sabato 14 luglio 2018

Sterlina, un'altra settimana vissuta sulle montagne russe

E' stata un'altra settimana importante per la sterlina e il Regno Unito, dove la tensione politica è crescente. La questione Brexit è il fulcro di tutto. L'approccio soft della May aveva dato una piccola spinta alla sterlina sui mercati valutari, ma in seguito le doppie dimissioni che hanno interessato il suo Governo proprio a causa della faccenda Brexit  (il segretario agli Esteri Boris Johnson e il ministro Brexit David Davis) hanno acceso molte micce all'interno dell'esecutivo. Di conseguenza s'è rialimentata la pressione sulla sterlina.

Cosa succede alla sterlina

Basta aprire la piattaforma del miglior broker trading online per vedere le montagne russe sulle quali ha viaggiato la coppia Gbp-Usd, che è passata dai massimi ai minimi delle ultime settimane. Adesso viaggia poco sopra quota 1.32. Un piccolo sussulto s'è avuto dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che vorrebbe concludere un accordo commerciale con la Gran Bretagna.

Nel frattempo si profila all'orizzonte una nuova settimana intensa. Le proposte del Libro bianco dovranno affrontare un voto in parlamento all'inizio della settimana, mentre una serie di dati macroeconomici fornirà delle indicazioni riguardo alle prospettive di aumento dei tassi d aparte della BoE (Il calendario include CPI, PPI, vendite al dettaglio e dati sull'occupazione). Questioni politiche ed economiche quindi resteranno di pari misura i driver della sterlina, suggerendo ai trader di muoversi con cautela, oppure "accodarsi" alle mosse di quelli più esperti per chi fa copy trading (qui c'è la guida come funziona etoro copy trading).

Dal punto di vista tecnico la coppia GBP / USD ha infranto la resistenza a 1,3200 e sta testando quella posta a quota 1,3250. La media mobile a 50 periodi del periodo semplice sta per superare la SMA a 100 periodi, suggerendo che il momentum rialzista sta crescendo. La prossima settimana i tori metteranno gli occhi sulla cifra di 1,3300 e 1,3363 sul massimo settimanale attuale.

giovedì 12 luglio 2018

Crediti deteriorati, la stretta sarà sotto la supervisione BCE banca per banca

Cambieranno le modalità con cui la BCE gestisce la questione dei NPL - Non profit loans. La Banca centrale europea infatti ha annunciato tramite una nota che fisserà aspettative specifiche per ogni singola banca riguardo agli accantonamenti per la copertura dei crediti deteriorati. Tali aspettative sono basate sul benchmarking di banche simili e paragonabili, e sono definite in base all'attuale livello di Npl e alle caratteristiche finanziarie degli istituti.

Crediti deteriorati e BCE

Il lavoro fato fino a questo momento sui crediti deteriorati è giudicato da Francoforte come molto positivo, anche se «l'attuale livello aggregato rimane troppo alto se paragonato agli standard internazionali». Servono quindi ulteriori sforzi in questa direzione. Adesso con questa nuova misura, la banca centrale vuole giungere a garantire ulteriori progressi per ridurre i rischi nell'Eurozona, così anche da arrivare a uno stesso livello di copertura degli stock e flusso di Npl nel medio termine. La Vigilanza Bce guidata da Daniele Nouy mira quindi a trovare un punto di incontro tra la necessità di mantenere il rigore sul tema dei crediti deteriorati, e al tempo stesso tenere conto della specificità delle singole banche.

Per le banche italiane questo nuovo orientamento della BCE è molto positivo. Infatti i nostri istituti nazionali sarebbero stati penalizzati dalle differenze enormi con gli altri Paesi dell’eurozona sia nel tessuto economico sia nelle norme sul recupero crediti deteriorati. Adesso invece, visto che le singole banche dovranno elaborare un proprio piano di smaltimento dei crediti in sofferenza, si potrà viaggiare seguendo un percorso graduale e sostenibile per individuare i livelli di accantonamento sui crediti. La Banca d'Italia, da parte sua continuerà a lavorare con la Eurotower per monitorare i progressi delle banche italiane.

martedì 10 luglio 2018

Rand Sudafricano in ripresa grazie alla debolezza del dollaro

I mercati si sono presi una pausa dai loro timori riguardo lo scoppio di una guerra commerciale sempre più forte, e questo ha aiutato le valute emergenti come il Rand sudafricano. Quest'ultima infatti ha messo assieme una serie di sedute positive a dimostrazione come la domanda di divise emergenti sia in risalita.

Le prospettive del Rand sudafricano

Anche oggi la coppia Usd-Zar aveva cominciato muovendosi in discesa fino a 13,3850, leggermente più sopra del picco di tre settimane raggiunto lunedì a 13,3100. Poi c'è stato il rientro del dollaro. Sulla base dei dati dei migliori siti Forex trading gratis possiamo vedere che venerdì scorso il rand sudafricano ha chiuso sotto le 13,50 per la prima volta dal 22 giugno. S'è trattato di un momento molto importante, dopo il crollo al minimo di sette mesi a quota 14,00 durante il sell-off dei mercati emergenti, innescato dall'aumento dei tassi negli Stati Uniti e dai nervosismi sulla crescita globale.

Oltre alla crescita della domanda di valute emergenti, questa ripresa del Rand è stata innescata anche dalla debolezza del dollaro. La crescita più lenta del previsto dei salari medi orari negli Stati Uniti è stata il catalizzatore della correzione. Da allora il rand ha superato la resistenza tecnica a quota 13.40, livello attorno al quale è ancora in corso il braccio di ferro tra compratori e venditori.

Dal punto di vista tecnico, occhio alla formazione di triplo massimo e triplo minimo trading, mentre se volessimo immaginare un ulteriore rialzo del Rand fino a 13,00, bisognerebbe che si verificassero alcune condizioni. Anzitutto un cambiamento significativo nel sentimento degli investitori, vale a dire la dissipazione dei timori sulle guerre commerciali. Inoltre occorrerebbe anche l'arresto degli aumenti dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense. Cose che al momento non ci sembra di vedere affatto all'orizzonte.