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lunedì 13 ottobre 2025

Economia italiana, l'agenzia S&P conferma il miglioramento del rating

La scorsa primavera l'economia italiana aveva ottenuto un bel riconoscimento, quando l'agenzia americana Standard & Poor's era stata la prima a migliorare il rating del nostro Paese, alzandolo a BBB+ dal precedente livello BBB (in seguito lo avrebbe fatto anche Fitch). Prima del weekend lo ha confermato, con outlook stabile

Cosa dà ottimismo circa l'economia italiana

Anche se la nostra economia continua a presentare luci ed ombre, secondo l'agenzia ci sono due fattori importanti che giustificano il miglioramento del giudizio sui nostri Titoli di Stato: la stabilità politica e il miglioramento dei nostri conti pubblici. Se prendiamo come riferimento il Dpfp, il nostro deficit dovrebbe essere attorno al 3% (Fitch ha basato il suo cambio di giudizio sulla nostra economia stimando una discesa del deficit al 3,1%). 

Secondo gli analisti dell’agenzia S&P, l'evoluzione positiva è figlia anche di "continuo slancio riformatore", che insieme alla "riduzione degli squilibri esterni migliorano ulteriormente gli indicatori di credito dell’Italia". Grazie a questi fattori, i rischi che derivano dall'esistenza di un debito pubblico ancora elevato vengono mitigati, così come quelli che derivano dalle "crescenti sfide esterne".

Le ombre ancora presenti

Va detto che il quadro generale dell'economia italiana manifesta ancora luci e ombre. In particolare, il settore manifatturiero continua a mostrare segni di sofferenza e la produzione industriale è nuovamente peggiorata ad agosto, dopo due mesi in cui era migliorata. Anche se il mese di agosto è particolare, viste le chiusure per ferie e l'attività limitata dal periodo vacanziero, comunque manda un segnale delle difficoltà della nostra economia ad uscire dalla fase di stallo che stiamo attraversando.

Il giudizio di Moody's

La prossima agenzia di rating che si esprimerà sull'economia italiana sarà Dbrs (venerdì prossimo), ma i fari sono puntati soprattutto su Moody’s, la cui valutazione è attesa per il 21 novembre. Lo scorso maggio l'agenzia confermò per l'Italia il rating Baa3, appena un gradino sopra ’junk’, il livello spazzatura (ma alzò l’outlook da stabile e positivo).

giovedì 28 novembre 2024

Economia globale, dall'Asia emerge il ruolo sempre più importante dell'ASEAN

Quando si parla di economia asiatica, i primi paesi che vengono in mente sono Cina, Russia e Giappone. Ma negli ultimi anni c'è una vasta area asiatica che sta crescendo sempre più rapidamente, così come la sua influenza nello scacchiere globale.

I paesi ASEAN nell'economia

asiaLa macro-area ASEAN ricomprende una serie di paesi del sud-est asiatico che spesso sono stati dipinti come sfavoriti a livello geopolitico ed economico. Sono Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam. Quest'area coinvolge oltre 680 milioni di persone, e progressivamente si sta affermando come attore cruciale nel configurare stabilità regionale e per la crescita dell'economia.

Negli ultimi due decenni, questa regione ha marciato con un tasso di crescita del Pil di circa il 5% all’anno, facendo nettamente meglio di molte altre parti del mondo. Il Pil complessivo dell'ASEAN supera i 3mila miliardi di dollari (qui trovi un dettaglio del GDP dei paesi nel mondo).

Investimenti stranieri in crescita

La cosa più importante è che non si tratta più di un blocco regionale, bensì di una zona di interesse internazionale. Lo dimostra il fatto che gli investimenti diretti esteri (IDE) verso la regione sono stati più di 174 miliardi di dollari solo nel 2022. Molte multinazionali stanno infatti cercando di ridurre l’eccessiva dipendenza dalla Cina, espandendo la propria produzione nei Paesi vicini.
Già questo spiega perché secondo molti osservatori economici, questa zona è considerata come forza emergente sulla scena globale.

Perché è cresciuto l'interesse verso l'ASEAN

La spinta propulsiva di questa crescita è legata alla posizione strategica che questi paesi hanno lungo le rotte commerciali globali, e al fatto che la loro economia si caratterizza da costi del lavoro relativamente bassi. Inoltre, la popolazione giovane e in crescita dell’ASEAN (neppure 30 anni di media) rappresenta una significativa opportunità per i mercati, che si contrappone all’invecchiamento della popolazione che in alcuni casi si somma alla crisi demografica.

Uno dei driver di crescita più promettenti per l'economia dell’ASEAN è la trasformazione digitale. Si prevede che l’economia digitale della regione supererà i 300 miliardi di dollari entro il 2025, grazie alla maggiore penetrazione di Internet. Proprio a tal fine, i governi stanno sostenendo importanti investimenti in infrastrutture digitali, reti 5G e città intelligenti.

martedì 14 maggio 2024

Economia italiana ringrazia ancora la forza del settore agroalimentare

I numeri confermano ancora una volta l'importanza del settore agroalimentare - che comprende non soltanto l'agricoltura ma anche l'intermediazione e la distribuzione dei prodotti - per l'economia italiana.

Il ruolo strategico nell'economia italiana

Se consideriamo il fatturato dell'agroalimentare italiano, nel 2022 anno è stato di poco inferiore ai 590 miliardi di euro, segnando una crescita di oltre l'8% rispetto al 2021. Rispetto al 2015 la crescita addirittura è arrivata al 29%, ed oggi per l'economia italiana il valore del settore è pari al 19% del PIL.
Inoltre l'agroalimentare è il primo settore manifatturiero in Italia per valore aggiunto generato.

Oltre a questi numeri vanno poi ricordati anche quelli relativi al lavoro. Ben 3,7 milioni di persone sono occupate nel settore, che peraltro ha attirato più di 25 miliardi di euro di investimenti.

