Visualizzazione post con etichetta multa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta multa. Mostra tutti i post

giovedì 15 settembre 2022

Multe, il conto salato per Google in Europa cresce. Più di 8 miliardi in un decennio

Ancora una volta l'Unione Europea ha usato il pugno duro nei confronti di Alphabet, la controllata di Google. Il numero di multe che i Tribunali Ue hanno inflitto al colosso tech, si fa fatica a contarle negli ultimi anni.

Una nuova aggiunta alla lista delle multe

big techL'ultima sanzione è fresca, fresca. Mercoledì infatti è stata data ragione alla Commissione Ue, che aveva stabilito una sanzione da 4,34 miliardi di euro nel 2018 (per fatti risalenti al 2015) a causa dell'abuso di posizione dominante. Google in sostanza aveva imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android e agli operatori di reti mobili. La multa alla fine è stata fissata in 4,125 miliardi di euro, stabilendo un nuovo record per l'autorità europea della concorrenza.
Per adesso Google non ha ancora fatto sapere se intende impugnare la sentenza presso la Corte di Giustizia Europea.

Altre cause all'orizzonte

Nel frattempo le multe inflitte alla compagnia di Mountain View potrebbero aumentare. Infatti presso l'autorità di regolamentazione di Bruxelles, ci sono altre indagini che hanno per oggetto altre aziende più famose al mondoAmazon, Apple, e Meta.
Val la pena ricordare che proprio quest'anno l'UE ha conferito maggiori poteri alle autorità di regolamentazione, dopo aver varato leggi più stringenti riguardo la concorrenza e la moderazione dei contenuti Internet.

Sulla testa di Google pendono inoltre altre due possibili imminenti multe, in Olanda e in Inghilterra. In questo caso il nodo della questione è la pubblicità online. Cosa ancora più rilevante è l'importo: potenzialmente si potrebbe arrivare a un risarcimento danni da 25 miliardi.

La lista delle multe

Come detto, il conto delle multe inflitte a Google è bello lungo. In Italia le prime sanzioni sono scattate nel 2014, a causa dei veicoli di Street View. Secondo le Authority italiane i veicoli di Google percorrevano le strade italiane senza essere perfettamente riconoscibili e non consentendo, in tal modo, alle persone presenti nei luoghi percorsi dalle "Google Cars" di decidere se sottrarsi o meno alla "cattura" delle immagini. 
In seguito sono arrivate multe anche per Adsense e Google Shopping, nonché per abuso di posizione dominante. Il conto finora è arrivato a superare gli 8 miliardi di euro.

martedì 10 agosto 2021

Conto salato per McDonald's, l'antitrust italiano indaga su pratiche franchise scorrette

Stavolta a dover pagare il conto potrebbe essere McDonald's. E potrebbe essere salatissimo. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha infatti avviato una indagine sulla relazione tra il colosso dei fast food e i franchise italiani (che nel nostro Paese sono l'85% del totale), che potrebbe costargli una multa miliardaria.

Il comportamento scorretto e il conto da pagare

In base alla documentazione esaminata dalla Agcm, McDonald's avrebbe avuto una condotta illecita nei confronti dei franchise italiani, abusando della sua posizione di forza.

Le pratiche del gruppo americano, che nel nostro Paese è presenta in gran parte grazie a negozi non di proprietà, avrebbero instaurato un rapporto di dipendenza economica attraverso alcune clausole ingiustificatamente gravose.
Cosa vietata in Italia, e della quale si tiene conto soprattutto se le imprese in posizione di debolezza non riescono a trovare una valida alternativa.

La denuncia a marzo

L'indagine sarebbe scattata dopo la denuncia di tre gestori di fast-food, che fu presentata durante lo scorso mese di marzo.
Avrebbero evidenziato le condizioni gravose riguardo ad affitti, royalty, dimensioni dei loro investimenti e politiche di vendita. Il gruppo di Chicago avrebbe infatti importo diverse clausole pervasive e vincolanti su prezzi, promozioni, scorte, forniture e acquisti, ma anche sulla gestione finanziaria dei locali.

Va detto che la questione non è la prima volta che emerge. Infatti già nel 2017 alcune associazioni che tutelano i diritti dei consumatori, avevano chiesto conto della condotta di McDonald's.

