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lunedì 16 febbraio 2026

Mercati finanziari, l'attenzione è rivolta soprattutto ai dati macro

Durante i prossimi giorni una serie di dati macroeconomici contribuirà a tratteggiare lo stato di salute dell'economia globale, che vive ancora un contesto incerto. Gli appuntamenti per i mercati finanziari sono numerosi, mentre continuerà anche la scia di trimestrali da parte delle aziende quotate in Borsa.

Gli appuntamenti negli USA per i mercati finanziari

La settimana americana comincerà di fatto martedì, visto che il 16 febbraio si celebra il Presidents Day e i mercati finanziari saranno chiusi. Ma da martedì in poi comincerà un'intensa pubblicazione innanzitutto di utili societari da parte di aziende quotate a Wall Street. Spiccano Walmart, Warner Bros, Discovery, Moody's.

Per i mercati finanziari c'è poi l’importante appuntamento con i verbali di politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale Americana a gennaio ha lasciato il tasso di interesse fermo, dopo i tre tagli dello scorso anno. Gli ultimi dati macro hanno mostrato un'economia resiliente.
Questa settimana verrà pubblicata una stima del PIL del quarto trimestre e l'indicatore di inflazione preferito dalla Fed, ovvero l'indice dei prezzi PCE core.

Cosa ci attende in Europa

Numerose appuntamenti macroeconomici sono in calendario nel Vecchio Continente. Verrà pubblicata l'indagine PMI flash di febbraio nella Eurozona, dal quale ci si aspetta una stabilizzazione dell'attività manifatturiera e una leggera espansione dei servizi. 

Ci saranno inoltre diversi report sull'inflazione e sul mercato del lavoro nel Regno Unito. Nei giorni scorsi i dati di crescita UK inferiori alle aspettative hanno penalizzato la sterlina, che si è mantenuta intorno al livello di 1,36 dollari (si possono consultare le quotazioni aggiornate su qualsiasi forex piattaforma demo).

Il resto del mondo

Nella zona dell'Asia-Pacifico questa settimana ci sarà un grande vuoto lasciato dalla Cina, dove i mercati finanziari saranno chiusi per la settimana del Capodanno Lunare. In Giappone invece gli investitori dovranno valutare numerosi indicatori economici, tra i quali spicca il PIL preliminare del quarto trimestre.
Occhio ai verbali dell'ultima riunione della reserve Bank of Australia e ai dati commerciali della Nuova Zelanda, dove si riunisce anche la Reserve Bank.

martedì 11 novembre 2025

Economia USA, finalmente lo shutdown si avvia alla conclusione

Dopo oltre un mese di paralisi governativa, l'economia USA potrebbe tornare a camminare su entrambe le proprie gambe. Democratici e Repubblicani hanno infatti raggiunto un accordo per rifinanziare il governo federale, cosa che consentirebbe la riapertura di ministeri, agenzie e servizi pubblici dopo diverse settimane di blocco.

L'accordo che fa ripartire l'economia USA

Lo shutdown più lungo della storia, ben 41 giorni lavorativi, si avvia quindi alla conclusione dopo il voto favorevole al Senato (60 contro 40) all’intesa bipartisan raggiunta dopo settimane di trattative. 

L'accordo è stato raggiunto grazie alla scelta di otto senatori democratici, che hanno deciso di votare assieme a repubblicani rompendo così il fronte del 'NO', malgrado nell'intesa non fosse incluso il principale nodo dell'opposizione (quello relativo all'Obamacare).

Al di là delle conseguenze politiche, la cosa rilevante è che l'economia USA finalmente torna ad essere in piena funzionalità. Chi ha festeggiato la luce in fondo al tunnel è stata Wall Street. La Borsa newyorkese ha aperto la settimana con solidi guadagni, alimentati dall'ottimismo che lo shutdown del governo degli Stati Uniti potrebbe presto finire.

Le conseguenze del blocco

Da quando il primo di ottobre cominciò lo shutdown del governo, oltre un milione di dipendenti federali è rimasto a casa senza percepire stipendio. Molti altri hanno dovuto comunque lavorare senza paga. Sono stati sospesi sussidi e servizi pubblici, cosa che ha creato parecchi disagi soprattutto nel traffico aereo (circa mille voli cancellati ogni giorno).