La qualità in risposta alla crisi

Se consideriamo che questi numeri sono stati realizzati in un contesto estremamente difficile per l'economia in generale, prima per la crisi da Covid, poi per quella geopolitica e per la crisi energetica, è chiaro che il vero fattore vincente della produzione agroalimentare italiana è la sua qualità. Non per niente l'Italia è al primo posto in Europa per numero di prodotti certificati (i nostri sono 890).

La spinta arriva dall'export

La qualità del settore agroalimentare è apprezzata in tutto il mondo, come dimostra il fatto che il valore dell'export nel 2023 ha toccato una cifra record di 62,2 miliardi di euro, segnando una crescita del 6,4% in media ogni anno a partire dal 2010. Se in quell'anno il settore agroalimentare incideva soltanto per l'8,2% sul totale dell'export dell'economia italiana, questa percentuale oggi sfiora il 10%.

Il vino italiano è il prodotto più cercato all'estero

Spicca in particolar modo il vino, che tra tutti i prodotti si conferma quello a maggiore vocazione estera (vedi quali sono i vini italiani più apprezzati all'estero). Le vendite hanno infatti raggiunto quasi 8 miliardi di euro, e rappresentano circa il 12,5% dell'export agrifood italiano. Ma alle sue spalle crescono anche la pasta, i prodotti lattiero caseari, frutta e vegetali trasformati.

lunedì 11 settembre 2023

Economia, il divario tra USA e Europa si allarga sempre di più

Negli ultimi anni anni il divario tra la crescita dell'economia Europea e quella degli Stati Uniti si è notevolmente ampliata. Forse anche per questo motivo il rischio di una recessione spaventa sempre di più, perché ci sentiamo sempre più deboli rispetto agli USA.

La doppia velocità dell'economia

Un resoconto del quotidiano Le Monde evidenzia che dal 2008 si è creato un divario enorme tra il prodotto interno lordo statunitense è quello europeo. Prima dello scoppio della grande crisi finanziaria, i due PIL erano pressoché analoghi: 13 mila miliardi di euro contro 13 mila miliardi di dollari (che al cambio erano 14 mila miliardi di euro).

Da allora in poi l'economia USA ha marciato forte, quella europea no.

A distanza di 15 anni, mentre il PIL statunitense è quasi raddoppiato arrivando a 27 mila miliardi di dollari, quello europeo è salito appena a 15 mila miliardi di euro. Se mettiamo a confronto i due tassi di crescita, si evidenzia un divario nell'ordine del 80%.

Confronto choc tra buste paga

La divergenza appare ancora più eclatante se viene considerata la busta paga media, che negli USA sfiora i 78 mila dollari l'anno. Qualcosa che in Italia si sognano. Da noi peraltro i lavoratori hanno il poco invidiabile primato di essere ultimi nella classifica europea della busta paga media.

Ricchezza e qualità della vita

La cosa importante da sottolineare è che il lungo periodo di benessere che l'Europa aveva conquistato dal dopoguerra in poi, negli ultimi 15 anni ha cominciato a scricchiolare. La qualità della vita sta andando in discesa, parallelamente alla caduta della ricchezza media.

Il problema principale sembra essere la scarsa integrazione Europea, cosa che invece non accade negli Stati Uniti dove esiste una strategia federale. Qui da noi invece l'integrazione non è mai stata realizzata nel vero senso del termine. Ma ormai è chiaro che rappresenta una strada obbligata se vogliamo conservare un posto di importanza nell'economia mondiale.

giovedì 24 agosto 2023

Economia USA qualche scricchiolio mette pressione sulla FED

L'attività commerciale è rimasta quasi in stallo nel periodo di agosto alimentando i dubbi sulla forza della crescita dell'economia USA nel terzo trimestre. Torna così ad aleggiare il dubbio riguardo ad un eventuale nuova stretta sui tassi di interesse da parte della Federal reserve, proprio quando sta per partire il simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, nel Wyoming.

Gli ultimi dati sull'economia USA

Nella giornata di mercoledì, S&P Global ha dichiarato che l'indice PMI composito statunitense è sceso a 50,4 ad agosto. Si tratta del dato più debole dal mese di febbraio ed anche nettamente inferiore al 52 che era atteso dagli economisti. Ricordiamo che 50 è la soglia che separa la espansione dalla contrazione.

Se da un lato c'è stata una crescita più blanda nel settore dei servizi, dall'altro c'è stata una contrazione molto più profonda del previsto nel settore manifatturiero.
Il totale dei nuovi ordini è diminuito per la prima volta in sei mesi e il ritmo di creazione di posti di lavoro è sceso ai minimi da oltre tre anni, in un contesto di pressioni prolungate derivanti dall’inflazione e da tassi di interesse elevati. Nel frattempo, l’inflazione dei costi di produzione ha registrato un’accelerazione a causa dei maggiori costi di carburante, salari e materie prime.

Il dollaro ritraccia

Il report sull'economia USA ha provocato una frenata del dollaro. L'index è infatti sceso leggermente sotto 103,5, in calo rispetto al massimo di oltre due mesi di 103,98 all'inizio della sessione (dati ricavati da broker opzioni binarie no esma).
Intanto il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è sceso al 4,2%, dopo aver toccato il massimo degli ultimi 15 anni pari al 4,342% il 21 agosto.

NB. Sul dollaro è possibile seguire una strategia martingala trading Forex, a patto però di comprendere bene come farla.

Cosa farà la FED?

I dubbi sulla forza dell'economia statunitense potrebbero indurre la FED a rivedere in modo più cauto la propria politica monetaria, non toccando i tassi di interesse a settembre. Proprio questo clima di incertezza spingerà gli investitori a una maggiore cautela, visto che a Jakson Hole ci sarà il discorso del presidente della Fed Jerome Powell alla fine di questa settimana.

lunedì 10 ottobre 2022

Economia, il premio Nobel 2022 va ad un trio di americani

L'accademia reale delle Scienze in Svezia ha deciso di assegnare il Premio Nobel per l'economia del 2022 a 3 esperti americani. Il motivo sono le loro scoperte che "hanno migliorato il modo in cui la società affronta le crisi finanziarie".

