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mercoledì 16 luglio 2025

Vendite in calo nel settore auto? Con questi prezzi sono un lusso

Nell'arco di una dozzina di anni, il mercato dell'auto ha riservato una bruttissima sorpresa ai clienti. I prezzi infatti sono cresciuti del 52%. Non c'è da meravigliarsi allora se le vendite sono in calo e la crisi in cui questa industria è precipitata non sembra avere via di uscita.

Prezzi alti, giù le vendite

Un tempo le auto erano disponibili per ogni fascia di clienti, dal più esigente e spendaccione fino a quello che cercava semplicemente una macchina per risolvere la sua esigenza di mobilità. E le vendite andavano benone. Poi però lo scenario è cambiato, e oggi un’auto nuova resta solo un miraggio per molti italiani.

Se nel 2013 il prezzo medio di una vettura era 19.000 euro, oggi il prezzo medio è salito a 30.000 euro. Un aumento del 52%. Il guaio è che secondi i dati ISTAT nel frattempo i redditi familiari sono saliti del 29%. Fatta eccezione per la Dacia Sandero, la soglia dei 15mila euro è ormai solo un ricordo.

Da bene di massa a bene di lusso

Questo disallineamento ha trasformato l’automobile da bene di massa a bene quasi di lusso, spingendo al ribasso le vendite. Di fronte a uno scenario così negativo, due italiani su tre rinunciano o rimandano l’acquisto dell'auto. Ciò porta alla conseguenza che il nostro parco auto in circolazione invecchia. Ha superato i 13 anni di media, e oltre la metà delle auto usate acquistate ha più di dieci primavere.

I driver della crescita dei prezzi

Va detto che i grandi marchi dell'industria automobilistica non sono sciocchi a spingere i prezzi all'insù, facendosi del male da soli. I listini delle auto si sono impennati per diverse ragioni.
Il primo è la transizione elettrica, che ha comportato un sistema di regole severe e scadenze così imminenti da costringere le imprese a investire tanto e in fretta, senza avere numeri chiari e sicuri riguardo alle future tendenze di mercato.

 Le vendite di auto elettriche hanno avuto un boom passeggero, soprattutto grazie agli incentivi. Finiti quelli, per le industrie dell'auto è cominciata la crisi dell'auto elettrica. L’elettrificazione, più che un’opportunità, è diventata un moltiplicatore di costi. 

Come se non bastasse questo, si sono aggiunti in sequenza altri problemi: la pandemia ha inceppato la produzione, la crisi dei chip a semiconduttori ha ridotto l’offerta, la guerra in Ucraina ha fatto esplodere i costi energetici e le materie prime.

lunedì 30 giugno 2025

Prezzi in rialzo anche nei b&b, dal 2020 una crescita del 30%

Una soluzione gradita a una grande fetta di turisti che vengono nel nostro paese è il pernottamento nei bed and breakfast. Si tratta di soluzioni meno formali rispetto agli hotel, ma anche più economiche (o almeno così dovrebbe essere). Nonostante l'offerta sia cresciuta nel corso degli ultimi anni, anche i prezzi dei b&b hanno marciato in rialzo. E pure di parecchio.

La corsa dei prezzi

La fotografia della situazione arriva da uno studio dell'Osservatorio B&B Cashless di SamUp, che ha elaborato i dati forniti da Istat, Altroconsumo e Ministero dello Sviluppo Economico

Si scopre così che i prezzi medi per una notte in b&b sono cresciuti del 30% dal 2020. Va detto però che la forbice di convenienza rispetto agli hotel si è addirittura ampliata, visto che gli alberghi costano in media il 39% in più rispetto a 5 anni fa.

La classifica delle città più care

Dove si trovano i prezzi dei b&b più cari e quelli più economici? La classifica delle città italiane più care vede al primo posto Venezia, dove un pernottamento in un bed and breakfast costa in media 169,5 euro. Ad una distanza tutto sommato notevole c'è Milano, seconda in classifica con 147,9€. Sul gradino più basso del Podio c'è Firenze, dove i prezzi di una notte in bimbi sono mediamente di 137,3.

Rovesciando la classifica, la palma della città più economica spetta a Sassari, dove il prezzo di un pernottamento in bed and breakfast si aggira attorno ai 70€, meno della metà rispetto a Venezia.
Va segnalato il caso particolare di Napoli, che è l'unica grande città dove i prezzi negli ultimi cinque anni sono addirittura calati, sia pure di poco (-2,3%).

Boom boom dei pagamenti contactless

L'indagine mette in evidenza anche un altro aspetto interessante, ossia l'evoluzione verso il contactless dei pagamenti. Le transazioni digitali infatti continuano a segnare incrementi notevoli. Basta pensare che nel secondo trimestre del 2025, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, il Tap to pay è cresciuto del 103%.

mercoledì 26 marzo 2025

Prezzi dei dolci Pasquali in crescita.... le feste saranno salate

Mancano poche settimane alle festività Pasquali, che si caratterizzano anche per i dolci tipici del periodo. Ma quest'anno il loro sapore sarà decisamente più salato, perché i prezzi saranno più elevati.

I rincari dei prezzi

Molte materie prime alimentari stanno vivendo rincari da diverso tempo, e questo si riflette sui prezzi dei dolci Pasquali. Questo riguardo in special modo i prodotti più gettonati del periodo, uova di cioccolata e colombe, ma anche le pietanze tradizionali delle varie Regioni. Niente sarà immune dalla nuova ondata di rincari.

Perché aumentano i prezzi

La crescita dei prezzi dei dolci Pasquali deriva anzitutto dalla crisi delle materie prime. Una tonnellata di cacao ha raggiunto il prezzo record di 12.000 dollari sul finire del 2024, ossia quattro volte in più del prezzo che aveva a marzo 2023. 
Anche il burro ha registrato feroci aumenti di prezzo, superiori al 80% su base annua. Aumenti più deboli, ma diffusi, interessano anche altri prodotti (basta pensare all'aumento dello zucchero).

