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giovedì 9 aprile 2026

Banca Unicredit riceve un altro "no" dalla Germania

Arriva un altro parere negativo da parte di Commerzbank nei confronti di Unicredit. Il progetto di integrazione con la banca italiana continua a non piacere ai tedeschi, che ribadiscono che l'unica soluzione è quella Stand Alone. Il consiglio di amministrazione di Commerzbank, continua a non vedere le basi per una fusione.

L'OPS italiana e la reazione dell'altra banca

La battaglia tra i due istituti è in corso ormai da diverso tempo, e si costantemente di nuovi capitoli. E i segnali in tempo reale continuano a non essere incoraggianti. Di recente Unicredit ha promosso un'offerta pubblica di scambio, chiedendo l'autorizzazione per spingersi oltre il 30% della banca tedesca senza però acquisirne il controllo.

Dall'altra parte c'è però la ferma resistenza di Commerzbank, che ha rigettato ancora una volta la proposta della banca italiana. E lo ha fatto ancora tra le polemiche. Alle accuse di Unicredit di aver alzato una specie di muro al dialogo, l'istituto tedesco risponde dicendo l'esatto opposto e sottolineando di aver avuto "diversi incontri" con i rappresentanti della banca italiana, ma che i comportamenti di Unicredit rendono difficile la costruzione di un rapporto ispirato dalla reciproca fiducia che sarebbe la base necessaria per una transazione di successo.

Il secco NO di Commerzbank

Secondo Commerzbank le operazioni proposte da Unicredit non hanno dimostrato un potenziale di creazione di valore sufficiente. L'istituto tedesco inoltre ritiene che parte del potenziale illustrato dall'istituto guidato da Orcel potrebbe essere realizzato in autonomia, restando indipendente. Insomma, non ci sarebbe alcun beneficio per Commerzbank, che sotto la guida di Bettina Orlopp ha registrato una crescita dei ricavi del +5,4%, un utile per azione di 2,39 euro e un prezzo obiettivo degli analisti a 37,75 euro, al di sopra della quotazione attuale nell'indice GER40 DAX.

Unicredit e l'aumento di capitale

Mentre la partita tra i due istituti continua, Unicredit si prepara ad affrontare l'assemblea per l'aumento di capitale all'inizio di maggio. Un aumento che servirà proprio a finanziare l'acquisizione di azioni Commerzbank (l'isituto ha accumulato nel corso degli ultimi mesi una quota di circa il 28% in Commerzbank, diventando il primo azionista della banca tedesca). L'operazione porterà l'emissione di azioni ordinarie per un massimo di 470 milioni.

domenica 25 gennaio 2026

Federal Reserve, cos'è e come funziona la banca centrale USA

Il 23 dicembre del 1913 il Congresso statunitense approvò il "Federal Reserve Act", con cui veniva istituita la banca centrale degli Stati Uniti. Viene conosciuta con il nome di Federal Reserve, ed informalmente come Fed, ma il suo nome intero è Federal Reserve System.
L'istituto ha sede all'Eccles Building, a Washington, e iniziò le sue operazioni nel 1916.

Qual è lo scopo della Federal Reserve

fedIl Federal System è oggi costituito da un'agenzia governativa centrale, il Board of Governors of the Federal Reserve System - con sede nella capitale Washington e composto da 7 governatori nominati dal Presidente degli Stati Uniti - e da dodici Federal Reserve Bank regionali, i cui presidenti sono nominati con complesse procedure. Dalla sua creazione ad oggi, l'organizzazione interna dell'istituto è stata più volte soggetta a revisione e modifica.

La Federal Reserve (Fed) ha due mandati: mantenere l'inflazione al 2% e mantenere la piena occupazione.

Lo strumento della Fed: i tassi di interesse

Il principale strumento di cui dispone la FED per raggiungere questi obiettivi è fissare i tassi di interesse sui prestiti che concede alle banche, sia quello che le banche applicano quando si prestano a vicenda. Le decisioni vengono prese in otto riunioni prefissate all'anno.

titoli di stato usaQuando l'inflazione sale troppo rapidamente e supera l'obiettivo del 2%, la Fed aumenta i tassi di interesse. Questo incrementa i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi (Treasuries), che diventano più attraenti e attirano maggiori afflussi di capitale estero. Come conseguenza, il dollaro USA (USD) tende a rafforzarsi.

