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martedì 7 aprile 2026

Investimenti dell'agricoltura italiana, il Nord corre mentre il Sud rimane indietro

L'innovazione non è una componente fondamentale soltanto per le aziende tecnologiche, ma anche per i settori economici più tradizionali come l'agricoltura, che rappresenta un pilastro della nostra economia. Per questo gli investimenti che mirano ad aumentare l'efficienza e la resa produttiva sono sempre necessari. Tuttavia questo processo resta ancora lento e disomogeneo.

Il rapporto tra agricoltura italiana e investimenti

La situazione della innovazione dell'agricoltura italiana è stata fotografata da un report diffuso da Istat alla fine di febbraio. Da questo documento emerge che soltanto il 12% delle aziende agricole ha fatto investimenti nell'innovazione, mentre il resto degli operatori è rimasto colpevolmente indietro.

Quello più evidente per è la forte spaccatura soprattutto tra Nord e Sud. Infatti nelle aree settentrionali del paese c'è la maggior parte delle aziende che puntano sulla innovazione. Al nord-est il 24,5% del totale, a nord-ovest il 19,4% del totale. Più indietro invece ci sono le aziende che fanno investimenti in innovazione al Centro, al Sud e nelle Isole.

Spinte innovativa e dimensione aziendale

Il report fa emergere una forte correlazione tra la dimensione dell'azienda e la spinta innovativa. La propensione infatti è molto bassa tra le piccole aziende, ossia quelle fino a 10 ettari. Invece cresce fino al 34,6% tra quelle di grandi dimensioni, che superano i 50 ettari. Gli investimenti nelle innovazioni sono poi molto più diffusi nelle aziende agro-zootecniche, che integrano coltivazione e allevamento.

Obiettivi degli investimenti

C'è un panorama abbastanza ampio degli obiettivi ai quali si mira attraverso gli investimenti in innovazione. Se in generale lo scopo principale per tutti è quello di migliorare la produttività, con l'innovazione ci sono altri problemi che si mira a risolvere. Ad esempio fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico e aumentare la resilienza operativa di fronte alla scarsità di risorse . grande importanza viene data anche all'erosione del suolo e alla gestione delle risorse idriche, ma anche alla sicurezza alimentare.

martedì 31 marzo 2026

Investimenti, in Italia è ancora un mondo prevalentemente per uomini

C'è una spaccatura ancora molto eclatante che riguarda il genere maschile e femminile in Italia ed è relativa agli investimenti: nel paese soltanto una donna su dieci si avventura nei mercati. Sotto questo aspetto, siamo tra i Paesi più attardati nel vecchio continente.

I numeri delle donne e gli investimenti

Secondo una ricerca condotta società di investimenti XTB, se da noi a malapena il 10% delle donne si dedica a operazioni sui mercati finanziari, ci sono altre realtà dove questa quota è più elevata. Ad esempio Romania (22%) e Portogallo (19%).

In generale a livello globale la partecipazione delle donne ai mercati finanziari è in crescita. Questa inclusione finanziaria si manifesta anche nel nostro paese, ma ad un ritmo decisamente inferiore.

L'identikit della donna che investe

In base ai dati della piattaforma online di trading, risulta che la donna italiana che si dedica agli investimenti ha un'età media di 39 anni (in diminuzione rispetto ai 41 registrati nel 2024), quindi più matura rispetto all'età media degli uomini, che è di 35 anni. L'investitrice tende a preferire gli asset più tradizionali, ossia i titoli azionari (ai quali dedicano circa l'11% dei loro portafogli) mentre dedicano minor spazio agli ETF (soltanto il 3%). Assolutamente minimo l'interesse verso i broker opzioni binarie Italia.

Tuttavia la preferenza verso i titoli azionari non significa maggiore propensione al rischio, visto che i titoli preferiti sono quelli che vengono percepiti come più solidi e radicati nel contesto economico nazionale. Ad esempio quelli bancari, dove i migliori indicatori di volatilità trading sono sempre abbastanza piatti.

Il ruolo del mobile

Un dato importante che emerge dall'analisi è l'inversione di tendenza rispetto alla modalità con cui vengono condotti gli investimenti. Il 75% delle transazioni fatte dalle donne è avvenuto infatti tramite canale mobile, contro il 25% del desktop. Si tratta di un cambio di rotta deciso rispetto all'anno precedente, quando circa la metà degli investimenti era fatta tramite i device mobili.
Cosa significa tutto questo? Che gli investimenti non vengono considerati più un'attività occasionale bensì si integrano sempre di più nella quotidianità delle donne.

giovedì 3 aprile 2025

Investimenti, gli italiani continuano a preferire il mattone

C'è una costante che riguarda il rapporto tra il nostro paese e gli investimenti. La preferenza delle famiglie italiane infatti continua ad andare verso il settore immobiliare, al punto tale che il mattone rappresenta quasi la metà dell'intera ricchezza lorda complessiva.

Il mattone e gli investimenti

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, l'istituto statistica europeo, circa il 71% delle famiglie italiane è proprietaria dell'abitazione in cui vive. Se escludiamo i paesi dell'ex blocco sovietico, siamo primi nella classifica. In Francia questa percentuale arriva al 65%, nel Regno Unito al 63%, in Germania arriva soltanto al 50%

Quello che si può dire è che ad oggi il mattone rimane ancora l'investimento preferito delle famiglie italiane, che nel 69% dei casi lo ritiene il più sicuro di tutti.

Asset sicuro, vero o falso?

Bisogna evidenziare che dietro questa preferenza per il mattone c'è sicuramente un fattore emozionale importante e il fatto comunque che si tratta di un bene tangibile. La casa è là, la puoi vedere la puoi toccare, a differenza dei titoli azionari o di altri asset finanziari. 