Brutta sorpresa nell'uovo di Pasqua

Rispetto al passato, i prezzi più alti riguarderanno in modo importante soprattutto le uova di Pasqua, a causa del forte aumento delle quotazioni sul mercato del cacao. Che si tratti di uova di Pasqua al cioccolato al latte oppure quello fondente, il rincaro medio dovrebbe essere di circa il 30% rispetto all'anno scorso, secondo un'indagine condotta dal Codacons. 

Ma per alcuni prodotti di marca più nota l'aumento potrebbe addirittura giungere al 40% (in particolare facciamo riferimento a un noto marchio svizzero). Anche le uova di cioccolato di formato più piccolo, destinate prevalentemente ai bambini, subiranno un rincaro di circa l'8%. Ma per quei prodotti che sono legati in licenza a società sportive, cartoni animati, serie TV, l'aumento può arrivare a superare il 30% rispetto all'anno passato.

Volano i prezzi... per le colombe

Un altro tipico dolce quali delle festività pasquali sono le colombe, anche loro subiranno rincari non indifferenti. Ciò vale sia per quelle tradizionali che per quelle farcite. La crisi del burro, l'aumento dei prezzi delle uova comporteranno rincari dell'ordine del 21% rispetto all'anno scorso. Quelle farcite al cioccolato potrebbero segnare aumenti ben più pesanti, superiori anche al 30%.

lunedì 26 agosto 2024

Prezzi, andamento disomogeneo a seconda dei settori

Stiamo vivendo un'estate particolarmente turbolenta per quanto riguarda l'andamento dei prezzi. I listini al dettaglio infatti presentano molte anomalie e anche delle sorprese (negative per lo più ma talvolta anche positive). In linea di massima si osserva una grande disomogeneità a seconda dei vari settori merceologici di riferimento.

I dati sull'andamento dei prezzi

La situazione è stata fotografata da Assoutenti, che ha effettuato un’analisi basandosi sui dati definitivi pubblicati da Istat riguardo all'inflazione. Questo allo scopo di identificare quali sono i beni e i servizi che hanno registrato gli aumenti maggiori dei prezzi.

La fotografia del settore alimentare

Per quanto riguarda il settore degli alimenti, i prezzi che hanno subito il rincaro maggiore sono quelli dell'olio d'oliva. Nel mese di luglio infatti la crescita media è stata del 35,4% su base annua. L'incremento si lega soprattutto a fattori di natura produttiva, perché la situazione climatica ha notevolmente ridotto i volumi di prodotto, spingendo così al rialzo i prezzi. Peraltro le stime indicano che ci sarà un calo di olio di oliva anche nella prossima campagna.

Un altro olio, quello di semi, ha invece registrato una dinamica di prezzo inversa, visto che da un anno all'altro scende dal 12,5%.

Altri prodotti alimentari

L'indagine di Assoutenti evidenzia che sono scesi rispetto all'anno scorso i prezzi di arance (-14,5%), ma anche quelli dei pomodori (-12,8%), altri agrumi (-10,1%), lo zucchero (-9,7%), il riso (-4,9%), le pere (-4,6%), pasta secca e pasta fresca (-4,3%), verdura fresca (-3,3%) e formaggi (-3,2%).
Al contrario sono cresciuti dell'8,6% i prezzi dell'insalata e del 6% quelli del caffè. Rincari anche per la carne ovina e caprina (4%), molluschi freschi (3,9%), cacao e cioccolato in polvere (3,8%), prodotti di gelateria e pasticceria +3,7%, patate +3,3%.

Hi-tech ed elettronica

Confrontando i prezzi attuali con quelli di luglio scorso, emerge un calo di quelli prodotti hi-tech ed elettronici, come ad esempio gli apparecchi di telefonia mobile (-16,2%). Calo in doppia cifra anche per gli elettrodomestici per la pulizia della casa. In diminuzione anche i prezzi di elettrodomestici per la cottura dei cibi e macchine per il caffè.

mercoledì 7 agosto 2024

Consumi di olio d'oliva, il picco estivo sarà minore a causa dei prezzi

Generalmente il periodo estivo si accompagna ad un incremento dei consumi di olio extravergine di oliva, perchè che viene utilizzato come condimento per insalate e verdure fresche che sono un must alimentari di questo periodo. Ma stavolta potrebbe accadere diversamente.

L'impatto dei prezzi sui consumi

Sappiamo che l'olio extravergine di oliva è un elemento essenziale della dieta mediterranea. Per questo motivo, anche per il forte afflusso di turisti, l'utilizzo dovrebbe giungere al picco massimo annuale durante questa stagione estiva. 

Eppure le previsioni dicono che rimarremo da consumi distanti rispetto a quelli degli anni passati. La ragione di questo scenario è da cercare nel forte incremento del prezzo dell'olio extravergine di oliva, che indurrà i consumatori ad un utilizzo più parsimonioso di questo condimento.

I dati sull'aumento del prezzo

Secondo i dati diffusi da Eurostat il prezzo dell'olio extravergine di oliva dell'Unione Europea era cresciuto del 50% tra gennaio 2023 e gennaio 2024. Facendo riferimento soltanto ai prezzi in Italia, l'incremento è solo leggermente Inferiore.

Il fattore climatico

Ma a cosa è dovuto l'incremento del prezzo che finisce per ridurre i consumi? Un fattore importante sono i cambiamenti climatici che hanno portato ad una riduzione dei raccolti di olive, e di conseguenza un abbassamento dei volumi di produzione di olio extravergine in tutta l'area mediterranea (Spagna, Grecia, Turchia, Nord Africa e Italia sono i maggiori produttori).

Il caso più eclatante è quello della Spagna, che da sola copre il 63% dell'intera produzione Europea, grazie soprattutto al territorio dell'Andalusia. Proprio in quest'area c'è stata una forte riduzione produttiva. A questo si aggiungono anche altri fenomeni, come la diffusione di patogeni alieni come la Xylella fastidiosa, che ha colpito soprattutto vaste area dell'Italia meridionale.

