mercoledì 11 gennaio 2023

Lavoro, mismatch domanda-offerta: le aziende cercano personale ma non lo trovano

Uno dei gravi problemi dell'Italia è la difficoltà dei giovani di trovare lavoro. Ma non tutti sanno che uno degli aspetti di questo problema non è che le aziende non assumono, bensì che non trovano candidati adeguati. Peraltro non è un problema che si è sviluppato dal nulla, anzi dura da tanti anni e probabilmente continuerà ad aggravarsi.

La fotografia del mercato del lavoro

Ad illustrare la situazione è l’ultimo bollettino del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL, dal quale emerge che le imprese hanno grosse difficoltà di reperimento del personale, che si manifestano nel 45,3% dei casi. Si tratta di una percentuale in crescita del 7% rispetto allo scorso anno.

Quindi il lavoro ci sarebbe eccome. A dicembre 2022 erano in programma 329.000 assunzioni di nuove risorse da parte delle imprese, e nel trimestre dicembre 2022-febbraio 2023 questo numero sale a 1,2 milioni. Praticamente la stessa cifra di un anno fa, ed anche la stessa cifra che c'era prima dello scoppio del Covid.

Ma alla fine le assunzioni saranno molte di meno, perché il reperimento del personale talvolta è una sfida che si perde. Sembra in base agli ultimi dati, delle 329.000 assunzioni programmate per dicembre, almeno 149.000 saranno difficoltose, se non impossibili.

I profili più difficili da trovare

Le imprese fanno una fatica enorme a trovare personale adeguatamente preparato, e su quei pochi candidati disponibili c'è una folta concorrenza. Le imprese fanno a gara per attirare i “pochi” talenti presenti sul mercato del lavoro.

Forse può interessare: in Italia ci sono oltre 3 milioni di giovani senza studio né lavoro.

Le professioni più difficili da reperire sono gli specialisti nelle scienze della vita (82,7%), i tecnici della salute (62,7%), i tecnici in campo ingegneristico (58,7%), i tecnici di gestione (58,6%) e i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (54,4%). Ma è un problema anche la ricerca di dirigenti (72,8%), di operatori della cura estetica (69,6%), meccanici, montatori, riparatori e manutentori (69,4%), operai di macchine automatiche e semiautomatiche (61,7%).

giovedì 5 gennaio 2023

Banca Centrale USA esclude tagli dei tassi di interesse nel 2023

I mercati finanziari aspettavano con trepidazione la pubblicazione dei verbali relativi all'ultimo incontro di politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale USA ha raffreddato le speranze di assistere ad una riduzione del costo del denaro già nel corso di quest'anno.

I verbali della banca centrale USA

Le minute si riferiscono alla riunione di politica monetaria che c'è stata a dicembre, quando la banca centrale USA ha innalzato l'intervallo del tasso sui fondi federali di 50 punti base, dal 4,25 al 4,50%, il livello più alto in 15 anni.
Le proiezioni economiche suggeriscono che il picco dei tassi di interesse sarà più alto di quanto previsto: 5,1% nel 2023, rispetto alla proiezione di settembre del 4,6%.

Annotazione: le decisioni della FED sono importanti nel trading, anche in virtù delle correlazioni forex e valute correlate.

Strette in arrivo

Nonostante il rallentamento del ritmo degli aumenti (50 pb dopo quattro aumenti consecutivi di 75 pb), la Banca Centrale USA ritiene che non sia ancora giunto il momento di allentare la presa.
Secondo i responsabili di politica monetaria, ulteriori aumenti del costo del denaro sono appropriati per cercare di raggiungere l'obiettivo della Fed di stabilità dei prezzi e di massima occupazione. Gli aumenti del costo del denaro che ci saranno in futuro terranno conto non solo dei dati in arrivo, ma anche del fatto che la trasmissione della politica monetaria avviene in ritardo sull'economia reale.

No ai tagli prematuri

Nessuno dei partecipanti al meeting ha sostenuto l'ipotesi di effettuare un taglio al costo del denaro già nel 2023. Anzi, molti membri bel FOMC hanno evidenziato come ci sono precedenti in cui l'uscita prematura dalla politica monetaria aggressiva ha causato più problemi rispetto ad una permanenza più prolungata.
La prossima riunione di politica monetaria della Fed è prevista per il 31 gennaio-1 febbraio. Gli analisti danno una probabilità del 69,2% di un aumento del tasso di 25 punti base, e una probabilità del 30,8% di un aumento del tasso di 50 punti base.

Gli effetti sul dollaro

Nonostante l'aggressività della FED, l'indice del dollaro ha mantenuto il suo recente calo, poiché i segnali aggressivi della banca centrale USA non sono riusciti a scuotere il mercato. Il dollar Index è rimasto attorno quota 104. I migliori indicatori di volatilità trading evidenziano ancora incertezza sul biglietto verde.       
Inoltre un miglioramento della propensione al rischio a livello globale ha ulteriormente pesato sul biglietto verde.

martedì 3 gennaio 2023

Consumi, i saldi invernali rischiano il flop

Uno degli appuntamenti più attesi per il mondo del Commercio sono i saldi invernali che sono pronti a scattare in tutta Italia. Ma quest'anno, complice una crisi che spinge a ridurre i consumi, anche i soldi rischiano di fare flop.

Crisi saldi e consumi

Ufficialmente il periodo delle promozioni post natalizie comincerà il 5 gennaio in tutta Italia. Tuttavia in Sicilia sono già cominciati il 2 gennaio, mentre in Valle d'Aosta iniziano il 3 gennaio e in Trentino Alto Adige soltanto il 7 gennaio.

Secondo un'indagine del centro studi Confimprese, quest'anno la riduzione dei consumi da parte delle famiglie spingerà soltanto il 30% ad approfittare delle promozioni invernali, mentre la gran parte si dichiara molto indecisa.

La notizia confortante arriva dalla fetta di coloro che hanno già comunicato l'intenzione di non sfruttare i saldi. Rispetto all'anno scorso, infatti, questa percentuale si è più che dimezzata, scendendo da quasi 19% fino a poco meno del 8%.

Le ragioni di chi decide di non comprare

La maggior parte di loro dichiara come motivazione principale la decisione di risparmiare per acquisti più interessanti in futuro, ma perché l'attuale situazione di crisi economica spinge a ridurre i consumi in generale.
In generale comunque, gli italiani preferiscono destinare i risparmi non agli acquisti di bene voluttuari, ma alle vacanze (soprattutto in Italia).

La spesa

Nonostante la stretta sui consumi, la spesa prevista per sfruttare i soldi dovrebbe aumentare quest'anno fino a €259 per nucleo familiare. Tuttavia soltanto il 6,9% delle famiglie prevede un aumento rispetto allo scorso anno.

I prodotti più richiesti

Tra le categorie merceologiche, abbigliamento-accessori è la principale voce di spesa per il 68,6% delle famiglie, seguita ad ampia distanza dai prodotti igiene e beauty (37,2%) e dall'elettronica di consumo (35,3%). Nei canali di vendita continua la forte progressione dello shopping cittadino, indicato come prima scelta dal 36,3% delle famiglie. Arretrano sia i centri commerciali (39,5%) sia l'online (12,2%).