Tuttavia proprio questo legame emotivo così forte può indurre in confusione e far sì che agli investimenti nel mattone non vengano applicati gli stessi parametri razionali utilizzati per gli altri tipi di impiego del proprio capitale.
Basta pensare ad esempio che, malgrado il mattone rimanga l'investimento preferito, pochi sanno che la crescita di valore delle abitazioni nell'ultimo decennio è stata minore rispetto all'aumento dell'inflazione.

Alcuni numeri

Ad eccezione di alcune grandi località turistiche o metropoli, chi ha fatto investimenti per 1 milione di euro in immobili nel 2013, oggi avrebbe mediamente 1,08 milioni. In pratica avrebbe guadagnato l'8% in dieci anni. Ma se consideriamo l'inflazione, allora il suo investimento ha perso circa il 15%. Facendo un confronto con i principali indici azionari globali, in special modo Wall Street, un investimento di un milione fatto nel 2013 avrebbe portato al raddoppio del capitale.

Conclusioni

Bisogna precisare che gli investimenti nel settore immobiliare possono essere fruttiferi quanto o più degli altri tipi di impiego del capitale, ma bisogna sottolineare e che prima di effettuare investimenti in immobili bisogna analizzare la composizione del proprio patrimonio e lo scenario generale.

giovedì 18 aprile 2024

Investimenti per 270 miliardi, ecco il conto dell'Italia per le case green

La nuova direttiva europea sulle case green implica che gli immobili italiani dovranno essere riqualificati nel giro di pochi anni, e questo comporterà degli investimenti importanti a carico di famiglie e imprese.
Il conto totale potrebbe giungere a 270 miliardi di euro, secondo una stima del Centro studi di Unimpresa.

La necessità di forti investimenti

La direttiva europea si inserisce nel contesto del grande piano per la transizione energetica, chiamato Green Deal, e vuole ridurre in maniera sostanziale il consumo energetico e le emissioni di gas inquinanti di case e palazzi.

Ciò significa che nel nostro Paese, circa 12,5 milioni di immobili dovranno essere ristrutturati per soddisfare le richieste dell'Europa. Per oltre 7,6 milioni (61%) l'intervento dovrà essere importante, visto che sono attualmente classificati nelle peggiori classi energetiche, ovvero F e G.
Tutto questo comporterà importanti investimenti, visto che il costo medio dovrebbe oscillare, per ciascun immobile, tra i 20 mila euro e i 55 mila euro.

Il panorama degli immobili italiani

Il patrimonio immobiliare italiano è stato per buona parte costruito prima della Seconda guerra mondiale, ossia almeno 75 anni fa. Soltanto l'1% rientra nella classe energetica migliore (A4) e quasi altrettanti nelle classi successive (A3, A2 e A1).
Nella categoria B c'è il 2% degli immobili, mentre il 4% rientra nella categoria C. La prima classe in doppia cifra è la fascia D, che contempla il 10,2% delle abitazioni, mentre nella classe E ne figurano il 16,9%.
Come detto, le classi F e G messe assieme fanno il restante 61%. Più della metà del patrimonio immobiliare italiano necessita quindi di investimenti per adeguarsi alle direttive europee, che impongono una piena riqualificazione energetica entro il 2050.

L'UE si divide

Le nuove norme europee sulle case green hanno creato una profonda spaccatura, perché ci sono Paesi (come appunto l'Italia, ma anche Spagna, Grecia e Portogallo) che verranno duramente colpiti da queste regole (metà delle famiglie dovrà sostenere spese notevoli, che finiranno per comprimere il resto dei consumi e quindi l'intera economia nazionale).

Tuttavia, al momento la direttiva non prevede sanzioni particolari per coloro che non si adegueranno entro i tempi stabiliti. Spetta ai singoli governi nazionali decidere quali sanzioni applicare, oltre alla perdita automatica di valore degli immobili non conformi alle normative.

giovedì 7 marzo 2024

Investimenti nelle tecnologie green in crescita nel 2023

Lo scorso anno c'è stata una forte crescita degli investimenti per la transizione energetica. Infatti sono stati spesi circa 1800 miliardi di dollari per le tecnologie a zero o basso impatto climatico.

Da dove arrivano gli investimenti

A darci un'immagine della situazione è un outlook fornito da IMPact. Il ruolo cruciale l'ha svolto la Cina, che da sola ha investito il 38% del totale, poco più di 620 miliardi. Insieme all'Europa (che ha investito circa 310 miliardi) e agli Stati Uniti (anch'essi oltre i 300 miliardi spesi), questo trio rappresenta i due terzi degli investimenti totali nelle tecnologie green.

Si stima che in Europa gli investimenti pianificati dalle aziende impianti produttivi cresceranno dal 5% al 27% nel prossimo biennio.

Prezzi e competitività

Grazie agli investimenti e all'avanzamento della tecnologia, c'è stato un calo dei prezzi che favorisce la crescita della competitività economica delle tecnologie pulite. Tuttavia all'orizzonte c'è il rischio di subire la forte competizione con l'industria cinese, che sta esercitando un grosso ostacolo nella pressione al ribasso sui costi.

Tutto questo apre ad un bivio per le autorità politiche europee, perché se da un lato l'importazione dei prodotti clean tech dalla Cina accelera il percorso di transizione energetica dell'Europa, dall'altra favorisce sempre di più la penetrazione cinese nel nostro settore industriale.

Il caso dell'industria automobilistica

L'esempio più eclatante di questo conflitto tra Occidente e Cina è dato dal mercato delle auto elettriche. I veicoli alimentati a batteria made in China si stanno diffondendo nel mercato automobilistico europeo. Se nel 2019 non arrivavano neanche al 1% del totale, nel 2023 la quota di veicoli cinesi elettrici in Europa è salita al 8,4%. A tal proposito, basta ricordare la nuova fabbrica BYD che nasce in Ungheria per produrre veicoli elettrici cinesi in territorio europeo.

