martedì 23 dicembre 2025

Mercati, malgrado il Natale sarà una settimana intensa

E' la settimana del Santo Natale, ma i mercati non riposeranno più di tanto. Anzi, nonostante le festività ci saranno diversi dati interessanti sul fronte macro che andranno analizzati. Spicca la seconda stima del PIL USA, che ci farà capire come si sta muovendo l’economia a stelle e strisce, e ci saranno anche i dati ricorrenti che arrivano dal mercato del lavoro.

Gli Stati Uniti e gli eventi per i mercati

Anche se il panorama propone eventi interessanti un po' ovunque, per i mercati finanziari il focus sarà sul fronte americano. Nonostante la settimana particolarmente corta, e presumibilmente anche accompagnata da volumi di trading non proprio eccellenti, martedì ci saranno i dati sul PIL USA, la seconda stima riferita al precedente trimestre. Le previsioni che si attestano al 3,2%, in calo rispetto al 3,8% precedente. 

Soltanto un dato particolarmente diverso potrebbe però modificare gli atteggiamenti di Fed, che si riunirà di nuovo il 28 gennaio prossimo, dopo aver tagliato i tassi pochi giorni fa. Mercoledì, mentre ci staremo preparando per il cenone della vigilia, dagli USA arriveranno i dati sulle richieste settimanali di sussidi.

Occhio alle reazioni di breve periodo, specie sul dollaro USA. L'indice del dollaro si è mantenuto intorno a 98,5 ed ha chiuso la scorsa settimana invariato, ma dopo aver disegnato un pattern doppio minimo trading, mentre gli investitori valutano le prospettive di ulteriori tagli dei tassi della Federal Reserve il prossimo anno.

Il calendario economico in Europa

Ci aspetta un calendario economico molto leggero in Europa, dove non ci sono grandi eventi in programma. I mercati guarderanno soprattutto ai dati finali del PIL del terzo trimestre del Regno Unito (dopo che la Bank of England ha tagliato i tassi dopo 4 mesi), al report sulle immatricolazioni delle auto, mentre la Russia rilascia la produzione industriale, la disoccupazione, la crescita dei salari reali e i dati sulle vendite al dettaglio.

Cosa si dice in Oriente?

Dal lontano Oriente arriveranno gli aggiornamenti sul loan prime rate a 1 anno e a 5 anni, che verranno decisi nella notte tra domenica e lunedì.Sempre in Cina, l’attenzione sarà incentrata sulla riunione del Comitato permanente del Congresso nazionale del Congresso del Popolo, in programma dal 22 dicembre al 27 dicembre, dove i legislatori sono pronti a deliberare progetti di legge che coprono settori chiave come la protezione dell’ambiente, la pianificazione dello sviluppo nazionale e il commercio estero.

Mercoledì ci saranno i verbali della riunione di Bank of Japan sulla politica monetaria: potrebbero essere utili per capire gli intendimenti futuri della banca centrale del Giappone.

mercoledì 17 dicembre 2025

Occupazione, cambiano le priorità per i giovani italiani

La questione del lavoro rimane da sempre uno dei temi cruciali per le nuove generazioni. Il rapporto tra i giovani e l'occupazione segna però una evoluzione rispetto al passato, perché sono cambiate le priorità.

Le esigenze dei giovani riguardo all'occupazione

E' stato condotto uno studio che ha portato i 3 autori alla realizzazione anche di un libro: 'Il lavoro da offrire, la proposta da accettare. Scelte consapevoli nell'era del welfare'. In esso viene evidenziato come l'occupazione per i giovani non è più soltanto una questione di mera retribuzione economica e di stabilità contrattuale, ma c'è molto altro. Priorità nuove che hanno cambiato il rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro.

Le nuove generazioni infatti cercano sempre più spesso il benessere, la prospettiva di una crescita professionale, la flessibilità degli orari, un senso di inclusione e gratificazione ma anche la coerenza dei propri valori e di quelli aziendali. Il rapporto con l'occupazione diventa quindi molto più complesso rispetto a quello che c'era un tempo, quando contavano enormemente di più lo stipendio e il posto fisso rispetto a tutte le altre questioni.
Sono cose sulle quali dovremmo riflettere, visto che nel 2060 ci sarà un terzo dei lavoratori in meno nel nostro Paese, e dobbiamo fare in modo di attirarne il più possibile .