Con l'accordo, che deve essere approvato al Congresso (se approvato, il disegno di legge sarà inviato al presidente Trump) prima di diventare definitivo e far tornare tutto alla normalità.

La paura dei mercati

Le preoccupazioni riguardo al contraccolpo che il blocco avrebbe avuto sull'economia USA si erano fatte sempre più intense nell'ultimo periodo, tanto da mettere in dubbio la prospettiva che la Federal Reserve possa tagliare i tassi di interesse nella riunione di dicembre. Ciò aveva spinto al rialzo il dollaro, con l'Index che era arrivato oltre quota 100. Molti trader avevano tirato fuori l'indicatore per scalping forex più affidabile che avevano per speculare sulla situazione.

venerdì 6 maggio 2022

Inflazione, la paura manda di nuovo giù le borse

L'entusiasmo che si era sprigionato sui mercati, subito dopo il meeting di politica monetaria della Federal Reserve è durato soltanto 24 ore. Gli investitori hanno ricominciato a tenere fortemente l'impennata dell'inflazione, e le conseguenze che questo potrebbe avere sull'economia globale.

Questo ha provocato un fortissimo contraccolpo sul mercato finanziario.

Federal Reserve, Wall Street e l'inflazione

Mercoledì scorso gli occhi dei mercati internazionali erano puntati tutti sulla Federal Reserve. Per domare l'inflazione la Banca Centrale Americana ha aumentato i tassi di interesse di 50 punti base, operando così la stretta più grossa da 22 anni a questa parte. Tuttavia il fatto che la FED abbia smentito qualsiasi ipotesi di una stretta di 75 punti base in futuro, aveva scatenato una certa euforia sui mercati.

La festa però è durata pochissimo. A bocce ferme i mercati hanno pesato nuovamente il rischio che l'inflazione possa spingere l'economia mondiale verso una crescita zero, e innescare così la stagflazione. I trader hanno così nuovamente alzato le loro scommesse di un aumento di 75 punti base durante il meeting di giugno. Il panico si è scatenato di nuovo.

Consiglio operativo: se vi piace il trading online, cercate di conoscere prima il pattern trading significato.

Crolla Wall Street, corre il dollaro

Gli effetti si sono visti nella giornata di giovedì, quando gli indici di Wall Street hanno chiuso in profondo rosso segnando la peggiore seduta dell'intero 2020. Il sentimento si è capovolto in un amen, e sull'indice è comparso anche un Diamante Diamond pattern analisi tecnica.

Il Nasdaq ha segnato la terza seduta peggiore di sempre, perdendo quasi il 5%. Ma non hanno fatto meglio il Dow Jones (ha lasciato sul terreno il 3,12%) e lo S&P 500 (che ha perso il 3,44%).
Paradossalmente tutto questo sta succedendo nella stagione delle trimestrali migliori del previsto che in teoria dovrebbe spingere gli indici di Borsa verso l'alto.
Per contro il clima di avversione al rischio ha spinto il dollaro di nuovo verso l'alto.

venerdì 29 aprile 2022

Wall Street, pressione su Tesla dopo l'affare Musk-Twitter

L'operazione che ha portato Elon Musk a comprare Twitter si sta rivelando un boomerang... su Tesla a Wall Street. Il titolo dell'azienda di auto elettriche ha infatti perso il 16% sul listino NASDAQ. Questo scivolone è diretta conseguenza dell'operazione che il magnate australiano ha condotto sul famoso social network.

Le difficoltà di Tesla a Wall Street

Pochi giorni fa, dopo un lungo corteggiamento Elon Musk è riuscito a strappare il via libera da parte della dirigenza di Twitter all'operazione di acquisizione, per un importo di circa 44 miliardi di dollari.

Per finanziare questa operazione Musk ha fatto un’operazione di leveraged buyout (Lbo), nella quale ha dovuto cedere circa 4,4 di azioni Tesla, per un controvalore di 4 miliardi di dollari. Proprio questa massiccia vendita di titoli ha spinto a ribasso il titolo su Wall Street. In soli 4 giorni sono stati bruciati 150 miliardi di dollari di capitalizzazione. Sul grafico si è formato un uncino di Ross 123 high low.

