venerdì 18 agosto 2017

Commercio: Amazon lancia "instant pickup". Compri online e ritiri in 2 minuti

Il colosso di e-commerce Amazon compie un ulteriore passo in avanti, accorciando ulteriormente le distanze che ancora esistono tra il tradizionale shopping fisico e quello virtuale. Ha infatti lanciato negli Stati Uniti un nuovo servizio che si chiama "Instant Pickup", tramite il quale è possibile fare degli acquisti online e poi ritirare la merce nei "punti di ritiro" appena due minuti dopo averle comprate su internet.

La nuova frontiera del commercio

Il servizio è ancora in fase di sperimentazione, che è stata avviata presso città con punti di ritiro allestiti in 5 luoghi universitari (i campus): Atlanta; Berkeley (California); College Park (Maryland); Columbus, Ohio; Los Angeles. Soltanto gli utenti del servizio “Prime” potranno acquistare alcune tipologie di merce come bibite, snack e oggetti elettronici. Dopo aver fatto l'ordine tramite la App di Amazon, si può andare a prendere la merce in uno dei punti preposti nel giro di un paio di minuti.

Il lancio di “Instant Pickup” è l'ultima mossa di Amazon per allargare il proprio giro di affari ed espandere la sua presenza nei negozi fisici. Appena qualche settimana fa aveva aperto delle librerie negli Stati Uniti e a giugno ha annunciato l’acquisto della catena Whole Foods Market per 13,7 miliardi di dollari.

Nel frattempo però Amazon incassa un brutto colpo da Trump. Il presidente USA infatti ha pubblicato un tweet accusando il colosso dell'e-commerce di «danneggiare in modo grave i commercianti che pagano le tasse: cittadine, città e stati sono danneggiati, persi molti posti di lavoro». Il gigante delle vendite online che è uno dei bersagli costanti del presidente su Twitter. La dichiarazione del tycoon, giunta durante la prima mattinata, ha creato tensione sui mercati e portando sul titolo Amazon un calo dell'1%, con una perdita di capitalizzazione pari a 5 miliardi di dollari.

mercoledì 16 agosto 2017

Bank of England, l'inflazione delude e la manovra restrittiva si allontana

Il giorno di Ferragosto è giunto il dato riguardante l'inflazione in Gran Bretagna. Secondo le rilevazioni dell'ufficio di statistica britannico, la dinamica dei prezzi al consumo è rimasta invariata. La crescita dei prezzi infatti rimane stabile al 2.6%. Si tratta di un valore appena al di sotto delle stime (2,7%), così come sotto la stima è stato il dato dell'inflazione core (salita 2.4% contro una previsione del 2.5%).

Problemi per la Bank of England


Questi dati non sono certo positivi per la Bank of England, che difficilmente potrà cambiare qualcosa nella propria politica monetaria nel breve periodo. Il Governatore Mark Carney quindi potrebbe evitare nuove misure di stimolo ma anche manovre di tipo restrittivo. Infatti il tono hawkish emerso di recente da parte di alcuni membri della BoE non è più plausibile.

Dal punto di vista valutario, la coppia EUR/GBP dopo aver tentato una mossa in ribasso, ha finito per innescare un rally significativo. I migliori segnali forex in tempo reale sicuri hanno puntato tutti al rialzo. Pertanto, sembra che il mercato proseguirà la propria generale tendenza rialzista.

Anche rispetto al dollaro la sterlina britannica si è mossa in forte ribasso il giorno di Ferragosto, fino a scivolare al di sotto del livello degli 1,2950$. Se romperemo sotto il supporto di 1,2850$, le cose potrebbero farsi drammatiche per il pound. E al momento i migliori segnali opzioni binarie affidabili gratis vanno tutti in questa direzione.

Volendo speculare sulle decisioni della Bank of England per i prossimi mesi, si deve necessariamente intrecciare il discorso con quello sulla Brexit. L'inflazione comunque in aumento e oltre il 2% potrebbe far pensare a un atteggiamento molto più hawkish. Ma è anche vero che l'indebolimento della sterlina ha fatto da volano proprio alla crescita dei prezzi. Se venisse eliminato anche questo, cosa succederebbe?

lunedì 14 agosto 2017

Tasse, ecco quali sono quelle per cui si litiga di più col Fisco

Ci sono tasse e tasse, anche sotto il profilo delle liti. Quelle che scatenano il maggior numero di contenziosi con il Fisco riguardano l'Ires, secondo una elaborazione dei dati fatta da Il Sole 24 Ore. L'Ires infatti lo scorso anno ha prodotto ben 15.068 nuovi ricorsi davanti alle commissioni tributarie provinciali e regionali. In pratica circa 117 liti ogni 10mila contribuenti. Le tasse per le quali si litiga di meno col Fisco invece sono Ici, Imu e Tasi, per le quali ci sono 8 ricorsi ogni 10mila possessori di immobili. Contrariamente a quel che si può immaginare l'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) ha pure una bassa litigiosità, appena 13,7.

I dati sui contenziosi per le tasse

Da cosa dipende la litigiosità più o meno grande di un tributo? Anzitutto dalla sua complessità. Se la struttura o le modalità di riscossione sono articolate, maggiore è la probabilità che si generino liti. Chiaramente incide anche l'importo, perché su divergenze con il Fisco per poche decine di euro spesso si decide di non intraprendere la noiosa procedura del contenzioso.

Per questo motivo Ici, Imu e Tasi hanno una litigiosità bassa, dal momento che vengono calcolate sui valori catastali, che offrono meno margini di discussione. Stesso discorso per l'Irpef, visto che alcuni meccanismi di calcolo (come le ritenute), operano in modo meccanico.

Per questi motivi invece l'Ires - che grava sulle società - vanta il primato di litigiosità col Fisco. Le imposte sono complesse perché d'altronde è così anche la disciplina sul reddito d’impresa, aggravata anche dalle continue modifiche normative. Non è un caso che dietro all’Ires, in questa speciale classifica, ci siano altri due tributi che interessano principalmente imprese e autonomi, ovvero Iva e Irap. Va sottolineato anche un altro aspetto: la durata media delle cause con il Fisco si estende su più anni. Specialmente nel caso delle imprese, questo si traduce in un grosso impatto “sistematico” che il contenzioso genera sulla categoria.