Chi sono i nuovi Nobel per l'economia

I vincitori del prestigioso titolo sono Ben Bernanke, Douglas Diamond e Philip Dybvig. Questo trio statunitense si è meritato il Nobel per aver illustrato il ruolo che le banche svolgono nella economia, in special modo nei periodi di crisi finanziaria.

L'Accademia svedese sottolinea in particolar modo che un risultato importante della loro ricerca è quella di aver spiegato "perché è fondamentale per l'economia evitare i crolli bancari".

La spiegazione

Attraverso i loro studi, Diamond e Dybvig hanno spiegato perché le banche offrono la soluzione migliore per rispondere a una doppia esigenza. Quella di coloro che vogliono accedere ai loro soldi investiti in caso di spese impreviste, ma anche quella di coloro che i prestiti li contraggono, e non vogliono essere costretti a rimborsarli in maniera prematura.

Le banche, agendo in qualità di intermediari tra chi deposita e chi prende in prestito, forniscono una risposta ad entrambi le esigenze. Se in un certo momento si crea uno squilibrio, per cui i risparmiatori corrono tutti a ritirare il denaro, la banca finisce però in crisi di liquidità, ed a quel punto serve un intervento del Governo come assicurazione sui depositi e come prestatore di ultima istanza.

Inoltre secondo Diamond nelle loro funzioni le banche hanno anche un ruolo importante per la società, dal momento che hanno un occhio privilegiato per valutare il merito di credito dei mutuatari. Questo garantisce che i prestiti siano utilizzati per investimenti buoni.

L'altro Nobel

Ben Bernanke è il terzo vincitore del prestigioso premio. Anche lui ha esaminato il rapporto tra crisi e banche, studiando la Grande Depressione degli anni 30, che rimane la peggiore nell'epoca moderna.
Egli ha  sottolineato come le corse agli sportelli siano state determinanti per acquisire la crisi e renderla ancora più lunga, portando come conseguenza il fatto che gli risparmi non siano stati più incanalati verso investimenti produttivi. Ciò è stato un anno per l'intera economia.

martedì 12 luglio 2022

Economia UE, i ministri avvertono sulla tempesta che sta arrivando

La riunione ministri dell'Economia Ue prospetta scenari molto critici per il vecchio continente. Da Bruxelles arriva un messaggio pesante, a causa della crisi energetica innescata dal blocco delle forniture di gas russo

Il principale gasdotto Nord Stream 1 ha iniziato la manutenzione annuale l'11 luglio e i flussi dovrebbero interrompersi per 10 giorni.
E' il prezzo che dobbiamo pagare per decenni in cui abbiamo sottovalutato il problema della dipendenza eccessiva da Mosca.

Cosa succede all'economia UE

L'invasione russa dell'Ucraina ha spinto al rialzo i prezzi dell'energia e delle materie prime. E meno gas arriverà dalla Russia, più avverso sarà lo scenario. Che sta spingendo inesorabilmente l'economia UE verso la recessione, nonostante la crescita stia proseguendo.

Tuttavia, lo sta facendo a ritmo molto inferiore rispetto a qualche mese fa: Bruxelles ha infatti abbassato la sua stima di crescita per quest'anno al 2,7% sia per l'area dell'euro che per l'Ue.
La corsa dei prezzi dell'energia spinge l'inflazione, che continua a salire e sarà nuovamente rivista al rialzo dall'UE, dal 6,1% al 6,8%.

Lo scenario peggiore

Le acque sono sempre più agitate all'orizzonte, e questo fa intravedere la tempesta. Infatti molti dei ministri dell'economia UE si aspettano che le carenze di fornitura energetica tenderanno solo ad aggravarsi. Non si esclude neppure un taglio integrale della fornitura. Sarebbe uno scenario drammatico.

Nota operativa: si può negoziare l'euro sfruttando le capacità predittive delle Onde di Wolfe Wave trading pattern.

L'euro intanto sprofonda

In questo contesto di "elevata incertezza" riguardo alla economia UE, chi sta precipitando è l'euro. La valuta unica continua a deprezzarsi e ormai è vicinissima alla parità con il dollaro. Intanto l'indicatore RSI evidenzia una forza crescente del biglietto verde. A pesare sul cambio con il dollaro è la netta divergenza tra le politiche monetarie della FED, sempre più aggressive, e quelle della BCE che invece non può spingere troppo sull'acceleratore (dovrebbe aumentare i tassi chiave di 25 pb a fine mese, il primo aumento in oltre 11 anni).

venerdì 24 giugno 2022

Economia: il turismo italiano tira, ma manca il personale

Uno dei punti fermi della nostra economia è il turismo. Dopo i disastri provocati dalla pandemia, finalmente si preannuncia un'estate boom, con prenotazioni a pioggia.
Tuttavia, c'è il pericolo che il possibile boom si trasformi in un flop, dal momento che le aziende del settore lamentano la mancanza di personale. Sono così a rischio ben 6,5 miliardi di entrate.

I numeri dell'economia del turismo

Secondo le previsioni del settore, nel periodo che va da giugno ad agosto, in Italia è previsto l'afflusso di quasi 45 milioni di turisti. Ci saranno quasi 190 milioni di pernottamenti. Si tratta di una cifra superiore di ben 23 milioni rispetto a quelli del 2021. 

In termini percentuali, le stime indicano una crescita del +16,6% degli arrivi e del +14,3% dei pernottamenti.
La crescita riguarda in particolar modo i turisti stranieri, con presenze in aumento del 25,7% rispetto al 2021, per un totale di circa 72,2 milioni.

Malgrado si tratti di numeri estremamente positivi, non siamo ancora capaci di raggiungere i livelli che c'erano prima dello scoppio della crisi pandemica.
A livello di presenze siamo sotto ancora del 12,2%. I numeri sono ancora più lontani rispetto a quelli del 2019, secondo una indagine di Assoturismo Confesercenti, realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze.

