martedì 10 novembre 2020

Crisi economica, il vaccino Pfizer potrebbe finalmente innescare la ripresa a V

 

Dopo tanti mesi di attesa, finalmente è giunta la notizia che tutti aspettavano: il vaccino anti-Covid Pfizer sembra funzionare davvero. Entro pochi mesi potrebbe immunizzare milioni di persone dal virus. E' una notizia importante anche per l'economia, perché - come sottolineano gli esperti di Goldman Sachs - potrebbe finalmente innescare quella ripresa a V dopo la dura crisi economica.

Il vaccino a la crisi economica

Nell'ultimo report sull'economia globale, la banca d’affari americana si mostra fiduciosa. Tanto da prevedere una crescita vigorosa nei prossimi due anni. Negli Stati Uniti ad esempio, il PIL potrebbe schizzare del 5,3% nel 2021 e del 3,8% nel 2022. Per il PIL dell'Italia invece le stime sono di una ripresa pari a +6% nel 2021 e del 3,6% nel 2022.

Ci vuole pazienza

Tuttavia, per vedere gli effetti benefici del vaccino sulla crisi economica, bisognerà aspettare. Ci vorranno diversi mesi. il tempo necessario affinché il vaccino sarà stato reso disponibile a tutti. Nel frattempo bisognerà stringere ancora i denti, visto che siamo ancora in piena seconda ondata. A tal proposito, gli esperti della banca d'affari newyorkese ritengono che l'impatto sull'economia sarà meno forte di quanto temuto. Infatti le nuove restrizioni sono più leggere rispetto ai lockdown totali della scorsa primavera. Inoltre la mobilità è meno sensibile alle nuove misure di contenimento.
Tutto comunque cambierà a partire dalla prossima primavera, quando timori, incertezze e debolezze dell’economia globale lasceranno il posto alla ripresa economica. Stavolta, senza rischio di nuove ondate.

Pacchetto di aiuti

Nel frattempo, Goldman Sachs evidenzia che la fresca elezione di Joe Biden alla Casa Bianca, potrà sbloccare un sostanzioso pacchetto di stimoli da mille miliardi di dollari. Questo servirà a dare un impulso alla crescita degli Stati Uniti nei prossimi trimestri, in attesa che il vaccino imprima la sua efficacia alla ripresa economica.

giovedì 5 novembre 2020

Mercati più propensi al rischio. USD in calo, Yen in alto. Vola anche la borsa giapponese

Dopo le turbolenze della giornata di ieri, innescate dall'andamento incerto delle presidenziali USA, oggi lo Yen giapponese è salito perché i mercati hanno preso le distanze dal biglietto verde, a poco a poco che lo scrutinio evidenziava un vantaggio sempre più chiaro di Biden nella corsa alla Casa Bianca. Tuttavia, si profila uno scenario con un Congresso americano diviso tra DEM e Repubblicani.

Il cambio USDJPY è così sceso a 104,2, in prossimità dei minimi di 8 mesi. Sui grafici inoltre si sta formando un pattern di continuazione del trend trading che incoraggia le scommesse sulla valuta nipponica.

Bank of Japan, dati macro e mercati

Nel frattempo il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, ha detto al parlamento che l'istituto centrale non ha intenzione di modificare i suoi acquisti di ETF o ridurre le sue partecipazioni.

Ma i mercati erano interessati anche ai dati macro. Il PMI dei servizi giapponesi della banca au Jibun si è attestato a 47,7 in ottobre, segnando la lettura più alta da gennaio. Cosa incoraggiante, i livelli di occupazione si sono stabilizzati dopo sette mesi consecutivi di perdita.
Allo stesso tempo l'indice PMI composito è salito ai massimi di 9 mesi, poiché il settore privato giapponese ha continuato a riprendersi gradualmente dal crollo di aprile.

Nota: quando si fanno operazioni sulle valute, bisogna sempre aumentare le proprie conoscenze strategiche. Qui c'è una guida sulla strategia triangoli trading forex.

Azionario sui massimi di due anni

Sui mercati si respira un forte orientamento al rischio. Mentre il rendimento dei titoli di stato giapponesi a 10 anni è sceso a un minimo di 5 settimane dello 0,018%, l'azionario giapponese ha chiuso sui massimi di 2 anni. Il Nikkei 225 ha guadagnato 410,05 punti (+1,73%) raggiungendo 24105,28. Tra i singoli titoli, Suzuki Motor è salito del 4,89% dopo aver pubblicato una previsione di profitto superiore alle attese, mentre la società farmaceutica Eisai ha guadagnato il 17,91% dopo che la società e il suo partner Biogen Inc si sono avvicinati a ricevere il cenno del capo della FDA statunitense per il loro farmaco per l'Alzheimer.

martedì 3 novembre 2020

Reddito e pensione di cittadinanza, rischio impennata dei costi con i nuovi lockdown

Un nuovo lockdown non solo spingerebbe l'Italia ancora di più nel tunnel della crisi, ma avrebbe conseguenze forti anche sul piano della spesa pubblica. L'importo del reddito e della pensione di cittadinanza, potrebbero infatti schizzare ben oltre la soglia dei 10 miliardi di euro.

La crescita del sussidio al reddito

Al ministero dell’Economia stanno conteggiando gli effetti della crisi, che già da settimane sta spingendo sempre più in alto le risorse che ogni mese sono necessarie per pagare il reddito di cittadinanza. Adesso che il virus rischia di bloccare nuovamente il Paese, si teme che l'esercito di beneficiari potrebbe essere molto più elevato di quello previsto. Se al momento percepiscono il beneficio 1,3 milioni di famiglie, a Natale potrebbero diventare 1,5 milioni di nuclei. La conseguenza sarebbe una impennata della spesa, che finirebbe fuori controllo.

Nuova spesa

Per fare in modo che gli aventi diritto possano ottenere il reddito di cittadinanza, il Governo lavora a un nuovo scostamento di bilancio, altro deficit che il Parlamento dovrebbe autorizzare. Il prossimo anno il reddito di cittadinanza richiederà altri 3 miliardi di euro aggiuntivi. Complessivamente il sussidio richiederà circa 5 miliardi nel primo semestre del 2021 e 5,5 miliardi nel secondo. Tuttavia, questi calcoli prezzano la speranza che il virus verrà sconfitto o comunque arginato, e non ci saranno ulteriori restrizioni.

Taglio al sussidio?

Che fare quindi con quei 3 miliardi aggiuntivi richiesti per erogare il sussidio? Due possibilità. O si trovano nuove risorse per alimentarlo, oppure si dovranno effettuare i primi tagli alle ricariche, come previsto dalla legge che ha introdotto la misura. All’Inps sono in attesa di capire come deciderà di muoversi il governo, ma ammettono che se le risorse finiranno prima del tempo sarà necessario rimodulare gli importi erogati.