martedì 10 gennaio 2017

Economia e lavoro domestico: cresce il popolo delle badanti, nel 2030 saranno 500mila

Aumenta il numero delle badanti in Italia, ed anzi per come si sta sviluppando questo settore dell'economia, entro il 2030 ci saranno ben 500mila badanti in tutto il paese. Lo evidenzia una indagine di Domina, ovvero l'associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico.

I dati dell'indagine su economia e lavoro domestico

L'indagine ha preso lo spunto dai dati demografici del paese, dove cresce il numero degli italiani con almeno 75 anni. Se lo scorso anno erano l’11%, nel 2050 questa percentuale arriverà al 25%. Di conseguenza, è in crescita la domanda di servizi di collaborazione in casa.

Il numero complessivo di colf e badanti dal 2007 è cresciuto in media del 42%, anche se seguendo un andamento non sempre costante, anche per via del quadro complessivo dell'economia e di misure amministrative e normative.

Allo stato attuale, l'esercito di collaboratori domestici vede in prima fila le colf (510mila), che rappresentano circa il 58% del totale. Al secondo posto (375mila) ci sono le badanti al 42%. Come detto però, secondo questa indagine entro il 2030 le badanti arriveranno a quota 500mila.

C'è poi un interessante dati geografico relativo alla provenienza dei collaboratori domestici. La maggior parte giunge all'est Europa (46%), in special modo per quel che riguarda le badanti (dove si arriva anche al 60%), poi ci sono l’Italia (24%), seguita da Filippine e America Latina. Con la crisi, tra il 2008 e il 2015 è cresciuta la presenza degli italiani a scapito di quelli dell’Est Europa. Gli italiani sono però la maggioranza di quelli che occupano le posizioni più "regolamentate" e professionalmente qualificate (guadagnano oltre 13mila euro l'anno). Il sommerso invece riguarda soprattutto gli stranieri.

Riguardo invece il ricordo ai collaboratori domestici, è soprattutto al Nord (che sotto il profilo dell'economia è molto più ricco) che si offre molto lavoro, visto che circa la metà offre servizio proprio al settentrione. Se però il dato viene esaminato su mille abitanti, si scopre che al Centro ci sono 21 collaboratori ogni 1000 persone, al Nord sono 15-16, al sud invece la media scende a 9,3.

sabato 7 gennaio 2017

Mercato valutario, l'euro non riesce a dare seguito ai rialzi sul dollaro

La settimana del cross Euro-dollaro si è chiusa con un nuovo ribasso sui mercati valutari, dopo un paio di giorni in cui la moneta unica era riuscita a risalire la china. La rimonta era stata innescata dai dati sull'inflazione nell'Eurozona, che hanno confermato una accelerazione e quindi un possibile ritiro degli stimoli BCE (il programma di quantitative easing a marzo potrebbe essere alleggerito).

Anche la lettura dei verbali del FOMC, l'organo di politica monetaria della Federal Reserve, hanno fatto intendere che l'accelerazione della tempistica del rialzo dei tassi USA non sarà poi così decisa. Ricordiamo che erano stati indicati due o tre rialzi dei tassi per quest’anno, ma la Fed si è mostrata incerta su ciò che riguarda l’amministrazione Trump e i suoi effetti sull’economia.

La settimana del cross sul mercato valutario

Alla fine della settimana, secondo i dati della piattaforma Plus500 il cross segna quota 1,0532, con un ribasso del -0,67% segnato nell'ultimo giorno di negoziazioni (puoi approfondire qui Plus500 opinioni) sui mercati valutari. Tutto questo dopo aver fatto segnare ai primi di gennaio i minimi di 1,034 Usd.

Non c'è quindi stata l'inversione tanto attesa su cambi e beni rifugio, e siccome il calendario economico della settimana non prevede grandi appuntamenti, il cambio euro dollaro sarà quindi libero di seguire la direzione che dopo questa altalenante settimana il mercato deciderà di imporre.


Dal punto di vista tecnico, c'è una robusta resistenza a quota 1,0670 (il massimo registrato il 14/12/2016), mentre la coppia ha violato il supporto chiave a 1,0458 (minimo 16/03/2015) per cui potrebbe davvero indirizzarsi verso la parità..

venerdì 6 gennaio 2017

Consumi: gli italiani prevedono di spendere 150 euro con i saldi


La grande stagione dei saldi è ufficialmente cominciata. Tuttavia, come già era accaduto lo scorso anno, non c'è stata alcuna corsa all'acquisto da parte degli italiani. Lo dicono le prime rilevazioni di Confcommercio, dopo che i saldi sono cominciati nelle grandi città come Milano, Roma e Napoli.
Tuttavia, Confesercenti sostiene che c'è qualche segnale buono nelle città  a maggior vocazione commerciale (Milano, Roma, Firenze, Torino e Napoli). 

I dati delle indagini sui consumi

Secondo l'indagine Confcommercio, poco più delle metà degli italiani (58,5%) sono pronti a sfruttare i saldi invernali. Una percentuale leggermente superiore rispetto a quella dello scorso anno (55%) ma decisamente inferiore ai livelli che si registravano cinque anni fa, quando era del 70%.
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La cifra che gli italiani dovrebbero utilizzare per i propri acquisti scontati dovrebbe essere non superiore ai 200 euro, anche se la maggior parte spenderà circa 150 euro. Il fattore più importante nel cercare l'acquisto giusto sarà comunque la qualità dei prodotti.

Secondo il Codacons, a fare affari, in linea con lo scorso anno, sarebbero soprattutto gli outlet e i negozi del lusso. Male i dati per gli altri negozi, a maggior ragione se sono localizzati in provincia e in periferia. In questi esercizi c'è la maggiore diminuzione di clienti (che secondo Codacons diventa "disastrosa" in Campania e Puglia, con cali del 30%).