Una recente stima ha sottolineato che gli investimenti di Pechino in Europa hanno raggiunto già il nuovo record oltre 28 miliardi di dollari, che peraltro sono una cifra sottostimata visto che alcuni investimenti mancano di riscontri dettagliati.

lunedì 18 dicembre 2023

Investitori, settimana pre-Natalizia con tanti dati macro e i meeting di PBoC e BoJ

Siamo entrati nella settimana pre-Natalizia, che sarà senza dubbio più blanda rispetto alla precedente durante la quale si sono riunite tante banche centrali.
Gli investitori continueranno a guardare soprattutto agli USA, con alcuni dati macro molto attesi.

Gli eventi clou per gli investitori

Anzitutto negli States verrà reso noto il rapporto sul reddito e sulle uscite personali di novembre, che include in particolare l'indice dei prezzi PCE, un indicatore molto osservato dalla FED. Sempre negli USA ci sarà la lettura finale della crescita del PIL del terzo trimestre, della fiducia dei consumatori delle banche centrali e degli ordini di beni durevoli.

Settimana scorsa la FED ha mostrato un volto più accomodante, che ha indotto gli investitori a pensare che fosse possibile un taglio dei tassi di interesse già nel mese di marzo. Questo ha provocato una flessione del dollaro, con l'indice che era sceso a 102 circa (ed è leggermente rimbalzato solo dopo aver fatto un doppio minimo trading).

Regno Unito e UE

Sarà una settimana importante anche per il Regno Unito. Verranno infatti rilasciati il report sull'inflazione e sulle vendite al dettaglio.
Nell'Area Euro, i dati finali sull'inflazione dovrebbero confermare che il tasso principale è sceso al 2,4%, il livello più basso da luglio 2021, e l'inflazione core dovrebbe essere confermata al 3,6%, il più basso da aprile 2022.

Nota bene: se sete investitori interessati a negoziare valute, scegliete soltanto dei Consob lista broker autorizzati.

Meeting di politica monetaria in Asia

La politica monetaria sarà al centro dell’attenzione degli investitori in Asia. La Banca popolare cinese dovrebbe mantenere invariati i tassi, difendendo lo yuan (che intanto si è apprezzato oltre il 7,12 per dollaro, raggiungendo i livelli più forti in sei mesi) e optando invece per sostenere l’economia in rallentamento.

Nel frattempo, la Banca del Giappone è destinata a mantenere invariato il tasso di riferimento al -0,1% e potrebbe potenzialmente offrire aggiornamenti su un allontanamento dalla politica ultra-conciliante e sulla graduale eliminazione della sua politica di controllo della curva dei rendimenti. Il Giappone pubblicherà inoltre il tasso di inflazione e la bilancia commerciale per novembre.

lunedì 12 giugno 2023

Investitori, tutti gli occhi sono puntati su FED e BCE

Dopo una settimana relativamente tranquilla, gli investitori entrano in un'altra che sarà assai intensa. A dominare la scena saranno infatti i meeting di politica monetaria dei FED e BCE, in calendario mercoledì e giovedì.

I driver per gli investitori

L'umore del mercato si è risollevato dopo la recente sospensione del tetto del debito statunitense. Ma adesso i riflettori degli investitori si sono nuovamente spostati sull'inflazione e le mosse delle banche centrali.

Le strette a sorpresa da parte della Reserve Bank of Australia e della Bank of Canada hanno evidenziato che l'inflazione, sebbene moderata a livello generale, rimane ben al di sopra dell'obiettivo.

FED in focus

Per questo i riflettori saranno altissimi soprattutto sulla Federal Reserve statunitense. Il mercato sta scontando circa il 70% di possibilità di una pausa alla riunione del FOMC del 13-14 giugno, rispetto al 35% di una settimana fa. 

Le proiezioni da parte degli investitori si sono abbassate soprattutto dopo una serie di commenti da parte di diversi funzionari della Fed, incluso il vicepresidente designato.
Tuttavia, i dati sull'IPC che saranno pubblicati martedì potrebbero mettere un po' di pepe sulla questione, nel caso in cui superassero le attese. Chiaramente tutto ciò influenzerà il dollaro USD, negoziabile anche sui broker opzioni binarie Italia.

BCE e BoJ

Il giorno dopo la FED toccherà alla BCE. È ampiamente previsto che l'istituto centrale europeo aumenterà il tasso di interesse di 25 punti base, e probabilmente lo farà anche a luglio secondo gli analisti di Quotex.

Prima del weekend si riunirà anche la Bank of Japan, che ormai da tempo sta rimanendo in attesa. Nella precedente riunione di aprile, la BoJ ha mantenuto la sua politica estremamente accomodante date le prospettive incerte dell'economia e dell'inflazione.

Altri dati macro

Oltre ai meeting delle banche centrali, gli investitori osserveranno i dati sull'inflazione tedesca di maggio e l'indice del sentimento economico ZEW, i dati sui posti di lavoro nel Regno Unito e sull'IPC negli Stati Uniti, i dati sul PIL e sulla produzione del Regno Unito, quelli sulla produzione industriale nell'area dell'euro e i dati sull'IPP, produzione industriale e vendite al dettaglio negli Stati Uniti.

lunedì 24 ottobre 2022

Investimenti i mercati guardano alla BCE al PIL statunitense e alle trimestrali

Per una volta il cardine del sentimento di mercato in settimana sarà l'Europa. Il mondo degli investimenti guarda infatti soprattutto all'imminente meeting della Banca Centrale Europea, che sarà l'evento clou di questa settimana.

Gli appuntamenti chiave per chi fa investimenti

Giovedì l'istituto centrale europeo si riunirà per decidere gli aggiustamenti di politica monetaria. Le previsioni di mercato sono per un aumento del costo del denaro di 75 punti base.
Tuttavia sarà ancora più importante seguire la conferenza stampa di Christine Lagarde subito dopo il meeting. Si attendono infatti novità per quanto riguarda il Qt (riduzione bilancio), oltre che sui futuri rialzi dei tassi.

