Visualizzazione post con etichetta crediti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crediti. Mostra tutti i post

giovedì 8 ottobre 2020

Crediti deteriorati, la Bce si prepara allo shock: si rischia tzumani da $1 trilione

Questi mesi caratterizzati dalla pandemia non sono stati facili per la BCE. Già normalmente il ruolo della Eurotower è così delicato da non ammettere errori. In tempi di Covid la responsabilità è addirittura moltiplicata. Specie nei confronti delle singole banche della Eurozona, anche perché con la pandemia il rischio di crediti deteriorati in bilancio è schizzato alle stelle.

La BCE esorta le banche a identificare i crediti deteriorati

L'istituto centrale di Francoforte ha inviato una lettera ai Ceo delle banche significative già lo scorso luglio. In esse era contenuto l'invito a cominciare una verifica dei crediti caso per caso, così da distinguere clienti buoni, cattivi e già falliti e per ristrutturare i prestiti delle controparti per metterle in condizione di poter ripagare i debiti e di classificare come sofferenze chi andrà in bancarotta. Insomma una bella opera di "pulizia", dalla quale si sa già che emergeranno cifre drammatiche.

Il temuto balzo degli NPL

Sia la BCE che le singole banche sanno benissimo che in tempi di Covid-19 ci sarà un balzo degli NPL, i crediti deteriorati. Quelli che faticosamente si era riusciti a ridurre nel corso degli ultimi anni. Sono gli effetti disastrosi del lockdown. Alcune banche già tremano. BNP Paribas per esempio ha già lanciato l'allarme sull'esposizione che ha sui settori aereo e del turismo, comparti duramente colpiti dal lockdown. Il colosso francese ha erogato prestiti enormi, che si teme non saranno in grado di restituirli.

Da 300 a salire

Secondo Bloomberg, per l'anno prossimo gli analisti un valore di 300 miliardi di dollari di NPL. La cosa buona è che verrà rispettato questo numero, le banche saranno in grado di fronteggiare il problema. Il timore forte però è che possa essere un altro eventuale round di lockdown. In quel caso la stessa Bce ha calcolato gli effetti terribili che potrebbe avere. Un vero e proprio tsunami travolgerebbe i bilanci delle banche, con crediti deteriorati superiori a un 1 trilione di dollari. E tornerebbero sul tavolo le ipotesi di nuovi bailout di banche e salvataggi di Stato, perché una soluzione soltanto privata probabilmente non sarà sufficiente a garantire che si esca dalla crisi.

venerdì 24 maggio 2019

Debiti non pagati, in Italia raggiunta la cifra record di 82,3 miliardi

La massa di debiti che è stata accumulata da famiglie e imprese ha raggiunto nel 2018 una cifra record, pari a 82,3 miliardi di euro. A rivelarlo è il rapporto Unirec, ovvero la federazione nazionale che riunisce oltre 200 aziende di servizi a tutela del credito (l’80% del settore in Italia, per un totale di quasi 17 mila professionisti).

L'aumento dei debiti di famiglie e imprese

Questa enorme montagna di debiti è stata accumulata nel tempo e riguarda le ragioni più disparate. Si tratta di pagamenti e scadenze del mutuo sulla casa, rate di finanziamento non saldate per tv o auto, bollette di utilities e tlc. L'elenco è lunghissimo, e a livello di cifre registra un incremento del 15% rispetto all'ammontare del 2017, quando era pari a 71,4 miliardi di euro. Sale anche l'importo medio, che tocca quota 2.126 euro (+4,3% sul 2017).

Il problema grosso di questi debiti è che in molti casi si tratta di situazioni deteriorate, di insoluti anche di vecchia data. In sostanza, di difficile recupero da parte dei creditori. Parliamo di circa il 48% del totale. Tradotto in cifre sono 39,5 miliardi. Due terzi di questi sono stati contratti dalle famiglie, un terzo dalle imprese.

I difficoltosi processi di recupero

Il volume di crediti deteriorati sul totale ha iniziato a crescere a partire dal 2015, quando essi sono fuoriusciti dal sistema bancario e sono stati intercettati dalle imprese a tutela del credito. Dal 2014 al 2018, il volume di crediti affidati è salito del 70%. La forte crescita di questa massa di crediti da recuperare ha reso complesso i relativi processi. I tempi si sono dilatati e vanno in media da 5 a 6 anni, rispetto ai 12 mesi per la gestione dei crediti con anzianità molto recente. Inoltre è peggiorato anche il rapporto tra gli importi affidati e quelli recuperati: solo il 10% (7,8 miliardi) viene incassato, mentre nel 2014 era circa il doppio.

domenica 25 settembre 2016

Crediti in sofferenza, il settore immobiliare ne genera il 41%

Uno dei problemi maggiori della nostro sistema bancario sono i crediti in sofferenza. Secondo quanto riporta un'indagine della Cgia, quasi la metà ha origine dal settore immobiliare. La percentuale esatta è infatti del 41,4%.

I dati della Cgia sui crediti in sofferenza

tasseSecondo l'ultima analisi realizzata dall'Ufficio Studi della Cgia, ammonta a 64,8 miliardi di euro il volume di crediti in sofferenza della filiera immobiliare, su un totale di 156,8 miliardi generati dalle imprese.
Su questo volume totale di sofferenze, la parte più cospicua riguarda il comparto delle costruzioni (43,1 miliardi) mentre le attività immobiliari (ovvero compravendita, affitto e gestione di immobili e intermediazione immobiliare) sono a quota 21,7 miliardi di euro.

Il grosso problema della filiera immobiliare

Questi numeri testimoniano le difficoltà della filiera immobiliare nel restituire i prestiti agli istituti di credito, rimarca Hellen di Page23. Basti pensare che l'intero settore manifatturiero ne genera 35,1 miliardi (22,4% del totale delle sofferenze), mentre il commercio si ferma a 26,8 miliardi (17,1%).

Una tendenza che cresce

Peraltro la tendenza di questo fenomeno è in crescita, visto che da luglio 2011 a luglio 2016 si "contano" 42,7 miliardi di euro di sofferenze in più per questo comparto, per un incremento che addirittura arriva al 192,7%, come sottolinea finanza-infograficando. Per completezza, va anche detto che nello stesso periodo il settore manifatturiero ha avuto un incremento di sofferenze del 57,5%, mentre il commercio registra un +96,2%. Tra i settori economici che sono più virtuosi, ovvero generano meno sofferenze, ci sono le utilities energetiche (2,3 per cento), le attività professionali (8,5), i trasporti (9,7) e le utilities dei rifiuti/risorse idriche (9,8).