Il problema di mancanza di personale

Se i numeri sono incoraggianti, c'è però un problema che rischia di minacciarli. Manca il personale. Una grossa fetta dell'offerta di lavoro che non viene soddisfatta, perché i compensi se sono bassi scontano la concorrenza del reddito di cittadinanza. Inoltre molti lavoratori del comparto, durante la pandemia si sono spostati su altre occupazioni e nella maggior parte dei casi non sono tornati indietro.
E' un problema strutturale che rischia di obbligare le strutture a rinunciare a una parte dei servizi forniti ai clienti. Se non verrà risolta la situazione, verranno messi a rischio 6,5 miliardi di euro di spesa turistica nel nostro Paese.

Altri nodi da sciogliere

A questo problema se ne aggiungono anche altri. Anzitutto la cancellazione dei voli da parte delle compagnie aeree low cost, e poi ci sono gli aumenti di costi fissi e delle bollette, provocate dai fortissimi rincari dei prezzi energetici.

venerdì 13 maggio 2022

Economia russa non è stata scalfita granché dalle sanzioni occidentali

Chi pensava che l'economia russa sarebbe finita presto in ginocchio dopo le sanzioni dell'Occidente, si sbagliava di grosso. Un'analisi approfondita condotta dal Economist dimostra infatti che non c'è stato alcun collasso dell'attività economica di Mosca. Per vedere effetti realmente tangibili delle sanzioni accidentali, occorrerà aspettare ancora a lungo.

Le sanzioni e la reazione dell'economia russa

I dati macroeconomici per il momento danno ragione a Mosca. L'economia russa reale si è rivelata molto resiliente. Dopo aver subito un primo shock nel mese di marzo, si è rapidamente ripresa. Molti economisti che stimavano un crollo del PIL fino al 15%, stanno cominciando a rivedere le proprie previsioni.

Non basta guardare soltanto al rapido aumento dell'inflazione, balzata di oltre il 10% dall'inizio della guerra, anche perché in buona parte ciò che è accaduto sulla scia del deprezzamento del rublo Russo. A proposito, la valuta russa si è ripresa a sua volta, e adesso il cambio USDRUB si trova a 63 sul biglietto verde e sui 66 rispetto alla moneta unica europea.

Approfondimento: se siete interessati ad altre valute, qui trovate le previsioni cambio euro real brasiliano.

Per capire se davvero l'economia russa sta soffrendo le sanzioni bisogna guardare anche agli altri dati dell'economia reale. E dimostrano che Mosca sta reggendo.

La Banca Centrale

Alla fine del mese scorso la CBR ha tagliato il tasso di interesse dal 17% al 14%, al fine di stimolare l'economia. Una mossa che dimostra che il panico che si era scatenato verso fine febbraio è rientrato.

L'economia russa è sempre stata chiusa

Il motivo principale per cui le sanzioni occidentali non stanno avendo grande efficacia, è nella stessa natura dell'economia russa. È stata abbastanza chiusa e poggia sui suoi immensi giacimenti di combustibili fossili. Chiusa era prima, ancora più chiusa è adesso, mentre i giacimenti sono sempre lì ed hanno consentito a Mosca di esportare dall'inizio della guerra almeno 65 miliardi di dollari di prodotto. Mentre gli incassi degli idrocarburi sono schizzati del 80%, che su un grafico equivarrebbero a un gapping play High low. Mosca ogni giorno in casa circa un miliardo di dollari grazie all'energia.

Certo sullo sfondo rimane il possibile embargo europeo al petrolio russo. Ma bisogna anzitutto ragionare sul come, poi bisogna vedere il quando, infine bisogna capire quanto tempo servirà ad una mossa del genere per fiaccare l'economia russa.

lunedì 14 marzo 2022

Economia globale spinta verso la stagflazione dal conflitto in Ucraina

C'è un rischio molto concreto che si va profilando all'orizzonte, a causa della guerra in Ucraina. Quello che l'economia globale si avvii verso la stagflazione.

La guerra e l'economia globale

Per chi non lo sapesse, la stagflazione è quella situazione estremamente insidiosa in cui ad una crescita economica pari a zero, si associa un aumento dei prezzi. Tutto questo generalmente provoca un'impennata del tasso di disoccupazione. 

L'Italia l'ha sperimentata, per esempio, verso la metà degli anni Settanta del secolo scorso.
Il rischio che l'economia globale viva una fase simile si concretizza sempre di più, ogni giorno che passa con la guerra in corso.

I fattori che alimentano il rischio stagflazione

La prospettiva di una crescita economica azzerata viene alimentata da una serie di fattori. Bisogna anzitutto ricordare che l'economia globale è ancora alle prese con le difficoltà generate dalla pandemia da Covid.
A questi problemi adesso si aggiungono gli effetti provocati dalla guerra e quelli che scaturiranno dalle sanzioni economiche imposte alla Russia.
In particolare è la corsa dei prezzi delle materie prime a rappresentare un forte pericolo per la crescita dell'economia globale. Infatti spingerà l'inflazione nuovamente al rialzo, e potrebbe farla avvicinare alla doppia cifra.
In questo scenario anche il piano di massicci aiuti da parte dei governi potrebbero risultare inefficaci.

Le banche centrali

Per riuscire a contrastare la stagflazione, l'economia globale dovrebbe in primo luogo affrontare l'inflazione.
Per cercare di ridurla le banche centrali dovrebbero spingere il costo del denaro, in modo da diminuire la massa monetaria che è in circolazione. Ma tutto questo avrebbe effetti pesantissimi sui bilanci di quei paesi che hanno un debito elevato, dal momento che gonfierebbe il suo costo. Sotto questo punto di vista l'Italia è uno dei Paesi che trema di più, visto l'alto debito pubblico italiano.

Spesa corrente e spesa fiscale

Ma non basterebbe solo questo per risollevare l'economia globale. Infatti occorrerebbe ridurre in modo drastico la spesa corrente e tagliare la pressione fiscale per evitare Il tracollo dei consumi. In Europa tutto ciò sarebbe reso difficile dal patto di Stabilità.
Si potrebbe andare ancora avanti nell'elencare i pericoli di stagflazione per l'economia globale. Ma è già così abbastanza chiaro che c'è più di un motivo per porre fine in fretta al conflitto in Ucraina.

lunedì 7 marzo 2022

Economia, il turismo italiano subirà un contraccolpo pesante dalla guerra

Il turismo - settore chiave dell'economia italiana - rischia di vivere un'ulteriore fase di grave crisi, dopo quella innescata dalla pandemia.
Il conflitto in corso in Ucraina, infatti, comporterà la perdita di altre decine di milioni di euro.

