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martedì 23 gennaio 2024

Patrimonio netto cresce la distanza tra i ricchi e i poveri d'Italia

L'ultimo rapporto di Oxfam sulle disuguaglianze nel nostro paese ha evidenziato che la forbice tra i ricchi e i poveri è aumentata ulteriormente. Infatti, tra il 2021 e il 2022, il patrimonio netto dei ricchi è cresciuto, mentre quello dei poveri si è ulteriormente assottigliato.

Le indagini sul patrimonio netto

In Italia l'allargamento della forbice tra ricchi e poveri è testimoniato da numeri eclatanti. Alla fine del 2021, il 10% delle persone più ricche aveva un patrimonio netto oltre sei volte superiore alla metà più povera della popolazione, ed era altresì titolare di circa il 23% dell'intera ricchezza nazionale.

Il divario però si è ulteriormente ampliato, tanto che la loro ricchezza è diventata 84 volte superiore a quella detenuta dal 20% più povero della nostra popolazione.Forse può interessare: la classifica dei più ricchi d'Italia nel 2023.

Aumentano poco i ricchi e molto i poveri

Alla fine del mese di novembre il numero dei miliardari nel nostro paese è cresciuto di 27 unità, con un patrimonio netto che è cresciuto complessivamente - in termini reali - di quasi 70 miliardi di dollari. Nel frattempo però è cresciuto anche il numero delle persone che vivono sotto la soglia della povertà. Addirittura un totale di 5,6 milioni di individui versano in condizioni di povertà assoluta, ossia non hanno le risorse sufficienti ad acquistare un paniere di beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose.

Questo incremento è stato causato dalla forte impennata dell'inflazione. Peraltro gli indicatori segnalano un peggioramento anche in tempi più recenti, a causa del rallentamento dell'economia italiana avvenuto nel 2023, nonché per la fine di alcune misure di sostegno alle fasce più deboli della popolazione. Bisogna sottolineare che questo scenario allunga il trend ventennale di aumento della povertà nel nostro Paese.

L'Italia va male come distribuzione dei redditi

Bisogna peraltro evidenziare che il nostro paese si trova agli ultimi posti della classifica europea per quanto riguarda l'equità della distribuzione dei redditi. Sotto questo aspetto, siamo in ventunesima posizione sui 27 Paesi membri dell’Unione europea.

giovedì 15 giugno 2023

Reddito: un italiano su quattro vive con il 60% in meno rispetto agli altri

Se in Italia il reddito medio è pari a 11.155 euro annui, c'è una larga fetta della popolazione (circa un quarto) che è costretta a vivere con circa il 60% in meno. Aumenta così la fascia di popolazione che è a rischio povertà o esclusione sociale.

Lo scenario del reddito

I numeri di questo fenomeno ci vengono raccontati da ISTAT, che certifica comunque qualche piccolo passo in avanti rispetto al 2021, dove gli strascichi della crisi sanitaria ed economica si facevano sentire in misura ancora più forte.

Una ripresa c'è stata, perché la percentuale di persone a rischio povertà è scesa dal 25,2% al 24,4%. Ma comunque 14,3 milioni di cittadini nel 2022 vivevano ancora in una famiglia a grave rischio, dove il reddito familiare superava di poco i 930 euro. Per circa 2,6 milioni di italiani (5,6%) la situazione era ancora più grave, tanto che si profilava la difficoltà di assicurare un pasto regolare ogni due giorni.

Divario Nord-Sud

Dal punto di vista geografico, la situazione si è mossa in due direzioni. Nel Nord il reddito è generalmente cresciuto, pur rimanendo quello medio ad un livello più basso rispetto al 2007, anno precedente la grande crisi. Nel Settentrione si registrano aumenti più sostanziosi: +3,3% del Nord Est e +2,5% del Nord Ovest.

Al Mezzogiorno invece la situazione è rimasta stabile se non addirittura- in alcuni casi - peggiorata ulteriormente. Il reddito familiare medio al Sud è sceso dell'1,7%, e in questa MacroArea il 40,6% delle persone è a rischio povertà. Le Regioni dove c'è stato un peggioramento sono Puglia, Sardegna e Calabria. Lievi miglioramenti invece hanno riguardato Campania e Sicilia.

Divario ricchi-poveri

Questo andamento complessivo ha creato un divario ancora più forte tra i più poveri e i più ricchi, che possono contare su redditi più alti 5 volte e mezzo. Tale divario avrebbe potuto essere anche molto più ampio, se non ci fossero state delle misure di sostegno come reddito di cittadinanza, d’inclusione, e bonus vari.

mercoledì 10 giugno 2020

Crisi da Covid, anche la Banca Mondiale è preoccupata: rischio povertà per 70-100 milioni di persone

Lo scorso mese di aprile, il Fondo Monetario Internazionale aveva definito la crisi da Covid come la peggiore da moltissimo tempo. E aveva preannunciato una recessione senza eguali. Sulla stessa lunghezza d'onda si pone adesso anche la Banca Mondiale.

