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sabato 17 febbraio 2018

Tariffe a 28 giorni, violazioni a raffica: l'Agcom valuta nuove sanzioni

Scatta una nuova difida a carico delle compagnie telefoniche. L'Authority è infatti dovuta intervenire nuovamente, perché malgrado il divieto scattato a inizio anno, esse proseguono imperterrite ad applicare le tariffe a 28 giorni anziché a un mese. Il comportamento riguarda molti dei maggiori operatori: Tim, Wind Tre, Vodafone, Fastweb e Sky. Tutti quanti continuano a proporre ai consumatori offerte di servizi di telefonia con cadenza di fatturazione a 28 giorni. In questo modo vanno a infrangere l'obbligo che è stato introdotto con il decreto fiscale un mesetto fa. Pochi giorni fa la GdF ha effettuato delle ispezioni nelle varie sedi degli operatori.

Le contestazioni riguardo le tariffe a 28 giorni

Ma oltre alla violazione del divieto di tariffe a 28 giorni c'è altro. Le compagnie non stanno rispettando neppure le normative riguardanti la chiarezza, trasparenza e completezza delle informative agli utenti circa prezzi di rinnovo delle offerte a fronte di modifiche contrattuali. E ancora: anche non viene rispettata la direttiva riguardo il diritto di recesso contrattuale, che dev’essere garantito senza penali ne' costi di disattivazione, anche in caso di recesso da contratti con offerte promozionali. Per tutte queste ragioni, l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni è dovuta intervenire nuovamente contro le compagnie, diffidandole dal perseverare in questi comportamenti.

C'è poi anche un nuovo fronte che si sta aprendo. L'Antitrust infatti sta indagando su un presunto accordo che è stato fatto tra gestori. Essi infatti avrebbero concordato di aumentare il canone mensile tutti assieme e con identiche modalità, in modo tale da ottenere lo stesso ritorno economico che avrebbero avuto con la fatturazione a 28 giorni. In sostanza si sarebbero messe d'accordo per distribuire l’importo complessivo su 12 invece che 13 mesi, a danno ovviamente dell'utente. Per questo motivo Tim, Wind Tre, Vodafone, Fastweb e Sky dovranno chiarire ai loro utenti che eventuali aumenti dei costi sono conseguenza esclusiva di scelte aziendali, non del ritorno alle tariffe a 28 giorni.

martedì 13 febbraio 2018

Rimborsi su bollette a 28 giorni, il TAR Lazio li mette in stand by


Il sistema di rimborsi previsti da AgCom relativo alle bollette con tariffazione a 28 giorni è stato sospeso. Il TAR del Lazio infatti ha deciso che le compagnie telefoniche potranno aspettare fino a ottobre prossimo, ovvero fino al giudizio di merito, prima di stornare dalle bollette telefoniche gli importi corrispondenti alle maggiori somme dovute allo schema tariffario a 28 giorni.

Il motivo è che le somme che dovrebbero pagare sono "in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili della azienda". In sostanza il TAR è stato ispirato dalla prudenza, infatti considerando gli elevati importi che gli operatori dovrebbero rimborsare agli utenti, ha deciso di rinviare questi esborsi in via cautelare finché non verrà definitivamente accertato che debbono pagare.

Cosa succede adesso con i rimborsi


L'Autorità aveva preso la decisione di punire le compagnie lo scorso 19 dicembre, imponendo loro di restituire i soldi agli utenti. Il TAR ha respinto il ricorso degli operatori e di Asstel contro la delibera con cui Agcom imponeva loro il ritorno alla fatturazione su base mensile per rete fissa. La decisione del Tar inoltre non riguarda la maxi multa imposta agli operatori da Agcom - circa 1,1 milioni di euro ciascuno - sulle quali però deciderà anche in questo caso in via definitiva l’udienza di merito.

Critica la posizione dell'Unione Nazionale Consumatori, che giudica un regalo alle compagnie la decisione del TAR. Secondo UNC infatti, gli importi elevati che le compagnie devono rimborsare testimoniano che le aziende sono andate avanti imperterrite a violare la delibera dell'Autority. "Non si può far ricadere questa scelta aziendale sulle famiglie, vanno immediatamente risarciti", dice UNC. La vicenda è destinata a continuare. Ci si può aspettare un ricorso degli operatori al consiglio di Stato (principalmente per chiedere la sospensione delle sanzioni), ma anche ulteriori mosse di Agcom.

giovedì 21 dicembre 2017

Fatturazione a 28 giorni, scattano multe salate per gli operatori

La bolletta a 28 giorni più cara la pagheranno Tim, Vodafone, WindTre e Fastweb. Come era nell'aria, l'AgCom ha deciso di usare il pungo di ferro contro gli operatori per via della fatturazione a 28 giorni, quella che da poco è diventata vietata. L'Autorità ha infatti deciso di sanzionare i gestori con la multa più alta prevista, ovvero 1,16 milioni di euro ciascuno.

