mercoledì 28 gennaio 2026

Patrimoni in gestione, nuovo record storico per gli ETF

Chi decide di impiegare i propri risparmi si rivolge sempre più spesso a strumenti di gestione dei patrimoni come gli ETF. Lo dimostra il dato record raggiunto alla fine del 2025, con l'industria globale degli Exchange Traded Fund è stata capace di superare i 19,85 trilioni di dollari.

La crescita dei patrimoni in gestione

Si tratta di numeri esorbitanti, che diventano ancora più eclatanti se pensiamo che i patrimoni in gestione alla fine del 2024 ammontavano di 14,85 trilioni di dollari. Questo significa che nel corso del 2025 c'è stata una crescita del 33,7% di questa industria.

Anche se consideriamo i flussi netti è stato stabilito un nuovo record, con 2,37 trilioni di dollari raccolti nel corso dell'anno. Un altro record è stato fissato a dicembre, con flussi netti per 330,7 miliardi.

Il panorama globale degli ETF si fa sempre più vasto dal momento che alla fine dello scorso anno contava quasi 16.000 prodotti, con oltre 30mila quotazioni su 83 borse di 65 paesi diversi.

Il contesto favorevole agli ETF

I numeri che abbiamo appena visto sono contenuti in un recente report di ETFGI, società indipendente di ricerca e consulenza per l'industria degli ETF. Secondo gli esperti la corsa al record storico è frutto di un contesto di mercato che è stato particolarmente favorevole

Anzitutto gli indici azionari di tutto il globo hanno registrato delle performance enormemente positive (si vedano in proposito le quotazioni su Pocket Option link). In secondo luogo è cresciuta la domanda di soluzioni finanziarie a basso costo, con una forte flessibilità e liquidità.

Azionario e obbligazionario

All'interno dei patrimoni in gestione tramite ETF spiccano soprattutto quelli sull'azionario globale che sono circa il quadruplo di quelli obbligazionari. La corsa del prezzo delle materie prime e i record dell'oro hanno spinto anche gli ETC ETF oro e in generale gli ETF sulle materie prime.
Per quanto riguarda i maggiori emittenti, i leader dei patrimoni in gestione rimangono i soliti noti iShares, Vanguard e State Street. Messi insieme hanno una quota di mercato complessiva superiore al 59%.

domenica 25 gennaio 2026

Federal Reserve, cos'è e come funziona la banca centrale USA

Il 23 dicembre del 1913 il Congresso statunitense approvò il "Federal Reserve Act", con cui veniva istituita la banca centrale degli Stati Uniti. Viene conosciuta con il nome di Federal Reserve, ed informalmente come Fed, ma il suo nome intero è Federal Reserve System.
L'istituto ha sede all'Eccles Building, a Washington, e iniziò le sue operazioni nel 1916.

Qual è lo scopo della Federal Reserve

Federal ReserveIl Federal System è oggi costituito da un'agenzia governativa centrale, il Board of Governors of the Federal Reserve System - con sede nella capitale Washington e composto da 7 governatori nominati dal Presidente degli Stati Uniti - e da dodici Federal Reserve Bank regionali, i cui presidenti sono nominati con complesse procedure. Dalla sua creazione ad oggi, l'organizzazione interna dell'istituto è stata più volte soggetta a revisione e modifica.

La Federal Reserve (Fed) ha due mandati: mantenere l'inflazione al 2% e mantenere la piena occupazione.

Lo strumento della Fed: i tassi di interesse

Il principale strumento di cui dispone la FED per raggiungere questi obiettivi è fissare i tassi di interesse sui prestiti che concede alle banche, sia quello che le banche applicano quando si prestano a vicenda. Le decisioni vengono prese in otto riunioni prefissate all'anno.

titoli di stato usaQuando l'inflazione sale troppo rapidamente e supera l'obiettivo del 2%, la Fed aumenta i tassi di interesse. Questo incrementa i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi (Treasuries), che diventano più attraenti e attirano maggiori afflussi di capitale estero. Come conseguenza, il dollaro USA (USD) tende a rafforzarsi.

Quando l'inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo alto, la Fed può abbassare i tassi d'interesse. In questo modo tende a indebolire il dollaro americano man mano che il capitale defluisce verso paesi che offrono rendimenti più elevati. 

Se i tassi restano invariati, l'attenzione si sposta sul tono della dichiarazione del Federal Open Market Committee (FOMC) e se sia aggressiva (aspettativa di tassi futuri più alti) o dovish (aspettativa di tassi futuri più bassi).

Gli strumenti non convenzionali

In situazioni estreme, la Federal Reserve può anche stampare più dollari e attuare politiche di quantitative easing (QE). Con questo processo la Fed aumenta sostanzialmente il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato, che può capitare quando le banche non si prestano tra loro (per timore di inadempienza della controparte). È l'ultima carta da giocarsi quando abbassare i tassi d'interesse difficilmente porterà al risultato sperato.

