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mercoledì 25 ottobre 2023

Banca Centrale del Canada conferma i tassi come previsto

Non sono giunte sorprese dal fronte dei tassi di interesse in Canada. La banca centrale nordamericana ha infatti lasciato il costo del denaro al 5%, sui massimi di 22 anni come si aspettavano gli esperti dei mercati finanziari.
Si tratta della seconda riunione consecutiva al termine della quale il consiglio direttivo della BoC ha deciso di non ritoccare i costi di finanziamento.

La mossa della banca centrale

Secondo i membri del board della Bank of Canada, le strette monetarie effettuate finora stanno arginando l'inflazione, ma al tempo stesso stanno facendo vedere i loro effetti sulla crescita economica, rallentandola. Per questo motivo hanno voluto assumere un atteggiamento cauto, evitando un eccessivo inasprimento della politica monetaria. 

Tuttavia hanno precisato che le future decisioni sui tassi di interesse dipenderanno dall'andamento dei dati macroeconomici in arrivo.

Annotazione: i dati sull'inflazione e la politica monetaria sono importantissimi per chi fa tecniche di trading intraday.

Inflazione In frenata

A proposito di dati macroeconomici, l'ultimo report sull'inflazione ha evidenziato un rallentamento al 3,7% nel mese di settembre, rispetto al 4% registrato ad agosto. Il dato è stato migliore rispetto a quello che si attendevano i mercati, ossia una conferma ai livelli precedenti. Su base mensile il CPI è sceso dello 0,1%, la prima riduzione dell'anno.

Questo report ha alimentato le speranze di disinflazione dell'economia, malgrado l'impennata dei prezzi del petrolio che limita la domanda di esportazioni canadesi.
Anche il tasso medio troncato attentamente osservato dalla BoC è sceso più del previsto al 3,7%, eguagliando il minimo di 19 mesi toccato a giugno.

Secondo le previsioni della Bank of Canada l'inflazione scenderà al 2% entro il 2025.
Intanto la crescita del PIL e le vendite al dettaglio canadesi sono rimaste stagnanti. I politici hanno tagliato le previsioni di crescita sia per il 2023 che per il 2024.

La reazione del mercato

Dopo la decisione della Banca Centrale del Canada, il dollaro CAD si è leggermente indebolito nel cambio rispetto al dollaro americano. Il cross USDCAD - negoziabile sugli opzioni binarie broker Europa - è giunto a quasi 1,38, ossia il livello più basso da metà marzo.
Il rapporto tra le due valute è in trend crescente dall'inizio di maggio quando si trovava poco sopra 1,31.

giovedì 5 gennaio 2023

Banca Centrale USA esclude tagli dei tassi di interesse nel 2023

I mercati finanziari aspettavano con trepidazione la pubblicazione dei verbali relativi all'ultimo incontro di politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale USA ha raffreddato le speranze di assistere ad una riduzione del costo del denaro già nel corso di quest'anno.

I verbali della banca centrale USA

Le minute si riferiscono alla riunione di politica monetaria che c'è stata a dicembre, quando la banca centrale USA ha innalzato l'intervallo del tasso sui fondi federali di 50 punti base, dal 4,25 al 4,50%, il livello più alto in 15 anni.
Le proiezioni economiche suggeriscono che il picco dei tassi di interesse sarà più alto di quanto previsto: 5,1% nel 2023, rispetto alla proiezione di settembre del 4,6%.

Annotazione: le decisioni della FED sono importanti nel trading, anche in virtù delle correlazioni forex e valute correlate.

Strette in arrivo

Nonostante il rallentamento del ritmo degli aumenti (50 pb dopo quattro aumenti consecutivi di 75 pb), la Banca Centrale USA ritiene che non sia ancora giunto il momento di allentare la presa.
Secondo i responsabili di politica monetaria, ulteriori aumenti del costo del denaro sono appropriati per cercare di raggiungere l'obiettivo della Fed di stabilità dei prezzi e di massima occupazione. Gli aumenti del costo del denaro che ci saranno in futuro terranno conto non solo dei dati in arrivo, ma anche del fatto che la trasmissione della politica monetaria avviene in ritardo sull'economia reale.