Si tratta di un appuntamento importantissimo che potrebbe avere riflessi soprattutto sull'andamento dell'euro. La valuta unica continua a viaggiare da settimane al di sotto della parità rispetto al biglietto verde americano. Il cambio EURUSD viaggia infatti attorno a quota 0,98, con i segnali forex in tempo reale gratuiti che evidenziano ancora debolezza.

Anche in Canada, Brasile, Russia e Giappone c'è il meeting

Quello della Banca Centrale Europea non sarà l'unico meeting di politica monetaria della settimana. Si riuniranno infatti anche i policy-makers della Bank of Canada. Dall'istituto canadese ci si aspetta un rialzo di 50 punti base o forse anche di più, visto che l'ultimo dato sull'inflazione è stato più alto del previsto.

Le riunioni di politica monetaria ci saranno anche in Brasile e in Russia. In questi casi ci si aspetta un congelamento della situazione attuale, così come in Giappone, dove gli investitori sono molto preoccupati per la debolezza dello Yen (è interessante studiarlo con le nuvole Ichimoku strategia).

Gli altri appuntamenti della settimana

Nel calendario economico degli investimenti sono cerchiati in rosso anche i dati economici di Cina, Giappone, Gran Bretagna ed Eurozona, per comprendere quanto è forte la contrazione delle loro economie.
Grande attesa c'è inoltre per la pubblicazione del dato preliminare sul PIL statunitense, soprattutto dopo la recessione tecnica degli ultimi 2-3 mesi.

Il mondo degli investimenti continuerà inoltre a guardare i risultati trimestrali di importanti società sia di Wall Street (dove spiccano Alphabet, Amazon, Meta ed Apple) che in Europa.

lunedì 13 giugno 2022

Investitori, occhi puntati sullo spread e sulle banche centrali

Un tris di riunioni di banche centrali sarà il piatto forte di questa settimana per gli investitori. Si riuniscono infatti i policy makers della Federal Reserve, della Bank of England e della Bank of Japan.

La settimana degli investitori

I tre eventi appena citati saranno senza dubbio i Market Mover più importanti. Si terranno nelle giornate di mercoledì (FED), giovedì (BoE) e venerdì (BoJ).
Ovviamente c'è grande attesa soprattutto per la riunione della Federal Reserve, specialmente dopo l'ultimo report da record riguardo all'inflazione a stelle e strisce.

Gli investitori sono sempre più convinti che la Banca centrale americana possa diventare ancora più aggressiva nei prossimi mesi.
La dimostrazione eclatante si è avuta venerdì, proprio dopo il report sull'inflazione. Le borse sono andate in picchiata mentre il dollaro ha guadagnato terreno sul mercato valutario, mettendo in crisi chi adotta una strategia forex 15 minuti breve termine. Del resto quando i tassi di interesse aumentano, vengono danneggiate le classi di asset più rischiose, in primis le azioni.

Altri eventi di interesse

Un altro appuntamento importante di questa settimana sarà l'intervento del capo della BCE Christine Lagarde, che parlerà nella giornata di mercoledì. L'Eurotower ha finalmente rotto gli indugi, preannunciando una doppia stretta monetaria a luglio e settembre. Con la prospettiva inoltre di farne altre anche in seguito.

Sempre riguardando alla Eurozona, occorre sottolineare l'appuntamento che gli investitori hanno in calendario venerdì prossimo con i dati sulla inflazione. Se dovesse continuare a mordere come sta facendo, sarà quasi inevitabile un'aggressività maggiore da parte dell'Istituto centrale di Francoforte.

Consiglio: quando si negoziano valute, è bene tenere sotto mano una tabella correlazione valute Forex.

L'incontro del WTO

Dal 12 al 15 giugno c'è un altro appuntamento interessante per gli investitori. Si tratta della prima riunione interministeriale da quasi 5 anni delle Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). L'appuntamento è estremamente importante, soprattutto alla luce delle difficoltà che il commercio internazionale sta attraversando a causa della guerra in Ucraina.

mercoledì 11 maggio 2022

Banca d'Italia: investimenti ESG sempre più presenti, l’impronta carbonica è crollata in 3 anni

C'è una notizia molto interessante che riguarda i titoli quotati a Piazza Affari gestiti da Bankitalia. Sono sempre più improntati alla decarbonizzazione. O se preferite, è sempre maggiore l'attenzione alla tematica ESG.

Lo rivela l'ultimo report sugli "investimenti sostenibili e sui rischi climatici" che è stato pubblicato dalla Banca d'Italia.

Cosa evidenzia Banca d'Italia

I numeri evidenziati dal nostro istituto centrale mostrano che nel corso del triennio che va dal 2018 al 2021, l’impronta carbonica delle azioni gestite dalla Banca d’Italia è crollata del 60%. Questa discesa vertiginosa ha portato la quota delle azioni che hanno ancora una impronta carbonica al 37% del totale.

Ancora più interessante riguarda il dato sugli investimenti nel portafoglio ESG da parte della stessa banca di Via Nazionale, che vale circa 16 miliardi di euro, ossia oltre il 90% del totale.

L'impegno ESG del nostro istituto centrale

Il maggiore impegno di Bankitalia verso la sostenibilità è frutto della "Carta degli investimenti sostenibili" del 2021.
Questo documento definisce la visione che la Banca ha della sostenibilità, e contiene i principi e i criteri di riferimento per la gestione sostenibile degli investimenti finanziari dell'istituto.

Ebbene, in base ai dati rilasciati dalla banca centrale, il panorama di titoli gestiti ha caratteristiche migliori rispetto alla media del mercato sotto diversi aspetti.
Si distinguono infatti per l'intensità carbonica (-24%), per la produzione di rifiuti (-28%), per l'uso di energia elettrica (-21%) e di acqua (-14%). Inoltre la quota femminile circa l'impiego è maggiore di 7 punti percentuali rispetto al benchmark.

