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lunedì 22 marzo 2021

Tassi di interesse alti, per questo Erdogan caccia un altro governatore della CBRT

Altro shock in Turchia: Erdogan ha cacciato un altro governatore della banca centrale. Guarda caso, pochi giorni dopo un rialzo dei tassi di interesse.

Governatore cacciato per via dei tassi di interesse alti

Molti esperti non si fidavano della situazione in Turchia, nonostante la recente mossa di alzare i tassi di interesse di 200 pb per dare ossigeno alla Lira e contrastare l'inflazione. Le mosse del governatore Agbal erano apprezzate, ma si temeva la possibile reazione di Erdogan, da sempre contrario ai tassi alti.

Purtroppo questo inizio di settimana ha confermato che i timori erano più che giustificati, perché con una mossa senza senso, Erdogan ha cacciato il presidente della Banca centrale, sostituendolo con Sahap Kavcioglu, ex deputato dell'Akp di Erdogan e commentatore economico del quotidiano filogovernativo Yeni Safak.
Uno che la pensa come Erdogan, in quanto ai tassi di interesse bassi come risposta alla iperinflazione.

Annotazione: quando si negoziano valute emergenti, è fondamentale sapere come l'ordine stop buy sell che cos'è e come utilizzarlo.

Fiducia e sfiducia

Grazie a Nacil Agbal, era tornata un po' di fiducia sui mercati, dopo mesi di pressione sulla valuta locale. Il governatore però ha pagato il rialzo dei tassi di interesse fino al 19%, decretato di recente per frenare l'inflazione, salita al 15,61% a febbraio, il massimo da luglio scorso.

E' la terza volta dalla metà del 2019 che Erdogan licenzia bruscamente un capo di una banca centrale. Tutto questo fa avanzare la preoccupazione che il governo perseguirà ancora una volta politiche di tassi di interesse bassi (e debito) per rilanciare l'economia.

La Lira crolla

La reazione dei mercati ha spinto la Lira al tracollo contro il dollaro americano. Durante gli scambi asiatici il cambio Usd-Try era arrivato anche a quota 8,47. Sul finire della settimana scorsa, era a 7,22. Chi conosce cos'è un gap trading up down, ne ha visto uno bello grosso. Anche in Borsa si sentono gli effetti di questa mossa illogica: l'indice XU100 della Turchia è infatti sceso di oltre il 6% al di sotto di 1.450, livello più basso dal 23 dicembre 2020.

lunedì 5 ottobre 2020

Depositi bancari e transazioni in valuta, la Turchia adotta altre misure per difendere la Lira

Dopo il recente choc, la Turchia sta correndo ai ripari. Il Governo ha deciso di tagliare la tassa sulle transazioni in valuta estera, così come ha tagliato la ritenuta alla fonte sui depositi bancari. Entrambi i provvedimenti, presi lo scorso mercoledì, rimarranno in vigore fino alla fine dell'anno.
Queste ultime due mosse rientrano nel programma per difendere la Lira turca, che di recente è sprofondata a nuovi minimi nei confronti del dollaro Usa.

La mossa su transazioni in valuta e depositi bancari

La tassa sugli acquisti al dettaglio di valuta estera, compreso l'oro, è stata ridotta allo 0,2% dall'1%. A maggio scorso era stato fatto un intervento di segno contrario, poiché le autorità cercavano di scoraggiare la cosiddetta tendenza alla dollarizzazione dei turchi che acquistano dollari e altre valute forti.

L'altra mossa è il taglio della ritenuta alla fonte sui depositi bancari in Lire, portata a zero dal 10%. E' stata ridotta al 5% dal 15% per i depositi con scadenza fino a sei mesi, al 3% dal 12% fino a 1 anno e ridotta a zero per i depositi con scadenza superiore a 1 anno. In questo caso lo scopo è garantire che i risparmi siano conservati in conti di deposito e di partecipazione aperti in lire turche, nonché a incoraggiare l'uso di risparmi sotto il cuscino in questi conti.

Suggerimento: chi desidera fare investimenti sulla Lira turca può sfruttare i contratti per differenza CFD, cosa sono è spiegato in questo articolo.