I costi di produzione

La combinazione di una produzione ridotta e i costi elevati per ottenere un litro di olio EVO (servono circa cinque sette chili di olive) ha spinto verso l'alto il prezzo della bottiglia. Chiaramente ci riferiamo a prodotti di qualità, ed in questo senso l'olio prodotto in Italia ha caratteristiche organolettiche assolutamente uniche.

domenica 21 luglio 2024

Prezzi più salati per il gelato, + 30% nell'ultimo triennio

Stiamo entrando nel pieno della stagione estiva, e con il gran caldo crescono i consumi di gelato, il dolce più classico da gustare sotto l'ombrellone. Ma il conto quest'anno sarà ancora più salato rispetto al passato, visto che per quelli confezionati (con i coppette o vaschette) nell'ultimo triennio il prezzo è cresciuto in media quasi del 30%.

L'indagine sui prezzi

Ad evidenziare questo fortissimo rincaro è un'indagine fatta dal centro di formazione e ricerca sui consumi (CRC), sulla base dei dati pubblicati dall'osservatorio Mimit.
Il confronto è stato fatto prendendo in esame i prezzi delle vaschette di gelati da un chilo in diverse città italiane. Se nel 2021 il costo medio era di 4,52 euro, quest'anno il prezzo arriva a 5,86 in media. Significa che c'è stato un rincaro del 29,6%.

Anche per quanto riguarda i gelati artigianali i prezzi sono andati in deciso rialzo. Per un chilo di prodotto si paga tra i 20 e 28 euro, con un incremento che oscilla tra il 20 e il 30% rispetto al 2021. Un cono piccolo in media costa 2,7 euro, Ma si può spendere fino a 5 euro in alcune gelaterie della capitale (al centro storico).

Rincari maggiori dell'inflazione

La cosa che lascia sbalorditi è che questo rincaro risulta essere quasi il doppio rispetto all'andamento dell'inflazione, che nell'ultimo triennio è stata del 15,7%. Dietro alla corsa dei prezzi dei gelati ci sarebbero forti aumenti nelle materie prime utilizzate, come lo zucchero e il cacao. Ma si tratta di una giustificazione non sufficiente a tali incrementi, che più probabilmente sono legati anche alla forte domanda, spinta anche dalla folta presenza di turisti stranieri.

Andamento geografico dei prezzi

A livello geografico i rincari maggiori sono stati evidenziati a Lodi, dove negli ultimi tre anni il prezzo è cresciuto del 48,7%. Il prezzo più alto però si paga a Forlì, dove un kg di gelato arriva a 8,28 euro. Prezzi alti anche a Firenze, 7,79, e Bolzano 7,39. Il gelato costa di meno a Cuneo, che nella provincia più conveniente d'Italia visto che si paga 4,21 euro per ogni kg, cioè meno della media la nazionale di tre anni fa. Risultano essere tra le più convenienti anche Arezzo (4,59 euro), Siena e Padova (entrambe a 4,60 euro).

domenica 28 aprile 2024

Prezzi sempre più alti, più della metà delle famiglie italiane è in difficoltà

La corsa dei prezzi nell'ultimo biennio è stata un vero macigno per le famiglie. Fortunatamente, la leggera frenata dell'inflazione degli ultimi mesi ha consentito in quasi tutta Europa la diminuzione del numero di famiglie in difficoltà. Tuttavia in Italia questo numero invece è aumentato.

Le famiglie sfiancate dalla corsa dei prezzi

Se in tutto il vecchio continente c'è stato un leggero miglioramento, per quanto riguarda il numero di nuclei familiari in difficoltà economica in Italia, la situazione si è mossa in controtendenza. Infatti la percentuale è cresciuta nel 41% al 45%

È quanto emerge dalla ricerca intitolata Behavior Change, condotta da CPS GfK, gruppo internazionale leader nelle ricerche di mercato.

Le conseguenze sulle abitudini

A causa di questi problemi, numerose famiglie italiane hanno cominciato a modificare le loro abitudini di consumo, per riuscire a far fronte all'aumento feroce dei prezzi. In particolare, le famiglie hanno cercato di ridefinire le loro priorità in modo da poter risparmiare sul superfluo

Molte famiglie stanno cercando inoltre di focalizzarsi sempre di più sulle promozioni o sugli sconti (lo fanno otto famiglie su dieci), e dallo stesso tempo cresce sempre di più l'orientamento verso i prodotti a marchio dei distributori.

Alcuni numeri

Dall'indagine emerge che il 68% degli italiani acquista ormai soltanto quello che è strettamente necessario, e più o meno la stessa percentuale guarda sempre al prezzo come fattore prioritario rispetto alla qualità del prodotto. Soltanto una persona su tre compra ciò che effettivamente gli piace, badando meno al costo.

Conclusioni

Dall'indagine che abbiamo appena esposto, emerge quindi che gli italiani stanno modificando le loro abitudini in relazione al contesto difficile. Nonostante rimanga forte un attaccamento al proprio stile di vita, si cerca di cambiare per affrontare le difficoltà.
Lo dimostra ad esempio una maggiore apertura degli italiani rispetto alla carne coltivata, e una forte propensione ad abbracciare stile alimentari che rinunciano agli zuccheri o che siano prodotti in modo più sostenibile per il pianeta.

mercoledì 13 dicembre 2023

Prezzi delle assicurazioni in aumento, il Codacons non ci sta

Una brutta sorpresa per i consumatori: il nuovo rincaro del prezzo medio delle tariffe RC Auto, così come indicato dall'IVASS. Il nuovo aumento spinge il costo dell'assicurazione sui livelli dell'ottobre del 2019, scatenando così l'ira dell'Unione Nazionale consumatori, che giudica spropositato questo rincaro.

La battaglia sui prezzi

automobiliIn base ai calcoli effettuati dal Codacons, la nuova crescita delle tariffe RC Auto provocherà un costo aggiuntivo di circa 910 milioni di euro annui a carico degli automobilisti italiani (nel nostro paese circolano circa 43 milioni di veicoli assicurati).
L'incremento medio di una polizza è stato del 7,9%, che spinge così il prezzo medio dell'assicurazione auto a 388 euro. In termini numerici si tratta di un aumento di circa 28 euro per polizza, rispetto ai prezzi dello scorso anno.