Il quantitative easing (QE) è stato lo strumento preferito dalla Fed per combattere la crisi del credito avvenuta durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nel copiare più dollari della Fed e usarli per acquistare obbligazioni statative statunitensi, prevalentemente da istituzioni finanziarie. Il QE di solito porta a un dollaro statunitense più debole.

Il restringimento quantitativo (QT) è il processo inverso in cui la Federal Reserve smette di acquistare obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste il capitale delle obbligazioni che detiene in scadenza in nuovi acquisti. Di solito è positivo per il dollaro statunitense.

martedì 20 gennaio 2026

Quotazione di oro e argento , nuovi record su tensione in Groenlandia

Si alza il livello di tensione tra Stati Uniti ed Europa sul tema della Groenlandia, fornendo un assist importante alle quotazioni di oro e argento. Entrambi i metalli continuano a ritoccare i rispettivi massimi storici, e potrebbero farlo ulteriormente nei prossimi giorni.

Cosa sta spingendo la quotazione di oro e argento

Trump sta continuando ad alzare il livello di ostilità per realizzare il suo piano di acquisizione della Groenlandia, e dopo il primo muro compatto eretto dall'Europa ha deciso di passare alle minacce, innescando così il rialzo delle quotazioni di oro e argento. 

L'inquilino della Casa Bianca infatti ha deciso di imporre dazi a otto nazioni europee che si sono apertamente opposte al suo piano di acquisizione della Groenlandia. Dal primo febbraio scatteranno così delle tariffe del 10% contro - tra le altre - Francia, Germania e Regno Unito. Tariffe che arriveranno al 25% a giugno.

La tensione crescente

L'ultima uscita di Donald Trump ha spinto i leader europei a programmare una riunione di emergenza, che si svolgerà nei prossimi giorni, allo scopo di valutare eventuali contromisure. Tra queste è la più probabile sembra essere l'adozione di dazi di rappresaglia su circa 93 miliardi di euro di beni statunitensi. 

Il rischio quindi che si inneschi una dannosa guerra commerciale è sempre più elevato, e il nervosismo sul mercato diventa terreno fertile per i rialzi di quotazioni di oro e argento (per quest'ultimo pesa anche un deficit di offerta di mercato).

I prezzi sul mercato

La spinta rialzista ha portato l'oro spot a sfiorare 4. 700 dollari per oncia mentre il prezzo dell'argento è salito oltre 94 dollari per oncia (fonte dati Pocket Option nuovo link).
A spingere la crescita delle quotazioni di oro argento ci sono anche gli attacchi dell'amministrazione Trump alla Federal Reserve, che alimentano i timori relativi all'indipendenza dell'istituto centrale, e quelli relativi alla sostenibilità del debito americano. Un altro fattore rialzista e la rotazione nel complesso dei metalli guidata dagli investitori in Cina.

giovedì 15 gennaio 2026

Banca Centrale della Cina, un istituto dalle grandi peculiarità

Nel mondo occidentale siamo abituati a pensare che una banca centrale, visto l'importante ruolo che riveste, abbia come caratteristica distintiva quella di essere un ente indipendente ed autonomo. Non vale questo discorso per la Banca Centrale della Cina, che è un istituto di proprietà dello Stato della Repubblica Popolare Cinese.

Ruolo e compiti della banca centrale della Cina

L'istituto di Pechino venne istituito nel 1948, dopo la vittoria del Partito Comunista Cinese e la creazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Gli obiettivi principali perseguiti dalla banca centrale della Cina sono quelli di salvaguardare la stabilità dei prezzi, inclusa la stabilità del tasso di cambio dello Yuan rispetto ad altre valute principali (soprattutto il dollaro), e promuovere la crescita economica del paese.

La banca centrale della Cina inoltre punta anche a realizzare delle riforme finanziarie, come condurre lo sviluppo del mercato. La PBOC rappresenta in via ufficiale la Cina nelle organizzazioni finanziarie internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale - FMI, la Banca Mondiale e la Banca Asiatica di Sviluppo (BAsS).

Gli strumenti dell'istituto

Per realizzare i suoi scopi, la banca centrale della Cina utilizza un insieme di strumenti che è più ampio rispetto a quelli che sono maneggiati dalle altre banche centrali come la Federal Reserve e la BCE

Le armi principali di politica monetaria sono la manovra del Reverse Repo Rate (RRR) a sette giorni e del Loan prime Rate (LPR, la cui modifica incide direttamente sui tassi per prestiti e mutui a famiglie e imprese), il Medium term Lending Facility (mlf), gli interventi sul cambio estero e il reserve requirement ratio.

Chi governa la Banca Popolare Cinese?