Il timore del governo e della CBRT

Secondo gli ultimi dati della banca centrale, le disponibilità in valuta estera dei residenti locali si attestano a 218,1 miliardi di dollari, avvicinandosi a un livello record.
Come detto, la preoccupazione del governo è adesso l'andamento della Lira. Il cambio USDTRY era arrivato a 7,86, fissando nuovi record storici e infrangendo la piercing line pattern forex. Di fronte a questo scenario, perfino la Banca Centrale della Repubblica di Turchia (CBRT) ha dovuto - con una mossa a sorpresa - alzare i tassi di interesse di 200 punti base al 10,25%, inasprendo la politica per la prima volta in due anni per stabilizzare la lira e affrontare l'inflazione.

martedì 28 luglio 2020

Lira turca sotto pressione. La tensione nel Mediterraneo rischia di accendersi

La Lira turca è scesa lunedì fino a un nuovo minimo pluriennale contro l'euro, avvicinandosi al minimo storico. La marcia della valuta di Ankara è stata appesantita dagli interventi statali che l'hanno correlata sempre di più all'andamento del dollaro, ma soprattutto dalle preoccupazioni delle sanzioni dell'UE a causa dei piani di perforazione nel Mediterraneo orientale.

La Lira turca affoga nel Mediterraneo

La situazione molto tesa riguarda il Mediterraneo. Lo spiegamento di navi da parte della Turchia alla ricerca di petrolio e gas al largo di Cipro ha alimentato tensioni nella regione, dove un certo numero di paesi si contendono i diritti per le risorse di idrocarburi, spingendo l'UE a considerare nuove sanzioni ad Ankara. Le esplorazioni turche alla ricerca di gas sono previste fino al 2 agosto, ma la Grecia ha inviato una protesta formale. Secondo il presidente francese Macron: "Non è accettabile che lo spazio marittimo di uno Stato membro della nostra Unione venga violato o minacciato. Chi vi contribuisce deve essere sanzionato".

La tensione però non finisce qui, perché un altro focoloaio di scontro riguarda la ex basilica bizantina Santa Sofia, per decenni museo e luogo di incontro tra culture, che è stata riconvertita a moschea da parte della Turchia.

Il calo sul mercato valutario

Il cambio Euro-Lira è salito fino a 8.0556, il livello più alto dalla crisi valutaria della Turchia avvenuta nell'agosto 2018 (quando arrivò fino a 8,2029 che è l'attuale record storico). La Lira ha perso circa il 7% contro l'euro negli ultimi due mesi, pur rimanendo stabile rispetto al dollaro USA (qui invece si parla delle previsioni euro real brasiliano).

Questo stato di cose riflette la decisione della banca centrale turca di vendere decine di miliardi di dollari per stabilizzare il tasso di cambio col biglietto verde, e mantenerlo all'interno del Donchian channel. La conseguenza è un assottigliamento delle riserve in modo drastico. Per difendere il valore della Lira, le autorità turche sono intervenute chiedendo alle banche di coprire il rischio di cambio con contratti a termine. In questo modo la banca centrale sarebbe in grado di vendere meno delle sue riserve, perché la domanda è spostata sul mercato dei futures.

Ricordiamo che di recente la CBRT ha confermato all’8,25% il tasso di interesse principale (tasso repo a una settimana).

giovedì 8 novembre 2018

Produzione, con la Pernigotti se ne va un altro pezzo d'Italia

La chiusura della storica azienda di cioccolato Pernigotti è solo l'ultimo capitolo di una serie di colpi al cuore della produzione made in Italy. Martedì i sindacati, al termine di una riunione con i vertici dell'azienda, hanno comunicato l'abbandono dello stabilimento italiano di Novi Ligure. Tradotto: 100 lavoratori perderanno il posto mentre altrettanti verranno dirottati altrove.

Produzione flop nelle mani turche

produzione pernigottiL'azienda di produzione dolciaria fondata nel 1860 era passata al gruppo turco Tuksoz nell'estate del 2013, ceduta dalla Fratelli Averna. All'epoca parlando dello storico marchio che identifica nel mondo la gianduia e il torrone italiano, la nuova proprietà annunciò la volontà di sviluppare l'attività in nuove e interessanti aree geografiche, sfruttando la forza del marchio Pernigotti.

