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lunedì 7 giugno 2021

Tassa ai giganti del web. La svolta è storica ma l'equità fiscale è lontanissima

Nei giorni scorsi, i ministri finanziari del G7 si sono riuniti a Londra per raggiungere una storica intesa su una tassa minima unica da far pagare ai giganti del web. Alla fine l'accordo è stato raggiunto su una aliquota globale di almeno il 15%.

La nuova tassa sul web

Anni di discussioni hanno quindi prodotto un primo risultato concreto sulla tassa - più famosa col nome di web tax - che dovrebbe riformare il sistema fiscale globale per adattarlo all'era digitale.
Tuttavia, prima che questa tassa diventi effettivamente operativa passeranno degli anni. L’intesa infatti dovrà prima essere ratificata al prossimo G20, poi dai singoli Parlamenti.

In teoria, una parte delle maggiori entrate derivanti dalla tassa dovrebbe finanziare quei Paesi dove effettivamente vengono realizzate le vendite. Un sistema in teoria più equo di distribuzione dei proventi delle tasse, in attesa che in futuro la necessità di tasse nazionali sparisca del tutto e si arrivi a una tassa unica globale.

Si poteva far molto di più

Ma servirà davvero a combattere la fortissima elusione fiscale, che i giganti del web - ossia le aziende più famose nel mondo - hanno potuto attuare grazie al "fisco amico" di alcuni Paesi?
In realtà, già il fatto che sabato pomeriggio i portavoce di Facebook e Google hanno fatto sapere che i due gruppi avevano accolto con favore l’accordo, fa capire che potevano temere molto ma molto peggio. La nuova tassa insomma è un pizzicotto dato a coloro i quali meritavano degli schiaffoni.

Equità... per davvero?

Siamo lontani da quella equità e giustizia sociale festeggiata dai ministri protagonisti dell'accordo. Che è bene ricordarlo, è frutto di un compromesso.
Infatti per rendere la proposta digeribile a quei Paesi che finora hanno fatto affari d'oro grazie ai trattamenti di favore riservati alle multinazionali (Cipro, Irlanda, Lussemburgo e Olanda), l'aliquota che inizialmente era fissata al 21%, è stata poi abbassata al 15%. Ben al di sotto, ad esempio, dell'Ires pagata dalle pmi italiane.

giovedì 10 settembre 2020

Tassa sull'auto (il bollo), la cancellazione spetta soltanto alle singole Regioni

La conversione in legge del decreto Semplificazioni (Dl 76/2020) porta con sé anche una mini-riforma del Codice della strada. Tra le cose che verranno toccate dalla ventata di novità, c'è anche una revisione della tassa sul possesso dell'auto, ovvero il bollo. Questo tributo è legato al possesso di un veicolo iscritto al PRA (ossia il Pubblico Registro Automobilistico). L’ente che riscuote l’imposta di circolazione è la Regione in cui risiede l’automobilista/contribuente.

Il panorama ampio della tassa sul possesso auto


Il nuovo codice della strada prevede che questa tassa venga cancellata per le auto storiche. Devono essere veicoli iscritti all’Asi (Automotoclub storico italiano) o ai registri storici. Ci sono poi categorie di individui che sono esentati dal pagamento, o hanno delle agevolazioni. Ad esempio i soggetti portatori di gravi disabilità. Anche in base alle vetture lo scenario può cambiare, perché agevolazioni sono previste per le auto meno inquinanti. Tra le auto che possono beneficiare di agevolazioni sul bollo si contano anche quelle alimentate a Gpl.

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Ampia discrezionalità alle Regioni

Il PRA, il registro delle auto, è gestito dalle regioni e saranno proprio queste ultime a deliberare in merito all'imposta sul possesso dell'auto. Del resto nel 2019 la Corte Costituzionale ha affidato alle Regioni la totale discrezionalità in materia. Gli unici paletti fissati è che non possono aumentare la pressione fiscale oltre i limiti fissati dal legislatore statale.

Il panorama di questa imposta cambia quindi da Regione a Regione. Ad esempio, Lombardia e Lazio prevedono due schemi di esenzione diversi per per chi acquista un’autovettura nuova o usata e contestualmente, demolisce un veicolo inquinante. La Lombardia prevede una esenzione, il Lazio no. Al rovescio, il Lazio prevede l’esenzione temporanea (tre anni) per gli autoveicoli con alimentazione ibrida benzina/elettrica o con alimentazione doppia benzina/idrogeno. Ognuno sceglie per sé quindi.