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martedì 13 luglio 2021

Lavoro, il blocco dei licenziamenti ha salvato 330mila posti (temporanemanete)

L'istituto nazionale di previdenza (INPS) ha resi noti i dati riguardanti il mondo del lavoro, relativamente all'intero periodo caratterizzato dalla pandemia. Si scopre così che tra l'ultimo trimestre del 2019, quando ancora non immaginavamo cosa sarebbe successo, e il primo trimestre del 2021, l'ultimo dei quali si hanno dati disponibili, il numero di occupati nel nostro Paese è calato del 2,8%. A pagarne il prezzo sono stati soprattutto i precari, le donne e gli autonomi.

Il quadro sul lavoro durante la pandemia

Il Rapporto annuale pubblicato da INPS evidenza che la diminuzione ha riguardato soprattutto i lavoratori indipendenti, che sono scesi del 5,1%. Inoltre il totale di ore lavorate di questa categoria è diminuito del 9.8%.
Meno colpito è il settore dei lavoratori dipendenti, dove il calo complessivo è stato del 2,1%.
Nel complesso, considerando tutte le tipologie contrattuali, a fine febbraio 2021 - si legge - i posti di lavoro dipendente presso le aziende private risultavano diminuiti di 37.000 unità rispetto allo stesso momento dell'anno precedente.

Va anche rimarcato che nello stesso periodo, le nuove assunzioni sono scese di quasi un terzo rispetto al 2019. Inoltre quei fortunati che hanno mantenuto il lavoro, in molti casi hanno visto scendere le proprie entrate a causa della riduzione dei giorni di lavoro.

Licenziamenti in calo

La pandemia ha quindi dato una dura batosta al lavoro nel nostro Paese. Ma le cose sarebbero andate molto peggio senza il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione.
Infatti proprio il blocco voluto dal Governo (imposto durante il periodo marzo 2020-febbraio 2021), ha salvato circa 330.000 posti di lavoro. In special modo, questa misura di salvaguardia ha protetto in due terzi dei casi i lavoratori di piccole aziende (fino a 15 dipendenti).
Ricordiamo che questa misura è finita per le grandi imprese lo scorso primo luglio.

Complessivamente, le cessazioni da lavoro causa licenziamento si sono dimezzate. Rispetto infatti alla media annua di 560.000 che c'era nei 24 mesi precedenti la pandemia, si è scesi a 230.000 tra marzo 2020 e febbraio 2021.

giovedì 25 luglio 2019

Reddito di cittadinanza, ecco i dati: il 38% dei beneficiari è single

Il reddito di cittadinanza (e la pensione di cittadinanza) è un beneficio concesso finora a 2,2 milioni di persone, facenti parte di uno dei 905mila nuclei familiari che hanno visto accogliere la loro domanda (su 1,4 milioni di domande presentate).

I dati sul reddito di cittadinanza

E’ quello che emerge dal nuovo osservatorio statistico diffuso dall’Inps, il primo che fotografa il passaggio dal Reddito di inclusione a quello di cittadinanza. All'interno del concetto di nucleo, tuttavia, sono i single ad essere il più alto numero di beneficiari. Rappresentano infatti il 38% del totale, ovvero 345mila riceventi. Leggermente indietro sono invece le famiglie che hanno dei minori, il 36% pari a 328mila unità. I nuclei familiari con disabili invece sono il 21%, ovvero 192mila. 

A livello di importi, quelli maggiori spettano ai nuclei familiari con minori. In media infatti ricevono 589 euro, contro i 387 dei single e i 430 dei nuclei senza minori. Nel primo trimestre di erogazione, l'importo medio complessivo mensile è stato pari a 489 euro, ovvero 526 euro per il reddito e 207 per la pensione di cittadinanza. Soltanto l'1% dei nucli familiari percepisce più di 1.200 euro, mentre il 68% non supera i 600 euro.

La maggior parte va al Sud

Per quanto riguarda la collocazione geografica dei riceventi, la maggior parte si concentra al Sud e nelle Isole, ben il 61% del totale delle prestazioni erogate. Al Nord c'è il 24% dei beneficiari, mentre al centro solo il 15%. La Campania è la regione col maggior numero di nuclei percettori, seguita da Sicilia e Lazio. Circa invece la nazionalità dei beneficiari, visti i paletti previsti dalla normativa sul reddito di cittadinanza, nel 90% dei casi il beneficiario è un italiano, nel 6% è un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 3% a un cittadino europeo ed infine nell’1% a familiari dei casi precedenti.

sabato 6 maggio 2017

Lavoro, l'Inps segnala: quasi 30mila domande per avere il "bonus mamma"

In appena 36 ore, sono quasi giunte 30mila richiesta all'Inps per avere accesso al bonus mamma, previsto dalla legge di bilancio. E' quanto comunica l'Inps attraverso una nota. Secondo l'Istituto del Lavoro il numero preciso è 27.692 domande, la cui scadenza era fissata per la giornata di ieri. Il bonus in questione può essere erogato al momento in cui si compirà il settimo mese di gravidanza o alla nascita, adozione o affido, sempre che si sia verificato nel periodo che comincia dal 1 gennaio di quest'anno.

Boom di richieste tramite il sito Inps


Di tutte le domande che sono pervenute, più della metà sono state presentate attraverso il sito dell'Istituto di previdenza del Lavoro, mentre l'altra metà attraverso i Patronati, meno una piccolissima quota che è stata presentata attraverso l'utilizzo del Contact Center (complessivamente meno di un migliaio).

Il fatto che la maggior parte delle domande sia stata presentata senza intermediari, secondo l'Inps deriva proprio dal fatto che l'istituto ha predisposto una procedura semplice e immediata, nonché della maggior predisposizione degli italiani ad utilizzare le procedure informatiche per dialogare con l'Istituto.

Tra tutte le richieste che sono state fatte, quelle che riguardano bambini già nati sono 20.402. Ora si attende l’operatività del bonus nido da mille euro l’anno per ogni figlio nato o adottato a partire dal primo gennaio 2016. Entro il 18 maggio l’Inps dovrà pubblicare sul sito le istruzioni operative per fare domanda.

lunedì 31 ottobre 2016

Pensioni: sono oltre 540mila quelli che le percepiscono da più di 36 anni!

C'è un esercito di italiani che ha quasi passato più tempo in pensione che non al lavoro. Per l'effetto dell'invecchiamento medio della popolazione, sono giunte a 540 mila le pensioni che sono state accordate prima del 1980, e vengono quindi liquidate da oltre 36 anni.

Il dato è stato reso noto dal Inps (Istituto Nazionale Previdenza sociale), che ha messo in evidenza gli anni di decorrenza delle pensioni di vecchiaia e ai superstiti del settore privato e pubblico. Sono stati quindi esclusi dal conteggio gli assegni di invalidità previdenziale e quelli di invalidità civile, nonché gli assegni sociali.

I dati sulle pensioni

Per quel che riguarda i dati specifici, sono circa 475mila le pensioni di vecchiaia e superstiti del settore privato che hanno superato i 36 anni di percezione. Sono invece in vigore da prima del 1980 nel settore privato 188.436 pensioni di vecchiaia, 439.718 pensioni di invalidità e 286.542 pensioni ai superstiti.
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Nel corso del tempo, l’età media alla decorrenza delle pensioni vigenti è salita di quasi 8 anni mentre per i superstiti è cresciuta in media di quasi 30 anni.
Le pensioni dei dipendenti pubblici che sono state erogate prima del 1980 sono 4.573 per la vecchiaia, 33.654 per l’anzianità, 16.573 per i superstiti da assicurato e 10.663 per il superstite da pensionato.