Quando l'inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo alto, la Fed può abbassare i tassi d'interesse. In questo modo tende a indebolire il dollaro americano man mano che il capitale defluisce verso paesi che offrono rendimenti più elevati. 

Se i tassi restano invariati, l'attenzione si sposta sul tono della dichiarazione del Federal Open Market Committee (FOMC) e se sia aggressiva (aspettativa di tassi futuri più alti) o dovish (aspettativa di tassi futuri più bassi).

Gli strumenti non convenzionali

In situazioni estreme, la Federal Reserve può anche stampare più dollari e attuare politiche di quantitative easing (QE). Con questo processo la Fed aumenta sostanzialmente il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato, che può capitare quando le banche non si prestano tra loro (per timore di inadempienza della controparte). È l'ultima carta da giocarsi quando abbassare i tassi d'interesse difficilmente porterà al risultato sperato.

Il quantitative easing (QE) è stato lo strumento preferito dalla Fed per combattere la crisi del credito avvenuta durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nel copiare più dollari della Fed e usarli per acquistare obbligazioni statative statunitensi, prevalentemente da istituzioni finanziarie. Il QE di solito porta a un dollaro statunitense più debole.

Il restringimento quantitativo (QT) è il processo inverso in cui la Federal Reserve smette di acquistare obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste il capitale delle obbligazioni che detiene in scadenza in nuovi acquisti. Di solito è positivo per il dollaro statunitense.

giovedì 15 gennaio 2026

Banca Centrale della Cina, un istituto dalle grandi peculiarità

Nel mondo occidentale siamo abituati a pensare che una banca centrale, visto l'importante ruolo che riveste, abbia come caratteristica distintiva quella di essere un ente indipendente ed autonomo. Non vale questo discorso per la Banca Centrale della Cina, che è un istituto di proprietà dello Stato della Repubblica Popolare Cinese.

Ruolo e compiti della banca centrale della Cina

L'istituto di Pechino venne istituito nel 1948, dopo la vittoria del Partito Comunista Cinese e la creazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Gli obiettivi principali perseguiti dalla banca centrale della Cina sono quelli di salvaguardare la stabilità dei prezzi, inclusa la stabilità del tasso di cambio dello Yuan rispetto ad altre valute principali (soprattutto il dollaro), e promuovere la crescita economica del paese.

La banca centrale della Cina inoltre punta anche a realizzare delle riforme finanziarie, come condurre lo sviluppo del mercato. La PBOC rappresenta in via ufficiale la Cina nelle organizzazioni finanziarie internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale - FMI, la Banca Mondiale e la Banca Asiatica di Sviluppo (BAsS).

Gli strumenti dell'istituto

Per realizzare i suoi scopi, la banca centrale della Cina utilizza un insieme di strumenti che è più ampio rispetto a quelli che sono maneggiati dalle altre banche centrali come la Federal Reserve e la BCE

Le armi principali di politica monetaria sono la manovra del Reverse Repo Rate (RRR) a sette giorni e del Loan prime Rate (LPR, la cui modifica incide direttamente sui tassi per prestiti e mutui a famiglie e imprese), il Medium term Lending Facility (mlf), gli interventi sul cambio estero e il reserve requirement ratio.

Chi governa la Banca Popolare Cinese?

Essendo un'istituzione di proprietà dello Stato, la banca centrale della Cina non gode di autonomia politica. Anzi, è obbligata ad attuare le politiche del Partito Comunista Cinese sotto la direzione della sua Commissione finanziaria centrale. Il segretario del comitato del Partito Comunista cinese, nominato dal Presidente del Consiglio, esercita un'influenza enorme sulla gestione e sulla direzione della Banca Popolare.

giovedì 23 settembre 2021

Banca centrale del Brasile, ecco un'altra stretta monetaria di 100 pb

Sui mercati finanziari, la giornata di mercoledì è stata dominata dal meeting della FED, che ha deciso di dare via libera al tapering. Ma altre banche centrali si sono riunite per decidere della loro politica monetaria. Tra queste la Banca Centrale del Brasile.

Cosa ha deciso la Banca Centrale del Brasile

L'istituto sudamericano ha deciso, con una votazione unanime, di proseguire il percorso restrittivo intrapreso in questo 2021. E' stata infatti decisa la quinta stretta monetaria (dopo quelle effettuati a marzo, maggio, giugno e agosto per complessivi 4,25 punti percentuale), alzando il tasso Selic di 100 punti base. Il costo del denaro in Brasile sale quindi al 6,25%

La banca centrale peraltro non intende fermarsi, visto che è in programma un altra mossa del genere anche nella prossima riunione del  26 ottobre.