Le nuove priorità dei giovani

Ma cosa cercano allora i giovani nel proprio lavoro? Sicuramente l'aspetto retributivo continua ad essere fondamentale. Ma il riconoscimento economico deve accompagnarsi anche a quello personale e alla garanzia di un benessere complessivo. L'occupazione quindi non deve andare a discapito della qualità della propria vita.

Per i giovani è importante la flessibilità e l'equilibrio tra vita privata e occupazione. Non vogliono troppi compromessi per conciliare vita personale e professionale. I giovani chiedono anche alla loro occupazione un impatto positivo sulla società e l'ambiente, perché sono i primi a sognare un'economia sostenibile. Dei valori condivisi sui quali costruire il loro rapporto professionale

Assai sentito anche il tema della formazione continua. In un'azienda i giovani vogliono starci fintanto che gli danno modo di apprendere crescere e migliorare. Questo tema va a braccetto anche con la presenza di manager che sono capaci di ascoltare, motivare ed essere di esempio. Inoltre i giovani cercano una comunicazione aziendale autentica e trasparente. Si cercano leader partecipativi non autoritari.

giovedì 11 dicembre 2025

Tasso di interesse, terzo taglio consecutivo della Fed

Come era ampiamente atteso, la Federal Reserve ha chiuso il 2025 con un taglio del tasso di interesse. I membri del comitato di politica monetaria hanno effettuato una riduzione per 25 punti base, portando l'intervallo dei fondi federali tra il 3,5% e il 3,75%.

Board spaccato sul tasso di interesse 

Anche nella riunione di politica monetaria che ha deciso il terzo taglio consecutivo del tasso di interesse, dopo il primo taglio di settembre e quello successivo di ottobre, la Federal Reserve ha mostrato una forte spaccatura tra i suoi membri

Mentre 6 hanno votato a favore del taglio di 25 punti base, 2 erano propensi a non toccare il tasso di interesse, mentre il membro di nomina Trumpiana avrebbe voluto una sforbiciata di 50 punti base.

Le prospettive future 

Le incertezze sul tasso di interesse riguardano adesso il 2026. I membri del comitato di politica monetaria ritengono ancora, come nell'ultima riunione, che ci sarà una sforbiciata di 25 punti base nel corso del 2026. I mercati però ritengono che i ritocchi saranno più di uno.
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha dichiarato in conferenza stampa che la Fed è nella condizione di attendere prima di effettuare ulteriori tagli.

Outlook su crescita e inflazione 

Riguardo alle previsioni macroeconomiche, la banca centrale statunitense ha rivisto al rialzo le prospettive per il PIL a stelle e strisce. Nel 2026 potrebbe crescere del 2,3%, molto di più dell'1,8%, previsto in precedenza. L'inflazione invece dovrebbe essere migliore di quanto temuto in passato, attestandosi al 2,4%, contro il 2,6% stimato in precedenza. Il tasso di disoccupazione, infine, resterebbe sui livelli attuali, al 4,4%.

La reazione del mercato

Dopo la riunione di politica monetaria della banca centrale, l'andamento del dollaro si è leggermente indebolito. L'indice del biglietto verde, che misura la forza della valuta americana rispetto a un paniere di altre valute principali, è sceso sotto la soglia di 99. Il Demarker indicator prospetta una crescita del biglietto verde. Ciò che è importante sottolineare dal punto di vista tecnico è che si sta concretizzando l'incrocio tra le due medie mobili principali, quella a 50 e quella a 200 periodi. Solitamente ciò preannuncia novità sul mercato.

martedì 9 dicembre 2025

Banca centrale Europea, è scontro a distanza con il Governo sull'oro tricolore

L'Italia è uno dei Paesi con le riserve auree maggiori al mondo. Ne abbiamo 2.452 tonnellate, meno soltanto di Stati Uniti (8.133 tonnellate) e Germania (3.352 tonnellate). Quell'oro però sta diventando il terreno di scontro tra la Banca centrale europea e il nostro Governo, che nella legge di Bilancio ha inserito una formula che proprio non va giù all'istituto europeo. 

La frase che non piace alla banca centrale europeo

La proposta del senatore e capogruppo di FdI Lucio Malan, nella sua versione originaria recitava che "le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano". L'emendamento è stato poi riformulato in "le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al popolo italiano".

