Visualizzazione post con etichetta iran. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iran. Mostra tutti i post

mercoledì 4 marzo 2026

Prezzo del petrolio, impennata con la guerra in Medio Oriente

Le prime conseguenze di quanto sta accadendo in Iran le stiamo vedendo in questi giorni e riguardano il prezzo del petrolio, che sta salendo rapidamente e secondo alcuni osservatori anche toccare 100 dollari al barile nelle prossime settimane.

Iran, lo stretto di Hormuz e il prezzo del petrolio

Le autorità iraniane hanno deciso di reagire all'attacco Israelo-americano che ha portato all'uccisione di Khamenei chiudendo lo stretto di Hormuz, l'arteria marittima strategica del Golfo Persico. Lo stretto è un corridoio vitale che collega il Golfo con i mercati in Asia, Europa e Nord America. E' stato definito dall'Energy information administration statunitense (Eia), "uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo".

La chiusura di questo passaggio comporta che i commerci devono adeguarsi e cercare altre vie di transito. Secondo alcuni recenti dati sono oltre 150 le petroliere che hanno gettato l'ancora nelle acque aperte del Golfo, e molte altre restano ferme dall'altra parte dello Stretto perché impossibilitate a navigare in sicurezza. Ogni giorno da lì passano circa 20-25 milioni di barili di petrolio, ossia un quarto del mercato globale. Inevitabilmente il prezzo del petrolio risente pesantemente per questa chiusura (per quotazioni aggiornate si vedano opzioni binarie broker No ESMA).

Anche il gas si mette a correre

Accanto all'effetto negativo sul prezzo del petrolio, ci sono problemi seri anche per le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), perché anche il 20% di esso transita da qui ed è una commodity fondamentale per l'Europa. Il rischio concreto quindi è una impennata dei costi dell'energia e di conseguenza una fiammata dell'inflazione. Ecco perché molti hedge fund piu grandi al mondo stanno riposizionando i loro asset.

Anche il commercio ne risente

L'importanza dello stretto di Hormuz non riguarda soltanto l'energia, ma in generale il commercio e di conseguenza le intere catene di approvvigionamento globale. Si stima che circa un sesto dell'intero commercio globale dovrà essere ridisegnato, e in ogni caso si svilupperà secondo tempi più lunghi a causa delle nuove rotte da battere.
Il timore più grande riguarda una nuova forte fiammata dell'inflazione, che potrebbe salire in misura dello 0,3-0,7% nel prossimo semestre in Europa.

martedì 7 agosto 2018

Sanzioni commerciali all'Iran in vigore da oggi. Che danno per l'Italia

Scattano oggi nuove sanzioni commerciali a carico dell'Iran. Si tratta di misure "secondarie", nel senso che non vanno a colpire il paese mediorientale, bensì i soggetti non americani che intrattengono relazioni economiche e commerciali con esso. Chi non fermerà subito i commerci con Teheran, incapperà in durissime ritorsioni che dalle multe potrebbero arrivare fino al blocco del commercio con il mercato statunitense.

Le sanzioni commerciali volute da Trump

Il presidente americano Trump le aveva preannunciate il giorno dell'uscita unilaterale degli Stati Uniti dall'Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), ovvero l'accordo sul nucleare iraniano raggiunto nel luglio 2015 ed entrato in vigore nel gennaio 2016. 

Questa nuova ondata di sanzioni commerciali vuole colpire l'acquisto di dollari americani da parte del governo di Teheran, il commercio in oro o metalli preziosi, la vendita diretta o indiretta, la fornitura e il trasferimento verso o dall'Iran di grafite, metalli grezzi o semilavorati quali alluminio, acciaio, carbone e software per l'integrazione dei processi industriali.

Un danno per l'Italia

Tra i paesi che risentiranno maggiormente di questa ondata di sanzioni commerciali c'è l'Italia, che nel 2017 è divenuto primo partner commerciale dell'Iran tra i paesi dell'Unione europea. Il volume di scambi tra i due paesi è arrivato a quota 5 miliardi di euro. Al secondo e terzo posto ci sono Francia e Germania con 3,8 e 3,3 miliardi. Probabile che tra breve diverse imprese italiane dovranno rinunciare a molti commerci e business ripresi di recente.

A Teheran è chiaro che serpeggia il malcontento. Di questo stato di tensione ha fatto le spese il riyal, la valuta locale, che è crollata del 50% nei confronti del dollaro rispetto a pochi mesi fa. L'inflazione continua a salire, fornendo un assist importante al mercato nero prospera e alla corruzione. Chi è più fortunato e ricco, cerca di comprare ora perché è l'unico bene immune alla svalutazione in tempi di crisi. Non è un caso che tra maggio e giugno le richieste di metallo prezioso siano salite ai record di quattro anni.

E all'orizzonte c'è il secondo round, che sarà molto più critico perché andrà a colpire le esportazioni di greggio e le transazioni con la Banca centrale iraniana. Appuntamento il 4 novembre.

sabato 28 luglio 2018

Criptovaluta per l'Iran, così vuole eludere l'embargo USA

L'Iran ha trovato la risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti in una criptovaluta. Proprio una criptovaluta infatti dovrebbe essere utilizzata per eludere l'embargo imposto da Washington. Una criptomoneta sostenuta ovviamente dallo Stato stesso. Con essa Teheran prevede di poter trasferire denaro da e verso qualsiasi parte del mondo, eludendo in tal modo gli effetti di quelle misure che - secondo la Repubblica Islamica - mirano a paralizzare il paese.

L'Iran e la criptovaluta del Venezuela

L'Iran potrebbe così seguire presto l'esempio del Venezuela, che ha sviluppato una propria criptovaluta crittografata - il Petro - nel tentativo di rilanciare la sua economia e arginare l'inflazione che secondo il Fmi potrebbe presto raggiungere l’1 milione per cento. Il progetto del governo iraniano di creare una “moneta crittografica nazionale” sarà inizialmente utilizzato solo per compensare le transazioni bancarie, ma sarà successivamente esteso al grande pubblico.

La cosa davvero curiosa è che appena pochi mesi fa proprio l'Iran aveva vietato Bitcoin e le altre valute criptiche nel paese, dal momento che le riteneva alimentatrici di riciclaggio di denaro e terrorismo. Si tratta peraltro di considerazioni che chi sa come funziona trading Bitcoin Italia, ha già sentito negli ambienti di tutta la finanza globale.

Tutto questo avviene mentre le criptovalute hanno vissuto un'altra settimana positiva sui mercati, che ha alimentato le aspettative del mercato per una ripetizione dell'ondata verificatasi alla fine del 2017. Molti trader si sono rituffati in questo mercato (qui ci sono esempi swing trading strategia forex). Tuttavia questo atteso rally si è spento di fronte al nuovo rifiuto da parte della SEC di un ETF Bitcoin sostenuto dai gemelli Winklevoss. Dopo questo evento, le principali monete virtuali hanno fatto dietrofront. Bitcoin è risceso sotto 8000 dollari, Ethereum viaggia a 460 dollari (-3,4%), Ripple a 0,4483 dollari (-2,3%).