La protesta del Codacons

L'Associazione dei Consumatori ritiene che questo rialzo sia del tutto ingiustificato, e che non abbia alcuna motivazione se non quello di incrementare i profitti a scapito dei clienti. A maggior ragione se si pensa che non c'è alcun differenziale degli incrementi tra città virtuose e quelle meno virtuose.
Insomma guardando i numeri degli incidenti e all'andamento dell'inflazione, una crescita del genere delle polizze auto non è assolutamente giustificabile, considerato anche che non si registrano particolari aumenti di tasse e del costo del personale.

Posizioni contrattuali differenti

Il Codacons pone l'accento soprattutto su un aspetto. Se da un lato gli automobilisti sono costretti per legge ad assicurare i propri veicoli, dall'altra parte le compagnie di assicurazione non devono sottostare a nessun limite tariffario. Possono aumentarle a proprio piacimento. E non è neppure un fenomeno recente, visto che già parlammo di tariffe RCA in aumento dal 2016.
Questo squilibrio di forze contrattuali nel corso degli anni ha portato ad una escalation dei prezzi delle RCA auto, ed è per questo che il Codacons chiede un intervento del governo affinché adotti le misure necessarie a limitare questo strapotere contrattuale delle compagnie.

lunedì 22 maggio 2023

Prezzi degli alberghi più cari del 18%, le vacanze estive saranno salate

Soggiornare in una struttura ricettiva sarà più costoso la prossima estate. I prezzi praticati da hotel, pensioni, bed & breakfast e strutture ricettive di altro genere saranno infatti più gonfi, visti gli aumenti praticati nell'ultimo periodo.

L'indagine sui prezzi per le vacanze

Assoutenti ha realizzato uno studio basato sui dati forniti da Istat, mettendo a confronto i listini che verranno praticati nelle varie città italiane dalle strutture ricettive.

Emerge allora che c'è stato un aumento medio del 15% rispetto allo scorso anno. Per alberghi e motel la crescita arriva addirittura al 18%, mentre villaggi vacanza a campeggi si fermano all'11%. Gli aumenti percorrono trasversalmente tutti i tipi di strutture.

Forse può interessare: turismo e eco-mobilità, colonnine di ricarica sempre più richieste nelle strutture ricettive.

La geografia dei prezzi

Come per tutti i fenomeni analoghi, bisogna però differenziare le tariffe che vengono praticate ai clienti in base alle zone geografiche.
I rincari maggiori si sono verificati nelle città d'arte, dove nell'ultimo periodo c'è stato un boom dei visitatori. Non stupisce allora di vedere Firenze in cima alla lista degli incarichi. Addirittura nel capoluogo toscano le strutture ricettive hanno aumentato i prezzi del 43% rispetto allo scorso anno.
Dietro Firenze c'è Milano, dove i prezzi delle strutture ricettive sono cresciuti del 38%. Sul gradino più basso del podio c'è la sorprendente Campobasso, dove i prezzi sono lievitati quasi del 29%.

Anche il mare costa caro

Una dinamica ascendente analoga si vede anche nelle località balneari. In Sardegna ad esempio siamo su aumenti di prezzo nell'ordine del 20% nella zona di Olbia-Tempio, mentre si vede un aumento di poco inferiore in Puglia ed Emilia Romagna.

In tutto il territorio nazionale, soltanto in tre province italiane i prezzi sono addirittura scesi rispetto allo scorso anno. Si tratta di Caltanissetta (-5,8%), Viterbo (-5,3%) e Trapani (-4,1%).

mercoledì 29 marzo 2023

Prezzi, i rincari minano la sicurezza economica (e la tranquilllità) delle famiglie italiane

Nell'ultimo anno il costo della vita è aumentato a causa della crescita dei prezzi di beni e servizi, principalmente come conseguenza dei rincari energetici. Per questo motivo sempre più famiglie italiane ritengono di non avere un reddito sufficiente per affrontare le spese quotidiane della vita.

La reazione all'impennata dei prezzi

Dal momento che il reddito disponibile è rimasto sostanzialmente lo stesso, la forte crescita dei prezzi ha avuto come conseguenza una riduzione del potere d'acquisto delle famiglie.

Secondo un'indagine Nomisma, il 13% delle famiglie italiane crede di non essere più in grado di fronteggiare le sue necessità primarie. Con queste ultime si intendono tutte quelle spese che sono necessarie per la vita quotidiana: affitto, alimentazione, bollette, mutuo, ecc.

Una quota ancora maggiore, pari al 43%, ritiene che il proprio reddito sia a malapena sufficientemente per coprire tali spese.
Combinando i due dati precedenti, risulta evidente che una larghissima fetta della popolazione vive una situazione di incertezza e di stress economico.

I tagli alle spese superflue

La grande mazzata sulle famiglie italiane è arrivata dalla corsa al rialzo delle bollette energetiche. Circa una famiglia su sei ha dichiarato che il rincaro dei prezzi dell'energia li ha messi in grande difficoltà. Il 4% ha accumulato ritardi nei pagamenti, il 39% ha dovuto effettuare dei tagli ai propri spese basilari e il 24% delle famiglie intervistate ritiene che anche nei prossimi mesi avrà delle difficoltà a sostenere le proprie spese primarie.

Le fasce più esposte

È chiaro che esistono diversi gradi di vulnerabilità di fronte a questo problema. Le famiglie più esposte sono quelle che hanno una sola fonte di reddito e che non hanno una casa di proprietà, e quindi devono destinare una grossa fetta del loro reddito a pagare un affitto. 

Analogamente, sono più esposte le famiglie più giovani, quelle numerose con figli piccoli e quelle che si prendono cura di persone non autosufficienti. Peggio ancora le cosiddette famiglie "sandwich", ossia quei nuclei che devono assolvere al doppio compito di cura dei figli e di persone non autosufficienti.

lunedì 26 settembre 2022

Tariffe energia, si viaggia verso nuovi rincari dal primo ottobre

Per milioni di famiglie, i prossimi mesi diventeranno una durissima sfida contro il caro vita. A cominciare dal rincaro delle tariffe per l'energia, visto che i prezzi delle bollette di luce e gas sono destinati ancora a salire.