La multa è scattata perché l'Agcom nello scorso mese di marzo aveva già invitato gli operatori ad adeguarsi. Nessuno però ha deciso di seguire i dettami della Authority. L'organismo che tutela i consumatori ha così deciso di far scattare la sanzione, su decisione del Consiglio adottata nella riunione di ieri. L'Autorità ha anche emanato delle linee guida specifiche sulla propria attività di vigilanza dell'attuazione, da parte dei gestori telefonici e in generale degli operatori, delle disposizioni in materia previste dal decreto fiscale.

La battaglia sulla fatturazione a 28 giorni

Ricordiamo infatti che la fatturazione a 28 giorni è stata messa fuorilegge dal Governo nell'ultimo decreto fiscale, che di fatto ha messo fine a questa pratica riportando la fatturazione su base mensile per telefoni e pay-tv (l'unica eccezione riguarda le promozioni non rinnovabili o inferiori al mese).

Va anche aggiunto che il divieto in questione inizia ad essere aggirato dagli operatori. Tim ad esempio ha cominciato ad aggirarlo decidendo un aumento delle tariffe dell'8,6%, secondo quanto denunciato da Federconsumatori. E' chiaro che la logica suggerisce un legame tra questo aumento e le disposizioni del dl fisco, per cui la stessa federazione dei consumatori avverte sul rischio che seguano a ruota anche gli altri operatori.

Va anche sottolineato che i clienti possono avvalersi del diritto di recesso da esercitarsi entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di Tim e rivolgersi alle offerte più convenienti presenti sul mercato.

sabato 21 ottobre 2017

Fatturazione a 28 giorni: AgCom e Sky vanno allo scontro

Il tema della fatturazione a 28 giorni ha aperto uno scontro tra l'autorità garante delel comunicazioni (AgCom) e SKY. Il colosso televisivo è stato il primo a "imitare" la pratica già in uso dalle compagnie telefoniche, ovvero quella di fatturare ogni 4 settimane anziché ogni mese. Un giochetto che a conti fatti si traduce in una spesa maggiore per cliente pari all'8% annuo, perché di fatto comporta 13 fatture l'anno anziché 12.

Mentre il Governo ha annunciato di voler intervenire con una norma che vieta questa pratica, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) va avanti nella sua battaglia e ha diffidato Sky dal proseguire, minacciando anche sanzioni. Il punto secondo AgCom non è tanto la pratica in sé, quanto le informazioni fornite da SKY ai suoi clienti.

La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali infatti è stata resa nota agli utenti in modo poco completo e chiaro, quindi non gli è stato dato modo in maniera efficace di esercitare il diritto di recesso secondo le modalità previste dalla Legge Bersani. E inoltre tale diritto di recesso dovrebbe poter essere attuato con modalità semplici e di immediata attivazione, cosa che SKY non fa.

Il duello sulla fatturazione


Secondo l'Authority i canali informativi utilizzati dal colosso TV non hanno soddisfatto pienamente i requisiti di chiarezza, trasparenza e completezza delle informazioni. Anche se SKY ha già fatto alcuni interventi correttivi, ancora non è sufficiente. Specie in riferimento alle comunicazioni via posta.

Sky però non ci sta, ed ha già risposto con una nota in merito alla diffida di Agcom: «L'azienda ha già avuto modo di perfezionare il processo di comunicazione agli abbonati. Come riconosciuto dalla stessa Agcom, ha infatti deciso di potenziare in modo conforme alla normativa le modalità di comunicazione della modifica contrattuale». Proprio quest'ultima precisazione non è piaciuta ad AgCom, che ha sottolineato in una ulteriore nota: «L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni precisa di non aver ricevuto dalla Società alcuna comunicazione ufficiale circa le modalità di ottemperanza alla predetta diffida e di non avere pertanto operato alcun riconoscimento in proposito».

sabato 26 agosto 2017

Tariffe a 28 giorni: AGCOM le vieta, telefonia e pay-tv se ne fregano

Da un lato c'è un divieto esplicito, dall'altro un assoluto "chissenefrega". Ecco la situazione delle tariffe a 28 giorni (o meglio a 4 settimane) che hanno sostituito quelle classiche mensili che c'erano un tempo. Lo schema che prevede il pagamento ogni 4 settimane si traduce in pratica in un mese in più da pagare ogni anno, 13 volte anziché 12. E dopo che questo rincaro lo hanno praticato o gestori telefonici, adesso sbarca anche in pay-tv. Dal 1 ottobre settembre infatti Sky cambia e passa a una tariffazione ogni 28 giorni.

