mercoledì 20 giugno 2018

Euro-dollaro, la ripresa dura poco. Ancora sotto 1.16

La pressione al ribasso sulla coppia euro-dollaro continua a sentirsi. Dopo aver tentato inutilmente il recupero a inizio ottava, l'euro torna a stentare. Sono diversi i fattori che stanno incidendo negativamente sulla moneta unica, rendendo incerto il mercato e disorientando i rialzisti dell'euro.

La situazione dell'euro-dollaro

Come detto, l'euro-dollaro ha illuso tutti a inizio settimana, con un recupero nelle prime due sedute che l'aveva portato oltre l'area 1,16. Anche la media mobile trading sembrava lasciar intravedere qualche ulteriore spunto rialzista, che invece è stato disatteso. La moneta unica ha ripreso a indietreggiare rispetto al biglietto verde, finendo nuovamente sotto il livello 1.16. Siamo quindi in presenza di un nuovo tentativo di assalto alla importante soglia psicologica di 1.15? Forse. Di sicuro oltre questo livello ci sarebbe il rischio di una forte deriva ribassista.

Molti trader stanno già scandagliando il mercato alla ricerca del broker con spread più basso forex, proprio in vista di un ingresso forte sul mercato se ciò dovesse succedere.

I fattori che zavorrano l'euro

La pesantezza dell'euro dipende da diversi elementi. Prima tra tutte è la differente impostazione di politica monetaria tra le due sponde dell'Atlantico. La FED ha appena effettuato il secondo ritocco dei tassi, mentre la BCE ha rinviato questo tipo di discorsi all'estate 2019. Il mercato prevedeva invece una prima stretta monetaria nel secondo trimestre del prossimo anno. A questo vanno aggiunti anche i timori relativi all'incertezza politica del Governo Merkel in Germania, nonché le gravi preoccupazioni per l'escalation della guerra dei dazi tra Cina e Usa.

Ecco perché gli analisti di diversi istituti famosi (come Bank of America-Merrill Lynch), ritengono che sia il caso avere una view ribassista sull'euro, consigliando di vendere la moneta unica sui rialzi. Stessa posizione di quelli di Commerzbank. Non manca però chi considera l'attuale trend rialzista del biglietto verde un evento transitorio. Chi avrà ragione?

lunedì 18 giugno 2018

Banche USA, dividendi troppo generosi ai soci. Scoppia la polemica

Per la prima volta dalla grande crisi finanziaria di un decennio fa, l'intero settore bancario americano distribuirà ai suoi azionisti più soldi rispetto agli utili realizzati. E' quanto mette in evidenza uno studio realizzato da Barclays del quale si discute nel prestigioso Financial Times. Finora era già successo che qualche banca fosse generosa con i propri soci, distribuendo più soldi di quanti non ne facesse con il suo business. Ma non era ancora mai successo che questo avvenisse a livello di intero settore.

Lo studio di Barclays sulle banche USA

L'analisi di Barclays ha riguardato i 22 maggiori istituti degli USA, e ha evidenziato che la crescita di distribuzione di denari rispetto al 2017 è di circa un quarto (addirittura per Citigroup la quota di distribuzione di utili e capitale ai soci arriva a sfiorare il 130% del profitto registrato sul conto economico). Per la prima volta dalla crisi del 2008, il ritorno di capitale in dividendi e buyback dell'intero settore sarà superiore ai profitti annuali (peraltro a giorni si aspettano i risultati del primo giro di stress test annuale della Federal Reserve).

Chiaramente questo evento apre la strada a una polemica velenosa. Gli addetti ai lavori si interrogano su quanto sia stata appresa la lezione della crisi finanziaria, dal momento che dopo anni in cui erano stati tutti molto "formiche", improvvisamente sono tornate ad essere "cicale". Il discorso vale soprattutto per le banche di grosse dimensioni. Quelle che per intenderci vengono considerate "too-big-to-fail". Molti ritengono che proprio ad esse non dovrebbe esser permessa una simile distribuzione di denari. A meno che non si dimostri senza alcun dubbio che non ci sa un pericolo per la società.

In sostanza, la critica dice che prima di rendere ancora più ricchi i soci, i banchieri dovrebbero preoccuparsi di rafforzare il capitale degli istituti in vista di eventuali future crisi. E si ritiene che il Governo dovrebbe intervenire, dal momento che queste crisi finirebbero poi per richiedere i soldi dei contribuenti per la loro gestione.

giovedì 14 giugno 2018

Dollaro australiano in calo dopo i dati deludenti sull'occupazione

I dati deludenti sull'occupazione australiana spingono ad una nuova ondata di vendite il dollaro australiano, dopo la instabile azione dei prezzi vista nella giornata di ieri caratterizzata dall'attesa per il meeting del Fomc (e per effetto anche delle dichiarazioni di Trump sulla guerra commerciale). Ricordiamo che l'ultimo taglio della RBA ha portato il tasso al minimo dell'1,5 percento (agosto 2016), e si ritiene che manterrà la politica invariata per un altro anno.

I driver del dollaro australiano

Secondo l'Australian Bureau of Statistics (ABS) l'economia australiana ha creato soltanto 12.000 posti di lavoro a maggio, al di sotto del consensus che indicava una crescita di 19mila. In aggiunta a questo dato, va detto che i lavori a tempo pieno sono diminuiti di 20,6 K rispetto a un aumento di 32,7 K visto ad aprile. Il tasso di disoccupazione, rettificato stagionalmente, è calato in maggio al 5,4% dal 5,6% di aprile (5,5% in gennaio, febbraio e marzo) e contro il 5,5% atteso dagli economisti. Ad esercitare una pressione al ribasso sul dollaro australiano ci ha pensato anche il dato delle vendite al dettaglio cinesi e quello sugli investimenti fissi, visto lo stretto legame tra le due economie. I prezzi del rame hanno poi ulteriormente acuito la situazione al ribasso.

I movimenti del cambio dollaro Australia-USA


La coppia AUD / USD ieri ha avuto un sussulto al ribasso dopo la decisione della FED di alzare i tassi. Ha raggiunto i minimi a 0.7530, mentre poi è rimbalzata verso 0.7581 con l'oscillatore stocastico lento (parametri base) che è entrato rapidamente in ipervenduto per poi risalire. Il dollaro non ha proseguito nel suo rally visto che Trump ha annunciato "una stretta forte contro la Cina", alimentando così il timore dei mercati circa una guerra commerciale aspra.

Questa mattina la coppia Aud-Usd è nuovamente in discesa verso 0.7560 (Suggeriamo di leggere prima una guida ai migliori forex broker italiani autorizzati prima di avventurarsi nel trading sulle valute). L'area 0,7530-25 potrebbe continuare a fungere da supporto contro un ulteriore al ribasso. Al di sotto di essa la coppia potrebbe dirigersi verso la sfida del profondo valore psicologico di 0,75. Al contrario, la regione 0,7575-80 sembra ora essere emersa come una resistenza immediata, che se infranta potrebbe sollevare la coppia oltre la maniglia 0,7600 indietro per testare la zona 0,7625-30.