Le preoccupazioni dei mercati

Questo scenario ha creato preoccupazione tra gli investitori di Tesla, che si sono chiesti se questa massiccia vendita sia stata solo un primo passo al quale ne seguiranno altri. Musk si è affrettato a smentire questa possibilità, anche se a Wall Street rimane un certo nervosismo.

Il problema è che se Musk decidesse di vendere un nuovo cospicuo pacchetto di azioni Tesla, rischierebbe di affossare ancora di più il titolo, che dal 4 aprile, ha perso il 20% del suo valore, passando da 1.145, 45 dollari a 877,51 dollari della chiusura di giovedì. Ma se il valore scende sotto la soglia dei 750 dollari ad azione, alcune banche potrebbero chiedere ulteriori titoli a garanzia come collaterali dei prestiti.

Il fatto che gli investitori non conoscano ancora l'impatto che l'acquisizione di Twitter provocherà su Tesla non fa che aggiungere volatilità al titolo sul listino di Wall Street. Del resto l'indicatore Relative volatility index RVI già si sta agitando un po'.

Le conseguenze economiche e non

Va aggiunto inoltre che si temono con solo conseguenze dal punto di vista economico, ma anche relativamente all'impegno e alla dedizione che il magnate australiano dedicherà alla propria azienda di auto elettriche. Del resto lo stesso Musk qualche tempo fa affermò che il tempo che dedica a Tesla vale un milione di dollari al minuto.
Quelle frasi oggi suonano come un boomerang.

mercoledì 27 ottobre 2021

Wall Street, fari accesi su Alphabet che supera anche le previsioni

Continua la raffica di trimestrali a Wall Street. Questa settimana stanno alzando il velo sui conti le grandi aziende della tecnologia. E' toccato anche ad Alphabet Inc (ossia Google) che ha facilmente superato le stime nel terzo trimestre fiscale.
Tuttavia, la marcia in Borsa non è stata altrettanto solida.

Aphabet alza il velo a Wall Street

Partiamo anzitutto dai dati tanto attesi da Wall Street, dove chi adotta la strategia trend following era curioso di sapere se restare o meno nel mercato.

Nel corso del trimestre, Alphabet ha registrato un utile netto di $18,94 miliardi. Significa un guadagno di quasi 28 dollari per azione. La crescita è evidente se si fa un confronto con lo scorso anno, quando il reddito netto fu $11,25 miliardi mentre il l'EPS si fermò a $16,40.

Fatturato e margine operativo

Riguardo al fatturato, la multinazionale americana ha generato 65,12 miliardi di dollari, oltre i 63,34 miliardi previsti dal mercato. Il fatturato del periodo è quindi cresciuto del 41% rispetto a un anno prima. Dopo aver sottratto le commissioni pubblicitarie di Alphabet, i ricavi si sono attesati a $53,62 miliardi di entrate. Anche in questo caso, il confronto con lo scorso anno è eclatante: furono $37,97 miliardi nel 2020.
L’azienda di Mountain View, California, ha affermato che il suo margine operativo si è attestato al 32% nel Q3, un netto aumento rispetto al 24% dello scorso anno.

I dati evidenziano che i timori riguardanti l'impatto delle modifiche alla privacy di Apple, non hanno avuto ripercussioni su Google, come invece era accaduto per Facebook e Snap. L'impatto delle modifiche alla privacy di Apple sulle entrate di YouTube è stato solo “modesto” nel terzo trimestre.

La reazione in Borsa

Eppure a Wall Street le azioni Alphabet inizialmente sono andate in calo. Perché?
Se la crescita del 59% dall’inizio dell’anno è enorme, viene evidenziato che la crescita di YouTube è stata più moderata del previsto.
Tuttavia, nel complesso sono ottimi numeri e gli analisti ritengono che le azioni sono ancora a buon mercato. Diversi segnali opzioni binarie gratis continuano a segnalare "buy", e c'è chi pensa che l'obiettivo di prezzo possa essere superiore al 30% rispetto a quello attuale.

martedì 26 ottobre 2021

Wall Street, Tesla supera 1 trilione di dollari di capitalizzazione

Un importante ordine di Hertz spinge le azioni Tesla a Wall Street, dove la società di Elon Musk per la prima volta supera i 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Entra così nel ristretto club guidato da Apple e Microsoft, con oltre duemila miliardi, seguite da Alphabet e Amazon. Si tratta di una pietra miliare raggiunta dalla compagnia, appena 11 anni dopo essere diventata una società negoziabile dal pubblico.