Anche se la BCE continua a dire di non capire la "concreta finalità della proposta", in realtà sa benissimo dove vuole andare a parare: il Governo vuole riportare l’oro sotto il controllo diretto dello stato (e quindi del Governo stesso).
Per farne cosa? Di sicuro non per finanziare deficit o nuove spese pubbliche, perché ciò è espressamente vietato dalle norme UE. Ma potrebbe venderlo o darlo in garanzia, potrebbe metterlo al servizio della politica fiscale.

L'architettura europea

Dobbiamo fare un passo indietro, a quando venne creata l'Eurozona. L'entrata nell’euro infatti comporta da parte del Paese membro la cessione della sovranità monetaria all’Unione Europea. Da quel momento, lo Stato ha accettato che la Banca d’Italia facesse parte di un sistema di banche centrali (SEBC) coordinato dalla BCE. Uno degli articoli del Trattato UE (il 127) obbliga gli stati membri a consultare la BCE in caso di interventi in materie che la riguardano, tra cui appunto l’oro.

In sostanza: l’oro detenuto da Bankitalia fa parte delle riserve ufficiali dell’Eurosistema, e quindi lo Stato non può disporne unilateralmente. 

Evitare un precedente pericoloso

Adesso si capisce perché il tema della proprietà e del controllo delle riserve auree della Banca d’Italia è una questione delicata. Tocca un aspetto importantissimo del rapporto tra sovranità nazionale e architettura europea. 

Se all'Italia venisse riconosciuto questo "diritto" sulle riserve auree, la BCE teme che questo precedente pericoloso possa cominciare a sgretolare l'assetto istituzionale che regola i rapporti tra Stati membri, banche centrali nazionali e Unione Europea.

mercoledì 3 dicembre 2025

Prezzo dell'oro, anche BoFA conferma la sua view rialzista

Nonostante un sontuoso rally che ha portato moltissime volte il prezzo dell'oro ad aggiornare i suoi record storici, diversi analisti continuano a confermare delle previsioni bullish. Dopo quelle formulate da JP Morgan, anche Bank of America ha deciso di consolidare la sua più rialzista sul metallo prezioso.

Cosa succede al prezzo dell'oro

Secondo la banca statunitense, la corsa del prezzo dell'oro continuerà anche nel 2026, grazie soprattutto ad un terreno reso fertile dalle incertezze macroeconomiche che alimentano la corsa al bene rifugio per eccellenza. Un ambiente che potrebbe spingere la quotazione del metallo pregiato fino a 5.000 dollari l'oncia.

Dopo aver guadagnato circa il 60% nel corso di quest'anno (invece l'argento ha guadagnato oltre il 40%), ed aver toccato un nuovo massimo storico a 4.381 dollari per oncia a ottobre, l'oro non sembra ancora aver raggiunto il suo apice secondo gli esperti di BoFA. Ritengono che il filo conduttore del rialzo del prezzo dell'oro sia l'attesa di una politica monetaria più accomodante, un indebolimento del dollaro e una domanda ancora molto sostenuta da parte delle banche centrali.

L'importanza delle decisioni della FED

Riguardo al primo aspetto, c'è da aspettare ancora pochi giorni prima che la Federal Reserve operi un taglio di 25 punti base al costo del denaro. La prima sforbiciata, fatta a settembre, ha ridotto i rendimenti reali e indebolito il dollaro, due fattori che giocano a favore del prezzo dell'oro. Inoltre i precedenti tagli della BCE avevano già creato un ambiente più accomodante in Europa. 

NB. Anche sul prezzo dell'oro è possibile fare trading con paypal broker, sfruttando gli intermediari che ammettono questo tipo di deposito.

Lo scenario macro e gli acquisti di banche centrali

Secondo gli esperti di Bank of America, lo scenario macroeconomico che finora ha sostenuto la corsa del prezzo dell'oro è destinato a rimanere in gran parte invariato. Finché queste forze continueranno ad agire nella stessa direzione, è plausibile che l'oro possa raggiungere i 5.000 dollari per oncia, anche perché le banche centrali continuano ad accumulare metallo prezioso, alimentando così la spirale rialzista dei prezzi.

Tuttavia, come in ogni questione di trading, gli scenari non sono mai certi. In particolare se ci fosse una virata restrittiva da parte della Federal Reserve in tema di tassi, lo scenario sul prezzo dell'oro potrebbe cambiare rapidamente.