Secondo il Comitato, nell'attuale fase del ciclo di inasprimento, tale ritmo sia il più appropriato per garantire la convergenza dell'inflazione al target all'orizzonte di riferimento e, contemporaneamente, consentire al Comitato di ottenere maggiori informazioni sullo stato dell'economia e sul persistenza degli shock.

Rischi legati al'inflazione

Secondo i membri del Copom, "i rischi suggeriscono che è opportuno far avanzare ulteriormente il processo di stretta monetaria". I rischi di cui si parla sono stati evidenziati a inizio settimana dal capo della banca centrale Roberto Campos Neto: ha detto che ogni indicatore mostrava elevate pressioni inflazionistiche.

Annotazione: uno strumento interessante con cui analizzare un rapporto di cambio tra valute è l'Ichimoku cloud strategia.

Il Real brasiliano

Nel frattempo, il Real brasiliano è scambiato intorno a 5,3 contro il dollaro USD. Qualche settimana fa la coppia aveva toccato quota 5,50 ossia il minimo di 3 mesi. Poi il rapporto di cambio è tornato all'interno del cuneo trading wedge (analisi tecnica) che si è formato negli ultimi mesi.
Va detto che sulla situazione economica del Brasile pesa anche il tema politico. Il consenso attorno al presidente Bolsonaro è molto ridotto, e in vista delle elezioni del prossimo anno l'attuale presidente potrebbe cambiare rotta politica, assumendo misure populiste che lo avvantaggerebbero nella corsa elettorale, ma sarebbero dannose per l'economia brasiliana.

mercoledì 3 marzo 2021

Banca centrale del Giappone, perché il titolo sta volando alla Borsa di Tokyo?

Dopo i casi GameStop e Nokia, è il turno della Banca Centrale del Giappone? Quello che sta unendo questi tre mondi apparentemente così distanti tra loro, è l'andamento recente in Borsa. Tutti e tre questi asset sono stati protagonisti di fortissimi e inspiegabili balzi avanti.

Investitori che puntano su una banca centrale

Il titolo della Banca Centrale giapponese, nel corso della seduta di lunedì è cresciuto oltre il limite giornaliero del 18%, il massimo dal 2005, a 33.000 yen per azione. Ma lo scenario si è ripetuto ancora e ancora. Tanto che il prezzo delle azioni Bank of Japan è cresciuto del 68% in tre giorni, raggiungendo quota 47.000 yen. Eppure non c'erano notizie tali da innescare questo rialzo, e nessuna delle erano principali figure candele giapponesi trading a suggerire rialzi.

Titolo quotato ma poco attraente

La prima cosa da precisare, sorprendente anche per molti investitori esperti, è che pur essendo una banca centrale, la BoJ è anche un'entità quotata in borsa (nella sezione Jasdaq della Borsa di Tokyo). Succede del resto anche in Belgio, Grecia e Svizzera.
Ma si tratta di un titolo che in generale non risulta particolarmente appetitoso, visto che non ha diritto di voto e offre dividendi estremamente limitati. Per alcuni è semplicemente uno status symbol. In realtà lo era in realtà più in passato, visto che nel 1989 valeva ben 745.000 yen, più di venti volte la sua valutazione attuale.

Cosa c'è dietro al balzo?

Eppure malgrado lo scarso appeal, il titolo della banca centrale è letteralmente schizzato verso l'alto in tre giorni, nonostante la maggioranza del capitale sia nelle mani del Governo (55%) e il resto sia ai singoli investitori. Le azioni sono state prese di mira dagli investitori retail, coalizzati e organizzati attraverso le community, per esercitare un forte “pump” del prezzo. Si sono moltiplicate strategie scalping 1 5 minuti per guadagnare sui movimenti di prezzo a brevissimo termine.