Il volo di Tesla a Wall Street

Hertz ha deciso di acquistare centomila EV Tesla allo scopo di elettrificare il suo parco veicoli per autonoleggio. L'ordine, secondo Bloomberg, potrebbe valere 4,2 miliardi di dollari, abbastanza per diventare il più grande mai effettuato nel settore dell'auto elettrica. Quando l'ordine sarà stato completato, la flotta EV del gigante dell'autonoleggio sarà del 20% del totale.

Proprio questo aspetto ha spinto i titoli dell'azienda di Musk a Wall Street, ossia il fatto che grandi aziende scommettono sempre di più sui veicoli elettrici e hi-tech.

Scatto in Borsa da record

Malgrado i dettagli finanziari precisi dell'operazione sono in realtà rimasti confidenziali, Tesla ha guadagnato a Wall Street fin da subito oltre il 9%, superando, a metà seduta, i mille miliardi di dollari di market cap e difendendo quel valore nel finale con un’avanzata del 12,66%.

Trimestrale d'oro

Va evidenziato che Tesla era già in corsa a Wall Street, dopo una trimestrale brillante. Ha infatti riportato un utile netto di $ 1,62 miliardi nel terzo trimestre, in crescita di quasi cinque volte rispetto ai $ 331 milioni guadagnati nello stesso periodo dell'anno scorso. 

Il profitto record è arrivato nonostante una carenza globale di chip e malgrado molti problemi alla catena di fornitura che hanno influito sull'intera industria dell'auto.
La società ha generato $ 13,76 miliardi di entrate nel terzo trimestre, un aumento del 56% dei $ 8,77 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. I ricavi sono stati del 15% superiori.

mercoledì 26 agosto 2020

Wall Street senza pietà: Exxon Mobil sbattuta fuori dal Dow Jones dopo quasi cent'anni

A Wall Street finisce un'epoca. Dopo quasi un secondo di storia tutta da raccontare, Exxon Mobil finisce fuori dall'indice Dow Jones, il più famoso listino al mondo. E come accade tipicamente nel mondo della finanza, sono i freddi numeri a decretare la fine della storia, senza alcun pathos, senza alcuna pietà. Sbattuta fuori e stop.

Si volta pagina a Wall Street

wall street
Exxon Mobil - prima compagnia petrolifera occidentale - abbandonerà il listino di Wall Street che raggruppa l'elite delle imprese, quello che include 30 delle aziende più famose al mondo. Aveva debuttato nel 1928. Si troverà in compagnia di altre due società meno famose, ovvero il gigante farmaceutico Pfizer e a Raytheon Technologies. Il loro posto verrà preso dal fornitore di software Salesforce.com, la biotech Amgen e Honeywell International (una che a sua volta venne buttata fuori dopo 83 anni di permanenza, e che ora ci tornerà).

Il tracollo del primo semestre

Eppure c'è stato un tempo in cui Exxon Mobil è stata la regina dell'indice, avendo il valore di Borsa più alto al mondo. E non è manco troppo indietro nel tempo, visto che parliamo degli anni 2003-2011. Poi le cose sono cambiate, anche se ancora oggi la sua capitalizzazione è elevatissima, circa 180 miliardi di dollari. Quest'utlima ha subito un tracollo negli ultimi mesi, perché se a inizio anno superava di 300 miliardi, il brusco calo del petrolio durante la crisi pandemica ha spinto al ribasso il titolo.

La scelta del Wall Street Journal

L'uscita dal Dow Jones però è frutto non della capitalizzazione in calo, ma del prezzo dell'azione. Infatti a differenza dell'indice S&P500, i membri del paniere non vengono determinati dalla capitalizzazione bensì dal prezzo delle azioni, fattore sul quale avviene la scelta del paniere da parte della redazione del “The Wall Street Journal”. Che ha deciso di chiudergli la porta in faccia, salvando soltanto Chevron come società operante nel settore oil.

giovedì 20 agosto 2020

Mercato azionario, il decennio da urlo di Apple lo spinge sui 2000 miliardi di capitalizzazione

Apple ha appena segnato un nuovo record sul mercato azionario, ma molti analisti pensano che la sua corsa non si fermerà qui. Il titolo dell'azienda di Cupertino, che è cresciuto di oltre il 50% nel 2020, ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 2.000 miliardi di dollari, divenendo la prima società americana a toccare il traguardo.