Il rischio di una multa salata

Se queste condotte venissero davvero identificate come abusive, in base alle normative antitrust il colosso del fast food rischierebbe una multa miliardaria: il conto arriva fino al 10% del fatturato globale (19,2 miliardi di dollari nel 2020).
Da Chicago giungono dichiarazioni di assoluta serenità: "Anche se non conosciamo ancora i dettagli dell'indagine, siamo aperti a collaborare con l'Autorità e siamo certi della correttezza del nostro lavoro e del ruolo che McDonald's ha avuto e continua ad avere nello stimolare l'imprenditorialità e nel sostenere l'economia del Paese".

giovedì 10 gennaio 2019

Multa salata per FCA: quasi 700 milioni per chiudere il caso dieselgate

Fca dovrà pagare una multa salatissima per chiudere la partita riguardante la violazione delle leggi americane sulle emissioni diesel. L'importo sarà tra i 650 e i 700 milioni di dollari. Questo è il succo di un accordo che la casa automobilistica ha sottoscritto con le autorità di Washington.

L'indagine e la multa

L'indagine federale sul dieselgate, che coinvolgeva la società del Lingotto, era scattata nel gennaio del 2016. L'EPA (ente federale Usa) aveva messo nel mirino FCA in quanto non aveva reso nota la presenza di dispositivi che entravano in funzione a una determinata temperatura del motore per trattenere le emissioni. Il caso aveva riguardato oltre 104mila tra Suv Jeep Grand Cherokee e pickup del marchio Ram, prodotte tra il 2014 e il 2016. Fca ha sempre negato il dolo nella vicenda sostenendo di aver agito in buona fede e senza aver voluto nascondere l'esistenza dei dispositivi

A distanza di 3 anni quindi il contenzioso sta per chiudersi. Secondo il New York Times, Fiat Chrsyler verserà oltre 310 milioni di dollari al Dipartimento di Giustizia e almeno 75 milioni agli stati che hanno indagato sulle violazioni. Inoltre, l'azienda dovrebbe versare circa 280 milioni in relazione alle cause che coinvolgono i proprietari dei veicoli. Infine altri 72 milioni di dollari sono legati al patteggiamenti con altri stati Usa.

Che multa rischiava Fca

La multa massima che l'agenzia per la protezione ambientale avrebbe potuto infliggere era pari a 44.359 dollari per ogni auto che violava le norme. Il totale che rischiava Fca era quindi astronomico, circa 4,6 miliardi di dollari. Il colpo di fortuna per la nota azienda automobilistica è stato che l'Epa era l'agenzia per la protezione ambientale dell'era Obama, ma con l'avvento di Trump alla guida dell'agenzia è giunto il falco Scott Pruitt, noto anti-ambientalista e, come il tycoon, scettico sul tema dei cambiamenti climatici dovuti all'inquinamento.

giovedì 21 dicembre 2017

Fatturazione a 28 giorni, scattano multe salate per gli operatori

La bolletta a 28 giorni più cara la pagheranno Tim, Vodafone, WindTre e Fastweb. Come era nell'aria, l'AgCom ha deciso di usare il pungo di ferro contro gli operatori per via della fatturazione a 28 giorni, quella che da poco è diventata vietata. L'Autorità ha infatti deciso di sanzionare i gestori con la multa più alta prevista, ovvero 1,16 milioni di euro ciascuno.

La multa è scattata perché l'Agcom nello scorso mese di marzo aveva già invitato gli operatori ad adeguarsi. Nessuno però ha deciso di seguire i dettami della Authority. L'organismo che tutela i consumatori ha così deciso di far scattare la sanzione, su decisione del Consiglio adottata nella riunione di ieri. L'Autorità ha anche emanato delle linee guida specifiche sulla propria attività di vigilanza dell'attuazione, da parte dei gestori telefonici e in generale degli operatori, delle disposizioni in materia previste dal decreto fiscale.

La battaglia sulla fatturazione a 28 giorni

Ricordiamo infatti che la fatturazione a 28 giorni è stata messa fuorilegge dal Governo nell'ultimo decreto fiscale, che di fatto ha messo fine a questa pratica riportando la fatturazione su base mensile per telefoni e pay-tv (l'unica eccezione riguarda le promozioni non rinnovabili o inferiori al mese).