Non c'è solo Bankitalia

Se l'impegno della banca centrale verso la finanza sostenibili è in continua crescita, non è da meno quello di tutto il resto del mercato.
Un rapporto della Global Sustainable Investment Alliance, evidenzia infatti che nel 2020 gli investimenti Esg costituivano circa il 36% degli attivi globali in gestione e il loro valore aveva raggiunto i 35,3 trilioni di dollari, più del doppio rispetto al 2016.

lunedì 14 febbraio 2022

Investimenti sostenibili, secondo l'Esma ci sono troppe divergenze sui criteri Esg

Una delle tendenze più interessanti nel panorama dei mercati finanziari, è senza dubbio l'attenzione crescente che gli investitori stanno riservando ai fattori ESG. Si tratta cioè dei fattori ambientali, sociali e di governance. Investimenti sostenibili, per usare una terminologia sintetica.

La spinta verso gli investimenti sostenibili

Gli investitori hanno manifestato un interesse crescente riguardo agli investimenti sostenibili già da diversi anni, ma la situazione ha vissuto una forte accelerazione durante il periodo pandemico.

Probabilmente la crisi sanitaria ha agito come motivatore delle coscienze, spingendo gli investitori ad aumentare il peso dei fattori sostenibili nelle loro scelte di impiego di capitale.
Un numero manifesta chiaramente questo trend: soltanto nel primo semestre del 2021, il patrimonio dei fondi sostenibili dell'Unione Europea è balzato del 20% salendo ai 1500 miliardi di euro.

I problemi nel rating

Tuttavia l'autorità Europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha acceso i riflettori su un problema relativo agli investimenti sostenibili. Secondo l'Authority esistono infatti troppe divergenze riguardo ai criteri che vengono assunti per la valutazione dei fattori di sostenibilità.

Le agenzie di rating infatti non hanno criteri univoci, e nonostante la stessa autorità Europea evidenzi come ci siano stati dei miglioramenti a partire dal 2020, la situazione rimane ancora caratterizzata da forti disomogeneità (definite "sorprendenti").

Valutazioni disomogenee

Effettuando un'analisi di oltre 64 mila comunicati rilasciati dalle Agenzie di Rating, la Esma ha evidenziato che le informazioni sui criteri ESG differiscono in modo notevole da un'entità all'altra. Questa discrepanza si manifesta specialmente quando si valutano i temi di carattere ambientale.

È necessaria quindi una maggiore trasparenza e omogeneità, per consentire a chi vuole fare investimenti sostenibili di avere strumenti di scelta più efficace.
Proprio per risolvere questo problema, è stato ho deciso di procedere ad una consultazione tra agenzie di Rating, società e investitori, che durerà fino al mese di marzo.

martedì 28 dicembre 2021

Investimenti, il 2022 potrebbe essere ancora un anno buono per la Borsa

Il gruppo Generali ha fornito il proprio Outlook riguardo agli investimenti nel 2022. Prospettive e le tendenze dei mercati finanziari sembrano suggerire che potrebbe essere un altro anno positivo per la Borsa, con rendimenti positivi. Tuttavia, occorre mettersi al riparo da possibili oscillazioni.

Cosa prevede Generali riguardo agli investimenti

Secondo gli esperti di Generali Investments, colosso con masse amministrate per 577 miliardi di euro, la situazione generale rimane positiva. La ripresa dell'economia dopo il disastro Covid continua a mostrare segnali forti. In special modo riguardo alla spesa dei consumatori e gli investimenti.

Annotazione: oltre ai canonici investimenti sull'azionario o valutario, c'è anche la strategia spread trading esempio da poter seguire.

Politiche di sostegno e volatilità

Bisogna però tenere conto che il prossimo anno verranno meno, anche se in modo graduale e non traumatico, le politiche di sostegno da parte delle banche centrali. Oltre a comprimere i rendimenti, verranno anche ridotti i benefici della diversificazione.
Inoltre la volatilità potrebbe essere decisamente più elevata rispetto a quella vista nel 2021, poiché le banche centrali si muovono su un filo sottile tra la lotta all’alta inflazione ed il controllo delle condizioni di equilibrio finanziario.

Azionario Europeo o USA?

Gli analisti di Generali Investments ritengono che gli investimenti nell'azionario potrebbero essere ancora soddisfacenti, anche e in misura minore rispetto all'anno che sta per finire. Del resto le valutazioni complessive rimangono a buon mercato se messe a confronto con l’obbligazionario e i rendimenti reali.
Accordano la loro preferenza ai titoli Europei piuttosto che a quelli USA, ma suggersicono di monitorare con attenzione i tassi reali a lungo termine, che rappresentano una bussola importante per valutare tutte le asset class.

Gli emerging markets

Infine, un occhio attento dovrebbe essere dato ai mercati emergenti, dove possono nascondersi interessanti occasioni per investimenti. Gli emerging markets hanno sottoperformato durante la pandemia, e per il prossimo anno potrebbero avere prospettive molto promettenti. Investimenti negli Etf paesi emergenti potrebbero anche rivelarsi una mossa interessante.

mercoledì 3 novembre 2021

Investimenti, troppi consigli sui social media: interviene l'Esma

Il ruolo dei social media è sempre più prepotente nelle nostre vite. Vale anche nell'ambito degli investimenti, dove spesso vengono utilizzati dai trader come fonte di informazioni.
Tuttavia, come accade in ogni ambito, lo sfruttamento eccessivo e senza riflettere può comportare grossi rischi.

I rischi degli investimenti troppo social

Ad accendere un faro sulla situazione è stata l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, che da sempre mette al centro della sua attività la protezione degli investitori.

L'ESMA ha evidenziato i rischi che sono associati all'affidarsi ai consigli di investimento che vengono diffuse tramite queste piattaforme. Anche perché sono davvero tanti quelli che li sfruttano adottando trading intraday strategie.