La corsa di Apple sul mercato azionario

apple mercato azionario
Il titolo di Apple ha toccato brevemente i 467,77 dollari sul mercato azionario, e questo ha spinto la capitalizzazione oltre il muro del nuovo record. Allargando lo sguardo al mondo intero e non solo al mercato americano, soltanto un'altra azienda era riuscita toccato tale livello, la Aramco, il colosso del petrolio saudita.

Appena due anni fa, il mercato azionario aveva festeggiato un primato analogo per Apple. Il 2 agosto 2018 infatti, era stata la prima società quotata della storia della Borsa statunitense a superare la soglia dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Ci erano voluti 42 anni per arrivare ai 1.000 miliardi, ne sono bastati appena altri due per arrivare ai 2.000 miliardi.

Il successo di Tim Cook

Va detto che l'ultimo decennio è stato eccezionale, legato soprattutto alla crescita innescata dal debutto degli iPhone. I "melafonini" hanno permesso all'azienda di Cupertino di trasformarsi da produttore di nicchia di computer in un colosso globale delle comunicazioni. Eppure erano in molti a non credere nella gestione Tim Cook, l'uomo chiamato a sostituire il cofondatore Steve Jobs, morto nel 2011 all'età di 56 anni per un tumore al pancreas. Cook invece ha saputo sconfiggere gli scettici convinti che l'eredità di Jobs fosse troppo pesante da potere gestire.

In buona compagnia

La corsa sul mercato azionario del colosso di Cupertino non è stata comunque solitaria. Durante la fase del lockdown, tutte le società tecnologiche sono cresciute a tassi impressionanti. Gli investitori infatti hanno puntato forte su queste aziende, nella convinzione che siano un rifugio dalla recessione da pandemia. E così la capitalizzazione di mercato di Apple, Amazon, Alphabet, Facebook e Microsoft è aumentata da marzo complessivamente di 3'000 miliardi di dollari, ovvero quanto le 50 aziende di maggior valore dello S&P 500.

venerdì 10 luglio 2020

Borse frenate dalla paura: asiatico giù, l'Europa parte male ma prova a risalire

La paura del coronavirus torna a spaventare le Borse, condizionandone il cammino. Dopo la seduta contrastata di Wall Street, in nottata i listini asiatici hanno accusato pesanti cali, proprio in sica alle brutte notizie che arrivano dal fronte sanitario.

I timori di nuovi contagi frenano le Borse

Il freno alle Borse lo hanno messo soprattutto un paio di notizie. L'OMS - Organizzazione mondiale della Sanità - ha avvertito che la diffusione del virus, che ha già infettato più di 12 milioni di persone a livello globale, sta "peggiorando" nella maggior parte del mondo. Secondo l'organismo internazionale, la diffusione del Covid-19 è fuori controllo soprattutto in alcuni Stati. Nel frattempo il consigliere per la salute della Casa Bianca, Anthony Fauci, ha detto che "gli stati con nuovi casi di coronavirus in rapida espansione dovrebbero seriamente considerare un nuovo lockdown".

Azionario asiatico in rosso

L'asiatico ha chiuso male e anche le piazze europee erano partite male nell'ultimo giorno della settimana, e al momento formano una candela spinning top. In Giappone, dove i casi di Tokyo sono saliti di 224 nuove unità, segnando un balzo record, l'indice Nikkei 225 ha chiuso in ribasso dell'1,06% a 22.290,81 punti. Anche le altre Borse asiatiche principali hanno chiuso male. Shanghai perde 1,28%, Sidney cala dello 0,77%, Seoul dello 0,84%. Anche Hong Kong scivola pesantemente (1,81%) dopo l'annuncio che la città stato da lunedì chiuderà tutte le scuole. Intanto Melbourne ripropone il lockdown. In questo contesto gli investitori si preparano al prossimo periodo di trimestrali societarie, che si prospetta il peggiore dal 2008.

Nota operativa: se  volete fare degli investimenti in modo non tradizionale sul Forex, studiate bene cosa una opzione vanilla put o call sulle coppie di valute prevede. Potreste trovare questo strumento molto interessante.

