martedì 13 dicembre 2016

Lavoro: il nuovo piano Unicredit porterà al taglio di 6500 lavoratori

Unicredit ha varato il nuovo piano di aumento di capitale, ma al tempo stesso procederà a una riorganizzazione che comporterà il taglio di 6500 dipendenti. E' questa la decisione assunta dal Consiglio di amministrazione, il cui piano sarà adesso sottoposto all'approvazione dell'assemblea il prossimo 12 gennaio.

Il piano Unicredit e le ripercussioni sul lavoro

L'aumento di capitale avverrà per 13 milioni e dovrebbe completarsi nel primo trimestre 2017. La ricapitalizzazione sarà interamente garantita da un consorzio di "primarie banche internazionali". Queste ultime sottoscriveranno quelle azioni che eventualmente non verranno sottoscritte durante l'asta dei diritti inoptati. Verranno inoltre raggruppate le azioni ordinarie e di risparmio.

Dolenti note arrivano però dal piano di riorganizzazione interno. Infatti sono previsti altri 6.500 esuberi da eliminare entro il 2019. I tagli complessivi alla fine diventeranno quindi 14 mila unità, e questo produrrà un risparmio di 1,1 miliardi. Soltanto sul territorio italiani, verrebbe eliminato il 21% della forza lavoro e saranno chiuse 800 filiali.
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Altri sostanziosi introiti arriveranno dalle cessioni di Pekao e Pioneer, oltre alla vendita già finalizzata dell'Ucraina e della partecipazione del 30% in Fineco. L'amministratore delegato Jean-Pierre Mustier ha commentato così: "Questo piano pragmatico è basato su presupposti prudenti ed ha obiettivi concreti e raggiungibili. Stiamo attuando misure decise per gestire i problemi, ereditati dal passato, dei crediti deteriorati lordi (Npe)". A tal proposito, Unicredit ha stipulato due intese (con Fortress e Pimco) per trasferire crediti non performanti per 17,7 miliardi in una nuova e indipendente entità, nella quale Unicredit avrà una quota di minoranza.

mercoledì 7 dicembre 2016

Forex: sterlina di nuovo giù dopo aver toccato i massimi sul dollaro

Settimana scorsa è stata molto positiva per la sterlina britannica, che aveva superato anche quota 1,27 sul dollaro toccando i massimi da due mesi. Tuttavia adesso il vento sembra essere nuovamente cambiato. La valuta britannica infatti accusa un balbettio nei confronti tutte le altre principali valute del paniere Forex.

Sterlina in ribasso sul Forex


A causarlo sono stati i nuovi dati macro in arrivo quest'oggi. A metà mattinata il primo report reso noto è stato quello riguardante l'Indice Halifax dei Prezzi Immobiliari. Il dato evidenzia una situazione in linea con le aspettative degli analisti, visto che a novembre c'è stato un incremento dello 0,2% su base mensile.

Non è stato buono invece il secondo dato macro pubblicato oggi, quello della produzione manifatturiera. Qui il calo c'è stato e anche forte. Su base mensile la discesa è stata dello 0,9%, mentre gli analisti prevedevano addirittura un aumento dello 0,2%. Anche la produzione industriale ha registrato un calo evidente (-1,3%), contro un'attesa degli analisti che era dello 0,2%.

Dopo questi dati la sterlina è scivolata notevolmente nel forex market, visto che a metà mattinata le perdite erano considerevoli rispetto alle altre valute principali. Contro il dollaro, abbandonata già da un po' la quota 1,27, il pound è sceso anche sotto quota 1,26 secondo i dati AvaTrade: il cross Gbp-Usd a metà mattinata segna 1,2591 (qui puoi approfondire il discorso su AvaTrade opinioni). La sterlina cala nel forex anche contro l'euro: la coppia viene scambiata a 0,8511.
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Sullo sfondo ci sono sempre le discussioni riguardanti la Brexit, che si arricchiscono di un altro capitolo. L'incaricato dalla Commissione di gestire i negoziati per la Brexit, ovvero Michel Barnier, ha sottolineato che gli accordi per l'uscita dalla UE da parte della Gran Bretagna si dovrebbero completare entro la fine del 2018. Non sarà consentito ai britannici di scegliere selettivamente quali privilegi tenere e quali obblighi abbandonare. Dall'altra parte la premier Theresa May ha risposto che il governo mira a un accordo ambizioso ed alle condizioni migliori possibili.

Fonte: universoforex.it

martedì 6 dicembre 2016

Commercio scorretto: Trenitalia e Italo finiscono nel mirino dell'Antitrust

L'Antitrust punta il dito nei confronti di Trenitalia e NTV (Italo) sospettate di aver dato luogo a pratiche di commercio scorrette. Il nodo della questione riguarda due distinti situazioni. La prima (nei confronti di Ntv - Italo) è per i costi esorbitanti del call center e un'assistenza alla clientela con numerazioni a sovrapprezzo. La seconda (contro Trenitalia) riguarda informazioni non adeguate nell'acquisto di biglietti ferroviari, finalizzate sostanzialmente a far comprare biglietti per treni veloci ma anche più costosi.

I procedimenti di Antitrust per via del commercio scorretto


Le istruttorie aperte da Antitrust nascono dalle segnalazioni di associazioni di consumatori. Con la comunicazione di avvio del procedimento - precisa la nota di antitrust - ciascuna azienda ha ricevuto una visita ispettiva da parte dei funzionari della Guardia di Finanza.

Nello specifico, il procedimento contro Trenitalia riguarda una eventuale scorrettezza riguardo al sistema telematico di ricerca e acquisto di biglietti, "in particolare nell'ambito dell'opzione 'tutti i treni'", nella quale secondo l'Antitrust verrebbe resa un'informazione incompleta riguardo ai treni effettivamente disponibili sulla tratta e orario scelti dall'utente, con una volontaria esclusione di molti treni regionali, che pure potrebbero essere una soluzione. In questo modo l'utente viene orientato verso l'acquisto della soluzione più veloce ed onerosa.
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Riguardo al procedimento contro NTV-Nuovo Trasporto Viaggiatori, ci sarebbe un sistema scorretto relativo all'assistenza telefonica predisposto per la clientela. "Sembrerebbe che il cliente che intenda acquisire informazioni o esercitare i propri diritti/prerogative contrattuali - scrive Antitrust - sia di fatto obbligato a rivolgersi ad una numerazione telefonica a sovrapprezzo i cui costi, già alti in partenza, sono suscettibili di aumenti ulteriori e non prevedibili, in ragione di lunghi tempi di attesa o di frequenti cadute della linea e con aumenti dei costi se si richiama".