No ai tagli prematuri

Nessuno dei partecipanti al meeting ha sostenuto l'ipotesi di effettuare un taglio al costo del denaro già nel 2023. Anzi, molti membri bel FOMC hanno evidenziato come ci sono precedenti in cui l'uscita prematura dalla politica monetaria aggressiva ha causato più problemi rispetto ad una permanenza più prolungata.
La prossima riunione di politica monetaria della Fed è prevista per il 31 gennaio-1 febbraio. Gli analisti danno una probabilità del 69,2% di un aumento del tasso di 25 punti base, e una probabilità del 30,8% di un aumento del tasso di 50 punti base.

Gli effetti sul dollaro

Nonostante l'aggressività della FED, l'indice del dollaro ha mantenuto il suo recente calo, poiché i segnali aggressivi della banca centrale USA non sono riusciti a scuotere il mercato. Il dollar Index è rimasto attorno quota 104. I migliori indicatori di volatilità trading evidenziano ancora incertezza sul biglietto verde.       
Inoltre un miglioramento della propensione al rischio a livello globale ha ulteriormente pesato sul biglietto verde.

mercoledì 5 gennaio 2022

Tassi di interesse, la banca centrale polacca li alza ancora

Cambiano ancora i tassi di interesse di riferimento in Polonia. Nella giornata di martedì infatti, la Banca Centrale polacca ha deciso di operare una nuova stretta di politica monetaria. Il tasso di interesse di riferimento è stato alzato di 50 punti base, portandolo al 2,25%.
La Banca Centrale ha inoltre aumentato anche il tasso Lombard, quello sui depositi e quello di risconto.

La Polonia e i tassi di interesse

L'istituto centrale polacco ha così effettuato la quarta stretta consecutiva a partire da ottobre 2020. In questi mesi il tasso di interesse è stato complessivamente aumentato di 215 punti base

Le mosse recenti della banca centrale della Polonia rispondono all'esigenza di contrastare la crescente inflazione. I prezzi al consumo infatti continuano a correre, e il tasso di inflazione a dicembre è schizzato al 7,8%, ossia il valore più alto degli ultimi 20 anni. Volendo rappresentare graficamente l'andamento dell'inflazione, si disegnerebbe una candela spinning top.

Vale la pena evidenziare che il target fissato dalla Banca Centrale polacca e del 2,5% (più o meno un punto percentuale).

La ripresa economica polacca

Dal punto di vista generale, la Polonia sta viaggiando lungo il percorso della ripresa economica. L'economia polacca è cresciuta del 5,3% su base annua nel terzo trimestre di quest'anno, in calo dall'11,2% nel secondo trimestre, e NBP ha affermato di aspettarsi che le condizioni economiche rimangano favorevoli nei prossimi trimestri.
Malgrado una nuova ondata di infezioni da Covid, i dati mensili sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio confermano la ripresa economica. Come sono più confortanti anche i dati sul mercato del lavoro.

La reazione dei mercati

Nel frattempo la mossa della NBP non ha mosso granché lo Zloty polacco. Il cambio USDPLN rimane infatti in prossimità della soglia di 4,00, e sta testando la EMA50 (qui si parla invece delle previsioni cambio euro real brasiliano). I mercati infatti aspettano con ansia di conoscere il contenuto delle minute della Federal Reserve, per capire meglio l'orientamento della banca centrale statunitense sul fronte dei tassi di interesse.

giovedì 26 agosto 2021

Banca centrale della Corea del Sud, primo rialzo dei tassi dopo il Covid

La banca centrale della Corea del Sud aumenta i tassi. Quella coreana è quindi la prima grande economia asiatica a inasprire la sua politica monetaria da quando è scoppiata la pandemia.
La Bank of Korea ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base.
Passa così dal minimo storico dello 0,50% al nuovo livello di 0,75%. Per l'istituto centrale coreano è il primo rialzo in quasi tre anni. 

La decisione è stata adottata con il voto di maggioranza del comitato di politica monetaria, e trova la sua ragione nella necessità di fronteggiare l'aumento dell'inflazione e a frenare il rialzo dei debiti delle famiglie.

Cosa ha deciso la banca centrale della Corea del Sud

La situazione economica della Corea del Sud è incoraggiante, malgrado il Paese stia fronteggiando un brutto focolaio di Covid-19. I contagi giornalieri sono oltre il migliaio da più di 50 giorni. Eppure, grazie a una forte domanda internazionale di chip, il paese sta vivendo una forte ripresa.
Secondo i policy maker della banca centrale della Corea del Sud, l'economia continuerà a svilupparsi in modo crescente, grazie al sostegno dei consumi privati e alla progressione delle campagne di vaccinazioni. Inoltre esportazioni e investimenti dovrebbero procedere a buon ritmo.