L'Europa prova a riprendersi

Anche i mercati azionari del Vecchio avevano aperto in flessione, dopo la caduta di ieri. In seguito erò hanno migliorato il loro andamento dopo i dati della produzione industriale in Francia e in Italia. A proposito di Italia, c'è molta attesa per il giudizio che in tarda serata Fitch darà sul debito sovrano, adesso pari a 'BBB-'. Non sono comunque previste sorprese.

martedì 14 maggio 2019

Azioni Apple, caduta pesante a Wall Street. Ecco perché...

La giornata di Apple a Wall Street è stata nerissima. Le azioni di Cupertino ha infatti perso il 5,81%, scivolando a 185,72 dollari. Si tratta del minimo degli ultimi due mesi.

I motivi del crollo delle azioni Apple

Ma cosa ha causato il tracollo delle azioni del colosso tech? Sono tre i fattori che hanno pesato sulle mosse degli investitori a Wall Street. Sicuramente sta incidendo la forte tensione che si respira sui mercati, a seguito della nuova escalation sul fronte della guerra commerciale USA-Cina. Questo ha spinto i mercati ad abbandonare le attività più rischiose, puntando sui rifugi sicuri. Inoltre la guerra dei dazi colpisce in modo ancor più diretto Apple, visto che i suoi prodotti diventano più cari in Cina, dove peraltro assemblea buona parte dei dispositivi.

In secondo luogo le azioni Apple pagano i dati in deciso calo del mercato nordamericano degli smartphone. Da gennaio a marzo le consegne sono diminuite del 18% su base annua. Complessivamente la quota è scivolata fino a 36,4 milioni di unità, che è il dato peggiore da 5 anni a questa parte. Le consegne di iPhone sono inoltre diminuite del 19%, e solo in parte questo bilancio viene compensato dall'ottima performance dell'XR, con conta 4,5 milioni di pezzi venduti in tre mesi.

La class action e il rischio multa

Infine c'è un altro fattore molto importante, che ha pesato sull'andamento delle azioni di Apple. Il colosso di Cupertino infatti ha subito una sconfitta legale contro i consumatori che l’accusavano di approfittare della posizione dominante per gonfiare i prezzi sull’App Store. La Corte Suprema degli USA (con cinque voti a favore e quattro contro) ha infatti confermato la decisione del tribunale di primo grado, che aveva già dato l'ok ad una class action contro l'azienda produttrice dell’iPhone. Una decisione contro la quale Apple si era appellata. Ma ora che ha perso, rischia di subire una multa da centinaia di milioni di dollari.

martedì 18 dicembre 2018

Wall Street si avvia a chiudere l'anno peggiore dal 2008

Addio ai guadagni. Il pesante crollo che è stato registrato a Wall Street, ha finito per cancellare tutti quello che di buono era stato fatto nel corso del 2018. Ma ancora peggio, getta pesantissime ombre sul prossimo futuro.

L'aria che tira a Wall Street

Alla fine di una giornata nerissima, il Nasdaq ha perso il 2,27%. Malissimo sia lo S&P 500 che perde il 2,08% che il Dow Jones in retromarcia del 2,11 per cento. Ma lo scivolone di questi giorni a Wall Street non è stato certo un fatto isolato e improvviso. Anzi, il crollo di Wall Street era nell'aria già da diverso tempo. Infatti è dal mese di settembre che la borsa americana ha vissuto una impennata di volatilità, dopo aver bucato tutti i record. E il bilancio complessivo di quest'anno è tale che il ribasso accumulato dagli indici di borsa potrebbe configurare il peggiore anno dai tempi della grande crisi finanziaria del 2007-09.

Ma cosa ha determinato questa corsa alle vendite? Hanno coagito diversi fattori.

I motivi del calo

Anzitutto l'evidenza che la marcia spedita dell'economia a stelle e strisce s'è fermata. Lo dimostrano diversi indici (l'ultimo è stato l'Empire State manufacturing index), anche se le stime proiettano una crescita del 2,5% anche per l’anno a venire. Per questo molti investitori sono adesso in attesa della guidance di politica monetaria della Fed, che verrà resa nota mercoledì al termine della due giorni di meeting della Banca centrale Usa (che intanto dovrebbe aumentare i tassi). A tutto questi si sommino le negative notizie per quello che riguarda l'Obamacare (decretato incostituzionale, con conseguente crollo di tutti gli undici settori del comparto sanitario) e le solite dichiarazioni del presidente americano Trump, che hanno creato tensione con la FED.

