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giovedì 16 novembre 2023

Mercato immobiliare cresce il numero di case all'asta per via dei Tassi di interesse elevati

L'effetto dei tassi di interesse elevati continua ad essere molto forte sul mercato immobiliare. Da un lato ha fatto crollare le richieste di mutuo nei primi nove mesi del 2023, dall'altro ha fatto aumentare il numero di abitazioni che sono finite all'asta perché le famiglie non riuscivano più a sostenere il prezzo costo delle rate.

Alcuni numeri del mercato immobiliare

mercato immobiliareDa gennaio a settembre di quest'anno, il mercato immobiliare ha fatto registrare un crollo verticale delle richieste di mutuo. Inoltre una famiglia su cinque ha difficoltà a pagare le rate. La diminuzione è stata infatti del 40%, perché i tassi di interesse elevati che la BCE ha dovuto utilizzare per combattere l'inflazione hanno scoraggiato i potenziali contraenti, per via dei costi che sono lievitati.

La crescita delle case che finiscono all'asta

D'altra parte c'è un altro numero che risulta allarmante: quello degli immobili che sono finiti all'asta. Sempre nei primi nove mesi di quest'anno, il numero è cresciuto del 57%. L'istituto Nomisma ha calcolato che circa 400.000 famiglie sono coinvolte da questo fenomeno.
Questo dato deve indurre una forte riflessione, perché quando un immobile viene messo all'asta non è un vantaggio mai né per il creditore né per Il debitore, visto che sul mercato immobiliare la cessione all'asta comporta una perdita di valore pari a circa il 45%. Il sistema così viene sostanzialmente distorto.

La crescita dei tassi di interesse

Con il costo del denaro in aumento negli ultimi mesi (a breve la BCE potrebbe fare un'altra stretta) fa strano vedere che più di un terzo delle persone ha comunque deciso di sfruttare il tasso variabile nella contrazione di un mutuo, anziché preferire il tasso fisso. Evidentemente i messaggi che sono arrivati riguardo a possibili tagli al costo del denaro da parte della BCE hanno indotto molti ad un eccessivo ottimismo.
Tuttavia il vero problema è che mentre i tassi di interesse crescono e l'inflazione galoppa, i salari non tengono il passo e rimangono sostanzialmente gli stessi. In questo modo riuscire a fronteggiare l'aumento delle rate di un mutuo è diventata un'impresa impossibile per molte famiglie.

mercoledì 29 marzo 2023

Prezzi, i rincari minano la sicurezza economica (e la tranquilllità) delle famiglie italiane

Nell'ultimo anno il costo della vita è aumentato a causa della crescita dei prezzi di beni e servizi, principalmente come conseguenza dei rincari energetici. Per questo motivo sempre più famiglie italiane ritengono di non avere un reddito sufficiente per affrontare le spese quotidiane della vita.

La reazione all'impennata dei prezzi

Dal momento che il reddito disponibile è rimasto sostanzialmente lo stesso, la forte crescita dei prezzi ha avuto come conseguenza una riduzione del potere d'acquisto delle famiglie.

Secondo un'indagine Nomisma, il 13% delle famiglie italiane crede di non essere più in grado di fronteggiare le sue necessità primarie. Con queste ultime si intendono tutte quelle spese che sono necessarie per la vita quotidiana: affitto, alimentazione, bollette, mutuo, ecc.

Una quota ancora maggiore, pari al 43%, ritiene che il proprio reddito sia a malapena sufficientemente per coprire tali spese.
Combinando i due dati precedenti, risulta evidente che una larghissima fetta della popolazione vive una situazione di incertezza e di stress economico.

I tagli alle spese superflue

La grande mazzata sulle famiglie italiane è arrivata dalla corsa al rialzo delle bollette energetiche. Circa una famiglia su sei ha dichiarato che il rincaro dei prezzi dell'energia li ha messi in grande difficoltà. Il 4% ha accumulato ritardi nei pagamenti, il 39% ha dovuto effettuare dei tagli ai propri spese basilari e il 24% delle famiglie intervistate ritiene che anche nei prossimi mesi avrà delle difficoltà a sostenere le proprie spese primarie.

Le fasce più esposte

È chiaro che esistono diversi gradi di vulnerabilità di fronte a questo problema. Le famiglie più esposte sono quelle che hanno una sola fonte di reddito e che non hanno una casa di proprietà, e quindi devono destinare una grossa fetta del loro reddito a pagare un affitto. 

Analogamente, sono più esposte le famiglie più giovani, quelle numerose con figli piccoli e quelle che si prendono cura di persone non autosufficienti. Peggio ancora le cosiddette famiglie "sandwich", ossia quei nuclei che devono assolvere al doppio compito di cura dei figli e di persone non autosufficienti.