lunedì 18 giugno 2018

Banche USA, dividendi troppo generosi ai soci. Scoppia la polemica

Per la prima volta dalla grande crisi finanziaria di un decennio fa, l'intero settore bancario americano distribuirà ai suoi azionisti più soldi rispetto agli utili realizzati. E' quanto mette in evidenza uno studio realizzato da Barclays del quale si discute nel prestigioso Financial Times. Finora era già successo che qualche banca fosse generosa con i propri soci, distribuendo più soldi di quanti non ne facesse con il suo business. Ma non era ancora mai successo che questo avvenisse a livello di intero settore.

Lo studio di Barclays sulle banche USA

L'analisi di Barclays ha riguardato i 22 maggiori istituti degli USA, e ha evidenziato che la crescita di distribuzione di denari rispetto al 2017 è di circa un quarto (addirittura per Citigroup la quota di distribuzione di utili e capitale ai soci arriva a sfiorare il 130% del profitto registrato sul conto economico). Per la prima volta dalla crisi del 2008, il ritorno di capitale in dividendi e buyback dell'intero settore sarà superiore ai profitti annuali (peraltro a giorni si aspettano i risultati del primo giro di stress test annuale della Federal Reserve).

Chiaramente questo evento apre la strada a una polemica velenosa. Gli addetti ai lavori si interrogano su quanto sia stata appresa la lezione della crisi finanziaria, dal momento che dopo anni in cui erano stati tutti molto "formiche", improvvisamente sono tornate ad essere "cicale". Il discorso vale soprattutto per le banche di grosse dimensioni. Quelle che per intenderci vengono considerate "too-big-to-fail". Molti ritengono che proprio ad esse non dovrebbe esser permessa una simile distribuzione di denari. A meno che non si dimostri senza alcun dubbio che non ci sa un pericolo per la società.

In sostanza, la critica dice che prima di rendere ancora più ricchi i soci, i banchieri dovrebbero preoccuparsi di rafforzare il capitale degli istituti in vista di eventuali future crisi. E si ritiene che il Governo dovrebbe intervenire, dal momento che queste crisi finirebbero poi per richiedere i soldi dei contribuenti per la loro gestione.

giovedì 14 giugno 2018

Dollaro australiano in calo dopo i dati deludenti sull'occupazione

I dati deludenti sull'occupazione australiana spingono ad una nuova ondata di vendite il dollaro australiano, dopo la instabile azione dei prezzi vista nella giornata di ieri caratterizzata dall'attesa per il meeting del Fomc (e per effetto anche delle dichiarazioni di Trump sulla guerra commerciale). Ricordiamo che l'ultimo taglio della RBA ha portato il tasso al minimo dell'1,5 percento (agosto 2016), e si ritiene che manterrà la politica invariata per un altro anno.

I driver del dollaro australiano

Secondo l'Australian Bureau of Statistics (ABS) l'economia australiana ha creato soltanto 12.000 posti di lavoro a maggio, al di sotto del consensus che indicava una crescita di 19mila. In aggiunta a questo dato, va detto che i lavori a tempo pieno sono diminuiti di 20,6 K rispetto a un aumento di 32,7 K visto ad aprile. Il tasso di disoccupazione, rettificato stagionalmente, è calato in maggio al 5,4% dal 5,6% di aprile (5,5% in gennaio, febbraio e marzo) e contro il 5,5% atteso dagli economisti. Ad esercitare una pressione al ribasso sul dollaro australiano ci ha pensato anche il dato delle vendite al dettaglio cinesi e quello sugli investimenti fissi, visto lo stretto legame tra le due economie. I prezzi del rame hanno poi ulteriormente acuito la situazione al ribasso.

I movimenti del cambio dollaro Australia-USA


La coppia AUD / USD ieri ha avuto un sussulto al ribasso dopo la decisione della FED di alzare i tassi. Ha raggiunto i minimi a 0.7530, mentre poi è rimbalzata verso 0.7581 con l'oscillatore stocastico lento (parametri base) che è entrato rapidamente in ipervenduto per poi risalire. Il dollaro non ha proseguito nel suo rally visto che Trump ha annunciato "una stretta forte contro la Cina", alimentando così il timore dei mercati circa una guerra commerciale aspra.

Questa mattina la coppia Aud-Usd è nuovamente in discesa verso 0.7560 (Suggeriamo di leggere prima una guida ai migliori forex broker italiani autorizzati prima di avventurarsi nel trading sulle valute). L'area 0,7530-25 potrebbe continuare a fungere da supporto contro un ulteriore al ribasso. Al di sotto di essa la coppia potrebbe dirigersi verso la sfida del profondo valore psicologico di 0,75. Al contrario, la regione 0,7575-80 sembra ora essere emersa come una resistenza immediata, che se infranta potrebbe sollevare la coppia oltre la maniglia 0,7600 indietro per testare la zona 0,7625-30.

martedì 12 giugno 2018

Lavoro In Italia, occupati a +147mila ma sono tutti a tempo determinato

L'Istat ha reso noti i dati relativi al mondo del lavoro in Italia del primo trimestre del 2018. Rispetto al trimestre precedente non ci sono state variazioni, visto che il tasso di occupazione è rimasto invariato al 58,2%. Invece al primo trimestre dello scorso anno ci sono 147mila occupati in più nel nostro paese. Tuttavia, si tratta di un incremento generato dal forte aumento dei lavori a tempo determinato (+385 mila). Invece nel corso di quest'anno c'è stato un ulteriore calo della quota sia dei lavoratori a tempo indeterminato che degli indipendenti, complessivamente per oltre 200mila unità.

I dati sul lavoro in Italia

Alla fine del primo trimestre il numero totale degli occupati è giunto al valore record di 23,2 milioni circa (dati destagionalizzati), mentre i disoccupati sono 2 milioni 893 mila (dato destagionalizzato). Il mondo del lavoro in Italia segna una crescita della disoccupazione, ora all'11,1 per cento (+0,1 punti rispetto al trimestre precedente ed in calo di 0,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2017). Calano ancora gli inattivi. 

A livello di tipologia contrattuale, i dipendenti sono 17,8 milioni in crescita del 1,9% rispetto al primo trimestre 2017. I lavoratori a tempo indeterminato sono 14.9 ed evidenziando un calo dello 0,3% sul primo trimestre 2017. I lavoratori a termine invece crescono fino a 2,9 milioni. In questo caso addirittura c'è stata una crescita del 16,2% sul primo trimestre del 2017.

Aumenta la domanda di lavoro da parte delle imprese, così come aumentano le posizioni lavorative dipendenti dello 0,8% sul trimestre precedente e del 3,3% su base annua. A testimoniare uno scenario in crescita per il lavoro in Italia c'è anche il calo del ricorso alla cassa integrazione. Riguardo alle retribuzioni invece, si assiste a un lieve aumento rispetto all’ultimo trimestre (+0,1%), anche se rimangono stabili su base annua. Cresce il costo del lavoro (0,3%).