Visualizzazione post con etichetta sanzioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sanzioni. Mostra tutti i post

giovedì 9 agosto 2018

Rublo russo in caduta libera sul dollaro a causa delle sanzioni USA

C'è un'aria molto pesante sul rublo russo. La valuta russa è stata interessata da una nuova ondata di vendite, che ha spinto il cambio con il dollaro in salita del 3,3% in scia della proposta avanzata dall’amministrazione statunitense di nuove sanzioni.

Le sanzioni USA e il rublo russo

Washington ha deciso di colpire Mosca per via dell'assassinio a mezzo di gas nervino dell’ex spia russa Sergej Skripal e di sua figlia Julia, avvenuti il 4 marzo 2018 a Salisbury, nel Regno Unito. Episodio riguardo al quale la Russia ha sempre negato ogni coinvolgimento. Le nuove misure potrebbero entrare in vigore nella seconda metà del mese. Dovrebbero riguardare le esportazioni di beni legati alla sicurezza nazionale, inclusi settori come la tecnologia specializzata di petrolio e gas e alcuni dispositivi elettronici e sensori (secondo quanto dichiarato da un funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti).

Questo ha spinto il cross tra dollaro e rublo russo verso un incremento di oltre il 4%, portando il saldo 2018 a +14,3% (occhio alla formazione del piercing line pattern forex). La coppia si è spinta fino al livello massimo dall’agosto 2016. Massimi da due anni anche per i rendimenti dei bond. Nel frattempo l'indice RTS, il benchmark denominato in dollari che comprende i titoli più liquidi tra le principali emittenti russe, sta cedendo quasi 2 punti percentuali. Molto penalizzata la più grande compagnia aerea russa, la Aeroflot, scesa ai minimi di due anni.

Inoltre a peggiorare la situazione del rublo russo ci sono due ulteriori fattori. Anzitutto la forza propria del dollaro. Come si può vedere su tutti i siti Forex Trading online gratis, il greenback sta guadagnando contro tutte le altre principali valute. Il Dollar Index è salito a 95,345. In secondo luogo la contrazione delle quotazioni del petrolio. Gli investitori, visto questo di incertezza, stanno ignorando i fondamentali economici del Paese per concentrarsi sugli sviluppi politici.

martedì 7 agosto 2018

Sanzioni commerciali all'Iran in vigore da oggi. Che danno per l'Italia

Scattano oggi nuove sanzioni commerciali a carico dell'Iran. Si tratta di misure "secondarie", nel senso che non vanno a colpire il paese mediorientale, bensì i soggetti non americani che intrattengono relazioni economiche e commerciali con esso. Chi non fermerà subito i commerci con Teheran, incapperà in durissime ritorsioni che dalle multe potrebbero arrivare fino al blocco del commercio con il mercato statunitense.

Le sanzioni commerciali volute da Trump

Il presidente americano Trump le aveva preannunciate il giorno dell'uscita unilaterale degli Stati Uniti dall'Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), ovvero l'accordo sul nucleare iraniano raggiunto nel luglio 2015 ed entrato in vigore nel gennaio 2016. 

Questa nuova ondata di sanzioni commerciali vuole colpire l'acquisto di dollari americani da parte del governo di Teheran, il commercio in oro o metalli preziosi, la vendita diretta o indiretta, la fornitura e il trasferimento verso o dall'Iran di grafite, metalli grezzi o semilavorati quali alluminio, acciaio, carbone e software per l'integrazione dei processi industriali.

Un danno per l'Italia

Tra i paesi che risentiranno maggiormente di questa ondata di sanzioni commerciali c'è l'Italia, che nel 2017 è divenuto primo partner commerciale dell'Iran tra i paesi dell'Unione europea. Il volume di scambi tra i due paesi è arrivato a quota 5 miliardi di euro. Al secondo e terzo posto ci sono Francia e Germania con 3,8 e 3,3 miliardi. Probabile che tra breve diverse imprese italiane dovranno rinunciare a molti commerci e business ripresi di recente.

A Teheran è chiaro che serpeggia il malcontento. Di questo stato di tensione ha fatto le spese il riyal, la valuta locale, che è crollata del 50% nei confronti del dollaro rispetto a pochi mesi fa. L'inflazione continua a salire, fornendo un assist importante al mercato nero prospera e alla corruzione. Chi è più fortunato e ricco, cerca di comprare ora perché è l'unico bene immune alla svalutazione in tempi di crisi. Non è un caso che tra maggio e giugno le richieste di metallo prezioso siano salite ai record di quattro anni.

E all'orizzonte c'è il secondo round, che sarà molto più critico perché andrà a colpire le esportazioni di greggio e le transazioni con la Banca centrale iraniana. Appuntamento il 4 novembre.

sabato 5 agosto 2017

Sanzioni pesanti alla Corea del Nord: stop a un terzo dell'export

Sono scattate delle pesantissime sanzioni a carico della Corea del Nord, che si ritrova adesso sempre più isolata. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha infatti approvato (e lo ha fatto in modo unanime) una risoluzione proposta dagli USA che rende ancora più rigide le sanzioni contro Pyongyang, a danno del quale viene tagliato in modo forte l'export. Il controvalore infatti raggiunge circa il miliardo di dollari, ovvero un terzo delle sue esportazioni complessive del paese nordcoreano.

La risoluzione colpisce i settori di carbone, ferro, piombo e prodotti ittici, vietandone le esportazioni. La cosa più rilevante è l'appoggio pieno della Cina all'Onu. Pechino infatti ha deciso di sposare la linea dura di Washington e schierarsi a favore delle rigide sanzioni.