Le previsioni della banca centrale della Corea del Sud

Per il 2021, la banca centrale della Corea del Sud si aspetta una crescita 2021 al 4%, così come era stato previsto a maggio.
L'inflazione invece dovrebbe salire al 2%, andando oltre l'ultima previsione formulata a maggio dell'1,8%. Quella "core", ossia depurata delle componenti più volatili, dovrebbe invece aggirarsi verso l'1%.

Precisazione: chi sa scalping forex come fare, sa bene che il Won coreano non è una delle valuta migliori su cui adottare questa strategia.

Ripercussioni sullo Won

Intanto la decisione della banca centrale della Corea del Sud non sembra avere creato scosse allo won, che comunque ha arrestato il declino che ormai andava avanti da due mesi e mezzo rispetto al dollaro. Il cambio USDKRW aveva raggiunto quota 1174 durante agosto, sui massimi di circa un anno (è interessante fare una analisi tecnica Forex su questa coppia valutaria).
Il trend rialzista però adesso ha concesso una tregua, mentre gli investitori sono concentrati sul vertice di Jackson Hole che si terrà online giovedì e venerdì.

La la banca centrale della Corea del Sud ha ancora due decisioni sui tassi per quest'anno, e gli economisti ritengono che la banca effettuerà almeno un altro aumento dei tassi quest’anno.

mercoledì 23 dicembre 2020

Federal Reserve, buon compleanno. 107 anni fa nasceva la banca centrale più importante al mondo

E' un giorno particolare per la Federal Reserve americana. Si festeggia infatti la sua nascita, avvenuta il 23 dicembre del 1913 dopo una decisione del Congresso americano. Anche se in realtà quel "parto" fu abbastanza lungo e complesso, visto che ci vollero circa 3 anni prima che l'istituto centrale più importante al mondo diventasse operativo.

I centosette anni della Federal Reserve

Nel corso dei suoi 107 anni di storia, la Federal Reserve ne ha viste di cotte e di crude. La banca centrale ha affrontato crisi durissime e guerre sanguinose. Ma anche pandemie, come quella che tuttora ci sta affliggendo sia dal punto di vista sanitario che economico.

Quando si decise di creare la FED, il Congresso si spaccò. Non si voleva infatti una banca centrale nel senso stretto del termine, giacché occorreva rispettare la vocazione federalista degli USA. Si decise così di realizzare una struttura decentrata, il Federal Reserve System, che fosse in grado di recepire i diversi impulsi che gli potevano giungere dalle varie zone del paese.
Nel sistema infatti non è parte solo la Banca centrale con sede a Washington, ma anche diverse banche centrali regionali, sparse in 15 stati del Paese. Il tutto sotto l'autorità del Governo, e con un Segretario al Tesoro che è automaticamente membro del board della Fed.

Le tappe cruciali della storia

La Federal Reserve deve gestire la politica monetaria, a volte allentando i cordoni del credito e a volte stringendoli. Non sempre le sue scelte sono risultate felici. Durante la crisi del 1929 ad esempio, la sua politica monetaria restrittiva finì per rendere più grave la crisi stessa.

Anche a seguito di quegli errori, nel 1935 venne rivista la struttura della FED. Il Federal Reserve Board venne cambiato in Board of Governors, e venne creato il FOMC (Federal Open Market Committee), che è tutt'oggi il comitato che decide la politica monetaria.

L'altra data cruciale per la FED è il 1944, perché gli accordi di Bretton Woods gli conferirono il ruolo di perno del sistema basato sul Gold Standard, che rimase fino al 1971.
Altra tappa importante ci fu pochi anni dopo, quando la Federal Reserve venne svincolata dalla politica economica del Governo, attribuendogli degli obiettivi propri come la stabilità dei prezzi e la crescita nel lungo periodo.

venerdì 15 marzo 2019

Banca del Giappone ancora ferma sulla politica ultra-accomodante

Ancora una volta la Banca del Giappone ha confermato la propria politica monetaria molto accomodante, con un tasso di interesse negativo (-0,10%). L'istituto centrale nipponico ha anche confermato il piano di acquisto di titoli di Stato, finalizzato a mantenere i tassi decennali attorno allo zero per cento.