L'adeguamento delle tariffe

Ormai è imminente la revisione dei conti da parte di ARERA. A fine mese l'autorità per l'energia annuncerà l'adeguamento per le bollette, e si prevedono nuovi rincari per luce e gas. Partirà inoltre il nuovo metodo per calcolare le tariffe del gas che diventerà da trimestrale a mensile e cambierà il mercato di riferimento. Ipotesi osteggiata da molte sigle dei consumatori a partire da Assoutenti e Codacons.

Il peso dei rincari

Gli ulteriori aumenti delle tariffe energetiche si aggiungeranno a quelli già presenti in bolletta da diversi mesi. Rincari che hanno messo in ginocchio moltissime piccole e medie imprese, schiacciate da costi divenuti insostenibili.
Non va meglio alle famiglie. Secondo Assoutenti ognuna pagherà ben 1.231 euro in più rispetto al 2020. Questo solo per le bollette di luce e gas, e senza includere l'ormai prossimo aumento di ARERA.

La spesa per l'energia è cresciuta complessivamente del +92,7% nel biennio 2021-2022. L'aumento dei prezzi sta costringendo più di 6 italiani su 10 a ridurre i consumi di energia elettrica. Ma non solo. Il 57% ha dovuto ridurre quelli relativi allo shopping, il 56% i consumi di gas e il 54% le spese per attività culturali e di svago. Una tendenza destinata a proseguire.
Le misure contro il caro energia che finora sono state adottate si sono rivelate purtroppo insufficienti a fronteggiare una situazione che appare in peggioramento.

Le proteste in vista

Di fronte all'imminente nuovo rincaro delle tariffe, le associazioni dei consumatori preparano iniziative di protesta in tutta Italia, coinvolgendo anche i sindacati e il mondo dell'agricoltura, dell'industria, dell'artigianato e del commercio.
A metà ottobre ci sarà una grande assemblea pubblica delle organizzazioni degli utenti, aperta a tutte le forze sociali, per valutare le modalità delle iniziative da attuare sul territorio e un pacchetto di misure da presentare al nuovo Governo.

mercoledì 4 maggio 2022

Costo dell'energia, l'ipotesi di un "price cap" può diventare concreta

Nei primi quattro mesi dell'anno, il costo dell'energia è cresciuto di ben 5 volte. Il prezzo del gas al Punto di Scambio Virtuale in Italia è passato dai circa 20 euro MWh di gennaio 2021 ai circa 100 euro MWh del mese di aprile. In alcuni giorni i picchi di prezzo hanno superato i valori record di €200. Nel frattempo anche i prezzi dell'energia elettrica all'ingrosso hanno registrato valori record.

Tutta colpa dell'aumento di prezzo delle materie prime, ma soprattutto dello scoppio del conflitto in Ucraina innescato dalla Russia.

L'idea del governo per arginare il costo dell'energia

Per porre fine alla corsa del costo dell'energia, il governo italiano spinge per l'introduzione di un "price cap", ossia un tetto massimo. Secondo le stime, l'introduzione di un price cap di 80 euro megawattora innescherebbe una riduzione di circa il 25% sulla bolletta del gas. Ancora più grande sarebbe la riduzione della bolletta elettrica

Ma una proposta del genere dovrebbe essere estesa a tutto il territorio europeo, per riuscire ad essere efficace e consentire un risparmio in bolletta a cittadini ed aziende.
Burxelles ci lavoro, ma i tempi sono unghi e gli esiti incerti.

La Russia e l'energia

Se il costo dell'energia è aumentato in misura così considerevole, lo dobbiamo principalmente alla forte dipendenza dalla fornitura russa. Mosca alimenta infatti per il 38% il fabbisogno italiano di energia. Proprio l'eccessiva dipendenza energetica dalla Russia è stata il tema centrale della relazione presentata alla Camera dal ministro della Transizione Energetica, Roberto Cingolani.

Il distacco dalla fornitura russa

Il ministro ha tracciato il punto sull'aumento del costo dell'energia e sulle prospettive future legate ad un eventuale distacco delle forniture da Mosca.
Questa possibilità potrebbe avere delle conseguenze importanti soprattutto il prossimo inverno, dove lo scenario potrebbe diventare critico. Per questo motivo il Ministro spinge affinché l'interruzione delle forniture venga posticipata da maggio a novembre, in modo tale da poter consentire il riempimento degli stoccaggi.

mercoledì 16 marzo 2022

Prezzi in volo, così la guerra mette in ginocchio l'agricoltura

Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha provocato delle ripercussioni enormi su tutta l'economia globale. Se il danno più evidente è quello riguardante la corsa dei prezzi di petrolio e di risorse energetiche, l'invasione russa ha portato emergenze anche su altri livelli. In special modo in ambito alimentare.

La corsa dei prezzi alimentari

I prezzi di grano, mais e perfino dei fertilizzanti sono schizzati verso l'alto, a causa di un mix di fattori che includono anche le sanzioni occidentali, il blocco delle esportazioni e la mancata semina del "granaio d'Europa".
La situazione è così seria che molti osservatori cominciano già a parlare di crisi alimentare imminente.

Il grano

Per quanto riguarda i prezzi del grano, le ripercussioni della guerra si comprendono subito pensando ad un dato importante: Russia e Ucraina producono insieme un quarto dell'intero grano mondiale. La Russia è il primo esportatore al mondo, l'Ucraina è al quinto posto. Senza il loro grano, la fornitura diminuisce e si generano pressioni rialziste sui prezzi.
I due paesi coinvolti nella guerra hanno vietato le esportazioni, per evitare di farsi del male da soli mandando in crisi il mercato interno.

Nota: quando studiate la situazione tecnica del prezzo del grano, valutate la comparsa di candela inverted hammer trading.