Il danno della guerra ad uno dei settori chiave dell'economia

All'appello infatti mancheranno i visitatori russi, che sono tra i maggiori "spendaccioni" quando vanno in vacanza. Tra loro infatti ci sono molti dei top spender, quelli che non badano a spese durante i propri soggiorni nel Belpaese.

Secondo Assoturismo, la federazione delle imprese che operano nell'economia turistica, con la guerra in Ucraina vanno in fumo circa 175mila pernottamenti di turisti russi. Tradotto in termini economici, si parla di circa 20 milioni fatturato in meno.

Turisti spendaccioni

Per capacità di spesa, non c'è dubbio che il mercato russo rappresenta quello a 5 stelle per l'Italia. I russi sono quelli che spendono di più nel tax free shopping e nelle nostre boutique di abbigliamento. Un'indagine rivela che hanno una capacità di spesa giornaliera che sfiora i 200 euro, di molto superiore a quella degli altri turisti stranieri che vengono in Italia.

Il feeling turistico Italia-Russia

Anche per numero di visitatori, i russi si distinguono. Si pensi che del 2019, le visite in arrivo dalla Russia sono state circa 1,7 milioni. Numeri importanti per l'economia turistica.
Il feeling tra i turisti russi e l'Italia è un sentimento che si è consolidato negli ultimi 30 anni. Dalla metà degli anni Ottanta infatti è cominciato un boom, che ha portato a quadruplicare le presenze dei russi in Italia in pochi anni. Al punto che le loro presenze si sono avvicinate a quelle dei cinesi, popolo di girovaghi per eccellenza.

L'appeal dell'Italia è così forte, che nel 1995 l'Ente Nazionale per il Turismo ha aperto direttamente a Mosca un suo ufficio, per agevolare ulteriormente il flusso di turisti russi verso l'Italia. Adesso questo flusso di presenze turistiche e questo fiume di denaro rischia di essere seriamente messo in crisi dal conflitto in corso in Ucraina, con inevitabili ricadute sul settore del turismo italiano.

lunedì 28 febbraio 2022

Economia italiana, dalla guerra in Russia un impatto notevole

Confartigianato e Confesercenti lanciano l'allarme relativo all'impatto della guerra russo-ucraina sull'economia italiana, sia sul fronte delle imprese che di quello delle famiglie.

La guerra e l'economia italiana

Secondo la confederazione che rappresenta gli artigiani italiani, le sanzioni contro la Russia potrebbero aggravare un quadro già in atto da diversi anni. Infatti le sanzioni che sono scattate dopo la guerra in Crimea, già costano all'economia italiana circa 3 miliardi di euro l'anno

Con questo nuovo conflitto, le imprese italiane potrebbero patire un ulteriore contraccolpo a livello di export. Il flusso verso il mercato russo si è già ridotto del 28,5% negli ultimi anni.

L'impatto si avverte specialmente sulle micro e piccole imprese. Ad essere colpiti sono in special modo i settori alimentari, moda, mobili, legno, metalli, che vendono in Russia prodotti per 2.684 milioni di euro. Ossia il 34,9% delle nostre esportazioni nel Paese.
Tra le regioni più esposte per le esportazioni sul mercato russo vi è l'Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Marche, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia.

L'allarme di Confesercenti

A questo allarme se ne aggiunge anche un altro. Secondo una stima di Confesercenti, l’invasione dell’Ucraina potrebbe avere un impatto rilevante sull’economia italiana.

Infatti il maggior costo delle materie prime importate e dell’energia potrebbe portare il tasso di inflazione al 6% nel 2022, determinando minori consumi per 4 miliardi di euro. Peraltro questi ultimi già risentono dell’effetto della quarta ondata di Covid.

La corsa dei prezzi viene innescata dall'incremento dei prezzi energetici e delle materie prime. Del resto in seguito all’avvio delle operazioni militari, già si è visto che c'è stato un ulteriore rimbalzo, con quotazioni che rispetto a inizio d’anno segnano ora aumenti del 27% per il petrolio e del 52,4% per il gas.
Il balzo dell’inflazione, a sua volta potrebbe avere un impatto sui tassi bancari, con un aggravio che potrebbe arrivare a costare alle imprese 5 miliardi di euro già il prossimo anno.

giovedì 12 agosto 2021

Economia della Gran Bretagna, fioccano dati macro. PIL in crescita

Giornata di dati per l'economia della Gran Bretagna, dove il prodotto interno lordo è cresciuto del 22,2% su base annua nel secondo trimestre del 2021, ponendo fine a un periodo di contrazione di cinque trimestri. Si tratta del ritmo di espansione più veloce mai registrato.

I dati sul PIL dell'economia della Gran Bretagna

Il PIL mensile del Regno unito batte invece le previsioni. E' infatti cresciuto del 4,8% su base trimestrale fino a giugno 2021, in gran parte a causa delle prestazioni del settore dei servizi.
Considerando solo il mese di giugno, il PIL è aumentato dell'1,0%, il quinto mese consecutivo di crescita per l'economia della Gran Bretagna, leggermente al di sopra delle previsioni dello 0,8 percento.
I servizi hanno continuato a essere il principale contributore alla ripresa del PIL (1,5% rispetto allo 0,7% di maggio), trainati principalmente dalle attività sanitarie e dai servizi di ristorazione.

