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mercoledì 17 dicembre 2025

Occupazione, cambiano le priorità per i giovani italiani

La questione del lavoro rimane da sempre uno dei temi cruciali per le nuove generazioni. Il rapporto tra i giovani e l'occupazione segna però una evoluzione rispetto al passato, perché sono cambiate le priorità.

Le esigenze dei giovani riguardo all'occupazione

E' stato condotto uno studio che ha portato i 3 autori alla realizzazione anche di un libro: 'Il lavoro da offrire, la proposta da accettare. Scelte consapevoli nell'era del welfare'. In esso viene evidenziato come l'occupazione per i giovani non è più soltanto una questione di mera retribuzione economica e di stabilità contrattuale, ma c'è molto altro. Priorità nuove che hanno cambiato il rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro.

Le nuove generazioni infatti cercano sempre più spesso il benessere, la prospettiva di una crescita professionale, la flessibilità degli orari, un senso di inclusione e gratificazione ma anche la coerenza dei propri valori e di quelli aziendali. Il rapporto con l'occupazione diventa quindi molto più complesso rispetto a quello che c'era un tempo, quando contavano enormemente di più lo stipendio e il posto fisso rispetto a tutte le altre questioni.
Sono cose sulle quali dovremmo riflettere, visto che nel 2060 ci sarà un terzo dei lavoratori in meno nel nostro Paese, e dobbiamo fare in modo di attirarne il più possibile .

Le nuove priorità dei giovani

Ma cosa cercano allora i giovani nel proprio lavoro? Sicuramente l'aspetto retributivo continua ad essere fondamentale. Ma il riconoscimento economico deve accompagnarsi anche a quello personale e alla garanzia di un benessere complessivo. L'occupazione quindi non deve andare a discapito della qualità della propria vita.

Per i giovani è importante la flessibilità e l'equilibrio tra vita privata e occupazione. Non vogliono troppi compromessi per conciliare vita personale e professionale. I giovani chiedono anche alla loro occupazione un impatto positivo sulla società e l'ambiente, perché sono i primi a sognare un'economia sostenibile. Dei valori condivisi sui quali costruire il loro rapporto professionale

Assai sentito anche il tema della formazione continua. In un'azienda i giovani vogliono starci fintanto che gli danno modo di apprendere crescere e migliorare. Questo tema va a braccetto anche con la presenza di manager che sono capaci di ascoltare, motivare ed essere di esempio. Inoltre i giovani cercano una comunicazione aziendale autentica e trasparente. Si cercano leader partecipativi non autoritari.

mercoledì 8 giugno 2022

Stipendi, negli USA si amplia la forbice tra ceo e dipendenti

La differenza di stipendio tra gli amministratori delegati delle grandi aziende USA e i loro dipendenti si amplia sempre di più. Secondo i dati dell'Institute for Policy Studies, i primi guadagnano mediamente 670 volte più dei secondi. Ma in alcuni casi si arriva anche a picchi di 1000 volte.
Questa fotografica del mercato del lavoro, caratterizzata da disuguaglianze crescenti, fa il paio con un altro dato eclatante. Gli ultraricchi rappresentano l'1% della popolazione, e sono sempre più distanti dal restante 99% della popolazione.

Cresce la forbice degli stipendi

Il gap salariale è qualcosa che mette in imbarazzo, specialmente in tempi di crisi caratterizzati da un'inflazione che galoppa. Peraltro questa forbice tra gli stipendi è addirittura aumentata proprio dopo lo scoppio della crisi Covid. Infatti nel 2020 il rapporto era di 604 a 1.

In media gli stipendi dei Ceo sono aumentati di 2,5 milioni di dollari, attestandosi su una media di 10,6 milioni. Molto più magro è il bottino per i dipendenti, che viaggia sui 24mila dollari l'anno, con una crescita salariale di 3.556 dollari nell'ultimo biennio.

Va detto che l'aumento del gap tra stipendi è legato in buona parte ai programmi di buyback fatte da parte delle aziende quotate soprattutto nel 2021. Se questi soldi fossero stati destinati ai dipendenti, ne avrebbero in alcuni casi fatto raddoppiare i salari.

Ma chi sono i ceo con gli stipendi più alti?

Al primo posto c'è Andy Jassy di Amazon, al quale lo scorso anno è stato riconosciuto un compenso di 212,7 milioni, ovvero 6.747 volte i 32.855 dollari che un dipendente medio di Amazon porta a casa. 