Essendo un'istituzione di proprietà dello Stato, la banca centrale della Cina non gode di autonomia politica. Anzi, è obbligata ad attuare le politiche del Partito Comunista Cinese sotto la direzione della sua Commissione finanziaria centrale. Il segretario del comitato del Partito Comunista cinese, nominato dal Presidente del Consiglio, esercita un'influenza enorme sulla gestione e sulla direzione della Banca Popolare.

lunedì 12 gennaio 2026

Mercati sull'allerta, questa settimana comincia la stagione degli utili a Wall Street

Dopo un avvio a rilento nei primi giorni dell'anno, ora si comincia a fare sul serio. Per i mercati finanziari la settimana che comincia è quella dell'avvio della stagione degli utili. Si comincia con i conti delle maggiori banche statunitensi. Nel panorama ci sono però anche importanti dati macroeconomici su entrambe le sponde dell'oceano.

Appuntamenti negli USA per i mercati

Il calendario degli appuntamenti negli Stati Uniti ha il suo fulcro nell'avvio della stagione degli utili del quarto trimestre. Ad alzare il velo sui conti saranno alcune delle maggiori banche del paese tra cui JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley. In corrispondenza del rilascio, molti trader sfrutteranno tecniche di scalping 5 minuti per guadagnare sulle oscillazioni di prezzo.

Ma saranno giorni importanti anche sul fronte dei dati macroeconomici. Spicca in particolare l'indice dei prezzi al consumo di dicembre. I mercati ritengono che l'inflazione rimarrà stabile al 2,7% su base annua, lo stesso livello al quale dovrebbe salire l'inflazione core. Indicazioni importanti arriveranno anche dalle vendite al dettaglio e dalla produzione industriale.

Gli eventi in Europa

Nel vecchio continente il focus dell'attenzione dei mercati sarà rivolta al Regno Unito, dove verranno pubblicati i dati mensili sul prodotto interno lordo assieme a quelli su produzione manifatturiera e bilancia commerciale. L'economia britannica è reduce da due mesi consecutivi di contrazione e si prevede una terza battuta di arresto, cosa che potrebbe incidere sulle future scelte della Bank of England che a dicembre ha tagliato i tassi per stimolare la crescita.

Nell'Area Euro verranno pubblicati i dati sulla produzione industriale. Sempre in Europa ha appuntamento con il meeting di politica monetaria della banca centrale di Polonia, che dovrebbe mantenere il tasso di interesse al 4%, dopo sei tagli lo scorso anno.

Il resto del mondo

Nella zona dell'Asia Pacifico sono attesi importanti indici macroeconomici dalla Cina. I mercati guarderanno soprattutto quelli relativi al commercio internazionale. In Giappone i dati più rilevanti riguardano il saldo delle partite correnti e l'inflazione alla produzione.
Si riunisce in meeting invece la banca centrale della Corea del Sud, che dovrebbe mantenere invariato il tasso di interesse a 2,5%.

mercoledì 7 gennaio 2026

Aziende in crisi, oltre 70 dossier sul tavolo del Ministero

Lo specchio della progressiva frenata della produzione industriale italiana è l'incremento del numero di aziende manifatturiere che attraversano uno stato di crisi. Le situazioni di difficoltà che sono sotto il monitoraggio diretto del Ministero delle Attività Produttive e del Made in Italy (MiMIT) sono circa 70, tra vertenze aperte e situazioni di monitoraggio.

L'aumento delle aziende in crisi

Rispetto allo scorso anno c'è stato un incremento delle crisi aziendali in ambito manifatturiero. La metà delle aziende in difficoltà appartengono al settore metalmeccanico, il 35% riguarda invece il settore chimico-tessile, mentre il 10% riguarda i call center. Complessivamente le situazioni di crisi aziendali coinvolgono circa 60. 000 lavoratori.

L’ultima situazione aperta in ordine di tempo è quella di Natuzzi, che ha annunciato lo stop nelle fabbriche di Altamura e Santeramo. Sono previsti 479 esuberi. Per l’azienda pugliese specializzata nella produzione di arredamento (titolare del marchio Divani & Divani) è l’ultimo atto di una crisi che va avanti da quasi vent’anni.

Il lavoro del ministero

L'attività del ministero in diversi casi è riuscita ad arginare o congelare le dimissioni o il licenziamenti. Nell'ultimo anno sono stati raggiunti 27 tra accordi o soluzioni alle crisi, che hanno avuto come risultato la stabilizzazione dei posti di lavoro. Sono stati coinvolti circa 13. 000 lavoratori, per i quali è stato scongiurato il rischio di licenziamento.

Nella maggior parte dei casi il MiMit ha lavorato alla ricerca di acquirenti oppure su progetti di riconversione industriale. Grazie al lavoro del ministero si è riusciti a evitare la chiusura di aziende come La Perla, Cinzano, Venator, Dema, Coin, Sofinter. 

Le origini delle crisi

Va precisato che la lettura delle situazioni presentate al tavolo ministeriale hanno origini molto eterogenee. In alcuni casi le difficoltà delle aziende sono il prodotto di vicende che vengono da lontano (si pensi alla crisi dell’Ilva), mentre altre affondano in situazioni più recenti. In generale, i dati raccontano come sia il Mezzogiorno ancora una volta l’area che presenta le maggiori criticità.