I consigli di trading

I segnali di trading infatti non solo non garantiscono mai il successo, ma le fonti da cui provengono potrebbero essere tutt'altro che competenti, o ancora peggio non "disinteressate". Sono quindi giustificate le preoccupazioni che gli investitori retail non siano consapevoli dei rischi che corrono affidandosi a tali raccomandazioni.
Chiaramente non vale solo per le raccomandazioni sul mercato azionario oppure sul Forex, ma anche per i segnali opzioni binarie gratis.

L'intervento del ESMA

L'Esma ha così deciso di intervenire, attraverso un documento specifico che si intitola “Dichiarazione pubblica sulle raccomandazioni d’investimento formulate sui social media”.
Non potendo impedire la diffusione incontrollata delle raccomandazioni di investimento sui social, l'authority almeno ha voluto porre l'accento sui requisiti che tali consigli di trading dovrebbero avere. E chiaramente anche le conseguenze di possibili violazioni del Regolamento sugli abusi di mercato (MAR) dell'Unione europea (sanzioni pecuniarie e ulteriori azioni di vigilanza, al limite anche un'accusa di manipolazione del mercato).

Secondo Esma, questi consigli di investimento devono essere prodotti e diffusi in modo il più possibile obiettivo e trasparente.
In primo luogo devono essere identificabili come tali dai trader. In secondo luogo bisogna distinguere bene i fatti dalle opinioni. Infine è fondamentale che gli investitori siano in grado di identificare facilmente la fonte delle informazioni e gli eventuali conflitti di interesse di coloro che formulano le raccomandazioni.

martedì 14 settembre 2021

Investimenti, il settore delle costruzioni traina la ripresa post-Covid

Gli investimenti stanno consentendo all'economia italiana di crescere in maniera robusta. Secondo l'OCSE nel corso di quest'anno la nostra economia migliorerà del 5,9%, salvo poi rallentare leggermente (+4,1%) il prossimo anno.

Edilizia e investimenti

Come detto, sono gli investimenti a fungere da traino per la nostra economia. Nel corso del 2021 il loro volume è cresciuto del 15,9%, mentre per l'anno prossimo è attasa una crescita dell'8,7%.
Questo vento benefico si avverte soprattutto nel settore delle costruzioni e dell'edilizia, che erano stati tra i più penalizzati dalla pandemia Covid.
Il valore valore aggiunto del settore delle costruzioni sale del 10,1% rispetto ai livelli pre-Covid.

Italia ed Europa

Anche facendo un confronto con l'andamento del settore negli altri paesi europei, l'Italia brilla.
La performance dell’edilizia italiana infatti è decisamente migliore di quella tedesca (+0,8%), per non parlare di quei paesi dove si registra ancora un calo come Francia (-5,8%) e Spagna (-17,8%).

Tra gli investimenti, la parte del leone la recitano quelli legati al superbonus del 110%. Nel secondo trimestre del 2021 la quota di consumatori che indicano certa o probabile una ristrutturazione della propria abitazione raggiunge il massimo storico del 22,9%.

Indotto e lavoro

Peraltro la crescita del settore delle costruzioni sta avendo ripercussioni anche sulla produzione di manufatti per l’edilizia. Da gennaio a luglio del 2021, questo segmente ha vissuto una crescita del 8,4%. Molto meglio quindi rispetto all'intera manifattura italiana, in ritardo del 2,2%.
Per non parlare poi degli effetti che tutto questo sta avendo sul mercato del lavoro. Nelle imprese dell’edilizia la domanda è cresciuta, spingendo del 12,2% le assunzioni nette (719 mila) rispetto allo stesso periodo del 2019. In particolare nelle costruzioni sono salite del 57,6%, con 33 mila assunzioni nette in più rispetto al primo semestre del 2019.

giovedì 25 marzo 2021

Investimenti nelle rinnovabili in crescita. Rendono di più e diversificano meglio

Le energie rinnovabili sono sempre più al centro dell'attenzione sociale e anche economica. C'è un dato evidenziato dalla AIE (Agenzia internazionale dell'energia) che in tal senso è eclatante. Nell'ultimo decennio, gli investimenti si sono indirizzati molto di più verso le energie green piuttosto che verso quelle tradizionali.

La crescita degli investimenti green

Questo cambio di orizzonte non è banale. Infatti l'ammontare di investimenti fatti nel settore delle rinnovabili è addirittura più del triplo (367%) rispetto a quello che è stato fatto nei combustibili fossili.
Questo dato testimonia in modo eclatante quanto sia cresciuta la sensibilità verso i temi climatici e verso l'energia sostenibile.

Ritorno economico migliore

Ma va anche aggiunto che chi ha deciso di fare investimenti nelle energie green, ha fatto bene anche dal punto di vista strettamente finanziario.
I dati mostrano infatti che il rendimento ottenuto ha sovraperformato quello dei combustibili fossili. Le prestazioni delle società di energia rinnovabile sono quindi state significativamente migliori negli ultimi 10 anni.

Volatilità e diversificazione

C'è pure un altro aspetto che premia gli investimenti fatti nelle energie rinnovabili. Infatti la volatilità è stata decisamente inferiore rispetto a quella delle società impegnate nelle energie da fossili, se si considera il segmento delle economie mondiali e avanzate. E' stata invece superiore nella categoria dei mercati emergenti e delle economie in via di sviluppo. E anche in Cina.

Per completare il quadro, bisogna infine aggiungere che l'analisi condotta ha mostrato una correlazione tra crescita economica e investimenti nel settore delle energie rinnovabili, che è calante nel periodo di recessione economica legata alla pandemia. Le energie rinnovabili hanno maggiore resilienza durante la pandemia. Ciò vuol dire che chi effettua investimenti green in questo contesto, può maggiormente beneficiare della diversificazione del portafoglio.

lunedì 22 febbraio 2021

Venture capital, l'Italia cresce ma rimaniamo ancora indietro in Europa

Sembra essere diventato più fertile il terreno dove poggiano le imprese innovative. Da una recente ricerca emerge infatti un incremento del venture capital, a dispetto della crisi che nel 2020 ha flagellato l'economia tricolore.

