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martedì 12 ottobre 2021

Produzione di veicoli, la crisi globale si sente anche in Italia. 37,4% in meno

Il settore automobilistico sta vivendo mesi molto complicati. E' vittima di quella che molti hanno definito una "tempesta perfetta" che sta facendo crollare la produzione di veicoli. Questo mix ha come fulcro la pandemia, che ha portato alla scarsità (e quindi all'aumento dei prezzi) delle materie prime, ma a questo aspetto si aggiunge la transizione epocale verso la mobilità elettrica.

I fattori critici per la produzione di veicoli

automobiliIl fattore di crisi più contingente riguarda soprattutto la carenza di microchip e semiconduttori, componenti essenziali nella produzione di veicoli moderni. 
A causa del Covid 19 molte fabbriche auto hanno dovuto chiudere per alcuni mesi, e quando sono state riaperte hanno ritrovato una brutta sorpresa. Sul mercato infatti non vi erano più semiconduttori, che nel frattempo erano stati "girati" all’industria dell’elettronica di consumo (telefonini, pc, tv, ecc). Se sul mercato delle auto le elettriche sono pronte al grande sorpasso, bisogna prima trovare chi le rifornisce di chip.

Stop forzato anche per i big

La crisi dei chip che si è abbattuta sull'industria automobilistica globale, ha provocato così ovunque un calo della produzione di veicoli. Molte catene di montaggio sono rimaste bloccate, e diversi colossi del settore (si pensi al big del DAX Volkswagen) hanno dovuto chiudere per periodi più o meno prolungati. Con inevitabili conseguenze anche sul piano occupazionale.
A causa di un chip da 50 centesimi, non siamo in grado di costruire un’auto che si venda a $ 50.000", ha affermato di recente Murat Aksel, responsabile degli acquisti per il Gruppo Volkswagen.

Anche in Italia è crisi

L'industria dell'auto globale produrrà quest'anno 4 milioni di veicoli in meno del previsto. Non fa eccezione l'Italia, dove l'ultimo report rivela che ad agosto sono stati realizzati il 37,4% di veicoli in meno.
Bisogna tuttavia sottolineare che nei mesi precedenti la produzione di autoveicoli era cresciuta su base annua del 43%, ma è altrettanto vero che fino a luglio la carenza dei semiconduttori non si era fatta sentire in modo così sensibile.

Intanto per ovviare all’incertezza della filiera dei chip, caratterizzata da volatilità e colli di bottiglia, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è impegnato a finanziare con 37 miliardi di dollari in un piano infrastrutturale per il settore.

sabato 14 gennaio 2017

Produzione: presto metà dei lavori al mondo saranno svolti dalle macchine

La metà dei lavori che oggi vengono svolti dall'uomo, ben presto finiranno per essere svolti dalle macchine. E' l'allarme lanciato dal McKinsey Global Institute, che conclude così uno studio fatto sui processi di produzione automatizzati. Quando le tecnologie si saranno diffuse su scala globale, è questo l'esito al quale porteranno.

I risultati dello studio di McKinsey sull'occupazione

Lo studio - condotto su 54 nazioni del mondo, comprendendo il 78% dei lavoratori del pianeta - prende in esame non il lavoro in sé, ma i compiti che esso comporta. Quindi non il lavoro di "agricoltore" per esempio, bensì il compito di “addetto alle macchine agricole”. La conseguenza è che il 5% delle professioni è destinata a scomparire del tutto, ovvero quelle professioni che possono essere integralmente automatizzate.

Riguardo le altre, circa il 60% per un terzo saranno dominate dalle macchine, quindi svolte automaticamente da robot oppure governate da sistemi di intelligenza artificiale.

Quello che sottolinea McKinsey, è che non saremo sostituiti soltanto in quei lavori di routine, che le macchine potranno svolgere meglio e più a buon mercato rispetto agli esseri umani, ma anche alcuni “lavori d’ingegno”. Questo proprio grazie allo sviluppo del campo della robotica, dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico. Ad esempio: prendere decisioni, rilevare emozioni o guidare un’auto.

Attenzione. McKinsey dice che questa ricerca non deve essere vista in una prospettiva catastrofista dal punto di vista dell’occupazione. Si tratterà di un cambiamento importante, ma come già avvenne nel XX secolo, quando nelle nazioni maggiormente sviluppate si è assistito ad un trasferimento del lavoro dal settore agricolo.  Cosa che alla fine non ha portato a una disoccupazione di massa di lungo periodo, ma alla nascita di nuovi tipi di lavoro.