giovedì 17 maggio 2018

Tariffe commerciali, il Giappone sta per annunciare le contromisure

Dopo Cina e Unione Europea, anche il Giappone si appresta a varare delle contromisure alle tariffe commerciali decise da Trump. Il governo di Tokyo sta infatti per completare tutte le procedure necessarie per comunicare all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) quali sono le azioni che intende intraprendere contro Washington. Secondo le regole internazionali del commercio, infatti i paesi sono tenuti a comunicare al WTO le loro iniziative. Tokyo dovrebbe farlo entro questo fine settimana.

La tensione sulle tariffe commerciali

La grana è scoppiata lo scorso marzo, quando Trump decise di imporre dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti. Il Giappone ha chiesto al presidente americano di essere esentato dalle maggiorazioni sui due metalli, ma Trump ha fatto orecchie da mercante alle richieste di Tokyo. La riposta dovrebbe essere forte. Il Giappone infatti potrebbe adottare delle tariffe commerciali sulle esportazioni statunitensi per un valore di 409 milioni di dollari. Ovvero lo stesso importo dei dazi applicati dagli Stati Uniti. Non si sa ancora quali potrebbero essere i prodotti soggetti alle imposizioni.

Finora il Giappone è stato molto più accomodante con gli USA rispetto a Cina e Unione europea. Queste ultime infatti hanno risposto subito ai dazi americani con ritorsioni reciproche. Il governo di Tokyo, ha preferito privilegiare il dialogo nel tentativo di evitare una guerra combattuta con le contromisure.

Tutto questo mentre a Washington si disputa il secondo round dei colloqui tra Usa e Cina.  Dopo la prima tornata, fallita, di negoziati a Pechino per cercare di sbloccare la situazione, il consigliere economico cinese, Liu He, è in visita a Washington per discutere la questione. Sarà un incontro difficile, visto che le prospettive di una soluzione diplomatica sembrano molto lontane.

martedì 15 maggio 2018

Dollaro ancora tonico contro l'euro. Pesa la questione Mediorientale

Il rapporto tra euro e dollaro continua a premiare la valuta statunitense, che anche oggi guadagna terreno. Il quadro grafico mostra che la valuta unica è ancora sui minimi da fine dicembre contro il biglietto verde, a quota 1,186 circa. Dalla seconda metà di aprile la coppia ha cominciato a muoversi al ribasso in modo deciso, avviando una correzione forte rispetto al lungo rialzo precedente in essere dalla fine del 2016.

Il rapporto di cambio è sceso fin sotto i minimi di gennaio a 1,1910 circa, ma le pressioni di vendita non sembrano essersi esaurite a dispetto dello sforamente dell'area di ipervenduto da parte dei principali oscillatori grafici. Chi conosce come funziona plus500 webtrader ha visto infatti tale andamento sullo stocastico e gli altri. Questa ondata al ribasso pare possa pure continuare, magari fino a testare i minimi raggiunti lo scorso mese di novembre e dicembre a 1,1760.

I driver del dollaro

Va detto che la spinta al dollaro USA viaggia sulla scia dell’inasprirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Come se non bastassero già la questione siriana e le tensioni con l'Iran per l'accordo sul nucleare, adesso c'è anche quanto accaduto a Gaza dopo l'inaugurazione officiale dell’ambasciata USA a Gerusalemme. Chi adotta una strategia swing trading forex (guida), ha visto che dopo essere sceso a 92,24, l’indice del dollaro è poi risalito a quota 92,80.

Per quanto riguarda i dati macro, è salitala fiducia del settore immobiliare USA. A maggio il dato è salito di due punti portandosi a 70 dai 68 punti rivisti di aprile. Rimangono stabili le scorte di magazzino delle imprese. Il Dipartimento del Commercio ha poi reso noto che le scorte sono rimaste stabili a 1.929,6 miliardi di dollari come a febbraio. Su base tendenziale si è verificato un incremento del 3,8%. Nello stesso periodo le vendite hanno registrato una variazione positiva dello 0,5% su base mensile a 1.438,3 miliardi di dollari, con una crescita del 6,4% a livello tendenziale.

sabato 12 maggio 2018

Export di auto negli USA, Trump vuole colpirlo con tariffe al 20%

L'export europeo dell'auto potrebbe ricevere un altro duro colpo da Trump. Il presidente USA infatti starebbe valutando l'ipotesi di applicare alle auto importate negli USA una tariffa del 20%. Non solo, alle macchine straniere potrebbero essere pure imposi degli standard sulle emissioni più duri rispetto a quelle che gravano sui costruttori americani. Un trattamento discriminatorio che finirebbe per ostacolare l'arrivo di auto straniere in territorio americano.

Il colpo all'export di auto

Donald Trump vuole - secondo il Wall Street Journal - ha avanzato questa proposta durante l'incontro avuto alla Casa Bianca con i vertici dei principali costruttori d'auto mondiali. In base agli accordi con l'Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), l'export di auto negli Stati Uniti è soggetto a tariffe del 2,5%, che nel caso dei camion raggiungono anche il 25%. Tutto questo eccezion fatta per quei paesi che hanno un accordo di libero scambio con gli States.

Nello stesso incontro ha elogiato Sergio Marchionne prendendolo come esempio virtuoso. Il motivo? L'impegno di Fca di investire risorse negli Usa, oltre un miliardo di dollari nelle attività sul suolo americano. Peraltro accompagnato dal programma di traferire entro il 2020 dal Messico allo stabilimento di Warren (Michigan), la produzione del pickup truck Ram Heavy Duty. Trump è stato molto diretto quando ha chiesto: «Voglio che costruiate milioni di auto in più negli Stati Uniti».

Nel corso dello stesso meeting, Trump ha parlato anche del Nafta, l'accordo di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico. Il presidente ha ammesso: «non ne sono mai stato un grande fan». Le trattative per una revisione dell'intesa sono in corso, anche se e possibilità di giungere a un accordo non sembrano affatto vicine. La rinegoziazione di questa intesa potrebbe avere un impatto notevole sull'industria delle quattro ruote americana.