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martedì 26 febbraio 2019

Mercato agroalimentare, quanti danni dalle infiltrazioni criminali

Il mercato agroalimentare italiano sta risentendo sempre di più della profonda infiltrazione della criminalità organizzata.

Le spine del mercato agroalimentare

Si tratta di un fenomeno che ha raggiunto delle proporzioni inquietanti. Basti pensare che la sola Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro beni per un controvalore di circa 2 miliardi di euro, nel periodo che va dal 2017 fino a ottobre 2018. Nel mercato agroalimentare italiano si sarebbero consumati ben 33.045 illeciti amministrativi e più di 7.000 infrazioni penali. Eventi che hanno creato un danno enorme al settore. L’attività operativa dei NAS, tra il 2017 e il 2018, ha portato a 19.218 dichiarazioni di non conformità sui 53mila controlli effettuati. Ci sono state 2.509 segnalazioni all’Autorità giudiziaria e 16.685 a quella amministrativa e sono state contestate sanzioni amministrative per oltre 26 milioni di euro, per un valore dei sequestri di oltre 638 milioni di euro. Inoltre, l’Ispettorato centrale repressione frodi nel 2018 ha eseguito ben 54.000 controlli.

Inoltre negli ultimi anni, l'usura e i debiti hanno costretto a chiudere ben 25.000 aziende, mentre 350.000 agricoltori sarebbero stati vittime di reati di vario tipo. Si va dall'imposizione di materie prime e imballaggi fino alla gestione coatta del trasporto dei prodotti lungo la filiera agroalimentare, dal furto di bestiame al danneggiamento delle colture; dal furto di materiali fino alla depredazione e razzia del patrimonio boschivo (solo nel 2016 sono stati registrati 4.635 incendi sia dolosi che colposi). Per non parlare dei danni causati dalla contraffazione (olio, vino, formaggi, ecc). Ma il panorama degli illeciti a danno del mercato agroalimentare è molto variegato.

I danni all'intero sistema

Non c'è dubbio che la criminalità organizzata esercita la sua azione dannosa sul sistema agroalimentare, a tutti i livelli della filiera (produzione, trasformazione, trasporto, commercializzazione e vendita al pubblico). Le conseguenze alle imprese minano profondamente la loro competitività (perché è chiaro che le aziende colluse col sistema criminale hanno un vantaggio competitivo rispetto a quelle che operano nella legalità), la qualità e indirettamente l’immagine e il valore del Made in Italy”.

Come si combatte tutto questo? Secondo Confagricoltura, l'impegno profuso da policy maker e Forze dell’Ordine da solo non basta, perché occorre la piena collaborazione di tutti i soggetti coinvolti nel mercato agroalimentare. Occorre fare sistema, creando alleanze strategiche nella filiera anche attraverso il rafforzamento delle pratiche di autocontrollo e la responsabilizzazione dei produttori.

domenica 8 luglio 2018

Consumi, cresce del 10,5% la voglia di BIO nel carrello della spesa

I consumi degli italiani hanno sempre più una impronta bio. Nel corso del primo quadrimestre del 2018 l'incidenza dei prodotti biologici sul carrello della spesa è salito del 10,5%. Lo rileva una analisi della Coldiretti basati su dati della Nielsen, limitatamente a Iper e Supermercati. Peraltro non si tratta di un exploit isolato, visto che i trend è in crescita ormai da un decennio.

I dati sui consumi bio

Secondo l'analisi, 6 italiani su 10 nel corso dell'ultimo anno ha comprato prodotti bio. Il prodotto più ricorrente sono le uova, seguiti dai panetti croccanti, dalle confetture di frutta, dai sostituti del latte, l’extravergine, il latte fresco, la pasta di semola integrale, farro e kamut, la frutta secca senza guscio, lo yogurt intero e i biscotti.

Stimolata da una domanda in costante crescita, anche la produzione nazionale è salita. Adesso è giunta a 1,8 milioni di ettari tra bio e in conversione. Tra le colture con maggiore incremento ci sono gli ortaggi (+48,9%), seguite dai cereali (incremento del 32,6%), la vite (salite del 23,8%) e l’olivo (+23,7%). Dal punto di vista della diffusione geografica, la regione con la superficie maggiore destinata alle coltivazioni bio è la Sicilia (363.639 ettari), cui seguono altre due regioni del Sud: Puglia (255.831 ettari) e Calabria (204.428 ettari).

Consumi bio, occhio alle frodi

La diffusione dei consumi bio ha avuto come effetto collaterale il proliferare di tentativi di frode. Ovvero di commerciare prodotti spacciandoli per biologici quando invece non lo sono. I controlli fatti dai carabinieri dei Nas hanno di recente portato a 100 tonnellate di merce sequestrate e 1.500 confezioni di alimenti non idonei alla commercializzazione, sia per motivi di etichettatura e tracciabilità che per ragioni igienico sanitarie e di superamento dei termini di conservazione.

Secondo la legge per essere commercializzato come “biologico” un alimento deve essere stato prodotto da aziende certificate da Organismi autorizzati dal Ministero dell’Agricoltura che appongono su tali prodotti il loro logo, identificandoli quali biologici. Gli alimenti “biologici” provengono da coltivazioni o allevamenti che utilizzano tecniche agronomiche e zootecniche a basso impatto ambientale, attraverso protocolli produttivi nei quali è vietato o limitato l’impiego di diserbanti, insetticidi o concimi contenenti sostanze di sintesi chimica.