E poi c'è la curva dei rendimenti. Le ultime sei recessioni (dal 1978 al 2008) sono state anticipate da un’inversione della curva dei rendimenti tra la scadenza a 10 e quella 2 anni. In sostanza quando i tassi dei titoli a 2 anni hanno superato quelli a 10. Oggi come oggi la differenza è di appena 15 punti base, per cui siamo vicini.

mercoledì 5 settembre 2018

Wall Street, la corsa di Amazon taglia il traguardo dei 1000 miliardi

Un altro membro si iscrive nell'elite esclusiva delle società giunte a 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione a Wall Street. Il traguardo è stato infatti tagliato anche da Amazon, che raggiunge così l'altro colosso hi tech Apple (che aveva superato la storica soglia lo scorso 2 agosto). La conquista della soglia è avvenuta però più velocemente di quanto abbia fatto l'azienda di Cupertino, Amazon infatti ci ha messo 21 anni, mentre Apple 38.

La corsa di Amazon a Wall Street

La società di commercio elettronico statunitense è riuscita nell'impresa in una sessione non brillante per i listini americani, arrivando a superare la quota dei 2.050,27 dollari per azione. La corsa spedita dei titoli Amazon a Wall Street è cominciata un anno fa, quando valevano meno della metà di quel che valgono adesso. Dall'ultimo "black Friday" ad oggi hanno guadagnato il 109%. Da gennaio invece la crescita è stata di circa il 75%, aggiungendo 435 miliardi di dollari di valore alla società.

Questa performance assume ancora più rilievo se si pensa che a Wall Street, l'indice S&P500 nel frattempo è salito "solo" dell’8%. Niente male se si pensa che 24 anni fa, questa azienda nasceva all'interno di un garage di Seattle (come libreria online). Amazon oggi vanta vendite per 200 miliardi di dollari l'anno, con quasi 600mila dipendenti sparsi su tutto il globo. Il successo di questa azienda lo dimostra un dato: ogni americano che spende un dollaro facendo acquisti online, mezzo lo spende su Amazon.

Va detto che a Wall Street sono quasi tutti convinti che la corsa di Amazon non sembra destinata a fermarsi. Il colosso americano infatti si è introdotto nel settore della sanità a stelle e strisce, si sta affermando sulle raccolta pubblicitaria online, e allo stesso tempo alcune indiscrezioni riportano che ha avviato contatti con Hollywood per finanziare alcuni film in cambio dei diritti online.

venerdì 23 marzo 2018

Wall Street scivola sulle tensioni per una guerra commerciale

La guerra dei dazi dà un brutto colpo a Wall Street, che è andata in deciso calo. La Borsa americana ha chiuso la peggiore sessione dell'ultimo mese e mezzo dopo che il Presidente Donald Trump ha firmato il provvedimento che impone nuovi dazi su alcuni prodotti cinesi, annunciando peraltro che questa sarà solo la prima di molte iniziative simili. Al momento non si conosce ancora la composizione della lista di prodotti colpiti dalle nuove imposte, ma è solo questione di giorni.

L'ansia a Wall Street

tradingSe alla questione dazi si aggiunge poi la bufera che ha colpito il settore tecnologico dopo il caso Facebook, e i segnali non univoci arrivati dalla FED circa il crono-programma di aumento dei tassi, è chiaro che il quadro ha messo in allarme gli investitori. A Wall Street l’indice Dow Jones chiude a -2,93% e il Nasdaq a - 2,43 (S&P500 -2,52%). Non è andata meglio in Europa, dove Piazza Affari è  stata la peggiore (FTSE MIB -1,85%). Chiaramente le vendite si sono concentrate sui titoli delle materie prime e quelli tecnologici e auto. Nel resto d'Europa, Francoforte ha lasciato sul terreno l'1,7% nell'indice Dax30.

UE esclusa dall'applicazione delle tariffe

Tornando alla questione dei dazi americani su acciaio e alluminio, il rappresentante per il Commercio Usa - Robert Lighthizer - ha chiarito che anche la Ue verrà esclusa dall'applicazione. Altresì "graziati" sono Brasile, Corea del Sud, Argentina e Australia. Le restrizioni imposte dal governo americano hanno un controvalore di 60 miliardi di dollari sui prodotti cinesi.