Va anche aggiunto che il divieto in questione inizia ad essere aggirato dagli operatori. Tim ad esempio ha cominciato ad aggirarlo decidendo un aumento delle tariffe dell'8,6%, secondo quanto denunciato da Federconsumatori. E' chiaro che la logica suggerisce un legame tra questo aumento e le disposizioni del dl fisco, per cui la stessa federazione dei consumatori avverte sul rischio che seguano a ruota anche gli altri operatori.

Va anche sottolineato che i clienti possono avvalersi del diritto di recesso da esercitarsi entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di Tim e rivolgersi alle offerte più convenienti presenti sul mercato.

giovedì 15 dicembre 2016

Multa salata per l'ACI: 3 milioni per aver imposto sovrapprezzo sul bollo auto


Stavolta la multa non la prendono gli automobilisti, ma l'ACI. Ed è una multa salata, da 3 milioni di euro. Il motivo per cui è scattata la sanzione da parte dell'Antitrust sta nelle spese aggiuntive che l'Automobil Club Italia applica a colore i quali pagano il bollo tramite bancomat e carta di credito. Una disparità di trattamento che viola il Codice del Consumo che sancisce il divieto assoluto di imporre spese aggiuntive ai consumatori per l'utilizzo di determinati strumenti di pagamento.

Il motivo della multa

Per questo motivo era scattata l'istruttoria da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, al termine della quale è emersa questa violazione di ACI e della sua controllata Aci Informatica S.p.A., applicando l'articolo 62 del Codice. Nello specifico, chi paga la tassa automobilistica con carta di credito o bancomat subisce una commissione di 20 centesimi (con bancomat) e del 1,2% (con carta di credito) che va a sommarsi all'importo fisso di 1,87 euro per il servizio di riscossione del bollo.
Condividi questo articolo. A te non costa nulla, per noi vale tanto
Prima che fosse concluso il procedimento, ACI aveva provato a rimediare abbassando la commissione per con carta di credito a 0,75 euro, ma l'Autorità ha precisato che non è il costo del sovrapprezzo a essere il problema, ma l'esistenza di un sovrapprezzo stesso.
Ecco perché è scattata una multa da 2,8 milioni di euro, nonché una sanzione di 200 mila euro in relazione alle modalità ingannevoli con le quali sono state fornite informazioni circa il servizio Bollonet.

sabato 15 ottobre 2016

Sovrapprezzo a chi paga online: multate due compagnie aeree

L'acquisto di biglietti aerei tramite internet non deve essere motivo per penalizzare i clienti. Anzi, teoricamente dovrebbero essere agevolati. Per questo motivo l'Antitrust ha applicato per la prima volta l’articolo 62 del Codice del Consumo, quello che stabilisce il divieto assoluto di imporre un sovrapprezzo ai clienti italiani che utilizzano un determinato mezzo di pagamento.

Le sanzioni salate a causa del sovrapprezzo 


Nel mirino dell'Antitrust sono finite due compagnie aeree low cost, ovvero la Norwegian Air e Blue Air. Per loro è scattata una sanzione di 250.000 (ai primi) e 300.000 euro (ai secondi) per non avere rispettato la norma, che è stata introdotta nel nostro ordinamento a seguito del recepimento della direttiva 2011/83/UE in materia di diritti dei consumatori.

Se si impone un sovrapprezzo in relazione all’utilizzo di un certo strumento di pagamento da parte dei consumatori, si viola il citato art. 62 del Codice del Consumo. Ricordiamo che la norma riguarda non solo le carte di credito, ma anche tutte le altre forme di pagamento. Quindi anche bonifici e acquisti in contrassegno.

Questo divieto nel mercato italiano vale non solo per il trasporto aereo, ma per tutti i settori economici. Va aggiunto che le due compagnia, prima della conclusione dei rispettivi procedimenti, hanno comunque rimosso la ragione delle condotte scorrette.

lunedì 19 settembre 2016

Apple e UE, le aziende americane prendono una posizione drastica

Non accenna a diminuire il livello dello scontro a distanza tra Apple e la UE. Circa un mesetto fa, il colosso di Cupertino è stato accusato di aver pagato imposte troppo basse all'Irlanda, per via di un accordo ad hoc con Dublino. Per questo motivo, secondo la UE dovrà versare ben 13 miliardi di euro alla paese anglosassone, dal momento che quel trattamento di favore è configurabile come aiuto di Stato. Ipotesi vietata dalla Comunità europea. 