Crisi, tensioni e sanzioni

Va detto però che in seno all'Onu nessuno è così ottimista da pensare che basteranno queste sanzioni a calmare Pyongyang. Anzi è convinzione diffusa che la crisi sia lontana da una soluzione, e che la minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord sia sempre forte.

La cosa grave è che il consigliere per la sicurezza nazionale americano H.R. McMaster, in una intervista alla Mnsbc ha fatto esplicito riferimento ad una possibile guerra preventiva, qualora la Corea del Nord non dovesse calmarsi e continuasse a fare mostra delle armi nucleari in loro possesso.

Quanto sia alta la tensione lo dimostra il fatto che la Corea del Nord ha risposto alle sanzioni economiche internazionali, facendosene quasi beffe. L'organo del partito di governo guidato da Kim Jong Un - il Rodong Sinmun - ha scritto che le misure Onu sono vane perché l’economia della Rpdc «si sviluppa a un ritmo notevolmente veloce nonostante le sanzioni e il blocco imposto dagli Usa».

sabato 1 luglio 2017

Export agricolo: stop verso lo Russia, danno miliardario per l'Italia

Altri danni in arrivo per l'economia italiana. L'export di prodotti agricoli verso la Russia infatti si fermerà, dal momento che il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto che proroga il contro-embargo rispetto alle sanzioni UE. In sostanza scatta di nuovo il divieto di importare prodotti agricoli, lattiero-caseari, carne e altri alimenti fino al 31 dicembre 2018.
Il Cremlino ha preso questa decisione come risposta immediata alla decisione presa il 28 giugno scorso in Consiglio Ue (assunta all’unanimità), che ha allungato il termine di scadenza delle sanzioni economiche fino al gennaio 2018, per via della mancata attuazione degli accordi di Minsk.

Situazione delicata che compromette l'export

Le relazioni tra Russia e Occidente sono peggiorate per la situazione in Crimea e Ucraina. Nell'estate del 2014 la UE e gli Stati Uniti avevano introdotto sanzioni contro interi settori dell'economia russa, dopo aver in precedenza imposto misure afflittive individuali contro funzionari e rappresentanti d'impresa.

In base alle sanzioni, la Russia viene isolata dal punto di vista diplomatico e inoltre viene limitato l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’Ue. Oltre a questo viene vietato anche l’import/export di armi, vengono limitati gli accessi a servizi e tecnologie sensibili Ue, vietano visti e congelano beni a cittadini e società russe e, infine, prevedono misure restrittive alla sola Crimea, per l’annessione condotta da Mosca.

Se la sanzione UE durerà altri 6 mesi, Mosca ha risposto raddoppiando: altri 12 mesi. Questo doppio bando secondo Coldiretti finora è costato al made in Italy 1 miliardo di euro. viene fortemente penalizzato il made in Italy e sta mettendo in crisi i rapporti commerciali di molte aziende con Mosca, rendendo ancora più complessa una situazione già precaria. La beffa è che questo blocco giunge proprio nel momento in cui il mercato russo fa segnare un incremento record delle esportazioni Made in Italy del 26,7% (nei primi 5 mesi del 2017). Insomma il prodotto italiano tira, ma non potremo incrementare la sua vendita all'estero.

venerdì 30 settembre 2016

Banche, gli USA dopo la Deutsche Bank ne mettono nel mirino altre 5

Il Dipartimento della Giustizia americano non si limita soltano alla battaglia con Deutsche Bank, ma sembra volere scatenare un'offensiva nei confronti di altri 5 banche e istituti di credito europeo. La questione è la stessa: lo scandalo dei titoli venduti mentendo sul loro grado di rischio.

La guerra USA-banche

banche-deutsche-bankIl conto presentato a Deutsche Bank è stato salatissimo, ben 14 miliardi di dollari. Tuttavia secondo gli ultimi rumors, le autorità americane avrebbero avviato una trattativa per un compromesso sulla cifra. Si parla di 5-6 miliardi di dollari. Conto salato, ma comunque molto meno del precedente. 

L'entità dell'importo chiesto dagli USA aveva infatti sollevato dubbi sulla capacità della banca tedesca di farvi fronte senza correre ai ripari: aumenti di capitale o aiuti di Stato. Ciò aveva innescato su Deutsche Bank un grande caos, con i fondi in fuga e il crollo in Borsa. Lo "sconticino" ha poi avuto un effetto benefico sul titolo del colosso bancario tedesco, che è arrivato a chiudere addirittura in territorio positivo.

Peraltro tutto questo succede mentre la finanza tedesca è già impegnata a seguire la vicenda della fusione Deutsche Borse-London Stock Exchange, finita nel mirino della UE.

Le altre banche nel mirino USA

Ad ogni modo, sembra che gli USA abbiano messo nel mirino altre cinque grandi banche europee, con le quali intende arrivare ad accordi o sanzioni entro la fine dell'anno, prima di dover passare il testimone alla prossima amministrazione. Si conoscono i nomi di queste banche: Barclays, Rbs, Credit Suisse, Hsbc e Ubs. Tra le banche statunitensi un'inchiesta è tuttora attiva contro Wells Fargo, già scottata oggi dal caso dei conti fantasma. E' chairo che begli USA nessuno vuole tenere bassa la guardia, perché la crisi finanziaria del 2007-2009 brucia ancora.

Ricordiamo inoltre che il governo americano ha imposto multe per circa 46 miliardi di dollari a sei grandi istituti: JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley, oltre che alla società di valutazione de credito aziendale Standard & Poor's dell McGraw Financial.