Al secondo posto c'è Fabrizio Freda di Estee Lauder, che ha visto crescere del 258% il suo compenso nel 2021 a 66 milioni, circa 1.965 volte un lavoratore di Estee Lauder.
Jay Snowden di Penn National Gaming si posizione sul gradino più basso del podio, con 65,9 milioni guadagnati, 1.942 volte in più un suo dipendente.

mercoledì 1 giugno 2022

Retribuzioni, l'Italia è l'unico paese OCSE dove in 30 anni c'è stato un calo

Uno dei capitoli più scottanti riguardanti l'economia italiana è quello degli stipendi, che nella maggior parte dei casi sono inferiori a quelli del resto d'Europa. L'OCSE ha evidenziato che le retribuzioni in Italia sono scese nell'arco di 30 anni - dal 1990 al 2020 - del 2,9%. Siamo l'unico paese che segna un lato negativo.

Il confronto sulle retribuzioni

Se da noi le retribuzioni hanno subito una flessione nell'arco di un trentennio, negli altri grandi paesi europei sono cresciuti in maniera più o meno forte.  

Già sarebbe un brutto colpo confrontare il nostro dato con quello della Spagna, dove le retribuzioni sono salite del 6,2%. Ma ancora più mortificante è il paragone con altri paesi. In Olanda sono cresciute del 15,5%, in Francia del 31,1% ed in Germania addirittura del 33,7%. Paragoni impietosì.

Retribuzioni medie in Italia

Sulla base dei dati pubblicati da Eurostat, che sono riferiti al 2021, in Italia lo stipendio medio di un dipendente single a tempo pieno e senza carichi familiari ammonta a 22.339 euro. Sono circa €7500 in meno rispetto ad un collega tedesco.
Il divario tra le retribuzioni è forte anche per i dipendenti giovani, ossia con meno di 30 anni. Già da questa età infatti il divario tra i due paesi supera i €4000 lordi annui.

La povertà

Di fronte a questi numeri non dobbiamo stupirci se qualche mese fa, sul tavolo del Ministro del Lavoro è giunta una relazione dove si leggeva che nel 2019, l'11,8% dei lavoratori italiani era povero. La media Europea era del 9,2%.
Peraltro è presumibile che la pandemia abbia ulteriormente aggravato questo fenomeno.

Ci sono tante spine da dover estirpare, che incidono anche sulle retribuzioni. Oltre ai contratti di lavoro, alla imposizione fiscale, c'è anche l'eccessivo ricorso al lavoro a tempo parziale, che peraltro generalmente non è su base volontaria ma viene praticamente imposto.

La fuga dei giovani

La ricerca di un lavoro stabile, spesso in condizioni migliori e con retribuzioni più alte ed adeguate, spinge ogni anno migliaia e migliaia di giovani italiani a lasciare il Paese. Un fiume di circa mezzo milioni di ragazzi e ragazze hanno lasciato l'Italia per questi motivi.

martedì 3 agosto 2021

Lavoro, in vent'anni è salito di 2 milioni il numero di giovani Neet

L'ultimo rapporto di lavoro riguardante i giovani italiani, stilato da Confcommercio, mette in luce una situazione molto fosca. I nostri giovani, pur potendo lavorare, spesso decidono di non farlo e neppure cercano una occupazione.

E' quanto emerge da una analisi dell'Ufficio Studi sull'universo giovanile e il lavoro nel ventennio tra il 2000 e il 2019.

Due milioni in meno di giovani al lavoro

Secondo l'organismo che rappresenta Imprese, Attività Professionali e Lavoro Autonomo, tra il 2000 e il 2019 i giovani occupati nella fascia d’età 15-34 anni sono diminuiti di 2 milioni e mezzo (da 7,7 a 5,2). Peraltro è cresciuta la quota di quelli che, pur potendo lavorare, non cercano un’occupazione (è passata dal 40% del totale di quella classe di età, al 50%).
Per fare un confronto, durante lo stesso stesso periodo in Germania sono stati persi appena 235mila occupati giovani, rimanendo una quota costante del 30% rispetto al totale dei giovani rientranti in quella fascia di età.

Prospettive di guadagno

Analizzando questi dati sul lavoro, è evidente che non c'entra nulla in questo caso la pandemia. In Italia infatti questo negativo rapporto tra giovani e lavoro era già antecedente alla crisi coronavirus.
C'entra forse la prospettiva di guadagno di un giovane italiano, che non è affatto rosea. Tra il 1997 e il 2016, il reddito d’ingresso per i giovani lavoratori fino a 30 anni è calato del 7,5% per i dipendenti e ha registrato un crollo del 41% per gli indipendenti (imprenditori, lavoratori autonomi, liberi professionisti).
Anche così si spiega perché 345mila giovani sono scappati all'estero.

Argomento correlato: salario minimo UE, paesi a confronto.