Il mais e i fertilizzanti

Un discorso analogo riguarda anche il mercato del mais. I prezzi volano perché l'Ucraina fornisce all'Europa più della metà del mais che importa. Peraltro il mais è destinato a diventare mangime per animali, e la sua scarsità incide sugli allevamenti di bestiame (e quindi su carne, latte e derivati). Studiando il prezzo del mais con l'Ichimoku Kinko Hyo, si vede che sono uscite dalle nuvole kumo.

Al tempo stesso la Russia rifornisce del 30% i fertilizzanti che l'Europa importa. Quindi l'agricoltura ne risente anche per questo.

Il problema delle aree agricole

Se questi problemi valgono a spiegare il balzo attuale dei prezzi, c'è poi un altro motivo di grande preoccupazione all'orizzonte.
A causa della guerra, quasi un terzo delle aree agricole in Ucraina non verranno seminate. Quindi non produrranno raccolto quest'anno Ciò significa che gli effetti del conflitto le sentiremo almeno fino all'anno prossimo.

I più colpiti peraltro sono i paesi più poveri visto che quasi 50 paesi africani importano almeno un terzo del loro grano proprio da Ucraina e Russia. In alcuni casi si arriva a superare il 50%. Congo, Burkina Faso, Somalia e Sudan si riforniscono tutti nel "granaio d'Europa". Non c'è dubbio quindi che la sicurezza alimentare sia in pericolo. E di fronte a questa situazione in Europa qualcuno ha già iniziato a mettere in discussione il Green Deal.

mercoledì 12 gennaio 2022

Prezzi della pasta, è boom perché i costi sono saliti del 40%

La crescita dell'inflazione è un fenomeno ormai inarrestabile, che sta avendo ripercussioni su tutti i settori. La crescita dei prezzi è arrivata a colpire anche il carrello della spesa, colpendo il prodotto alimentare di consumo per eccellenza: la pasta.

Cosa sta succedendo ai prezzi della pasta

I produttori lamentano il fatto che i costi di produzione della pasta sono saliti tra il 38-40%, rendendo inevitabile scaricare parte di tali aumenti sulla distribuzione e in definitiva anche sui consumatori.
A settembre la grande distribuzione comprava un chilo di pasta pagandolo 1,10, mentre adesso il prezzo è salito a 1,40 euro. Alla fine di questo mese le cose peggioreranno ulteriormente, con un prezzo medio che schizzerà ulteriormente verso l'alto fino a 1,50.
Se volessimo rappresentare l'andamento con la Kaufman Kama trading (media mobile adattiva), avremmo una linea molto inclinata.

Colpa del rincaro del grano

A incidere in maniera sostanziosa sull'aumento dei prezzi della pasta è il rincaro della materia prima, ossia il grano sui mercati otc e regolamentati. Dalla scorsa estate il prezzo del grano italiano è quasi raddoppiato.

Il motivo fondamentale di questo rally dei prezzi è che i raccolti in Canada e Stati Uniti, leader della produzione mondiale, hanno subito un brusco calo. Siamo nell'ordine del 50%. Questo ha spinto verso l'alto i prezzi.
A farne le spese sono state anche le aziende produttrici italiane, che devono rivolgersi a questi Paesi per comprare la quota che non coperta dalla produzione Nazionale. E l'hanno pagata molto di più rispetto a un anno fa. Ma questo rincaro, a sua volta, ha innescato un aumento dei prezzi anche per il grano italiano.

La situazione non presenta schiarite

Questo rincaro a catena non è integralmente ammortizzabile dalle imprese, perché il costo del grano rappresenta una fetta enorme dell'intero costo produttivo (circa il 60%).
Per questo motivo i produttori hanno dovuto scaricare parte degli aumenti sui prezzi finali

Quello che preoccupa è che gli squilibri che ci sono sul mercato mondiale, non sembrano essere prossimi alla conclusione. Anzi potrebbero essere ulteriormente aggravati dalle fiammate speculative e dai problemi legati al clima invernale. Questi fenomeni meteorologici potrebbero compromettere anche i racconti del prossimo anno, aggravando il rincaro dei prezzi della pasta.

lunedì 8 novembre 2021

Prezzi, l'aumento mette a rischio il Natale e la rirpesa economica

La crescita dei prezzi continua ad essere una minaccia che incombe sul livello dei consumi e sulla ripresa dell'economia italiana post-Covid.
A evidenziarlo è uno studio di Confcommercio sull'inflazione e suoi effetti economici.

La minaccia dei prezzi sui consumi

I numeri elaborati dall'Ufficio Studi della Confederazione delle Imprese, dicono che se i prezzi dovessero crescere del 3%, le ripercussioni sui consumi sarebbero di circa 2,7 miliardi di euro. Se l'inflazione dovesse accelerare ulteriormente fino al 4%, allora la perdita in termini di consumi sarebbe molto più marcata. Si parla di 5,3 miliardi.

Cosa erodono i prezzi

Il fatto è che la crescita dei prezzi ha un immediato effetto sul reddito disponibile, il cui potere di acquisto si riduce immediatamente (inciderebbe per il 70%). Altro effetto del'inflazione è l’erosione della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida, che non è protetta dall’inflazione inattesa.
La riduzione dei consumi inoltre risente dell'aumento di costi obbligati dovuti all’energia, che si è già trasferito sulle bollette di luce e gas. Malgrado gli sforzi del governo per sterilizzare parte di questi incrementi, le famiglie dovendo spendere di più per l'energia, spenderanno di meno per il resto.

Natale a rischio

L'effetto combinato della crescita dei prezzi e dell'incremento delle spese obbligate potrebbero incidere quindi in modo pesante sui consumi dei prossimi mesi.
Questo “spettro” che aleggia sui consumi, è tanto più preoccupante visto l'approssimarsi del Natale, che è il periodo dedicato tradizionalmente agli acquisti e ai regali. In questo scenario, è presumibile che gli acquisti delle famiglie saranno indirizzati dalla prudenza.

