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mercoledì 8 novembre 2023

Tasso di interesse variabile, l'aumento delle rate fa scappare gli italiani

Sembra ormai essere giunto al termine il lungo ciclo di aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea, che si è reso necessario per combattere l'inflazione.
Tuttavia i ripetuti ritocchi al costo del denaro hanno spinto quest'ultimo a livelli record, innescando così la fuga dai mutui a tasso variabile.

Troppo alto il tasso di interesse

A certificare questa situazione sono gli ultimi dati forniti da Abi - l'associazione bancaria italiana - in base ai report della Banca Centrale Europea. Emerge infatti che nel 2023 in Italia c'è stata una impennata delle rinegoziazioni dei mutui, ossia quelle operazioni grazie alle quali i finanziamenti vengono allungati, oppure si passa dal tasso variabile al tasso fisso, oppure viene fatta la revisione del tasso stesso.

L'intenzione dei mutuatari è quella di abbattere i costi delle singole rate dei mutui variabili, che erano arrivate a livelli insostenibili.

I numeri

Da gennaio a settembre di quest'anno, l'ammontare dei mutui rinegoziati è stato di 17,4 miliardi euro, ossia più del triplo rispetto ai 5,1 miliardi nei primi 9 mesi del 2022. Secondo gli ultimi dati della Banca d'Italia, le consistenze di mutui a tasso fisso sono così cresciute al 63% del totale.

Se vogliamo fare una comparazione rispetto al quadro internazionale, nei primi 9 mesi del 2023 a fronte di un valore per l'Italia del 34,4%, l'incidenza delle rinegoziazioni sul totale delle nuove erogazioni nell'area dell'euro è del 24,4%.

Nuove pratiche

In virtù di questo scenario, l'ABI ha esortato le banche associate ad adottare una serie di misure che vadano a favore delle famiglie che hanno contratto in passato un mutuo a tasso variabile. Adesso infatti si trovano schiacciate da rate che sono lievitate anche del 66% da inizio 2022 (chi aveva una rata da 456 euro al mese l'ha vista salire a quasi 800 euro), a causa dell’aumento continuo dei tassi d’interesse decisi da Francoforte.

giovedì 21 gennaio 2021

Mutui, il calo dei tassi li ha resi più convenienti. Boom di richieste nel 2020

Si vedono in modo evidente anche nel settore dei mutui, le conseguenze della pandemia da Covid. L'effetto più immediatamente visibile è il crollo del loro costo, visto che adesso possono essere sottoscritti a tassi decisamente più bassi e quindi convenienti.

La dinamica del mercato dei mutui

Questo spiega l'aumento di richieste. Secondo la Banca d'Italia nel primo trimestre 2020 le domande di finanziamento sono salite del 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel secondo semestre questa tendenza è proseguita, visto che l'incremento è stato del 9,7%. E questo proprio grazie ai tassi in calo, che è conseguenza delle politiche di sostegno economico dell'Unione Europea per contrastare la crisi da pandemia.

Il calo dei tassi di interesse

Anche se il decremento dei tassi era già in corso prima dello scoppio della pandemia, è innegabile che questa tendenza si sia acuita durante la crisi economica che è stata innescata da quella pandemica.
Coloro che sottoscrivono adesso i mutui, lo fanno senza dubbio a condizioni più vantaggiose. Secondo le analisi condotte dall'ABI, lo scorso luglio il tasso di interesse medio si aggirava intorno all'1,26%. Per avere un parametro di confronto basta pensare che nel 2007 raggiunse addirittura il 5,72%.

Va evidenziato che il tasso fisso, solitamente più elevato perché ritenuto più sicuro in caso di eventuali "sbalzi", è ormai vicino a quello variabile. Questo spiega perché nel primo semestre 2020, i mutui a tasso fisso sono saliti all'83,4% del totale (erano al 61%).