Difficoltà a diventare imprenditori

Peraltro Confcommercio evidenzia pure che le cose non vanno meglio se si analizzano i dati di chi un lavoro ce l’ha.
Si sono infatti ridotti di oltre un quarto i giovani lavoratori dipendenti (-26,6%), ma soprattutto si è dimezzata la quota di giovani indipendenti (-51,4%). questo dato in particolare, mette in risalto quanto sia difficile e scoraggiante per i nostri giovani avviare una impresa. Non a caso nel ventennio sono sparite 156mila imprese giovanili.

venerdì 20 aprile 2018

Call center di Lizzano, sms choc ai dipendneti: "Non verrete pagati"

Ha inorridito sul piano umano, economico e giuridico quando è accaduto in un'azienda di Lizzano, in provincia di Taranto. Un call center. Uno di quelli ai quali le grandi aziende che fatturano miliardi affidano il compito di fare telemarketing. I dipendenti sono infatti stati informati che non avrebbero ricevuto lo stipendio mensile attraverso un messaggino sul cellulare. Un episodio gravissimo che pone di nuovo in rilievo come spesso questi luoghi diventano sempre più emblema di sfruttamento e inaffidabilità.

call centerIl call center in questione nei mesi scorsi era già finito al centro della bufera. Infatti era stato accusato di avere fatto lavorare i dipendenti senza pagarli.
Dopo l'intervento del sindacato, l'azienda aveva sottoscritto un accordo nel quale garantiva ai lavoratori il riconoscimento di quanto spettante. Ma la serenità è durata soltanto poco tempo, visto che a distanza di qualche mese ecco arrivare l'sms della vergogna. Ancora una volta l'azienda si è giustificata con la mancanza di liquidità per preannunciare che non avrebbe pagato i dipendenti per il lavoro svolto.

L'indagine sul call center

La Slc Cgil di Taranto ha annunciato che intraprenderà nuove azioni sul settore call center, per verificare se esistono altre realtà riconducibili, in via diretta oppure indiretta, alla stessa proprietà della struttura di Lizzano. Il sospetto è che il caso potrebbe non essere isolato. Secondo i sindacati sarà essenziale coinvolgere anche le aziende stesse - per lo più operatori telefonici - che fanno da committenti ai call center. Ma un ruolo dovranno averlo anche le istituzioni locali come il Comune di Lizzano, per portare a galla e sanzionare duramente quelli che si rendono colpevoli e complici dello sfruttamento dei lavoratori.

Va sottolineato come il settore dei call center continui a vivere un periodo difficilissimo. In molte realtà - specie meridionali - la crisi del settore rischia di far esplodere una bomba sociale, dal momento che coinvolge migliaia e migliaia di persone. Il mercato è fermo anche perché le aziende si sono logorate in una guerra di prezzi che è andata a scapito della qualità del servizio e degli investimenti in innovazione, ma sorpattutto a scapito dei lavoratori.

mercoledì 1 febbraio 2017

Lavoro, altra mazzata: ILVA metterà metà dei dipendenti in cassa integrazione

Arriva un'altra brutta notizia sul fronte occupazione per l'Italia. Come era ormai nell'aria da diverso tempo, l'ILVA si appresta a fare un deciso passo verso la riduzione dell'occupazione. Per il momento saranno passi solo temporanei, ma non promettono comunque nulla di buono. Ben 5000 dipendenti dello stabilimento di Taranto sono in esubero temporaneo e che usufruiranno degli ammortizzatori sociali, verosimilmente la cassa integrazione straordinaria, a partire da marzo e per almeno un anno.

La drammatica situazione del lavoro

La decisione è stata comunicata dai vertici dell'azienda ai sindacati, in occasione dell'avvio delle consultazioni in vista della scadenza dei contratti di solidarietà (altri ammortizzatori sociali già usufruiti dall'azienda in numero di 3095 unità).
La riduzione della forza lavoro impiegata è una conseguenza delle fermate parziali o anche totali di tutti gli impianti a valle e a monte del ciclo produttivo a caldo di Taranto. con inevitabile riduzione del fabbisogno di risorse umane".

L'Ilva giustifica il tutto con problemi di sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione d'impresa, comprendenti gli ingenti costi di adeguamento alle prescrizioni Aia, che hanno progressivamente aggravato la situazione di illiquidità.
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Inoltre l'azienda fa richiamo anche a un'altra causa: "L'attività di impresa è fortemente influenzata dal protrarsi della crisi economico-finanziaria, che ha prodotto un progressivo deterioramento del mercato di riferimento in Europa dopo un ciclo espansivo pluriennale collocabile negli anni 2003-2008".

Chiaramente è stata immediata anche la reazione dei sindacati, che hanno chiesto di spostare la discussione venga trasferita al Ministero per ricercare una concreta risoluzione che sia idonea a salvaguardare l'occupazione negli stabilimenti e il reddito dei lavoratori, minacciando la mobilitazione di tutti i lavoratori nel caso in cui non vengano ascoltati i loro appelli.

giovedì 10 novembre 2016

Stipendi: la RAI approva il tetto di 240mila euro. Ma non per tutti....