La soluzione

Le conseguenze comunque sarebbero più ampie, visto che minori consumi si traducono anche in una frenata della crescita del Paese. La soluzione più immediata per scongiurare questi contraccolpi, è alleggerire il peso fiscale su famiglie (la pressione in 10 anni è salita di 46 miliardi) e imprese.

lunedì 4 ottobre 2021

Carburanti, i prezzi corrono e il metano supera addirittura 2 euro al chilo

L'aumento del costo del gas e la corsa continua del petrolio, contribuiscono alla crescita forte anche dei prezzi dei carburanti. Ne fanno le spese soprattutto i proprietari di veicoli a metano, visto che oggi un pieno costa oltre il doppio rispetto a inizio anno.

I prezzi dei carburanti al distributore

benzina carburanteA fornirci un quadro riguardo alla situazione dei prezzi dei carburanti sulla nostra rete di rifornimenti, è Quotidiano Energia. La benzina in modalità self costa in media 1,691 euro/litro, quella in modalità servito è circa 1,827 euro/litro. Il carburante diesel in modalità self costa a 1,544 euro/litro (venerdì 1,536), il servito diesel è a 1,688 euro/litro (venerdì 1,683). 
Il Gpl va da 0,724 a 0,745 euro/litro (no logo 0,725), con variazioni piuttosto importanti a seconda del marchio. Il prezzo medio praticato del metano auto si posiziona tra 1,157 a 1,631 euro/kg (no-logo 1,257).

Il "caso" metano

Se in generale i prezzi dei carburanti sono tutti cresciuti, quelli più penalizzati sono specialmente gli utilizzatori del metano, e quindi specialmente gli autotrasportatori.
Il fortissimo rincaro del gas ha infatti spinto il prezzo in molte stazioni di rifornimento del centro-nord oltre i 2 euro al chilo, più del doppio rispetto a inizio anno. Infatti a gennaio il prezzo medio nazionale del metano era pari a 0,981 euro/kg.

Approfondimento: qui sono indicati i maggiori produttori petrolio al mondo.

Danno e beffa

Si tratta oltre che un danno pure di una beffa, perché chi acquista auto alimentate con tale tipologia di carburante, solitamente sopporta un prezzo maggiore del veicolo proprio per sfruttare il minore costo dei rifornimenti, un costo ridotto del ‘pieno’. L’aumento repentino dei prezzi, che per decenni sono sempre stati stabili, negli ultimi giorni ha messo tutto in discussione.
Bisogna infatti ricordare che l'alimentazione a metano consente di percorrere 100 km spendendo la metà rispetto al diesel, ma al tempo stesso la manutenzione dell'auto è sensibilmente più complessa e costosa rispetto ai veicoli tradizionali. Quei vantaggi tanto cercati, sono quasi annullati.

giovedì 24 settembre 2020

Prezzi delle case, l'Istat evidenzia un aumento nel secondo trimestre

Crescono i prezzi delle case nel secondo trimestre di quest'anno. E' quanto risulta dalla stima preliminare rilasciata oggi da Istat, nel suo periodico rapporto sulla situazione del mercato immobiliare.

L'andamento dei prezzi delle case

L'indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, è infatti cresciuto del 3,1% rispetto al trimestre precedente. Se invece si confronta il secondo trimestre con lo stesso periodo del 2019, l'incremento è pari al 3,4%.
La crescita che è stata rilevata è la maggiore - dal punto di vista tendenziale - da quando è disponibile la serie storica dell’IPAB. Il motivo di tale record è attribuibile sia ai prezzi delle abitazioni nuove (+2,7%) sia a quelli delle esistenti (+3,7%). Per entrambi i segmenti di mercati, c'è stata uno sprint rispetto al trimestre precedente (erano rispettivamente +1,0% e +1,9%).

Anche dal punto di vista geografico, l'aumento dei prezzi delle abitazioni si è verificato un po' ovunque. Il Nord-Ovest e il Nord-Est mostrano aumenti marcati (rispettivamente +5,5% e +4,1%); segue il Sud e Isole (+2,3%) mentre il Centro si attesta su un tasso di crescita più basso (+0,9%). Per quanto riguarda le città, si segnale la continua crescita dei prezzi a Milano, +15,9% su base annua.

Ripresa dopo una serie nera

La crescita dei prezzi delle abitazioni è un'ottima notizia per il mercato, che ha dovuto fare i conti con una serie impressionante di ribassi dal 2012 fino al 2019 (con l’eccezione della debole risalita del 2016). Adesso siamo al quarto trimestre consecutivo di crescita, che ha consentito ai prezzi delle case di tornare sopra il livello medio del 2015.

Forse può interessare: mercato immobiliare, piccola ripresa e crescono anche i mutui.

La precisazione di Istat

L'Istat precisa però una cosa, ossia che il periodo di riferimento è quello relativo al lungo lockdown per contrastare la diffusione del Covid. Durante questo lasso di tempo, la compravendita di abitazione ha subito un duro contraccolpo (in termini di volumi -27,2%, che segue il -15,5% del primo trimestre), visto che si è drasticamente limitata la possibilità di stipulare i rogiti notarili. Per questo motivo i prezzi delle case del periodo in esame fanno per lo più riferimento a contratti i cui termini sono stati stabiliti prima del lockdown.

venerdì 24 luglio 2020

Tariffe energia e servizi pubblici, per gli italiani il conto è sempre salato

Godere dei servizi pubblici in Italia costa ancora caro. Paghiamo infatti le tariffe tra le più salate in Europa. A metterlo in evidenza è la relazione annuale presentata da Arera, ovvero l'autorità del settore energetico. Nonostante la concorrenza sia cresciuta, i benefici sui prezzi ancora non sono evidenti.
E' bene fare una premessa. Il report riguarda lo scorso anno, quindi prima dello scoppio della pandemia. Dati non troppo aggiornati, ma - questo è buono - non influenzati dalla crisi recente.
E allora vediamo qual è lo stato dei servizi pubblici essenziali nel nostro Paese.