Produzione industriale

Un altro dato importante dell'economia della Gran Bretagna, riguarda la produzione industriale. Si è ridotta inaspettatamente dello 0,7% mese su mese nel giugno del 2021, rispetto alle stime di mercato di un aumento dello 0,3%. Il calo della produzione è stato guidato da miniere e cave (-11,9 per cento contro il 3 per cento di maggio) e l'elettricità e il gas (-1,9 per cento contro il 3,3 per cento).
La produzione industriale è stata di 3,2 al di sotto del livello di febbraio 2020, l'ultimo mese di condizioni commerciali 'normali' prima della pandemia di coronavirus (COVID-19).
Su base annua, la produzione industriale è aumentata dell'8,3% (al di sotto delle previsioni del 9,4%), dopo il boom del 20,7% al rialzo a maggio.

Annotazione: prima di fare investimenti sui mercati delle valute, è cosa buona imparare cosa sono le Bande di Bollinger trading.

Commercio: import-export

Arrivano anche i dati riguardo al commercio per l'economia della Gran Bretagna.
Le importazioni del Regno Unito salgono ai massimi da 6 mesi a 51,26 miliardi di sterline nel giugno del 2021 (+3,2% rispetto al mese precedente a un massimo di sei mesi). Da segnalare il forte aumento delle importazioni di combustibili (9,1%).
Le esportazioni del Regno Unito diminuiscono dell'1,5% su base mensile a giugno, scendendo a 48,74 miliardi di sterline nel giugno del 2021.

La sterlina sul mercato delle valute

Nel frattempo sul fronte valutario, la sterlina è rimasta verso 1,385, aggirandosi intorno al suo livello più debole dalla fine di luglio. Tuttavia, chi sa come fare trading forex sicuro deve considerare che nella settimana di ferragosto i movimenti sono blandi. 

Gli investitori si sono precipitati verso il dollaro tra le aspettative che la Federal Reserve statunitense sia più vicina al tapering. Nel frattempo, la svolta da falco della Banca d'Inghilterra ha contribuito a contenere le perdite. I responsabili delle politiche nel Regno Unito hanno segnalato che probabilmente sarà necessario 'un modesto inasprimento' della politica monetaria.

martedì 27 luglio 2021

Economia italiana, Confindustria fotografa una situazione in forte ripresa

Dal centro studi di Confindustria è arrivata l'ultima fotografia dello stato di salute dell'economia italiana. Nel rapporto "congiuntura flash" vengono evidenziati i ritmi robusti della ripresa, ma anche i nuovi rischi all'orizzonte. 

Crescita del PIL dell'economia italiana

Nel secondo trimestre del 2021 c'è stato un bel rimbalzo del PIL, che probabilmente sarà superiore a quello che ci sarà da qui a fine anno (ossia negli altri due trimestri).
La recente crescita dell'economia italiana ha beneficiato soprattutto dell'accelerazione delle vaccinazioni, e della progressiva riduzione delle misure restrittive.

I consumi hanno cominciato a irrobustrisi, in virtù della ritrovata libertà di movimento e grazie al risparmio accumulato nei mesi di lockdown. In particolare c'è stata un'accelerazione nell'ambito delle spese per i servizi (il dato il PMI è salito ancora a 56,7), grazie alla ripresa di viaggi e spese fuori casa. La risalita dei servizi dovrebbe peraltro proseguire anche nel terzo trimestre.
Intanto è anche cresciuta la fiducia delle famiglie, ormai oltre i livelli pre-crisi.

Imprese e commercio internazionale

Si è stabilizzato intanto il ritmo di crescita delle imprese. La produzione è aumentata anche nel secondo trimestre, e cosa molto positiva coinvolge quasi tutti i settori dell'economia italiana.
Le attese su produzione e ordini sono a livelli elevati, mentre il clima di fiducia sta mostrando un significativo rialzo.
Anche la dinamica commerciale internazionale è buona, perché anche se l'export è calato a maggio, comunque rimane oltre i livelli pre-crisi.

Il mercato del lavoro

Anche il mercato del lavoro è ripartito. Alla crescita nel manifatturiero, da maggio si è aggiunta anche quella nei servizi.  

Gli occupati a tempo determinato sono tornati al livello pre-crisi, mentre c'è ancora un divario da colmare per quelli a tempo indeterminato: -403mila da gennaio 2020. Resta poi da assorbire il numero enorme di inattivi, che è +400mila.

Rischi

Nonostante i tanti fattori positivi, l'economia italiana comunque non può sentirsi al sicuro da ulteriori scossoni.
Preoccupa in particolar modo l'aumento dei contagi di questo periodo estivo, che pone nuovi rischi di raffreddamento dell’attività economica.

lunedì 1 marzo 2021

Economia, Istat certifica il contraccolpo pesante da Covid

L'economia italiana ha vissuto un tracollo del Prodotto Interno Lordo nel 2020, a causa della pandemia. E' quanto evidenzi l'istituto nazionale di statistica - confermando le stime che prevedevano già un pesantissimo contraccolpo da pandemia.

Situazione pesante per l'economia

La "caduta senza precedenti", così come è stata definita da Istat, è stata pari all'8,9%. In particolar modo ha inciso il declino della domanda interna. I consumi infatti sono precipitati del 10,9%, intesi come spesa delle famiglie residenti (che pesa per quasi il 60% del PIL).
Ed è proprio questo l'aspetto più preoccupante, dal momento che se i nostri stessi cittadini non possono spendere quanto facevano un tempo, non ci potrà mai essere una vera ripresa. Questo è valido in special modo per il ceto medio e medio basso, che ha una maggiore propensione marginale al consumo.

Deficit e debito

Ma ci sono altri dati Istat che fanno venire i brividi. Lo scorso anno ad esempio, il deficit del Paese è lievitato al 9,5% a fronte dell'1,6% del 2019. Complessivamente il nostro debito è cresciuto a 2.569 miliardi di euro. Come percentuale sul Prodotto Interno Lordo è arrivato al 155,6%. Appena un anno fa era al 134,6%.

Forse interessa: cancellazione debito, BCE gela i paesi europei.