Questo ha fatto scattare dei paragoni con il caso GameStop. Non c'è dubbio comunque che il movimento delle azioni BOJ è basato solo sulla speculazione. Ciò significa che gli investitori con liquidità abbondante stanno cercando qualcosa di nuovo in cui investire, in base al tema del giorno.

venerdì 11 dicembre 2020

Banca di Serbia, primo taglio dei tassi dopo 6 mesi. Il ciclo di allentamento dura dal 2013

Per la prima volta dopo 6 mesi, la banca centrale della Serbia (NBS) ha deciso di tagliare il costo del denaro. Si tratta di una mossa finalizzata a ridurre l'impatto sull'economia della crisi sanitaria da Covid. In particolare, per arginare gli effetti che questa crisi sta avendo sulle esportazioni.
La NBS ha tagliato il tasso di interesse di altri 25 punti base, portandolo all'1,0%

Complessivamente quest'anno l'istituto centrale ha effettuato tagli per un totale di 125 punti.
Il consiglio ha inoltre approvato di mantenere il suo obiettivo di inflazione del 3,0%, più / meno 1,5 punti percentuali, fino al 2023 (è rimasta stabile negli ultimi mesi, verso l'1,8%).

Cosa ha deciso la banca di Serbia

L'economia serba è rimbalzata più velocemente del previsto nel terzo trimestre, grazie agli stimoli del governo. La NBS ha confermato che si aspetta che il prodotto interno lordo si riduca dell'1,0% quest'anno rispetto a prima previsioni di una contrazione dell'1,5%.
 

Il PIL della Serbia si è ridotto dell'1,4% annuo nel terzo trimestre dopo un calo del 6,3% nel secondo trimestre e una crescita del 5,2% nel primo trimestre. 'Sebbene la ripresa sia più rapida del previsto, l'accelerata diffusione del virus a partire da ottobre è preoccupante, in particolare in Europa', ha affermato NBS. La diffusione del virus rallenterebbe nel breve periodo la ripresa dell'area dell'euro - il più importante partner commerciale della Serbia - e ridurrebbe la domanda per le sue esportazioni.

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Allentamento monetario duraturo

La banca di Serbia sta ancora vivendo un ciclo di allentamento monetario dal lontano novembre 2013. Da allora ha tagliato il tasso di 28 volte per un totale di 10,25 punti percentuali. La mossa di giovedì ha lasciato un po' sorpresi gli analisti. Tuttavia, nel meeting di novembre la BNS aveva già parlato dell'ipotesi di nuove misure.

Sotto il profilo valutario, il cambio USDRSB sta viaggiando su quota 96.7600m, in prossimità dei minimi da metà 2018 toccati poco tempo fa. Quello che interessa agli investitori sui broker opzioni binarie no Esma è che al ribasso, il supporto a quota 95 è quello da tenere d'occhio.

giovedì 29 ottobre 2020

Banca centrale cinese, mossa a sorpresa per incidere sul cambio yuan-dollaro

La Banca centrale cinese non ha paura di spingere lo Yuan, ed anzi ne favorisce indirettamente l'apprezzamento ulteriore. L'istituto di Pechino ha chiesto alle banche locali di rimuovere il cosiddetto fattore anticiclico (CCF), che è uno dei criteri in base al quale viene fissato il cambio giornaliero yuan-dollaro. Si tratta di una misura temporanea, che però fa capire l'intenzione della PBoC di aprire all’apprezzamento della valuta cinese.

Ripresa, Yuan e Banca centrale cinese

La mossa della Banca centrale cinese arriva in un momento nel quale gli investitori stranieri stanno facendo affluire fiumi di denaro nei mercati finanziari cinesi. Ciò accade perché la Cina, oltre ad essere stata la culla del Covid, è anche il Paese che prima di tutti ha imboccato la via del recupero

I recenti dati macro evidenziano che la risalita del Pil è stata pari al 4,9%, mentre migliorano produzione industriale, consumi e vendite al dettaglio. Questo sprint ha attirato gli investitori, perché i tassi di interesse più elevati stanno rendendo le attività denominate in yuan più attraenti a livello globale. La conseguenza è la spinta al rialzo dello Yuan. Nel terzo trimestre la valuta nazionale ha registrato la migliore performance degli ultimi 12 anni sul dollaro, una delle coppie di valute più scambiate.

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Nessuna paura

Nonostante l'eccessivo apprezzamento della valuta rappresenti un pericolo per la stessa stabilità della ripresa, con la mossa di oggi la Banca centrale non sembra aver paura. All'inizio di ottobre il governo ha anche abolito un requisito che aveva reso più costoso per le istituzioni finanziarie il commercio a termine di valuta estera - un derivato finanziario che consente ai trader di scommettere sul valore futuro dello yuan - liberando risorse per sostenere l'aumento dello yuan.