Come si evolve il venture capital in Italia

L'indagine effettuata da Ey Venture capital Barometer con Vc Hub Italia (l'associazione degli investitori di venture capital) mette in risalto che lo scorso anno gli investimenti annunciati nelle imprese innovative attraverso il venture capital (cioè il capitale di rischio destinato alle aziende nascenti o neonate) è stato di 569 milioni di euro, in aumento del 55% rispetto all'anno precedente. Si tratta di un nuovo record.

Alcuni numeri

Per rendere l'idea di quanto si sia sviluppato il venture capital in Italia, basta pensare che nel 2016 gli investimenti in questo tipo erano soltanto di 250 milioni, meno della metà di adesso.
Nel corso del 2020 le operazioni portate avanti sono state 111, e sebbene questo significhi un calo netto (-37%), l'investimento medio è stato più elevato (5,1 milioni, in aumento del 144% rispetto ai 2,1 milioni dell’anno prima).

Le cose interessanti riguardano anche il tipo di operazioni, perché rispetto al passato ci sono alcune novità. Ad esempio il venture capital viene considerato non solo da imprese innovative, ma anche da quelle tradizionali. E inoltre l'impennata del settore edtech, ossia la tecnologia per l’educazione (il motivo principale è il massiccio ricorso alla didattica a distanza DAD causa covid).

L'Europa ci vede dietro

Va precisato però che sebbene il venture capital si stia sviluppando nel nostro Paese, l'Italia rimane molto indietro rispetto ad altri Paesi. Se confrontiamo i nostri numeri con quelli della Germania, siamo a circa un quarto rispetto al valore delle loro operazioni di venture capital. Fanno quasi 400 operazioni, con 4,3 miliardi investiti. Ci surclassa anche la Francia, mentre addirittura ci mortifica la Gran Bretanga, con 8 miliardi investiti e 773 operazioni.

giovedì 4 febbraio 2021

Imprese, cresce ancora la spesa per la cybersecurity. Ma crescono anche gli attacchi subiti

Per le imprese italiane, gli investimenti nella Cybersecurity stanno diventando sempre più importanti. Tuttavia, la crisi pandemica ha frenato anche questo tipo di investimenti (come tutti gli altri del resto). Lo scenario che si presenta oggi - così come fotografato dal Politecnico di Milano - è a luci e ombre.

Sicurezza informatica e imprese

La notizia positiva è che le grandi imprese tengono ancora in forte considerazione la cybersicurezza. Infatti il 40% di esse ha destinato un budget maggiore a questo ambito, rispetto a quanto faceva nel 2019. Tuttavia, il rovescio della medaglia è che sono calate le imprese che che hanno destinato risorse alla cybersecurity.
Peggio ancora è il dato che evidenzia una forte crescita di quelle aziende che nel 2020 ha ridotto i cordoni della spesa, circa il 19%.

Complessivamente, la crisi pandemica ha frenato la crescita degli investimenti, ma non ha arrestato la corsa. Il volume d'affari è giunto a 1,37 miliardi di euro. Rispetto al PIL italiano siamo allo 0,1%, e questo ci colloca nettamente al di sotto della media europea.

Attacchi in crescita

Un altro dato negativo è quello che riguarda il numero di attacchi subiti dalle imprese. Il 40% delle grandi organizzazioni e il 49% delle piccole e medie imprese (PMI bersagliate dagli hacker), dichiara infatti di aver subito maggiori tentativi di attacco. Questo aumento è da ricondursi anche all'incremento delle attività di remote working, con il conseguente uso massivo di dispositivi personali e reti domestiche, più facili da violare.

Dove si spende di più

E' interessante notare dove si indirizza la spesa in cybersecurity da parte delle imprese. Al vertice ci sono le spese per le soluzioni di “endpoint security”, ossia quelle per la protezione di ciascun dispositivo connesso alla rete. Stesso ruolo privilegiato lo hanno avuto anche le misure di “network & wireless security”, che proteggono l'infrastruttura da accessi impropri. Oltre la metà degli investimenti fatti dalle imprese, ha riguardato questi due ambiti.

mercoledì 2 dicembre 2020

Investimenti, con il Covid le aziende italiane hanno ridimensionato i piani

In conseguenza della diffusione della pandemia, le prospettive delle imprese riguardo agli investimenti si sono notevolmente ridimensionate. Lo mette in evidenza la Banca Europea per gli Investimenti (Bei), che periodicamente pubblica un report per offrire una fotografica sul contesto degli investimenti delle imprese in tutta la UE.

In Italia precipitano gli investimenti

Per quanto riguarda in particolare l'Italia, addirittura il 41% delle imprese ha previsto un forte ridimensionamento dei propri programmi di investimento. La motivazione che quasi unanimemente viene adottata (il 96% delle imprese italiane), è il clima di grave incertezza provocato dalla pandemia. Questo è il maggiore ostacolo che secondo le imprese blocca gli investimenti.
Tre le aziende che hanno dichiarato previsioni di investimento al ribasso per il 2020, circa la metà appartiene al settore manifatturiero. Del resto sono state loro quelle che hanno vissuto una crisi diurissima da Covid.

Italia e UE

Come detto, quasi il 96% delle imprese italiane vede l’incertezza sul futuro come un importante impedimento. Si tratta di una percentuale in crescita rispetto allo scorso report della BEI, ed è anche più alta rispetto alla media che si registra nell'Unione Europea, dove è al 81%.
Peraltro il pessimismo degli imprenditori italiani riguarda in modo trasversale la maggior parte degli aspetti toccati dal sondaggio. Sia il contesto politico, sia il contesto normativo, sia il clima economico, sia le prospettive future e quelle relative al mercato del credito.

