple è che non è completamente decentralizzata in quanto i validatori della rete distribuita sono entità note come banche e società di servizi finanziari, a differenza della blockchain di Bitcoin che fa affidamento su minatori anonimi. Ed ancora, XRP non consuma energia per il suo mining, visto che pre-esiste nella rete.

mercoledì 17 gennaio 2018

Banche, salgono ancora i prestiti a famiglie e imprese (+2,3%)

Crescono ancora i prestiti concessi a famiglie e imprese italiane. Nel corso del mese di dicembre l'incremento è stato del 2,3%, secondo i dati riportati dall'Associazione Banche italiane (ABI). Si tratta del 23esimo mese consecutivo al rialzo. Se consideriamo anche i prestiti concessi alla pubblica amministrazione, il dato sale ulteriormente fino al 2,4%. Si tratta di dati assolutamente confortanti, anche se rimaniamo molto lontani dai livelli record di credito concesso alle aziende che era stato toccato prima della crisi del 2007-09.

Va però sottolineato che quei livelli di indebitamento, che raggunsero importi a due cifre, difficilmente potranno essere eguagliati visto che la nuova regolamentazione cui sono sottoposti gli istituti di credito fissa dei paletti molto più rigidi. Peraltro le stesse aziende adesso ricorrono meno al canale bancario, facendo più affidamento alla propria generazione di cassa. Rispetto alla rilevazione di marzo, le aziende si dichiarano più ottimiste circa la situazione economica.

Investimenti e prestiti dalle banche

Rimane comunque molto positivo il dato relativo alla propensione a investire. Le imprese industriali e dei servizi hanno indicato ulteriori aumenti nei loro programmi di investimento pari a circa il 2,8% (in termini di spesa). Il dato è comunque spinto soprattutto dai programmi delle aziende di maggiore dimensione. Tuttavia il rapporto ABI evidenzia anche che la dinamica del credito rispetto all'andamento degli investimenti rimane contenuta. Posto pari a 100 il valore reale degli investimenti fissi lordi al primo trimestre 2008 (inizio crisi), nel terzo trimestre del 2017 l'indice si è posizionato a 77,4 con una perdita complessiva di circa 23 punti.

Per quanto riguarda le sofferenze nette bancarie, si evidenzia una certa stabilità (66,2 miliardi contro i 65,8 di ottobre) così come un netto calo rispetto allo scorso anno (erano circa 88 milioni). Secondo l'ABI ci si può attendere un ulteriore calo nei prossimi mesi.