La PBoC ha riaperto al fattore ciclico nell'agosto 2018, per fronteggiare la svalutazione impetuosa dello yuan a causa della guerra commerciale con gli Usa. Va detto che la formula del calcolo del fattore CCF non è mai stata resa nota.

giovedì 28 marzo 2019

Mutui a tasso variabile in crescita rispetto a quelli a tasso fisso

Sono dati un poco a sorpresa, quelli che l'Osservatorio di mutuiOnline.it ha reso noti riguardo all'andamento del mercato dei finanziamenti. Infatti i mutui a tasso variabile sono in netta crescita, mentre quelli a tasso fisso sono in calo.

I dati sul mutuo a tasso variabile

Da inizio di quest'anno le richieste di finanziamento a tasso variabile sono infatti passate dal 13,8% registrato a dicembre scorso, al 17,1% di marzo. Il tutto a svantaggio del fisso, che scendono dall’84,3% all’80,6% pur rimanendo largamente la quota più richiesta dai clienti (sia per l'accensione di nuovi contratti di finanziamento, sia per le surroghe). Se si considera il mutuo acceso da 120mila euro per una casa, la differenza tra la rata fissa (più alta) e quella variabile (più bassa) è tra i 35 euro per il ventennale e i 60 euro per il trentennale.

Le ragioni della scelta

Ma perché c'è questo rinnovato appeal per la rata variabile? La spiegazione più logica va ricercata nell'andamento dei tassi di interesse. L'Euribor - che è il riferimento per la maggior parte dei mutui a tasso variabile - è fermo sotto zero da diverso tempo  (da oltre 1.000 giorni tanto l’Euribor a 1 mese quanto il 3 mesi sono rispettivamente a -0,37% e a -0,33%). Inoltre non c'è una concreta prospettiva di rialzo imminente. Tanto a gennaio quanto a marzo infatti, la Banca centrale europea ha fatto capire che nell’anno in corso non ci sarebbe stato alcun rialzo. Dal momento che le aspettative sui tassi sono il primo fattore che induce a optare per il mututo a tasso fisso oppure quello variabile, è chiaro che quando i tempi di un rialzo si allungano si tende a crescere la platea del variabile, benché teoricamente più rischioso.

Oggi il miglior mutuo a tasso variabile costa intorno allo 0,6% mentre i fissi più competitivi oscillano intorno all’1,6%.

Mutui ibridi e surroghe

C'è poi un discorso da fare a parte riguardo alle forme ibride di mutuo, oppure quelli a rata costante o i varabili con il CAP. Questi tipi di finanziamento sono praticamente scomparsi visto che il gap tra l'una e l'altra tipologia pura di mutuo è ridottissimo, cosa che di fatto rende meno appetibile una forma di finanziamento che si collochi addirittura a metà strada. Va infine aggiunto che le surroghe, ovvero il trasferimento del mutuo residuo ad altro istituto che pratica condizioni migliori, sono in frenata. Chi poteva aprrofittarne infatti, lo ha fatto senza indugi.

giovedì 7 marzo 2019

Bank of Canada molto prudente, il mercato punisce il loonie

La conferma del costo del denaro e una dichiarazione molto accomodante da parte della Bank of Canada, hanno spinto verso il basso il dollaro canadese, che ha toccato il minimo di due mesi contro il dollaro USD.

Cosa ha fatto la Bank of Canada

Nel meeting di politica monetaria, la Bank of Canada ha confermato il tasso di interesse all'1,75%. La banca centrale ha riconosciuto che l'economia canadese ha sottoperformato rispetto alle aspettative in quanto il rallentamento del quarto trimestre è stato "più netto e più ampio" delle attese. Peraltro un'altra uscita ha rivelato che il Canada ha accumulato un deficit commerciale record a dicembre, e che il ritmo delle attività di acquisto ha rallentato a febbraio fino al punto più debole in cinque mesi.

Di fronte a un rallentamento dell'economia globale e interna, la Banca del Canada ha così mantenuto i tassi di interesse stabili come previsto, ma ha affermato che vi è "maggiore incertezza" sulla tempistica dei futuri aumenti dei tassi. Alla fine di febbraio, il governatore Poloz aveva detto che il percorso verso il tasso neutrale era molto incerto. La Bank of Canada ha oggi rafforzato tale messaggio dicendo "ci vorrà del tempo per valutare la persistenza della crescita al di sotto del potenziale e le implicazioni per le prospettive di inflazione".