Le maggiori imprese USA al fianco della Apple

appleLa Apple però non ci sta. E adesso dalla sua parte si è schierata anche la Business Roundtable, ovvero l'associazione dei ceo delle maggiori aziende Usa. La settimana scorsa, proprio la BR ha fatto partire una lettera verso l'Europa, nella quale si chiede di ribaltare il giudizio su Apple.

Ben 185 amministratori delegati americani hanno firmato quella lettera, che vuole essere un modo per fare pressione sui leader dei 28 paesi membri della Ue. Secondo loro la UE rischia di auto-infliggersi una ferita grave. «Nell'interesse di tutti i paesi che rispettano lo stato di diritto, non può essere permesso alla decisione di sopravvivere».

Il titolo Apple frena il rally

Intanto la quotazione di Apple, che aveva trascinato Wall Street con un guadagno del 10% in una settimana, negli ultimi giorni ha subito una piccola battuta d'arresto. Chi ha puntato sul titolo di Cupertino rischia di averlo fatto tardi, quindi.

La UE resta ferma sulle sue decisioni

Ma lo scontro aspro transoceanico è ben lungi dal finire. A seguito della lettera, il commissario Ue per la concorrenza Margrethe Vestager non si è mossa di un centimetro dalle sue posizioni. «Se chiedono che una decisione deve essere ribaltata, allora devono sapere che ciò deve avvenire prima che la decisione sia presa. E' troppo tardi adesso». La richiesta, insomma, è giunta fuori tempo massimo.

La UE si prepara quindi al muro contro muro, dopo che la vicenda Apple ha già scatenato la guerra fiscale tra Governo USA e UE. Con l'aggravante che non sarà solo con la Apple, ma anche con le maggiori aziende americane. Queste ultime sono preoccupate delle possibili evoluzioni che potrà avere il loro mercato in Europa. Effettivamente, una decisione del genere - giusta o sbagliata che sia - rischia di creare un precedente pericoloso. Le aziende USA potrebbero infatti decidere di fare un passo indietro dai mercati europei, rinunciando ad alcuni investimenti già fatti o in programma.

Le pressioni sulla Merkel

Ecco perché hanno sollecitato anche la Merkel a "lavorare con i colleghi per ribaltare la decisione e mettere fine all'uso delle inchieste sugli aiuti di stato che scavalcano la capacità di un paese e di altri membri Ue di determinare e interpretare le loro leggi fiscali". Un'accusa già respinta dalla UE: «Non siamo parziali sulle nazionalità. Applichiamo la legge. Non vi è alcun dato statistico che confermi qualche forma di parzialità». Avanti col prossimo round.

giovedì 1 settembre 2016

UE-Apple, il numero uno di Cupertino attacca: «sono esasperanti»

Continua la guerra tra Apple e la UE. La commissione martedì scorso ha condannato il colosso di Cupertino al pagamento di una maxi-tassa arretrata dell'importo di 13 miliardi di euro. Scioccante.

Lo scontro tra UE-Apple

Da lì è nata una feroce polemica che non riguarda solto Ua-Apple, ma ha coinvolto l'Irlanda (paese con cui il colosso tecnologico ha stipulato l'accordo furbetto) ma anche il ministero del tesoro USA. Quello che è sicuro è che il caso Apple evidenzia un grave problema, ossia il fisco disomogeneo nella UE. Ma rischia anche di creare un grosso contraccolpo nelle relazioni con gli States.

Lo scivolone di Apple in Borsa

La guerra si sta traducendo in una discesa del titolo Apple a Wall Street. Come vediamo si può vedere sui broker opzioni binarie Italia,  Le azioni hanno avuto un rapido cedimento negli ultimi giorni.

Cook attacca la UE

Tim Cook, numero uno del gruppo americano, attacca l'UE. «La normativa europea in materia fiscale è esasperante. L'approccio della Commissione Ue in materia di aiuti di Stato è esasperante».
Più o meno lo stesso che aveva detto il segretario americano al Tesoro, Jack Lew, che vede un accanimento da parte di Bruxelles nei confronti delle imprese americane. Una battaglia che fa leva anche sulla minaccia di spostare fuori UE molte attività delle multinazionali. Dopo la Brexit, una specie di USEXIT. Comunque Cook si è detto "molto fiducioso" sull'esito del ricorso contro la decisione della commissione.