Il punto è che nello stabilimento italiano non è stato mai investito un solo euro. Inoltre in 5 anni sono stati accumulati 13 milioni di perdite. Un fatto che il Sindaco ha definito "inspiegabile, visto che il settore dolciario tira ancora". Inoltre in questi ultimi anni diversi tipi di produzione erano già state trasferite in Turchia, e c'erano state flessioni anche nel comparto dei preparati per gelato, di cui la Pernigotti ha sempre vantato la leadership.

Fa ancora più male sapere che non sono stati i proprietari a comunicare la decisione, ma semplici emissari di uno studio milanese ingaggiato poche settimane fa dopo l’allontanamento dell’amministratore delegato Massimiliano Bernardini.

I danni degli investitori stranieri

La gestione turca in sostanza è stata drammaticamente disastrosa. E l'epilogo è identico a quello visto per altre storiche aziende italiane: le proprietà straniere prima comprano e poi licenziano e chiudono, mantenendo però la proprietà del marchio che spesso è prestigioso (come in questo caso), e vanno poi a produrre all'estero. Il tutto a danno dei lavoratori e della qualità dei nostri prodotti. E' recentissima ad esempio Cla chiusura della fabbrica di Torino HAG e Splendid.

Di tutti gli impiegati nella fabbrica di viale Rimembranza, soltanto pochi si salveranno. Sono quelli del settore commerciale, che però dovranno trasferirsi a Milano. In città è già partita la mobilitazione della città che non ci sta a perdere un patrimonio di storia e tradizione, mentre i sindacati stanno intraprendendo tutte le iniziative volte a contrastare questa scelta. I lavoratori hanno indetto uno sciopero a oltranza e l'assemblea permanente. Ma intanto l'azienda ha già fatto partire la richiesta di cassa integrazione straordinaria da dicembre fino al novembre del prossimo, per «parziale cessazione dell’attività aziendale».

lunedì 3 settembre 2018

Inflazione ancora in rialzo in Turchia. La Lira continua a sprofondare

Si fa sempre più drammatica la situazione della Turchia. Questa mattina il Türkiye statistik Kurumu (l'Ufficio nazionale di statistica di Ankara) ha reso noto che l'inflazione è andata in salita per il quinto mese consecutivo (dopo aver vissuto un breve rallentamento nei 4 mesi precedenti). L'indice dei prezzi al consumo ad agosto ha segnato una crescita del 17,90% annuo (superiore al 17,60% del consensus di Bloomberg) contro il 15,85% precedente (15,29% in giugno). Siamo a dei valori che non si vedevano dalla fine del 2003. Su base mensile l'inflazione ha invece segnato un balzo del 6,60% contro lo 0,55% precedente (e il 2,61% di giugno).

La Lira turca e l'inflazione

Questo ennesimo dato negativo giunto dall'inflazione, ha spinto ulteriormente al rialzo il dollaro contro la Lira. Il cambio Usd-Try questa mattina è arrivato a 9.58, guadagnando circa un punto percentuale. Chi adotta tecniche di scalping Forex 1 5 minuti sta continuando a puntare la ribasso (ma con molta prudenza visti i potenziali e improvvisi scossoni), visto che il trend ribassista non sembra accennare.

E' ormai da tempo che la Turchia viene tenuta sotto osservazione dagli analisti e dagli investitori professionali. Il problema sono le difficoltà economiche e finanziarie strutturali interne, che non si esauriscono certo ad un valore altissimo dell'inflazione. Su tutto però c'è il timore legato alle politiche economiche poco ortodosse delle autorità del paese (cioè Erdogan) che, complici le tensioni geopolitiche, hanno fatto impennare i premi per il rischio degli attivi turchi.

Consiglio: quando si fa trading sulle valute, è meglio cominciare a fare pratica con una piattaforma trading demo forex gratis.

Va peraltro sottolineato come la questione turca (assieme a quella Argentina) sta penalizzando l'intero settore delle valute emergenti. L'effetto contagio si sta già facendo sentire. L’entità della volatilità degli attivi turchi probabilmente continuerà a tenere sotto pressione il sentiment degli investitori nei confronti di tutti i mercati emergenti, soprattutto nel breve termine.

sabato 18 agosto 2018

Rating della Turchia decassato: Moody's e S&P danno un altro schiaffo ad Ankara

Come se no lo fosse già abbastanza, la crisi della Turchia si arricchisce di un nuovo episodio che la aggrava ulteriormente. La scorsa notte infatti le agenzie di rating Moody e Standard & Poor’s hanno declassato il rating portandolo a "junk" (spazzatura). E se per S&P l'outlook rimane stabile, per Moody’s invece peggiora a "negativo".