Suggerimento: prima di fare investimenti sulle valute, studiate pregi e difetti degli strumenti di analisi. Ad esempio comprendete quali sono le medie mobili più usate evitare falsi segnali.

Gli effetti della BoC più colomba

Questa dichiarazione molto "dovish" ha avuto un doppio effetto. Da una parte ha ampliato lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato canadesi e statunitensi, portandoli al livello più ampio da oltre un decennio (per la precisione da febbraio 2007) a 85 punti. Dall'altra ha indebolito il dollaro canadese nel mercato valutario. Il loonie infatti è scivolato drasticamente contro la controparte statunitense. La coppia di valute USD / CAD ha toccato i massimi di 2 mesi dopo la dichiarazione accomodante della BoC, verso 1,3458 come abbiamo visto su Dukascopy broker ECN (recensioni).

Anche i deboli prezzi del petrolio greggio tracciati dal West Texas Intermediate, che ha toccato un minimo giornaliero di 55.42, hanno contribuito alla debole performance del loonie. Il petrolio è una delle principali esportazioni del Canada. Ci aspettiamo che la BoC attenda almeno la seconda metà dell'anno, quando l'incertezza sulle prospettive economiche potrebbe dissiparsi a sufficienza da consentirle di riprendere la normalizzazione della politica monetaria.

domenica 16 dicembre 2018

Norges Bank, l'aumento dei tassi avverrà a ritmo più lento del previsto

La Norges Bank procederà con un restringimento della propria politica monetaria, ma a un ritmo più lento di quanto ipotizzato in precedenza. E la Corona ha perso quota sul mercato valutario.

Le scelte della Norges Bank

Questo è il succo della settimana per la valuta norvegese, caratterizzata dal meeting della banca centrale di Oslo. Con una decisione unanime la NB ha confermato - come era atteso - il tasso di politica chiave allo 0,75%, ma ha annunciato che il percorso restrittivo procederà a un ritmo leggermente più lento di quanto pianificato in precedenza, a causa delle preoccupazioni sulle prospettive dell'economia globale. La banca centrale ha dichiarato di voler aumentare i tassi a marzo del prossimo anno, dopo averlo fatto a settembre per la prima volta in 7 anni. Il percorso di normalizzazione dovrebbe procedere con 5 aumenti entro la fine del 2021: due nel 2019, uno nel 2020 e due nel 2021, secondo quanto dichiarato dal governatore Oeystein Olsen in conferenza stampa.

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I rischi secondo la Norges Bank

Secondo la Norges Bank, l'aumento del protezionismo e l'incertezza politica hanno indebolito le prospettive di crescita a livello internazionale (in special modo si guarda a Eurozona e Svezia, i principali partner commerciali per la Norvegia). "I persistenti conflitti commerciali e le turbolenze che circondano i processi politici in Europa potrebbero frenare la crescita tra i partner commerciali". Ha inoltre citato in particolare come una Brexit senza accordo possa aumentare le turbolenze sui mercati finanziari. Su consiglio di Norges Bank, il ministero delle finanze ha aumentato simultaneamente l'ammontare dei capitali che le banche devono tenere nei loro bilanci, aumentando il requisito di riserva anticiclica per proteggerle meglio da una potenziale recessione.

Circa l'inflazione, dopo il rallentamento di novembre ci sono stati nuovi segnali di rialzo recenti che hanno portato il livello ai massimi di quasi due anni (3,5%, come a gennaio 2017).
Sui siti trading forex gratis possiamo vedere che la Corona (che solo subito dopo la decisione della Norges Bank si è rafforzata) ha chiuso la settimana in territorio negativo sia contro il dollaro che contro l'euro. La valuta norvegese ha perso oltre un punto percentuale contro l'euro, tanto che la coppia Eur-Nok è salita a 9,7495, a pochi passi dal livello che a settmebre spinse la NB ad alzare i tassi. Perdite ancora maggiori sono state registrate contro il dollaro. Il cross Usd-Nok è infatti salito a 8,6274 (+1,71% settimanale).

sabato 29 luglio 2017

Banca Monte Paschi diventa dello Stato. Ci costerà 8,3 miliardi di euro (o forse 10)

Il percorso di salvataggio della Banca Monte Paschi vive un altro passaggio. L'istituto più antico del mondo diventa una controllata dallo Stato italiano. Dopo la ricapitalizzazione e la conversione dei bond subordinati in azioni, il Ministero del Tesoro infatti possiede una quota del capitale pari al 53,45%. La pubblicazione dei due decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale rende chiaro questo calcolo. Inoltre la partecipazione statale potrebbe ulteriormente aumentare fino a giungere al 70% (in base alle richieste di conversione dei bond da parte dei risparmiatori).