Il tanto atteso taglio agli stipendi del servizio di informazione pubblica è arrivato. Anche se con intensità diverse per i "tizi qualunque" e le "star". Il Consiglio di amministrazione della Rai ha votato in modo unanime per approvare la delibera - con decorrenza immediata - che fissa lo stipendio massimo per le retribuzioni dei dipendenti a 240mila euro annui per chi ha un ruolo da top manager, come da articolo 9 della legge 198 approvata il 26 ottobre 2016.

Gli artisti e la regola del tetto agli stipendi

RAIQuesta misura viene quindi estesa a tutti i dirigenti, anche quelli di prima fascia come i direttori di reti e testate. E sarà operativa a partire dal 15 novembre, quando la legge entrerà ufficialmente in vigore.
Probabilmente avrà inciso anche la riduzione del canone RAI in bolletta dal prossimo anno.

A chi non si applica questa regola

Occhio però - fa notare dituttounbloggg - perché c'è chi potrà sfuggire a questa regola. Si tratta di coloro che hanno un contratto di natura artistica, ovvero i super-ospiti o anche i presentatori. Per l'estensione anche a loro infatti verrà chiesta un'interpretazione puntuale del testo di legge all'azionista Ministero dell'Economia e finanze e al Ministero dello Sviluppo economico. In sostanza spetta ai ministeri confermare o meno se questo tetto vada applicato anche a loro oppure no. In fondo anche loro sono dipendenti di un'azienda che rimanda comunque al settore pubblico o partecipato.

Gli effetti della riduzione del canone

Per quanto riguarda il canone (quello in bolletta finora è stato un flop), il Cda ha affrontato il tema dei possibili effetti che avrà la prevista riduzione da 100 euro a 90 euro, misura inclusa nella versione della legge di stabilità 2017.

venerdì 16 settembre 2016

Banche in crisi, ma lo stipendio dei banchieri è salito ancora

Fa strano vedere che mentre le banche sono al centro delle pressioni per via della loro crisi e di molte magagne commesse, gli stipendi di chi ne è a capo continuano a crescere. L'ultimo dato, relativo agli stipendi del 2015, rivela infatti un incremento nelle retribuzioni dei banchieri italiani. A evidenziarlo è un'inchiesta del Sole 24.

I banchieri ingrassano, invece le banche...

banchieri più pagatiSecondo quanto riporta il focus del noto quotidiano (ripreso da finanza-infograficando), gli aumenti sono frutto più che altro di lauti bonus ricevuti da molti manager. C'è chi ha potuto aggiungere allo stipendio un tot numero di azioni gratuite come premio (per cosa poi?), mentre in diversi casi il beneficio è stato in stock option.
In altri casi il peso grosso lo hanno le buonuscite. Roberto Nicastro, diggì di UniCredit, ha ricevuto 6,964 milioni lordi, di cui 5,39 di buonuscita.

La graduatoria dei banchieri

Proprio Roberto Nicastro guida questa speciale classifica. Attualmente percepisce 400mila euro l’anno come presidente delle “good bank”.
Al secondo posto c'è Federico Ghizzoni, ex ad di UniCredit. Questo ruolo gli ha fruttato complessivamente 4,67 milioni lordi. Metà come stipendio (2,883 milioni, di cui 770mila di bonus), mentre il resto in azioni gratuite ricevute in premio (1,78 milioni). Sfortunatamente per lui, il crollo del titolo ne ha ridotto il valore a solo un terzo.

Al terzo posto c'è Samuele Sorato, ex diggì e ad della Popolare di Vicenza. Ovvero una delle banche che si è trovata immersa fino al collo nello scandalo per i finanziamenti dati a clienti indotti a diventare soci o comprare azioni della Popolare, titoli che però non erano quotati e neppure vendibili solo con il consenso della banca. Comunque, malgrado tutto questo, Sorato è andato via con un accordo per una buonuscita di 4 milioni lordi, di cui la metà verrà rateizzata negli anni. A questa buonuscita va sommato poi anche lo stipendio: 600mila euro.

Subito giù dal podio

Al quarto posto c'è Edoardo Lombardi, vicepresidente vicario di Banca Mediolanum. Ha ottenuto 4,42 milioni. La quota maggiore, ovvero 3,08 milioni, sono plusvalenze per stock option.
Al quinto posto Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo. Ha guadagnato 2,27 milioni di compensi monetari (bonus di 502mila euro) e azioni gratuite (867mila euro).
Probabilmente nei prossimi anni vedremo anche Marco Morelli, appena nominato nuovo ceo di MPS.