giovedì 11 maggio 2023

Industria agroalimentare, il falso costa all'Italia 120 miliardi

Una delle nostre eccellenze è l'industria agroalimentare, che è anche uno dei settori più vivaci del periodo post-Covid. In due anni la produzione è cresciuta del 10% rispetto alla sostanziale stabilità dell'industria italiana nel suo complesso.

Crescita e spine nell'industria agroalimentare

Non è stato solo un “rimbalzo” dopo le difficoltà della pandemia, perché il trend positivo sul piano del fatturato, delle esportazioni e delle ricadute occupazionali è continuato anche nel corso del 2022.
Ma dove c'è tanto di buono, si annida sempre anche il marcio, che in questo caso è il "falso made in Italy"

L'industria agoralimentare italiana deve infatti fare i conti con un giro di affari parallelo e truffaldino che vale 120 miliardi di euro, secondo Coldiretti. Con una crescita record del 70% nell’ultimo decennio. I pirati dell'agroalimentare rubano parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette per realizzare il tarocco italiano.
Il Parmigiano Reggiano è il nostro prodotto col primato del più imitato nel mondo. I vari parmesan, parmesao e regianito hanno ormai superato le vendite dell’originale.

Fenomeno boom in USA e Russia

Il fenomeno del falso è cresciuto soprattutto in due Paesi, Russia e Usa, dove c'è questa insolita "alleanza" contro il made in Italy. Sono infatti i due paesi dove le produzioni tricolore taroccate sono cresciute e di più.
Un dato lascia basiti: negli USA le imitazioni dei formaggi italiani sono arrivate a superare 2,7 miliardi di chili, più di quanto si vendano formaggi americani come Cheddar e Colby.
In Russia invece si stanno moltiplicando le fabbriche specializzate nella produzione di imitazione dei formaggi e salumi italiani. Una vera e propria industria del tarocco.

Un danno economico e occupazionale

Se si riuscisse ad arginare la portata di questo fenomeno, l'industria agroalimentare potrebbe dare un contributo enorme alle esportazioni e alla crescita del Paese, e creare fino a 300.000 posti di lavoro in più nel nostro Paese.

lunedì 8 maggio 2023

Investitori, ecco gli appuntamenti clou di questa settimana

Settimana scorsa i mercati finanziari hanno avuto occhi quasi esclusivamente per la Fed e la BCE, che si sono riunite in meeting. Questa settimana gli investitori guarderanno soprattutto ai dati sull'inflazione americana, per comprendere le prossime mosse dell'Istituto a stelle e strisce.

Il dato più atteso dagli investitori

Mercoledì il Bureau of Statistic rilascerà il dato sull'inflazione relativo al mese di aprile. Gli economisti si aspettano un leggero aumento del tasso principale, dopo quello del mese precedente. Chiaramente l'esito di questo report inciderà sulla prospettiva che la Federal Reserve possa mettere in pausa il programma di aumento dei tassi il mese prossimo.

Potrebbe risentirne anche il dollaro, che settimana scorsa è rimasto a galla verso quota 102, dopo che la Fed ha effettuato il decimo aumento dei tassi di interesse. Il cambio EURUSD intanto dà segnali interessanti sfruttando la media mobile di convergenza divergenza.

Una lettura dell'inflazione più debole del previsto rafforzerebbe però le aspettative che la FED possa cominciare a tagliare i tassi già nella seconda metà dell'anno.
Nel frattempo i dati sull'occupazione resi noti venerdì scorso hanno rincuorato gli investitori sui pericoli di recessione dell'economia americana.

La Bank of England

In settimana un altro appuntamento importante per gli investitori sarà quello con il meeting della Bank of England. L'istituto centrale britannico si prevede che alzerà il costo del denaro di 25 punti base, per continuare la battaglia contro l'inflazione.
L'ultima lettura sulla crescita dei prezzi è stata di 10,1%, nettamente superiore rispetto a quella della zona euro e degli Stati Uniti.
Il mix di un'alta inflazione e un mercato del lavoro ingessato alimentano tra gli investitori le prospettive di ulteriore aumenti dei tassi quest'anno. Se così fosse la sterlina potrebbe guadagnare terreno rispetto al Dollaro e all'Euro.

Suggerimento: se vi interessa negoziare la sterlina, potete sfruttare le ichimoku cloud (spiegazione qui).

Focus sul petrolio

Un altro tema caldo per i mercati è quello del petrolio. Nonostante il rimbalzo di venerdì scorso, il mercato ha vissuto una terza settimana di calo consecutivo, legato alle preoccupazioni riguardanti le prospettive sulla domanda.

mercoledì 3 maggio 2023

Lavoro, migliora l'occupazione in Italia ma resta forte il divario Nord-Sud

L'ultimo rapporto Istat sul lavoro in Italia ha messo in evidenza dei dati a tinte miste. L'occupazione ha raggiunto livelli prossimi ai massimi di sempre, ma è altrettanto vero che il divario tra il nord e il sud rimane ancora ampio.

I dati sul lavoro

Complessivamente, su tutto il territorio nazionale la media di persone occupate raggiunge il 64,8% (calcolata sulle persone occupate tra i 20 e i 64 anni).

Tuttavia mentre al Nord la media risulta più elevata di quella nazionale, con un'occupazione che supera di poco il 73%, nelle regioni meridionali la media risulta invece decisamente inferiore a quella nazionale e supera di poco il 50%.
Le regioni del Centro invece si collocano nel mezzo, con una media sostanzialmente analoga a quella dell'intero paese.

Analisi regionale

I numeri migliori riguardo al lavoro sono quelli dell'Emilia Romagna, dove l'occupazione sfiora il 75%. Sul podio si collocano anche Lombardia e Friuli Venezia Giulia, con una percentuale di occupati superiore al 73%.

Se nel Centro le percentuali oscillano tra 66,5% (Lazio) e 73,7% (Toscana), scendendo verso il Meridione i dati invece calano sensibilmente.
Basilicata e Puglia si trovano di poco oltre il 50%, percentuale che non viene invece raggiunta né da Campania, né da Calabria. Il dato peggiore in assoluto risulta però quello della Sicilia, dove il tasso occupazionale si ferma al 46,2%.
Forse può interessare: in Sicilia oltre un milione di Neet, giovani che senza lavoro che neppure lo cercano.

Analisi provinciale

A livello provinciale, si distingue la Provincia autonoma di Bolzano, seguita dalla Provincia autonoma di Trento e la Valle D’Aosta entrambe con 74,9% dei lavoratori tra i 20 e i 64 anni occupati.

Disparità di genere

La differenza tra l'andamento del mercato del Lavoro tra Nord e Sud viene riflesso anche nella disparità di genere. Nel Settentrione e al Centro infatti la media occupazionale femminile è leggermente inferiore rispetto a quella maschile. Invece nel Sud l'occupazione femminile è praticamente ovunque molto inferiore al 50%, lavorano in media meno di due donne su cinque.