Quanto costa salvare Monte Paschi Siena

Facciamo due calcoli. Il primo decreto del Mef applica il burden sharing, prevede la conversione dei bond subordinati del Monte dei Paschi in capitale. Questo porterà un aumento del capitale per circa 4,473 miliardi di euro, tramite l'emissione di 517,1 milioni di azioni al concambio di 8,65 euro. Il secondo decreto invece prevede per un aumento di capitale da 3,854 miliardi. Questo aumento verrà sottoscritto dal Tesoro per una cifra di 8,3 miliardi (sottoscriverà comprando 593,87 milioni di azioni a 6,49 euro ciascuna).

Nel caso in cui la partecipazione dovesse giungere fino al massimo, ovvero il 70%, l'ulteriore esborso per le casse statali sarà fino a 1,5 miliardi. Riguardo questo ultimo passaggio, va sottolineato che ci sono aspettative per un'adesione ampia all'offerta di bond senior. Essa coinvolge soprattutto una platea di circa 40.0000 risparmiatori che nel 2008 acquistarono agli sportelli di Mps la famigerata emissione 'Upper Tier II'.

Quali altri passaggi sono previsti? Intanto la prossima settimana è atteso il cda sulla semestrale, rinviato in attesa della pubblicazione dei decreti. Poi una volta che l'aumento di capitale sarà stato completato, i titoli della banca potranno essere riammessi alla quotazione. Questo dovrebbe accadere presumibilmente il prossimo autunno. Completato questo passaggio, probabilmente l'attuale Consiglio di amministrazione si dimetterà e verrà rimpiazzato con uno a maggiore rappresentanza del Tesoro.

martedì 25 luglio 2017

Banca MPS, stretta finale per la ricapitalizzazione. In arrivo i due decreti

La ricapitalizzazione precauzionale di Monte Paschi è arrivata a un passaggio importante. A breve verranno infatti emanati i due decreti del Ministero dell'Economia che devono dare il via concreto all'operazione. Grazie a tali decreti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze chiuderà il capitolo MPS e sancirà in via definitiva la partecipazione dello Stato nell’istituto di Siena. Serve un esame da parte della Corte dei Conti, il che dovrebbe allungare solo di pochi giorni il processo fino all’emanazione. Non si andrà oltre l'11 agosto, termine ultimo per rimanere nei tempi dettati dalla Bce. Si confida comunque di chiudere tutto in tempi molto più rapidi.

I due decreti si muoveranno in un raggio d'azione delimitato da quadro disegnato dal decreto salva-risparmio di dicembre e dai piani per la ricapitalizzazione negoziati con Bruxelles e Francoforte.
Il primo di questi decreti si occuperà di indicare le caratteristiche della ricapitalizzazione. Il secondo invece definirà nel dettaglio i costi che dovranno sostenere gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati.

L'operazione per salvare banca MPS

La ricapitalizzazione di MPS costerà allo stato 3,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 1,5 miliardi per il riacquisto dei bond subordinati. Alla fine il Ministero dell'Economia diventerà primo azionista dell'istituto di Rocca Salimbeni.  Almeno all'inizio nel portafoglio al Tesoro dovrebbe finire una quota intorno al 55% del “nuovo” Monte Paschi Siena. Poi, a seconda delle richieste di rimborso, la quota in mano allo Stato potrebbe salire fino al 70%.

