martedì 12 luglio 2022

Economia UE, i ministri avvertono sulla tempesta che sta arrivando

La riunione ministri dell'Economia Ue prospetta scenari molto critici per il vecchio continente. Da Bruxelles arriva un messaggio pesante, a causa della crisi energetica innescata dal blocco delle forniture di gas russo. 

Il principale gasdotto Nord Stream 1 ha iniziato la manutenzione annuale l'11 luglio e i flussi dovrebbero interrompersi per 10 giorni.
E' il prezzo che dobbiamo pagare per decenni in cui abbiamo sottovalutato il problema della dipendenza eccessiva da Mosca.

Cosa succede all'economia UE

L'invasione russa dell'Ucraina ha spinto al rialzo i prezzi dell'energia e delle materie prime. E meno gas arriverà dalla Russia, più avverso sarà lo scenario. Che sta spingendo inesorabilmente l'economia UE verso la recessione, nonostante la crescita stia proseguendo.

Tuttavia, lo sta facendo a ritmo molto inferiore rispetto a qualche mese fa: Bruxelles ha infatti abbassato la sua stima di crescita per quest'anno al 2,7% sia per l'area dell'euro che per l'Ue.
La corsa dei prezzi dell'energia spinge l'inflazione, che continua a salire e sarà nuovamente rivista al rialzo dall'UE, dal 6,1% al 6,8%.

Lo scenario peggiore

Le acque sono sempre più agitate all'orizzonte, e questo fa intravedere la tempesta. Infatti molti dei ministri dell'economia UE si aspettano che le carenze di fornitura energetica tenderanno solo ad aggravarsi. Non si esclude neppure un taglio integrale della fornitura. Sarebbe uno scenario drammatico.

Nota operativa: si può negoziare l'euro sfruttando le capacità predittive delle Onde di Wolfe Wave trading pattern.

L'euro intanto sprofonda

In questo contesto di "elevata incertezza" riguardo alla economia UE, chi sta precipitando è l'euro. La valuta unica continua a deprezzarsi e ormai è vicinissima alla parità con il dollaro. Intanto l'indicatore RSI evidenzia una forza crescente del biglietto verde. A pesare sul cambio con il dollaro è la netta divergenza tra le politiche monetarie della FED, sempre più aggressive, e quelle della BCE che invece non può spingere troppo sull'acceleratore (dovrebbe aumentare i tassi chiave di 25 pb a fine mese, il primo aumento in oltre 11 anni).

venerdì 8 luglio 2022

Consumi mangiati dall'inflazione. Crescita super delle spese obbligate

La lenta ripresa dei consumi rischia di infrangersi contro l'aumento dei prezzi dell'energia ed in generale dell'inflazione. Crescono infatti le spese obbligate delle famiglie, e queste inevitabilmente si mangiano una fetta dei consumi.

Spese e consumi

Nel primo semestre dell'anno il desiderio del ritorno alla normalità ha spinto il consumi delle famiglie. Tuttavia questa crescita non è stata omogenea. In alcuni settori la ripresa è stata forte, basta pensare al turismo oppure al tempo libero. Altri settori invece sono ancora in ritardo, come l'automotive oppure abbigliamento.

In questo quadro generale però c'è il forte rischio di regressione, a causa della folla corsa dell'inflazione, prevista intorno al 7% nel 2022. Incidono soprattutto i rincari dei prezzi dell'energia e l'aumento delle spese obbligate. Queste ultime nel 2022 evidenziano una crescita eccezionale, enfatizzata dagli effetti degli eventi bellici.
La decisa accelerazione dei prezzi registrata dalla metà del 2021, infatti ha colpito essenzialmente le voci incluse tra le spese obbligate, determinando un innalzamento dell’incidenza delle stesse di mezzo punto percentuale rispetto al totale.

L'analisi sulle spese obbligate

Di recente è stata pubblicata un'analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle spese obbligate. Secondo gli ultimi calcoli, la quota di queste ultime sul totale è salita al 42,9%, ossia il valore più alto di sempre. Questo significa che su consumi medi pari a €19000 per famiglia, 8.150 se ne vanno per le spese obbligate.

Più della metà di essi riguarda le spese per la casa, che ammontano a €4700.
Ma sono cresciuti in maniera rilevante anche i costi per i consumi di energia, gas e carburanti. In media arrivano a €1854, con una incidenza del 9,7% sul totale dei consumi. Si tratta di un valore record, che inevitabilmente finirà per comprimere la quota di consumi per spese libere, oltre a minare il generale clima di fiducia.

martedì 5 luglio 2022

Banca centrale d'Australia, nuova stretta di politica monetaria

Come si aspettavano i mercati, la reserve Bank of Australia ha deciso di effettuare una nuova stretta sui tassi di interesse. Nel meeting di luglio infatti la Banca Centrale australiana ha alzato il costo del denaro di 50 punti base. Il nuovo livello dei tassi di interesse diventa quindi 1,35%, un valore che non si vedeva da maggio del 2019.

La scelta della banca centrale

La mossa della Reserve Bank of Australia si giustifica con la corsa dell'inflazione e la necessità di riportarla verso il target del 2%. L'inflazione è salita dal 3,5% rilevata nel quarto trimestre 2021 al 5,1% nel primo trimestre di quest'anno. 

Tra maggio e giugno la Banca Centrale aveva già effettuato due ritocchi all'insù del tasso di interesse per complessivi 75 punti base. L'aumento combinato è il più brusco dal 1994.  

Prossimi passi

 "L'aumento di oggi nei tassi di interesse è un passo ulteriore nel ritiro del sostegno monetario straordinario che era stato messo in atto per proteggere l'economia nazionale contro i peggiori effetti possibili della pandemia", ha dichiarato il governatore Lowe. 

Ha inoltre avvertito che la banca centrale potrà ritenere necessari ulteriori rialzi nei prossimi mesi. Tuttavia l'ammontare di questi interventi e le tempistiche dipenderanno dai prossimi dati macro in arrivo. Anche perché secondo la RBA economia australiana è solida ed anche il mercato del lavoro si è irrobustito.

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Effetti sul dollaro AUD

Proprio questa incertezza riguardo alle mosse future, ha impedito che il dollaro australiano potesse rafforzarsi rispetto all'omologo americano. il cambio AUDUSD è così rimasto al di sotto di 0,69, vicina ai livelli più bassi degli ultimi due anni toccati a inizio luglio. Per chi conosce cos'è lo slippage Forex, può star sereno che non ce ne sono all'orizzonte.
La debolezza della dollaro australiano dipende sia dalla pressione sul settore delle materie prime, sia dalla divergenza rispetto ai piani molto aggressivi della Federal reserve americana.