La prudenza della Banca del Giappone

A spingere l'istituto centrale giapponese verso questa mossa (comunque ampiamente attesa dai mercati), è il quadro complessivo sia interno che esterno. L'economia infatti cresce in modo molto moderato, anche se la domanda interna continua a crescere. Peggiorano invece le prospettive sul fronte estero, con le esportazioni che sono colpite dal rallentamento globale. Tuttavia Kuroda afferma che la Banca del Giappone "mantiene la sua visione di base secondo cui l'economia si sta espandendo moderatamente".

Suggerimento: prima di decidere a quale operatore iscrivervi, leggete prima i consigli su come scegliere un broker forex.

L'inflazione lontanissima

Quel che rimane un vero miraggio per la Banca del Giappone è il tasso di inflazione al 2%. Questo target è stato criticato da mondo politico e bancario, perché la politica di tassi negativi non solo non l'ha fatto centrare, ma sta deprimendo i profitti delle istituzioni finanziarie. Inoltre lunghi anni di politica monetaria ultra-accomodante lasciano il Giappone senza armi con cui affrontare una evatuale prossima recessione. Però Kuroda va avanti per la sua strada, e conferma che "il 2% dell'inflazione rimane una priorità", aggiungendo che non esiste "necessità di cambiare l'obiettivo".

Sul fronte valutario, dal momento che la decisione della Bank of Japan era attesa, non c'è stato alcun contraccolpo evidente sullo Yen. Chi adotta una strategia forex 30 minuti trading ha visto pochissimi sussulti da parte della moneta giapponese, che galleggia senza grandi variazioni sia contro l'Euro che contro il Dollaro. Tuttavia va precisato che nell'ultimo mese lo Yen ha però perso circa un punto percentuale contro la valuta unica e il biglietto verde.

lunedì 19 febbraio 2018

Banca centrale giapponese verso la conferma degli stimoli monetari

Cosa succederà in Giappone, dopo la nuova nomina per Haruhiko Kuroda alla guida della Banca centrale giapponese? L'idea che suggerisce questo passaggio è una continuazione della politica monetaria ultra-espansiva. Ed è proprio questo che ha propiziato il rimbalzo della Borsa dei giorni scorsi. Tuttavia, si fanno strada alcune teorie secondo le quali Kuroda non completerà il suo secondo mandato (vista l'età avanzata) ma potrebbe farsi da parte dopo 2-3 anni, ovvero dopo l'uscita dalla politica monetaria accomodante. In pratica la sua carica verrà "prorogata" per il tempo sufficiente a completare la sua azione di politica monetaria.

Di sicuro al momento invece si andrà avanti così come si sta facendo. Gli stimoli monetari all’economia nipponica verranno mantenuti intatti o quasi, anche se il mondo attorno sta andando in un'altra direzione. C'è pure la necessità di frenare l'apprezzamento dello yen nei confronti del dollaro. Possiamo constatarlo se prendiamo l'elenco broker forex autorizzati Consob e vediamo l'andamento del cross Usd-Jpy. Questo ha già innescato alcuni interventi da parte di alcune autorità politiche giapponesi, come il ministro delle Finanze Aso.

Il futuro della Banca centrale Giapponese

Si andrà quindi avanti lungo la scia già tracciata nella primavera del 2013 dalla Banca centrale giapponese. Del resto essa ha portato buoni risultati sotto il profilo della crescita economica (otto trimestri di crescita consecutiva). Molti meno per quel che riguarda l'inflazione, che resta al di sotto delle attese e del target del 2% (quella “core” è ancora sotto l’1%). Cosa che interessano molto quelli che fanno investimenti con broker che accettano paypal postepay trading.

Va detto però che mentre da un lato la Banca centrale giapponese persegue strategie espansive, dall'altro una specie di tapering l'ha già cominciato. Ha infatti il concept del “controllo della curva dei rendimenti”, acquistando bond a un ritmo annuale. La cifra spesa però è calata, passando a circa 60mila miliardi di yen da quella precedente di 80mila. Un tapering camuffato. Tuttavia, c'è chi critica fortemente queste misure alternative scelte dalla BoJ, perché espongono il Giappone a una crisi finanziaria.

sabato 11 marzo 2017

Banca centrale del Messico sotto pressione: pronto un nuovo rialzo dei tassi?