Il costo aggiunto delle tariffe a 28 giorni 


Il nocciolo del discorso però è un altro: lo scorso marzo AGCOM ha vietato esplicitamente questo sistema, ma finora i gestori telefonici se ne sono fregati, continuando ad applicare questi rincari generalizzati. Il motivo del divieto di AGCOM - Autorità competente in materia - è che questo cambio contrattuale equivale a un rincaro di circa l’8,6% dei prezzi annuali. Inoltre si rischia una minore trasparenza delle tariffe.

Tuttavia, come detto, gli operatori finora hanno agito come se il divieto non esistesse. E il fenomeno attecchisce in altri settori, come quello della tv a pagamento. Il colosso della pay-tv infatti ha scritto a tutti i suoi 4,760 milioni di abbonati, ricordando loro che hanno solo fino al 30 settembre per rifiutare la modifica contrattuale chiedendo una disdetta gratuita del contratto. E gli uffici dell’Autorità hanno aperto una istruttoria anche su Sky, dopo che lo fecero sugli operatori telefonici.

Ma cosa accadrà? Le tappe cruciali sono in arrivo. A settembre infatti Agcom deciderà su eventuali sanzioni a carico degli operatori telefonici inadempienti (e anche sul caso Sky). Teoricamente la disubbidienza degli operatori potrebbe far scattare sanzioni fino a 2,5 milioni di euro. Poi a febbraio 2018 ci sarà l'udienza presso il Tar del Lazio (a cui gli operatori si sono rivolti per provare a bloccare la delibera di Agcom di marzo) per decidere chi ha ragione su questa faccenda. Ma nel frattempo ci tocca pagare, o nel caso di SKY fare disdetta gratuita...

giovedì 3 novembre 2016

Tariffe, AgCom bacchetta Tim: «No agli aumenti per la telefonia fissa»

Altolà del garante per le comunicazioni alla Tim. Gli aumenti delle tariffe a carico dei clienti non possono esserci se non sono ragionevoli e contenuti. L'ultimo atto del braccio di ferro tra l'autorità Garante e la Tim si consuma così, con un comunicato fermo e deciso.
In sostanza l'AgCom assimila il servizio di telefonia a quelli più "fisiologici" come l'acqua, per cui gli aumenti devono avere una spiegazione vera e non essere frutto della sola logica di profitto. Ecco perché va offerto a tariffe contenute e ragionevoli. E gli aumenti sono possibili soltanto dentro binari prefissati (come rientro di costi imprevisti o per adeguarsi all'inflazione).

Tim e il Garante in guerra per le tariffe

Sono ormai 2 anni che Tim cerca di massimizzare i profitti della telefonia fissa, proponendo un aumento delle tariffe. L'ultimo è molto più contenuto di quelli proposti l'anno scorso e la scorsa primavera. Ma comunque è stato bocciato dal Garante con una lettera di pochi giorni fa.

Va ricordato che a marzo scorso, la compagnia telefonica si beccò una multa da 2 milioni di euro perché senza adeguato preavviso e in modo non trasparente, ha imposto a migliaia di clienti una tariffa nuova e più pesante.

Ecco i fatti di questo braccio di ferro. A marzo Tim trasferì gli utenti da una tariffa a consumo ad una tariffa a pacchetto, che imponeva cioè 29 euro fissi al mese anche se non facevano telefonate. Di qui la multa. Poi la società ci ha riprovato: i contratti restano a consumo ma viene applicato un aumento, con raddoppio di prezzo (da 10 a 20 euro centesimi al minuto e resuscita il vecchio scatto alla risposta, che viene posto a 20 centesimi). Anche qui arriva lo stop, visto che facendo due conti il Garante evidenzia che ad un anziano le telefonate potevano venire a costare il 300% in più di prima.
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A quel punto Tim ritira gli aumenti e prova a negoziare con il Garante, che però respinge uno dopo l'altro i tentativi di aumenti tariffari meno dolorosi per gli utenti. E qui l'AgCom fa un ulteriore passo: la compagnia telefonica potrà chiedere di più soltanto se dimostrerà che quei prezzi maggiorati servono a coprire costi per infrastrutture d'avanguardia per assicurare il servizio; che le condizioni socio economiche del Paese sono cambiate e che l'inflazione sta erodendo i margini dell'azienda.