I dati e le tariffe per servizi pubblici

Per quanto riguarda il mercato elettrico, nel 2019 le tariffe hanno avuto un rincaro così come in tutta Europa. Tuttavia, quello avvenuto in Italia è stato l'aumento più consistente. Colpa sia dell'aumento dei prezzi dell’energia, sia dei maggiori costi di trasporto. Ricordiamo che in Italia l’incidenza di tasse e le imposte è uguale per tutti, a prescindere da quanto si consuma. In Europa invece i consumatori più energivori arrivano a pagare il 20% in più di tasse. I più tartassati restano però i consumatori tedeschi con le tariffe più alte della Ue in tutte le fasce di consumo.
Nel settore elettrico hanno deciso di passare al mercato libero il 49,4% degli utenti. Erano il 46,4% nel 2018. In Italia la fine del mercato tutelato è prevista per il primo gennaio 2022 e anche Antitrust ha auspicato che non ci siano ulteriori rinvii.

Riguardo al gas non stiamo messi bene. Le nostre tariffe viaggiano ai primi posti della classifica UE. Tuttavia la forbice rispetto agli altri cittadini europei si è leggermente ristretta, dopo due anni in cui era tornata ad allargarsi. In questo settore paghiamo cara la nostra forte dipendenza dall’estero, che ci fornisce gas per il 95,4% del fabbisogno (metà di esso arriva dalla Russia).
Anche in questo ambito il passaggio al mercato libero segna passi in avanti, visto che il 10% dei clienti ha fatto questo passaggio e adesso il 56% delle utenze domestiche appartengono a questo ambito.

Acqua e rifiuti

Per quanto concerne l'acqua, il 2019 ha visto una certa stabilità delle tariffe (+1,1% appena). La cosa dovrebbe rallegrarci, dal momento che è stato dato il via a un importante panoarma di investimenti per migliorare la qualità del servizio idrico integrato (perdite degli acquedotti pari al 43,7%), e tali investimenti sono in larga parte scaricati sugli utenti attraverso le bollette.

Infine i rifiuti. Qui il discorso è complesso, perché tra i singoli territori possono esserci costi e tariffe molto differenti. Secondo i calcoli di Arera, una tonnellata in discarica costa dai 9 ai 187 euro; per gli impianti Tmb dai 27 ai 169 euro a tonnellata.

domenica 7 gennaio 2018

Prezzo di frutta e verdura, aumento choc nel 2017. Colpa del clima

Nel corso del 2017 i prodotti alimentari hanno evidenziato un incremento di prezzo del 1,9%, secondo i dati resi noti da Istat. Nel paniere c'è soprattutto una voce che lascia a bocca aperta, quella del rincaro degli alimentari non lavorati come frutta e verdura. Per loro l'aumento annuo di prezzo è arrivato infatti al 3,6%, quasi il triplo della media degli altri alimenti. Secondo Coldiretti la spiegazione sta nel clima impazzitto che si è avuto nell'anno appena finito. Sarebbe questa la principale spiegazione dell'inflazione sul carrello della spesa.

Peraltro secondo Coldiretti, una cosa analoga dovrebbe verificarsi anche nel corso del prossimo anno. La raccolta di miele negli alveari è infatti praticamente dimezzata, ci sarà l'addio ad una bottiglia di vino su quattro e un calo dell'11% della produzione di olio di oliva rispetto alla media dell'ultimo decennio. Insomma, anche nel 2018 si prospetta un carrello della spesa più costoso.

Distribuzione inefficiente e prezzo

Va anche detto che secondo Coldiretti gli aumenti di prezzo sono stati spesso ingiustificati, perché c'è stata una differenza enorme tra il costo dei prodotti in campagna e quelli al dettaglio. Il passaggio dal produttori al consumatore sarebbe infatti stato oggetto di grosse speculazioni, con prezzi che sono raddoppiati passando dal campo al dettaglio. Tutto ciò comporta anche il rischio per i consumatori che prodotti di importazione siano spacciati per italiani e venduti anche a prezzi più alti del normale. Una vera stortura nella organizzazione del sistema distributivo, tanto che aumenta il numero di persone che si rivolge alla vendita diretta dei prodotti agricoli in azienda. L'acquisto diretto dagli agricoltori continua a crescere.

Va anche ricordato che tra le misure per la valorizzazione del settore agricolo, la manovra 2018 dà agli agricoltori l'opportunità di vendere direttamente al consumatore prodotti trasformati e cucinati, anche in modo itinerante. Via libera quindi allo street food contadino.

mercoledì 20 settembre 2017

Prezzi polizze auto, aumenti del 13%. Campania la Regione più cara

Schizzano i prezzi delle polizze assicurative. Nel giro di un anno il costo di una Rc Auto è salito del 13%, per un premio medio che si colloca poco sotto i 600 euro (per la precisione 577,50). Cosa ancora più preoccupante, è che non si tratta di una impennata una tantum bensì di un aumento costante nel tempo, tendendo conto che nell'ultimo semestre sono salite del 9,14%.

A rilevare questi dati sui prezzi polizze auto è stato l'Osservatorio assicurazioni auto di Facile.it, che ha analizzato le tariffe offerte dalle compagnie a livello nazionale, regionale e provinciale su un campione di oltre 6 milioni di preventivi effettuati.

Crescita dei prezzi polizze auto


Da cosa dipende la crescita? L'inflazione in sé non c'entra nulla, anche perché è piatta e quindi non avrebbe dovuto portare rialzi. Questi invece sono provocati dal numero di sinistri con lesioni a persone in crescita (+0,7%) ma soprattutto dalla preoccupante percentuale di quelli che causano un decesso. Incide anche la percentuale molto elevata (22%) di auto che circolano senza essere assicurate.

A livello regionale, è la Campania quella messa peggio: 989,91 euro di premio medio, ovvero il 71% in più rispetto alla media nazionale. E beffa ancora più grande, anche la seconda regione con i rincari maggiori, +20,78% in un solo anno. Peggio fa solo la Val d’Aosta con +31% in un anno, ma va detto che questa è anche la regione dove si paga l'assicurazione media più bassa: 405,31 euro (come in Friuli Venezia Giulia, 408,59 euro). A Oristano e Pordenone le polizze più economiche (374,12 e 386,29 euro).