Dopo che sarà stato concretizzato l'aumento di capitale, MPS potrà tornare in Borsa in autunno e l'attuale Consiglio di amministrazione dovrebbe presentare le proprie dimissioni. Si procederà quindi ad una nuova nomina del board, che dovrebbe essere ridotto a 7 o 9 unità. Se tutto procederà senza intoppi, questo passaggio potrebbe essere ultimato entro ottobre. L'operazione coinvolgerà circa 40mila piccoli investitori che nel 2008 hanno acquistato allo sportello della banca l’emissione Upper Tier II. Tutti i bond saranno convertiti in azioni che poi potranno essere "scambiate" con bond ordinari dell'emittente e garantiti dallo Stato e tutelati dei titoli junior.

lunedì 13 marzo 2017

Veneto Banca, proproga al 22 marzo per l'offerta transattiva. Rischio bail-in sempre concreto

Veneto Banca ha prorogato l'offerta di transazione ai propri azionisti, in modo da poter agevolare lo smaltimento delle tante richieste che sono giunte in questi giorni. In questo modo l'istituto potrà anche allinearsi alla scadenza della medesima Offerta di Banca Popolare di Vicenza, che a sua volta ha deliberato di prorogare la conclusione dell'OPT dal 15 al 22 marzo 2017.

La situazione complicata delle due banche venete

Al momento sono stati contattati circa il 95% del totale azioni in perimetro, con un'adesione da parte dei soci che è arrivato al 52%; per un totale del 42% di azioni rappresentate. Sabato sono addirittura state aperte 142 filiali al fine di consentire agli azionisti di aderire all'Offerta di Transazione.

Intanto dalla UE sono giunte nei giorni scorsi delle precisazioni riguardo alla questione delle obbligazioni rischiose di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, dopo che Margrethe Vastager (commissaria alla concorrenza) aveva ventilato l'ipotesi di una possibile compensazione dei creditori frodati. Secondo le accuse, entrambi gli istituti avrebbero collocato obbligazioni rischiose presso risparmiatori non consapevoli.

Per le due banche si profila sempre più concretamente il rischio Bail-in. Serve quindi che le due banche venete trovino presto un compromesso, che andrà trovato anche forse dopo il 22 marzo, ovvero la nuova scadenza per fare un'offerta transattiva ai vecchi azionisti. Per scongiurare il salvataggio, servirà che a questa offerta risponda almeno l'80%.

venerdì 23 settembre 2016

SocGen, l'appello ribalta sentenza Kerviel: incasserà solo un milione

Mastica amaro il colosso finanziario Société Générale (SocGen). Nella vertenza con Jérome Kerviel, che dura ormai dal 2008, l'appello ha dato ragione all'ex trader. Kerviel era stato condannato a tre anni di reclusione nel 2010 su 4,9 miliardi di perdite causate agli investitori nel trading di derivati quando lavorava per SocGen. Inizialmente era stato anche condannato a rimborsare l'intera somma (4,9 milioni), ma successivamente tale sentenza era stata annullata. Oggi la Corte d'Appello ha dato parzialmente ragione a Kerviel.

La guerra tra Kerviel e SocGen

Secondo la corte d'appello infatti, la stessa SocGen ha avuto un ruolo importante, viste le sue disfunzioni nei suoi sistemi di controllo. Ammettendo questo, è chiaro che sia stata al tempo stesso ritenuto Kerviel solo parzialmente responsabile delle conseguenze per la banca. Da qui la riduzione del rimborso alla società da 4,9 miliardi a 1 solo milione.

La Corte d'appello non ha voluto rimettere in discussione la perdita subita dalla banca nel 2008. L'avvocato di Kerviel, infatti, aveva chiesto una verifica dell'ammontare esatto. Richiesta respinta, quindi.

La decisione che venne presa nel 2014

Come ci ricorda finanza-infograficando, già nel 2014, la Cassazione aveva annullato le precedenti decisioni sull'entità del rimborso, sostenendo che le disfunzioni interne di SocGen avevano avuto il loro peso nel produrre o aggravare il danno. Cosa ribadita dai giudici di Versailles, secondo i quali un controllo più accurato avrebbe potuto evitare il ripetersi - e anzi il moltiplicarsi – di simili situazioni di rischio.

Un brutto contraccolpo in Borsa

Dopo che si è diffusa la notizia, la quotazione del titolo di SocGen sul listino francese ha segnato un calo deciso, scivolando a 31,82 euro (partiva da 32,37).Lo abbiamo visto anche sui broker opzioni binarie no ESMA.
La guerra tra SocGen e il trader Kerviel però andrà ancora avanti. L'avvocato dell'ex trader ha infatti già dichiarato che «si opporrà a qualsiasi tentativo di recupero del denaro da parte della banca». Ha inoltre ribadito di non dover «dare nulla» alla banca.