La Cina pronta allo scontro

Una misura che Pechino è già pronta a contrastare. Anche se la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, ha ribadito che "la Cina non vuole combattere una guerra commerciale con nessuno", è chiaro che il livello di tensione sta aumentando. Secondo il Wall Street Journal, Hua Chunying avrebbe riposto: "Se ci sono forze che ci costringono a combatterne una, non saremo spaventati, né ci nasconderemo".

venerdì 28 aprile 2017

Wall Street, brillano i colossi dell'alta tecnologia: trimestrali da urlo

I colossi della tecnologia brillano a Wall Street, mantenendo le aspettative che c'erano a inizio 2017. Da Alphabet a Amazon, sono in tante le aziende che hanno messo a segno robuste performance durante il primo quarto dell'anno, confermando che questo settore mostra ancora grande vitalità.

I risultati a Wall street

La casa madre di Google, ovvero Alphabet, ha aperto la stagione delle trimestrali segnando un giro d'affari in ascesa del 22%. Ben oltre le aspettative. I profitti del colosso high-tech sono saliti del 28,5%, ed ogni azione ha prodotto utili per 7,73 dollari. Inutile dire che il titolo a Wall Street continua a ritoccare i massimi.

Benissimo anche Amazon, le cui azioni hanno registrato un incremento unitario di utile pari al 41%. Le entrate invece hanno registrato un incremento del 23%. La divisione di Web Services ha visto le entrate balzare di quasi il 43%, oltre le attese.

Il risultato di Microsoft


Non si può non citare anche Microsoft, che ha registrato profitti per 4,8 miliardi, in rialzo di circa il 30% e comunque oltre le aspettative. E dire che il giro d'affari non è neppure andato bene come era stato previsto inizialmente, dal momento che è stato di 22,1 miliardi a fronte di una previsione di 23,62 miliardi.

Proprio il giro di affari ha invece reso felice Azure, che compete con Amazon Web Services nelle piattaforme cloud per il business. Qui parliamo di un aumento di quasi il doppio, visto che è stato del 93%. Infine c'è Inter, leader dei microprocessori. I profitti sono andati in rialzo del 50% a 3 miliardi, e anche in questo caso il risultato è stato pure peggiore delle aspettative, visto che le entrate sperate sono cresciute solo del 7%.

giovedì 13 ottobre 2016

Wall Street sta per accogliere Snapchat, il colosso da 150 milioni di messaggi al giorno

Sta già scaldando Wall Street, anche se il suo sbarco è previsto solo a marzo prossimo. Intanto, però, arriva un passo importante per Snap Inc, ovvero l'azienda che ha inventato Snapchat, una delle app più utilizzate (soprattutto dai più giovani) per inviare contenuti multimediali.
Finalmente l'azienda è pronta all'Ipo, ovvero la quotazione in Borsa. Lo sbarco a Wall Street dell'impresa con sede a Venice (California) dovrebbe come detto avvenire a marzo. Secondo le prime indiscrezioni, a curare la messa su piazza dell'azienda ci saranno anche Morgan Stanley e Goldman Sachs.

Il valore dell'operazione per sbarcare a Wall Street


Per quanto riguarda la valutazione, si parla di importi esorbitanti per il servizio di messaggistica istantanea fondato nel 2011. Il valore dell'operazione dovrebbe infatti essere fino a 25 miliardi di dollari, ovvero 22,6 miliardi di euro secondo il cambio euro dollaro di oggi. Il che fa gioire anche i due advisor dell'operazione (appunto Morgan Stanley e Goldman Sachs) visto che potrebbero intascare una commissione del 30-40% sul totale dell'Ipo.

Snapchat ogni giorno fa transitare circa 150 milioni di messaggi che si "autodistruggono" una volta visti o letti. Il colosso social ha già spodestato nelle preferenze degli utenti un altro leader come Twitter, e andando sul mercato potrebbe crescere ancora di più.

Lo sbarco in Borsa dovrebbe dare qualche scossa si spera positiva, dopo le performance non proprio memorabili messe a segno dal settore negli ultimi tempi. Per non parlare dell'eccitazione di coloro che fanno trading online (azioni o opzioni binarie che siano), di avere a che fare con uno strumento che molti di loro stessi amano e utilizzano quotidianamente.