Le surroghe

Ma oltre a crescere il numero di richieste di mutuo, sono cresciute anche le surroghe. Con esse i mutuatari hanno trasferito il il mutuo ad un differente istituto di credito, così da beneficiare di condizioni più vantaggiose per quanto concerne i tassi di interesse. Il tutto peraltro in tempo brevi, visto che la pratica, a costo zero, deve essere evasa entro 30 giorni.
Complessivamente si è registrato un incremento del 243% delle operazioni su mutui. Peraltro questo incremento presumibilmente proseguirà nel 2021.

mercoledì 17 gennaio 2018

Banche, salgono ancora i prestiti a famiglie e imprese (+2,3%)

Crescono ancora i prestiti concessi a famiglie e imprese italiane. Nel corso del mese di dicembre l'incremento è stato del 2,3%, secondo i dati riportati dall'Associazione Banche italiane (ABI). Si tratta del 23esimo mese consecutivo al rialzo. Se consideriamo anche i prestiti concessi alla pubblica amministrazione, il dato sale ulteriormente fino al 2,4%. Si tratta di dati assolutamente confortanti, anche se rimaniamo molto lontani dai livelli record di credito concesso alle aziende che era stato toccato prima della crisi del 2007-09.

Va però sottolineato che quei livelli di indebitamento, che raggunsero importi a due cifre, difficilmente potranno essere eguagliati visto che la nuova regolamentazione cui sono sottoposti gli istituti di credito fissa dei paletti molto più rigidi. Peraltro le stesse aziende adesso ricorrono meno al canale bancario, facendo più affidamento alla propria generazione di cassa. Rispetto alla rilevazione di marzo, le aziende si dichiarano più ottimiste circa la situazione economica.

Investimenti e prestiti dalle banche

Rimane comunque molto positivo il dato relativo alla propensione a investire. Le imprese industriali e dei servizi hanno indicato ulteriori aumenti nei loro programmi di investimento pari a circa il 2,8% (in termini di spesa). Il dato è comunque spinto soprattutto dai programmi delle aziende di maggiore dimensione. Tuttavia il rapporto ABI evidenzia anche che la dinamica del credito rispetto all'andamento degli investimenti rimane contenuta. Posto pari a 100 il valore reale degli investimenti fissi lordi al primo trimestre 2008 (inizio crisi), nel terzo trimestre del 2017 l'indice si è posizionato a 77,4 con una perdita complessiva di circa 23 punti.

Per quanto riguarda le sofferenze nette bancarie, si evidenzia una certa stabilità (66,2 miliardi contro i 65,8 di ottobre) così come un netto calo rispetto allo scorso anno (erano circa 88 milioni). Secondo l'ABI ci si può attendere un ulteriore calo nei prossimi mesi.

martedì 21 novembre 2017

Banche, gli italiani preferiscono sempre di più le operazioni elettroniche

Andare in filiale per le proprie operazioni bancarie è qualcosa sempre meno di moda in Italia. Lo sportello bancario ha lasciato progressivamente il posto a telefonini e internet. Chiaramente questo ha comportato un progressivo cambiamento anche a livello delle singole operazioni, con la crescita di quelle elettroniche a scapito delle tradizionali (come l'uso dei vecchi assegni di carta).

Come cambiano le banche in Italia


Questo è il succo del cambiamento messo in evidenza dalla Abi (Associazione Bancaria Italiana) che ha studiato il comportamento dei clienti delle istituzioni creditizie italiane. La mobilità dunque, come era nelle previsioni, ha cambiato il modo di fare banca e di fruire della banca in Italia. In media oggi quasi due operazioni su tre vengono svolte attraverso i canali digitali. L'uso degli smartphone per effettuare delle operazioni è addirittura quadruplicato negli ultimi 4 anni. Le visite in agenzia da parte dei clienti sono diminuite in media da 1,5 fino a una sola al mese.

Chiaramente questo ha spinto le banche ad adeguarsi, modificando la loro struttura. Sta infatti andando avanti quel processo di riorganizzazione delle filiali, con gli sportelli che sono diminuiti al di sotto di quota 28 mila.

Ma ci sono stati cambiamenti anche sotto altri punti di vista. Ad esempio le forme di pagamento evidenziano un forte calo nell'utilizzo degli assegni, scesi dal dal 2005 al 2016 del 58,4% (appena il 3,2% della quota del totale delle operazioni diverse dall'utilizzo del contante). Crescono invece in maniera costante le operazioni effettuate tramite i POS, salite del 368 %. Un pagamento su due viene fatto così. Tuttavia, la stessa AB sottolinea che siamo ancora distanti dalla media europea. Cresce anche l'utilizzo del terzo metodo di pagamento senza contante, ovvero il bonifico bancario: +109%. Oggi tramite bonifico si fa il 43,3% del totale delle operazioni.