Consumi e inflazione

Se i consumi già preoccupano da tempo, inizia ad essere accesa la spia d'allarme anche sull'inflazione. A febbraio è risultata in aumento per il secondo mese consecutivo (+0,1% su base mensile e +0,6% su base annua), in special modo i prezzi del beni energetici.
Tutto questo si traduce in un aumento del costo della vita è pari a 142 euro per una coppia con 1 figlio e di 154 euro per una coppia con 2 figli, secondo l'unione nazionale dei consumatori. Il fatto preoccupante è che se l'inflazione si mette a crescere prima della ripresa dell'economia, finirà per frenarla.

lunedì 11 gennaio 2021

Economia degli States, ripresa in vista ma per Biden il compito sarà comunque difficile

Inizia un anno complesso per l'economia degli States, e spetterà a Joe Biden risollevarla. Il 2021 comincia infatti con il cambio di inquilino alla Casa Bianca. Biden si sta per insediare e prendere il timone del Paese, dopo il lungo periodo sotto la guida di Trump. L'insediamento ufficiale ci sarà il 20 gennaio, poi il candidato democratico assumerà a tutti gli effetti la guida del Paese.

Cosa aspettarsi dall'economia degli States

Sarà investito di una responsabilità enorme, visto che la crescita dell'economia degli States deriverà proprio dalle politiche che il suo governo adotterà. C'è da rimettere in piedi un Paese che ha subito un pesante contraccolpo dal Covid.
In realtà, questo contraccolpo continuerà a sentirsi in modo forte, visto che per almeno il primo semestre il Covid sarà ancora ben presente. L'evoluzione della pandemia dovrebbe continuare a dominare lo scenario sull'economia degli States anche nella prima parte del 2021, e fino a quando non sarà commerciabile su larga scala un vaccino efficace. Questo significa che potrebbero essere ancora nuove battute d’arresto dell’attività economica, e picchi di infezione.

Tuttavia, la spinta di Cina e USA dovrebbe dare slancio all’economia mondiale. Il consensus stima un rimbalzo pari a 5.2%, dopo un calo del 3.8% subito dall'economia globale nel 2020.

Come agire sui mercati?

Ma gli investitori come dovranno comportarsi? Occorre tenere presenti alcuni tratti che potrebbero avere l'economia degli States e quella globale del prossimo anno. Una crescita disomogenea tra aree geografiche e settori, ancora alti tassi di disoccupazione, una progressiva ripresa del commercio internazionale, un aumento delle le spinte inflazionistiche dovute all'enorme liquidità in circolazione, banche centrali ancora accomodanti, ripresa del commercio globale e una minore tensione fra USA, Cina, Europa.

Nota: chi investe sui mercati finanziari dovrebbe conoscere il concetto di candela shooting star pattern.

Azionario e obbligazionario

Considerati tutti questi fattori, bisogna essere cauti sull'esposizione al mercato americano, anche se ci sono ampi margini di crescita. Questo discorso vale sia per l'azionariato che il credito e la valuta. Potrebbe essere preferibile una esposizione ad Emerging Markets ed Europa rispetto a USA (a tal proposito si veda il cambio euro real brasiliano previsioni 2021).
Il mercato obbligazionario potrebbe, invece, essere leggermente penalizzato. Infatti dovrebbe esserci una moderata tendenza al rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro americani.

lunedì 10 agosto 2020

Turismo, estate flop: stranieri in calo del 75%, gli italiani scelgono il low cost

Sarà un agosto complicato per il settore del turismo. Lo evidenzia una indagine dell'Osservatorio Confturismo-Confcommercio e di Swg, che evidenzia come il principale problema è il durissimo calo di presenze degli stranieri. Ma anche per quelli italiani la situazione rimane incerta. Se è vero che rispetto tra giugno e luglio la propensione degli italiani ad andare in vacanza è salita del 3%, è altrettanto vero che per molti permane incertezza per timore della situazione sanitaria (alla fine di luglio erano il 35%). Nonostante il 'bonus vacanze'.

Estate amara per il turismo

turismo
A causa delle ripercussioni da pandemia, dovrebbe esserci un calo di afflussi dall'estero di ben 25 milioni di turisti, si tratta addirittura di una riduzione percentuale del 75%. La maggior parte di presenze in meno riguarda i cittadini europei, a causa delle restrizioni ai viaggi e agli spostamenti. Ma si sentiranno gli effetti pesanti anche del minore afflusso di visitatori americani e asiatici, che sono quelli possono contare su un più ampio budget di spesa. Insomma per il settore del turismo non sarà una estate semplice.

Il comportamento degli italiani

Sotto il profilo della spesa media, i turisti italiani spenderanno un importo di circa 680 euro a persona. Le vacanze più gettonate sono quelle rilassanti e in famiglia, scelte dal 49% degli intervistati. Per ogni famiglia il costo medio della vacanza sarà sui 1.022 euro. Nella stragrande maggioranza dei casi la destinazione scelta è sul territorio Nazionale, ma una piccola parte (il 20% dei nostri connazionali) non ha ancora prenotato, sia per questioni di carattere economico che per indisponibilità di ferie. Molti di quelli che partiranno entro settembre sembrano intenzionati a decidere come sistemarsi soltanto quando arrivati a destinazione.

Ma ripetiamo, la crisi si fa ancora sentire sui lavoratori.

Motivazioni principali della vacanza

Rispetto allo scorso anno, è crollata la quota dei turisti che in vacanza andranno per motivi culturali, solo 33%. Sicuramente incide il fatto di voler evitare luoghi più affollati come musei e siti turistici. Il crollo maggiore però riguarda il numero di visitatori che dicono di volersi dedicare come prima cosa allo shopping: passano dal 21 al 5%. Cresce invece la quota di chi in vacanza vorrà stare a contatto con le persone care (32%) o immergersi nella natura (32%). Anche questo è un effetto indotto dal lungo lockdown provocato dal Covid.

lunedì 25 novembre 2019

Lavoro e tecnologia, boom di richieste per gli sviluppatori di smartphone App

Nel vasto panorama del lavoro, una figura che comincia ad essere sempre più richiesta è lo sviluppatore. Parliamo di coloro che si occupano del confezionamento delle App per smartphone, ormai una necessità per tutti i tipi di aziende.