In Messico torna forte la paura dell'inflazione. Secondo gli ultimi dati, sotto la spinta della crescita dei prezzi dei carburanti, la variazione annuale dei prezzi è salita al 4,86%. Si tratta cioè di un valore che non si vedeva dal 2010. Inoltre è una misura che doppia le cifre che si registravano un anno fa in questo periodo. Questo aumenta le pressioni sul peso messicano, come si può vedere osservando i grafici del cross Usd-Mxn su ironfx demo binary.

A rivelare gli ultimi dati è stato l'INEGI, ovvero l'Insituto Nacional de Estadistica Y Geografia. L'indice dei prezzi al consumo a febbraio è cresciuto dello 0,58%. Più delle attese degli analisti. Questo dati fa il paio con un altro dati messo in evidenza di recente, ovvero il deficit pari al 2,9% del PIL.  
I fondamentali dell'economia messicana mostrano quindi una certa debolezza, il che preoccupa in vista del prossimo futuro.

Il peso sostenuto dalla Banca centrale

Dal punto di vista valutario, il peso finora ha cercato di reggere a questa pressione (ricordatevelo se provate a fare trading automatico opzioni binarie). Anzi la valuta messicana è tra quelle che hanno fatto meglio contro il dollaro da inizio 2017. Solo a febbraio ha guadagnato il 5%. Ma qui entra in ballo soprattutto la questioni politica alimentate da Trump, e l'effetto di alcune mosse della Banxico.

Quest'ultima ha aumentato di 50 punti base il tasso per provare a contrastare l'inflazione. Adesso il costo del denaro è a 6,25%, ed è stato il terzo rialzo da novembre. Ovvero da quando Trump è presidente USA. A fine marzo ci sarà un nuovo meeting, e qualcuno ipotizza che possa esserci un altro rialzo del tasso da parte della Banxico. Del resto, proprio dopo le mosse dell'istituto centrale, il peso era riuscito a risalire la china nei riguardi del dollaro ( recupero che si era innescato 2in ritardo" verso la fine di gennaio).

martedì 24 gennaio 2017

Trader delusi dalla Banca di Turchia, lira giàù sui mercati valutari

La banca centrale turca tradisce le aspettative dei mercati, che rispondono punendo la lira in modo pesante (anche se poi c'è stato un recupero). In assenza di grandi appuntamenti macro riguardanti le major pips, è stato il giorno della Turchia nel Forex. In molti si attendevano una svolta restrittiva per contrastare l'aumento dell'inflazione e il crollo della lira a livelli storici. Manovra che però non c'è stata.

La delicata situazione della valuta e la reazione dei trader


L'istituto centrale di Ankara ha deciso di non muoversi, e di conservare i tassi principali e sui depositi overnight rispettivamente all’8% e al 7.25%. Gli unici movimenti hanno riguardato i prestiti overnight (75 punti base al 9,25%), mossa che non è stata ritenuta sufficiente dai mercati, ed ha finito per indurre gli investitori a vendere le quantità di lira in possesso, provocando così la caduta nei mercati valutari, come si può verificare su una qualsiasi piattaforma dei migliori broker forex.

Nel corso della giornata infatti, il cross tra dollaro e divisa turca ha toccato il massimo di 3,8286 secondo la piattaforma OptionWeb, salvo poi rientrare parzialmente fino a quota 3,7623 (per verificarlo basta guardare una qualsiasi guida ai forex broker italiani autorizzati e aprirne uno). La lira, che è già la peggior valuta del 2017, continua quindi a indietreggia ancora.

La Banca turca continua quindi a seguire una linea attendista, visto che l'ultimo aumento dei tassi c'è stato a novembre, ma in misura così ridotta (alzati fino all'8%) che non erano affatto riusciti a contenere il crollo della valuta. Negli ultimi due mesi, la lira ha perso il 9% secco. C'è da dire che qualcosa la BNT l'ha fatta, ma facendo irritare solo gli istituti di credito nazionali. Infatti da due mesi non ci sono più aste di finanziamento, e quindi l'unico modo per ottenere liquidità è quella di ricorrere a prestiti di emergenza, per i quali è in vigore un tasso dell'11%. L'effetto finale è simile ad una stretta monetaria, anche se formalmente non lo è.

Non bastasse questo problema, ce n'è un altro più serio all'orizzonte, visto che ad aprile ci sarà un referendum costituzionale che potrebbe rendere il presidente Erdogan ancora più padrone del paese di quanto non lo sia già ora.