mercoledì 5 settembre 2018

Wall Street, la corsa di Amazon taglia il traguardo dei 1000 miliardi

Un altro membro si iscrive nell'elite esclusiva delle società giunte a 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione a Wall Street. Il traguardo è stato infatti tagliato anche da Amazon, che raggiunge così l'altro colosso hi tech Apple (che aveva superato la storica soglia lo scorso 2 agosto). La conquista della soglia è avvenuta però più velocemente di quanto abbia fatto l'azienda di Cupertino, Amazon infatti ci ha messo 21 anni, mentre Apple 38.

La corsa di Amazon a Wall Street

La società di commercio elettronico statunitense è riuscita nell'impresa in una sessione non brillante per i listini americani, arrivando a superare la quota dei 2.050,27 dollari per azione. La corsa spedita dei titoli Amazon a Wall Street è cominciata un anno fa, quando valevano meno della metà di quel che valgono adesso. Dall'ultimo "black Friday" ad oggi hanno guadagnato il 109%. Da gennaio invece la crescita è stata di circa il 75%, aggiungendo 435 miliardi di dollari di valore alla società.

Questa performance assume ancora più rilievo se si pensa che a Wall Street, l'indice S&P500 nel frattempo è salito "solo" dell’8%. Niente male se si pensa che 24 anni fa, questa azienda nasceva all'interno di un garage di Seattle (come libreria online). Amazon oggi vanta vendite per 200 miliardi di dollari l'anno, con quasi 600mila dipendenti sparsi su tutto il globo. Il successo di questa azienda lo dimostra un dato: ogni americano che spende un dollaro facendo acquisti online, mezzo lo spende su Amazon.

Va detto che a Wall Street sono quasi tutti convinti che la corsa di Amazon non sembra destinata a fermarsi. Il colosso americano infatti si è introdotto nel settore della sanità a stelle e strisce, si sta affermando sulle raccolta pubblicitaria online, e allo stesso tempo alcune indiscrezioni riportano che ha avviato contatti con Hollywood per finanziare alcuni film in cambio dei diritti online.

lunedì 3 settembre 2018

Inflazione ancora in rialzo in Turchia. La Lira continua a sprofondare

Si fa sempre più drammatica la situazione della Turchia. Questa mattina il Türkiye statistik Kurumu (l'Ufficio nazionale di statistica di Ankara) ha reso noto che l'inflazione è andata in salita per il quinto mese consecutivo (dopo aver vissuto un breve rallentamento nei 4 mesi precedenti). L'indice dei prezzi al consumo ad agosto ha segnato una crescita del 17,90% annuo (superiore al 17,60% del consensus di Bloomberg) contro il 15,85% precedente (15,29% in giugno). Siamo a dei valori che non si vedevano dalla fine del 2003. Su base mensile l'inflazione ha invece segnato un balzo del 6,60% contro lo 0,55% precedente (e il 2,61% di giugno).

La Lira turca e l'inflazione

Questo ennesimo dato negativo giunto dall'inflazione, ha spinto ulteriormente al rialzo il dollaro contro la Lira. Il cambio Usd-Try questa mattina è arrivato a 9.58, guadagnando circa un punto percentuale. Chi adotta tecniche di scalping Forex 1 5 minuti sta continuando a puntare la ribasso (ma con molta prudenza visti i potenziali e improvvisi scossoni), visto che il trend ribassista non sembra accennare.

E' ormai da tempo che la Turchia viene tenuta sotto osservazione dagli analisti e dagli investitori professionali. Il problema sono le difficoltà economiche e finanziarie strutturali interne, che non si esauriscono certo ad un valore altissimo dell'inflazione. Su tutto però c'è il timore legato alle politiche economiche poco ortodosse delle autorità del paese (cioè Erdogan) che, complici le tensioni geopolitiche, hanno fatto impennare i premi per il rischio degli attivi turchi.

Consiglio: quando si fa trading sulle valute, è meglio cominciare a fare pratica con una piattaforma trading demo forex gratis.

Va peraltro sottolineato come la questione turca (assieme a quella Argentina) sta penalizzando l'intero settore delle valute emergenti. L'effetto contagio si sta già facendo sentire. L’entità della volatilità degli attivi turchi probabilmente continuerà a tenere sotto pressione il sentiment degli investitori nei confronti di tutti i mercati emergenti, soprattutto nel breve termine.

sabato 1 settembre 2018

Rating Italia, l'agenzia Fitch non lo tocca ma rivede al ribasso le previsioni

Il rating dell'Italia rimane stabile a BBB, ma le previsioni sono passate a "negative". Questa è la decisione dell'agenzia Fitch che in tal modo ha voluto sottolineare le criticità di fronte alle quali si trova il nostro Governo. Secondo gli esperti della società newyorkese, l'attuale esecutivo rischia di portare ad un allentamento fiscale che "lascerebbe l'alto livello di debito pubblico italiano più esposto a potenziali shock", con "i rischi al ribasso" aumentati rispetto all'ultimo report.

Le valutazioni dell'agenzia di rating

Fitch sottolinea l'esistenza di alcune criticità nel rapporto interno tra le due forze di Governo: Lega e M5S. Le considerevoli differenze politiche fra i due partner sono fonte di tensioni che secondo l'agenzia di rating non è possibile prevedere come saranno risolte. Questo aumenta il pericolo che vadano a rallentare il percorso di riforme di cui il paese avrebbe bisogno. Inoltre esiste una forte contraddizione tra la necessità di ridurre il forte debito pubblico italiano e i grossi costi che richiederebbe l’attuazione degli impegni presi nel “Contratto”. Tra questi vanno segnalate soprattutto i forti tagli fiscali e il reddito di cittadinanza, che nel momento in cui furono promesse ebbero la conseguenza di spingere i rendimenti obbligazionari verso l’alto.

Dal punto di vista politico l'agenzia di rating Fitch si spinge anche oltre, affermando che questa elevata incertezza politica aumenta il rischio di un voto anticipato. "Non ci aspettiamo che questo governo - si legge - possa vedere un intero mandato e prevediamo una crescente possibilità di elezioni anticipate dal 2019". Ed è chiaro che il pericolo che questo scenario si concretizzi, finisce per rendere più complicate le prospettive economiche italiane. Malgrado questo quadro assai fosco, l'agenzia di rating non ritiene elevate le possibilità di una uscita dall'Ue, nonostante "l'avversione di alcune parti del governo nei confronti dell'Ue e dell'euro rappresentano un ulteriore rischio".