Il lavoro di sviluppatore sempre più richiesto

Le nuove tecnologie hanno portato alla crescita di una nuova filiera, definita "smartphone economy", che dal punto di vista occupazionale è assai vivace e si focalizza - come detto - sul ruolo degli sviluppatori. Per questo motivo non c'è da stupirsi se sono sempre più numerosi i corsi per formare candidati adeguati alle proposte di lavoro delle centinaia di aziende che vogliono sbarcare su Android e iOS. Del resto non esiste ancora un percorso formativo che sia idoneo a dare tutte le competenze tecniche di programmazione in linguaggio Java e produzione database SQL, analisi e design di modelli UML e appunto soluzioni per mobile.

Se è vero che lo sviluppatore di solito ha un background di competenze informatiche e tecniche, maturato durante gli studi universitari, non basta questo a farne uno sviluppatore mobile. Per questo è sempre preferibile preferibile un’esperienza in agenzie specializzate o la frequenza di corsi ad hoc. Anche perché il mercato delle App per molte imprese è una miniera d'oro.

Creazione e costo di una App

La smartphone economy si è estesa a diversi settori industriali, e non è più confinata ai "telefonini". Orologi, navigatori, fotocamere, registratori, torce e apparecchi musicali, sono tutti sempre più interconnessi, e richiedono pertanto un approccio nuovo e diverso.

Il percorso di creazione di un APP è un lavoro articolato in 4 fasi. Si comincia dalla raccolta delle esigenze del cliente e studio fattibilità; si prosegue con la creazione di mockups (bozze grafiche di ciascuna schermata prevista nell’app); si va avanti con la gestione contenuti e lo sviluppo; si confeziona una demo per procedere al test/debugging; infine si pubblica l'applicazione sullo store. Il costo di una singola app puà partire da un minimo di 500 euro fino ad arrivare a diverse decine di migliaia di euro toccando i massimi con le realizzazioni di giochi.

martedì 19 novembre 2019

Settore agricolo, il maltempo potrebbe causare 500 milioni di danni

L'allerta maltempo continua a persistere su molte regioni italiane, ed è cominciata la conta dei danni per il settore agricolo. Secondo Confagricoltura, se il maltempo dovesse ancora continuare i danni potrebbero superare i 500 milioni di euro, soltanto per il primario.

Danni al settore agricolo

La mappa dei danni causati dal maltempo al settore agricolo è drammatica, rendendo ancora una volta evidente la fragilità di un territorio che ha bisogno non soltanto di misure di emergenza, ma soprattutto di misure di prevenzione.

La situazione al Nord

Nel Nord la situazione è assai complessa. In Piemonte la prima neve caduta sulle piante ancora con fogliame verde, ha danneggiato gli alberi di nocciolo e castagno. Il maltempo ha reso complicato la raccolta di mais, soia, riso; danni derivano anche dalla mancate o ritardate semina dei cereali. In Trentino Alto Adige sia la neve che le piogge hanno reso molti terreni inaccessibili ai trattori, rendendo così impossibile la raccolta delle mele tardive. Problemi notevoli anche per le stalle. In provincia di Bolzano ci sono Masi isolati da mercoledì scorso, senza energia elettrica e impossibilitati ad effettuare la consegna del latte che viene irrimediabilmente perso. Danni al settore agricolo anche in Liguria, Toscana (in particolare in Maremma) ed Emilia Romagna.

La situazione al centro Sud

Ma il maltempo sta flagellando l'intero stivale, generando danni al settore agricolo anche al Sud. Nel Lazio bombe d’acqua, trombe d’aria e vento forte hanno compromesso le semine già effettuate. In Campania danni alle coltivazioni ortive in piano campo e la fienagione, in particolare nel Basso Volturno e il Casertano. In Puglia l’olivicoltura ha subito danni rilevanti per le raffiche di vento, con perdite di olive in raccolta e anche problemi per le nuove piante anti-Xylella. Anche in Basilicata è stato chiesto lo stato di calamità naturale per i gravissimi danni dovute alle esondazioni dei fiumi e dei torrenti che hanno devastato città e campagne.

sabato 2 novembre 2019

Economia del Mezzogiorno, l'agroalimentare traina sempre di più la crescita

Il settore agroalimentare si conferma sempre di più un volano di crescita importante per l'economia del Mezzogiorno. Gli ultimi dati del Rapporto sulla Competitività dell’Agroalimentare nel Mezzogiorno, realizzato dall’Ismea, evidenzia infatti numeri molto interessanti.

L'agroalimentare e l'economia del Mezzogiorno

L'export agroalimentare del Sud infatti è arrivato a toccare la cifra di 7 miliardi di euro nel 2018. Questo è accaduto grazie alla rinnovata coerenza del modello di specializzazione agroalimentare italiano con le tendenze della domanda mondiale. In pratica, la domanda globale chiede sempre più prodotti genuini e di qualità, e il nostro territorio è tornato ad essere capace di fornirglieli. La presenza di imprese più giovani hanno determinato maggiore dinamicità e capacità di rispondere alle esigenze del mercato. I mutamenti dello scenario globale hanno quindi sostenuto la crescita senza precedenti delle esportazioni del Made in Italy alimentare.

Un triennio d'oro

Nel corso dell'ultimo triennio, il settore agroalimentare del Mezzogiorno è cresciuto sia in in termini di valore aggiunto (oltre 19 miliardi di euro), sia come numero di imprese (344 mila imprese agricole e 34 mila imprese dell’industria alimentare), sia come numero di occupati (circa 668 mila unità, pari al 10% del totale occupati al Sud). Tutto questo malgrado il consistente e duraturo impatto della crisi economica iniziata nel 2008, e nonostante il tessuto imprenditoriale del Sud sia ancora fortemente incentrato su imprese medio-piccole, quindi più esposte ai venti contrari.

L'exploit del Meridione è molto evidente se si mettono a confronto le sue performance con quelle del resto del paese: il fatturato dell’industria alimentare è infatti cresciuto più al Sud (+5,4%) che nel resto del Paese (+4,4%). Performance positive hanno riguardato soprattutto alcune filiere come caffè, cioccolato e confetteria (+14%), prodotti da forno (+18%), olio (+21%).