La preoccuapzione degli USA

Al di là di difendere Apple, la vicenda ha però aperto un fronte molto importante in seno anche agli stessi USA. Il governo americano è preoccupato che la mole di denaro che le grandi compagnie Usa detengono fuori dai confini. Secondo i dati, le 50 maggiori aziende a stelle e strisce - che poi sono le aziende più famose nel mondo -  custodiscono 1.400 miliardi di dollari al riparo dal Fisco americano. Cosa decisamente preoccupante. Se allarghiamo il raggio alle maggiori 500 compagnie, la cifra raggiunge i 2.400 miliardi.

Apple infatti sta già correndo ai ripari, prima che il Fisco americano si dia una svegliata. Cook ha annunciato per l'anno prossimo il rimpatrio di miliardi di dollari. La società ha 181 miliardi di dollari detenuti all'estero, un record al quale tiene molto, visto che a inizio anno ha emesso un bond da 12 miliardi di euro per finanziare il suo piano di remunerazione degli azionisti, pur di non intaccare le riserve liquide che custodisce nei paradisi fiscali.

mercoledì 31 agosto 2016

Il caso Apple evidenzia un grave problema: fisco disomogeneo nella UE

La vicenda relativa alla stangata inflitta alla Apple da parte della UE diventa lo spunto per il Sole 24 Ore, per esaminare la situazione relativa alla tassazione delle imprese in Europa. Se da un lato è brutto vedere che ci sono dei furbetti, dall'altro è anche vero che vantiamo un dato sconfortante: il tax-rate italiano è quello più alto di tutti.

La pesantezza del fisco italiano

Il prelievo fiscale sulle società ammonta infatti al 64,8%, poco più di quello di Francia (36,6%) e Belgio (58,4%). Sono invece ben 16 i punti percentuali in più rispetto alla Germania e 14 sulla Spagna. Clamoroso: il doppio rispetto al Regno Unito. tutti paesi che sono big dell'economia pur non tartassando le proprie imprese.

Prelievo fiscale disomogeneo in Europa

La vicenda Apple riporta così alla ribalta il problema della eccessiva disomogeneità in Europa del prelievo tributario sulle aziende.
Apple, così come Fiat e Starbucks, dovranno rimborsare molti soldi (anche se la stangata al colosso di Cupertino è inavvicinabile) per i vantaggi fiscali ottenuti rispettivamente da Irlanda, Lussemburgo e Olanda. Il corporate tax rate applicato alle società nell’Unione europea non ha nulla di omogeneo, sottolinea finanza-infograficando.
Questo spinge le multinazionali di insediarsi fisicamente nei paesi che assicurano migliori condizioni fiscali, ma consente loro anche di implementare modelli organizzativi, produttivi e di transfer price per spostare all’interno del gruppo ricavi e costi in modo da limitare al massimo le imposte da versare.

Il vantaggio fiscale

Perché dovrei pagare il 64,8% in Italia, quando posso pagare il 12,5% in Irlanda o il 10% in Bulgaria? Domande che la UE dovrebbe porsi. Perché non intervenire significa porre le condizioni per provocare effetti negativi sulla concorrenza all’interno dei confini comunitari. Senza considerare che adesso la vicenda di Apple scatena la guerra fiscale tra Governo USA e UE.

Però - sottolinea il Sole 24 Ore - la colpa è anche degli stati membri. considerano infatti la sovranità fiscale come un qualcosa di intangibile. E se non si cede qualcosa sotto questo aspetto, allora sarà impossibile riequilibrare il sistema.

Irlanda furbetta

Il caso Apple ha però evidenziato un ulteriore problema. Alcuni Paesi hanno scelto di esercitare la discrezionalità consentita dalle blande norme UE, concedendo alle multinazionali condizioni fiscali ancora più favorevoli rispetto a quelle praticate generalmente attraverso i cosiddetti ruling internazionali. Accordi fatti su misura per incentivare lo sbarco nel proprio paese, con notevoli effetti anche sull'economia. Apple ha finito per pagare tasse all’1% dei profitti, giunte poi addirittura allo 0,005 per cento. La UE sembra voler passare al contrattacco per combattere le strategie di arbitraggio tributario di cui le multinazionali hanno abusato in questi anni. Ma ce la farà?