Le motivazioni delle agenzie di rating

Moody aveva già colpito il rating sovrano turco nel 2016, mentre adesso lo declassa di un altro gradino. Motivazione? "Continuo indebolimento delle istituzioni pubbliche turche" e "conseguente riduzione della prevedibilità delle scelte politiche". Secondo l'agenzia newyorkese inoltre sono sempre più forti le preoccupazioni circa la reale indipendenza della banca centrale, ma sale anche lo scetticismo riguardo la capacità di definire un piano credibile per affrontare la crisi finanziaria.

La decisione di S&P affonda le radici nella stessa situazione. In questo caso si mette l'accento anche sull'estrema volatilità della lira turca e il conseguente previsto squilibrio della bilancia dei pagamenti minano l’economia della Turchia. S&P prevede che nel 2019 l’economia turca cadrà in recessione, mentre l’inflazione arriverà fino al 22% nei prossimi quattro mesi.

Il declino della Lira turca

Il doppio schiaffo che arriva dalle agenzie di rating arriva dopo un altro delicatissimo giorno per la valute turca. Venerdì infatti ha ripreso a cadere, svalutandosi del 5%, a circa 6,11 sul dollaro. La nuova discesa è stata innescata da un tweet del presidente Usa, Donald Trump, che ha minacciato nuove misure punitive se la Turchia non libererà Andrew Brunson, il pastore evangelico americano che, sotto accusa per spionaggio e terrorismo, rischia 35 anni di carcere.

Ricordiamo che gli USA hanno già fatto scattare delle sanzioni contra la Turchia e raddoppiato i dazi sull’importazione dell'acciaio e dell’alluminio turco. Dal canto suo Ankara ha già risposto con tariffe per 533 milioni di dollari su automobili, tabacco e bevande alcoliche made in Usa. La Turchia ha pure annunciato che intende boicottare i prodotti elettronici americani, a cominciare dall’iPhone.

martedì 14 agosto 2018

Valute dei mercati emergenti in ripresa, il Rand guadagna il 2% sul dollaro

Dopo aver toccato il minimo di due anni contro il dollaro, il Rand sudafricano prova il rimbalzo e guadagna più del 2% questo martedì (almeno per adesso). Rimane però la forte sensazione di pesantezza sull'intero settore delle valute dei mercati emergenti, dal momento che gli investitori hanno scaricato le loro attività in questi mercati a causa dei timori sull'economia turca.

Il rand è una delle valute dei mercati emergenti più scambiate al mondo, e la coppia Usd-Zar pur non essendo tra le coppie di valute più volatili forex, è altamente suscettibile alle oscillazioni dell'umore nei mercati globali. Lunedì anche la valuta africana ha sentito il peso della forte svalutazione della Lira turca, che è stata trascinata al ribasso dalle preoccupazioni per le richieste del presidente Tayyip Erdogan di abbassare i tassi di interesse e dal peggioramento dei legami con gli Stati Uniti.

La ripresa del Rand

Oggi invece, nelle prime ore del mattino il rand era scambiato a 14,0600 contro il dollaro, circa il 2,4% più forte di ieri. Inoltre rispetto al minimo toccato ieri ha recuperato circa l'11%. Anche i titoli di Stato sono aumentati, poiché il rendimento del titolo di Stato di riferimento in scadenza nel 2026 è sceso di 11 punti base all'8,94%. Complessivamente il rand è diminuito di circa il 12% rispetto alla valuta statunitense quest'anno.

Consiglio: prima di tuffarvi sui mercati valutari, guardate la classifica migliori piattaforme trading online autorizzati e scegliete quella più adatta alle vostre esigenze.

Nonostante la brusca scivolata del rand avvenuta a inizio settimana, il vicegovernatore della South African Reserve Bank ha detto a Reuters che non è assolutamente previsto che la banca centrale intervenga a sostegno della valuta. Del resto i dati macro non sono negativi. Il Sud Africa ha infatti un deficit delle partite correnti (e un minore stock di debito estero a breve) molto minore rispetto alla Turchia, e l'economia dovrebbe crescere moderatamente quest'anno dopo un torrido primo trimestre.