Il digitale avanza

Se si vuole trovare una conseguenza positiva dell'impatto del Covid, è che ha spinto le aziende ad adottare un piano per l'implementazione delle tecnologie digitali. Lo ha fatto oltre due terzi (67%) delle imprese italiane. In questo caso, la percentuale è aumentata rispetto alla precedente edizione dell'indagine, che aveva fatto registrare un 58%.
Peraltro le prospettive sono di ulteriore crescita. Infatti il 45% delle azienda italiane crede che aumenterà l'utilizzo delle tecnologie digitali nel futuro post Covid-19. Specialamente quelle di grandi dimensioni.

lunedì 24 agosto 2020

Diversificazione, oggi è diventata ancora più importante rispetto a qualche mese fa

Mai come in questo periodo di profonda incertezza, è necessario procedere ad una attenta diversificazione del proprio portafoglio. Generalmente gli investimenti che offrono questa possibilità sono i Bund, i Treasury, oro e alcune valute. E' qui che si rifugiano i trader in tempi di incertezza.

La diversificazione rimane necessaria

Per quanto riguarda i titoli di Stato, in questa fase i rendimenti si trovano ai minimi storici. Malgrado da parte delle banche centrali ci sia un forte supporto, i prezzi si sono mossi davvero poco negli ultimi due mesi. Riguardo al loro potenziale di protezione, tutto dipende da come si svilupperà la pandemia. Una seconda nuova ondata di panico sui mercati, finirebbero per ridurre l'appeal di questi titoli come strumento di protezione.

Oro ha corso troppo

Per quanto riguarda il safe haven per eccellenza, ossia l'oro, non si può negare che che sia stato protagonista di una notevole corsa quest’anno. Il prezzo ha superato i 2000 dollari l’oncia. Proprio questo eccessivo rialzo induce ad essere prudenti, perché il prezzo è senz’altro ben più alto dei costi di estrazione, il che lo rende a rischio calo. Ciò vale soprattutto qualora dovessero attenuarsi i motivi che lo hanno di recente spinto al rialzo.

Valute ancora utili

Infine ci sono le valute, un tipo di asset class che ha sofferto il recupero dei mercati finanziari a partire da fine marzo. Molte valute emergenti si sono indebolite a causa della forte recessione indotta dal Covid. Le valute rifugio come Dollaro Usa, Yen giapponese o Franco svizzero hanno perso utilità, mentre il sentiment migliorava grazie ai crescenti aiuti fiscali e monetari (si guardino in proposito le previsioni cambio euro franco svizzero). Fino ad allora queste monete avevano offerto una notevole diversificazione e protezione.

Nota operativa: chi non scappa dal rischio, ma anzi adotta strategie più aggressive di investimento, potrebbe essere interessato a trovare la migliore piattaforma per scalping forex.

Tuttavia, le valute potrebbero ancora offrire un buon contributo in termini di diversificazione rispetto ai tradizionali investimenti in obbligazioni e azioni. Bisogna però ricordare che ci sono incognite politiche da entrambe le sponde dell’Atlantico, per cui potrebbe essere più saggio investire in un paniere diversificato di valute. In questo caso la gestione attiva e anche tattica è particolarmente importante.

sabato 4 luglio 2020

Investitori, il clima è "risk on" ma orientato alla prudenza. Il Covid rimane una minaccia

Il report sulle buste paga non agricole degli Stati Uniti, che è stato pubblicato giovedì, ha mostrato un aumento di 4,8 milioni di posti di lavoro a giugno. Il dato è andato al di là delle aspettative, segnando un nuovo record. Ma i dati macro incoraggianti includono anche quelli PMI di diversi Paesi del mondo. Tutti rivisti più in alto rispetto all'inizio del mese. Una bella spinta per il sentiment degli investitori.

Settimane intense per gli investitori

Nel frattempo, l'opera di sostegno alle economie da parte delle banche centrali e dei Governi nazionali continua. Gli investitori monitorano questi interventi con grande attenzione. Negli scorsi giorni la Riksbank svedese ha aumentato gli acquisti di obbligazioni di 200 miliardi di corone svedesi. Il Regno Unito ha aumentato la spesa in infrastrutture. Gli Stati Uniti estenderanno il programma di protezione dei salari fino all'inizio di agosto e sta ancora prendendo in considerazione un'infrastruttura da $ 1 trilione. E il mercato che fa intanto? Si rialza, ad esempio il Nasdaq 100 è ai massimi storici.

Il Covid al centro di tutto 

E' chiaro che in questo scenario ci si deve chiedere se tutto può andare meglio di così, tenuto conto che il coronavirus rimane il fulcro di ogni decisione che viene presa. Chi cerca un metodo guadagnare con il forex, deve per forza fare i conti con il Covid. Sotto questo aspetto, l'ottimismo fa a cazzotti con altri dati: la scorsa settimana, 37 stati degli Stati Uniti hanno riportato aumenti del numero di casi di coronavirus. Molti stati stanno rallentando la riapertura o addirittura la richiusura.

Appuntamenti settimanali

Per questo motivo gli investitori dimostrano di avere ancora molti dubbi. Comunque sarà ancora il coronavirus a guidare le loro decisioni nei prossimi giorni, anche perché si apre una settimana povera di dati macro, ad accezione dell’indice Pmi composito e di quello terziario di giugno relativo alle aziende statunitensi, attesi per lunedì. Nel quadro bisognerà poi inserire anche altri paesi, quelli emergenti. Infatti il numero di investitori che fanno operazioni con etf paesi emergenti è in costante aumento.

Ci saranno però alcuni interessanti appuntamenti con il meeting delle banche centrali. Quello della Bank of Australia, quello della Bank of England. In Europa ci sarà poi la riunione dell’Eurogruppo, per fare passi avanti sul Recovery Fund.