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sabato 18 agosto 2018

Rating della Turchia decassato: Moody's e S&P danno un altro schiaffo ad Ankara

Come se no lo fosse già abbastanza, la crisi della Turchia si arricchisce di un nuovo episodio che la aggrava ulteriormente. La scorsa notte infatti le agenzie di rating Moody e Standard & Poor’s hanno declassato il rating portandolo a "junk" (spazzatura). E se per S&P l'outlook rimane stabile, per Moody’s invece peggiora a "negativo".

Le motivazioni delle agenzie di rating

Moody aveva già colpito il rating sovrano turco nel 2016, mentre adesso lo declassa di un altro gradino. Motivazione? "Continuo indebolimento delle istituzioni pubbliche turche" e "conseguente riduzione della prevedibilità delle scelte politiche". Secondo l'agenzia newyorkese inoltre sono sempre più forti le preoccupazioni circa la reale indipendenza della banca centrale, ma sale anche lo scetticismo riguardo la capacità di definire un piano credibile per affrontare la crisi finanziaria.

La decisione di S&P affonda le radici nella stessa situazione. In questo caso si mette l'accento anche sull'estrema volatilità della lira turca e il conseguente previsto squilibrio della bilancia dei pagamenti minano l’economia della Turchia. S&P prevede che nel 2019 l’economia turca cadrà in recessione, mentre l’inflazione arriverà fino al 22% nei prossimi quattro mesi.

Il declino della Lira turca

Il doppio schiaffo che arriva dalle agenzie di rating arriva dopo un altro delicatissimo giorno per la valute turca. Venerdì infatti ha ripreso a cadere, svalutandosi del 5%, a circa 6,11 sul dollaro. La nuova discesa è stata innescata da un tweet del presidente Usa, Donald Trump, che ha minacciato nuove misure punitive se la Turchia non libererà Andrew Brunson, il pastore evangelico americano che, sotto accusa per spionaggio e terrorismo, rischia 35 anni di carcere.

Ricordiamo che gli USA hanno già fatto scattare delle sanzioni contra la Turchia e raddoppiato i dazi sull’importazione dell'acciaio e dell’alluminio turco. Dal canto suo Ankara ha già risposto con tariffe per 533 milioni di dollari su automobili, tabacco e bevande alcoliche made in Usa. La Turchia ha pure annunciato che intende boicottare i prodotti elettronici americani, a cominciare dall’iPhone.

mercoledì 15 novembre 2017

S&P's vede l'Italia in ripresa. Ma la strada è ancora lunga


La ripresa dell'economia italiana c'è, ma occorrerà ancora molto tempo prima di poter vedere la luce in fondo al tunnel. Lo sostiene Standard & Poor's, che già un mesetto fa aveva deciso di alzare il rating dell'Italia portandolo a BBB.



Secondo l'agenzia di rating, ci sono diversi segnali positivi che stanno spingendo la crescita dell'Italia. Anzitutto ci sono i dati riguardo al Prodotto Interno Lordo, cresciuto dell'1,5% nel secondo trimestre 2017. Secondo S&P la crescita è ancor più positiva perché è diffusa in tutti i settori, con l'eccezione di quello edile. Inoltre nel commento firmato del capo economista Emea Jean-Michel Six, si legge che "è particolarmente confortante che gli investimenti stiano ricoprendo un ruolo di primo piano, grazie in particolare agli incentivi fiscali”.

Gli aspetti positivi per S&P's

Altre considerazioni da sottolineare sono quelle relative alla fiducia delle imprese (aumentata), ai margini aziendali (migliorati) ed al numero di fallimenti (scesi del 15,6%) che sono al livello più basso dal 2009. Inoltre c'è il miglioramento del mercato del lavoro, visto che il livello di occupazione è tornato a quelli che c'erano prima della crisi


Le valutazioni positive non finiscono qui. Infatti Standard & Poor sottolinea che la situazione delle banche italiane pare essere giunta a un punto di svolta, dopo che sono stati salvati alcuni istituti in grave difficoltà.

Tuttavia non ci sono soltanto luci, ma anche qualche ombra. Ad esempio il tasso di disoccupazione rimane elevato benché in discesa. Oppure il ritorno modesto dell'inflazione, che comunque finirà per intaccare la crescita dei guadagni reali e di conseguenza la domanda per consumi. Ed anche il commercio estero non brilla.

Però quel che conta è che l'economia e la crescita si siano rimesse in moto