lunedì 6 maggio 2019

Mercati finanziari scossi dalle nuove minacce di Trump

La settimana dei mercati finanziari s'è aperta con le ripercussioni della nuova tensione USA-Cina. A farne le spese sono stati soprattutto i mercati emergenti, che hanno perso molto terreno contro il dollaro. Chi ne ha beneficiato invece è stato lo Yen, favorito dal suo status di valuta rifugio.

La minaccia di Trump e i mercati finanziari

La nuova miccia è stata innescata da Trump sul finire della settimana scorsa. L'inquilino della Casa Bianca ha infatti minacciato di alzare i dazi sulle merci cinesi, perché secondo lui i negoziatori di Pechino stanno temporeggiando nel soddisfare le sue richieste. Appena venerdì, lo stesso Trump aveva citato i progressi nei negoziati, elogiando il presidente cinese Xi Jinping. Adesso invece questa nuova frizione adesso rischia di far deragliare i negoziati in corso tra Washington e Pechino, ed ha immediatamente acceso i timori dei mercati finanziari.

L'andamento del dollaro

Durante l'avvio delle contrattazioni sui mercati finanziari tra domenica e lunedì, lo yen giapponese - classica valuta rifugio - si è apprezzato fino a un massimo dello 0,75% contro il dollaro (il biglietto verde è scivolato a un minimo di cinque settimane). Per la rabbia di chi adotta una strategia forex spread trading, malissimo invece sono andate le valute emergenti, da sempre più esposte al clima che si respira a livello internazionale. Il Rand sudafricano era arrivato a perdere quasi un punto percentuale contro il dollaro, così come il peso argentino. Caso a parte è la Lira turca, scesa ai minimi da oltre sette mesi per via dell'annullamento delle recenti elezioni e la decisione di tornare alle urne.

L’EUR-USD aveva inizialmente subito un calo, ma in seguito è tornato ai livelli di chiusura di venerdì attorno quota 1,12. Il biglietto verde guadagna invece contro la Sterlina inglese (GBP-USD), in calo di circa lo 0,6%. Come si può vedere sulla migliore piattaforma trading Forex online, l'indice del dollaro (che misura la valuta statunitense rispetto a un paniere di sei principali rivali) è leggermente variato a 97,527.

venerdì 3 maggio 2019

Pagamenti, presto Facebook potrebbe lanciare una sua valuta virtuale

Un nuovo sistema per i pagamenti potrebbe presto rivoluzionare il modo di fare acquisti di miliardi di utenti, mettendo in seria difficoltà soprattutto il settore delle carte di credito. Questo perché lo starebbe per lanciare Facebook, il colosso social di Zuckerberg che ogni mese viene utilizzato da 2,7 miliardi di persone (incluse le applicazioni WhatsApp, Instagram o Messenger).

La Facebook-coin per i pagamenti

La notizia è stata data dal Wall Street Journal, secondo il quale l'azienda starebbe pianificando un sistema per pagamenti basato su criptovaluta, simile al Bitcoin ma con una differenza fondamentale: la moneta virtuale di Facebook non sarebbe fluttuante ma avrebbe un valore fisso. Questo impedirebbe le fortissime fluttuazioni di origine speculativa, che invece caratterizzano le altre criptovalute. Se confermata, la notizia sarebbe durissima per il settore delle carte di credito, dal momento che il “bitcoin” di Facebook non imporrebbe commissioni per gli acquisti online e quindi potrebbe mettere in pericolo il business degli operatori delle carte di credito.

La moneta digitale di Facebook (fulcro di un progetto iniziato più di un anno fa e denominato "Progetto Libra") potrà essere utilizzata sia per acquistare prodotti in rete, sia su Facebook come moneta di scambio tra gli utenti.

L'azienda non si sbilancia
 
Al momento non sono giunte conferme da Facebook, che si limita a dire che sta "esplorando diverse applicazioni per la tecnologia delle criptovalute". Tuttavia, secondo il quotidiano statunitense, l'azienda di Zuckerbeg starebbe già reclutando dozzine di operatori legati a siti di e-commerce o ai servizi finanziari per lanciare la propria rete. Inoltre ha già aperto delle negoziazioni con società di servizi finanziari e di pagamento come Visa e Mastercard, ma anche con società specializzate nei pagamenti elettronici come First Data.

giovedì 2 maggio 2019

Federal Reserve non dà retta a Trump: niente tagli nel 2019

L'appuntamento più atteso dai mercati nel primo giorno di maggio era con la Federal Reserve. Il meeting di politica monetaria della banca centrale americana alla fine non ha prodotto sorprese.

La decisione della Federal Reserve

La FED ha infatti deciso di non toccare i tassi di interesse, così come si aspettavano gli economisti. Il costo del denaro rimane così compreso nell'intervallo tra il 2,25% e il 2,50%. L'ultimo ritocco operato dall'istituto centrale risale allo scorso dicembre, quando il FOMC decise di aumentare i tassi di 25 punti base, per la quarta volta nel 2018. La FED ha quindi deciso di non dare ascolto al presidente Trump, che di recente aveva alzato al pressione sull'istituto centrale chiedendo un taglio dei tassi, così da stimolare la crescita economica a stelle e strisce.

Secondo la Federal Reserve non ci sono motivi per cambiare la propria azione, che viene ritenuta "appropriata al momento", tenendo conto della crescita (PIL a 3,2% nel primo trimestre) e della solidità dell'economia americana. Il capo della FED, Powell ha aggiunto che "non esiste un valido motivo per spostare la politica monetaria, in entrambe le direzioni". In sostanza ha spento le ipotesi di un taglio dei tassi nei prossimi mesi.

La reazione dei mercati

Le parole del capo della Federal Reserve hanno ridotto le probabilità di taglio dei tassi (così come si rilevano dai futures) al 55%, in calo dal 66% di martedì. La conseguenza è che i mercati hanno spinto il dollaro al rialzo, e i migliori segnali forex free hanno cominciato a puntare tutti sul greenback. Prima della parole di PoweIl, il biglietto aveva accusato perdite contro l'euro a causa del rapporto deludente sull'attività manifatturiera degli Stati Uniti. Quest'ultima ha avuto una frenata brusca ad aprile, peggiore delle attese. L'EURUSD si era portato a un massimo settimanale a 1,125, ma in seguito è sceso a 1,1925.

Il dollaro è rimbalzato anche contro yen e sterlina, come si può vedere aprendo uno dei tanti broker online affidabili. Alla fine della sessione USA, l'indice del biglietto verde è salito a 97,73 dopo aver raggiunto un minimo di sessione a 97,15.