I numeri della crisi da Covid


All'interno dell'ultimo rapporto, l'istituto infatti parla di questa crisi economica come della peggiore dalla seconda guerra mondiale. Infatti il Pil mondiale potrebbe diminuire del 5,2%. Si tratterebbe della quarta recessione più pesante dell'ultimo secolo e mezzo. Di peggio s'è visto solo nel 1914, nel 1930-32 e infine nel 1945-46. In sostanza, solo le guerre mondiali e l’ascesa dei regimi totalitari ha fatto peggio del coronavirus. Il calo si avvertirà in oltre il 90% dei Paesi, spingendo tra 70 milioni e 100 milioni di persone in condizioni di estrema povertà. Per molti di loro la sfida sarà sopravvivere cone meno di 1,9 dollari al giorno.

Dramma emergenti

Ma se la contrazione più forte verrà avvertita nei Paesi avanzati, sono soprattutto i mercati emergenti a preoccupare, visto che per milioni di persone rischiano l'indigenza. La flessione per i Paesi in via di sviluppo infatti sarà del 2,5%. Inoltre in molti di questi paesi (come Brasile, Russia e India) il numero di contagi è ancora in aumento.

La ripresa dalla crisi: tre scenari alternativi

Per assistere ad una ripresa occorrerà aspettare il prossimo anno. Il rimbalzo previsto per il 2021 è del 4,2 per cento. Tuttavia questa è la previsione di base, che ipotizza un continuo calo dei contagi e la revoca progressiva dei lockdown. Ma ci sono anche altre due possibilità. Se la pandemia persistesse più a lungo, il Pil globale si ridurrebbe di quasi l’8%. Inoltre la ripresa dell'anno prossimo sarebbe molto più flebile. Se al contrario le cose dovessero andare meglio del previsto, allora potremmo avere una contrazione minore e una ripresa più rapida.

lunedì 2 marzo 2020

Povertà e crisi economica, in Siria la situazione si fa sempre più drammatica

La situazione in Siria è drammaticamente malmessa. La distruzione bellica - il conflitto dura da 9 anni - è la prima delle cause di un sistema in crisi profonda, che ha mandato oltre l'80% della popolazione sotto la soglia della povertà, come ha rilevato l'ONU.

Le cause della povertà in Siria

povertà siriaIl conflitto in Siria ha provocato gravi danni all’industria e all’agricoltura, azzerando inoltre le entrate che derivavano dal turismo. Sempre a causa del conflitto, si è ridotta anche la produzione ed esportazione di petrolio, con la conseguenza che negli ultimi anni gli afflussi di dollari sono diminuiti notevolmente, facendo svalutare la Lira (protagonista di un three white soldiers pattern su lungo periodo contro il biglietto verde). La svalutazione della Lira (100% in pochi mesi) ha spinto il prezzo del cibo ai massimi, visto che è diventato più costoso importare i prodotti alimentari dall’estero.

La battaglia per il cibo

Le famiglie sono praticamente sotto assedio economico. L’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità sta rendendo sempre più difficile procurarsi cibo, carburante ed elettricità. In tutte le città, ogni giorno ci sono file lunghissime di persone per ricevere la propria razione di cibo. Uomini, donne e bambini che, stremati dal lungo conflitto e in condizioni di grave povertà, dipendono oggi in gran parte dagli aiuti umanitari. Nel frattempo il mercato nero dilaga senza sosta. Secondo il World Food Programme, circa 6,6 milioni di persone (quasi il 35% della popolazione) non ha disponibilità sicura di cibo.

Valute emergenti: sono quelle più instabili a causa di fattori politici ed economici. La Siria è un caso estremo, ma ce ne sono altre interessanti. Qui si può vedere ad esempio, il cambio euro real brasiliano (previsioni 2020).

Sanzioni, crisi libanese e Iran

Un altro durissimo colpo all'economia siriana sono le sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, che hanno ridotto l'export di petrolio e disincentivato gli stranieri a investire nella ricostruzione. Sono calati pure i finanziamenti esteri ai nemici del regime, facendo scendere così i flussi illeciti di dollari nel Paese. Pesa pure la crisi finanziaria nel confinante Libano. Finora il collasso definitivo è stato evitato grazie all’Iran, che con le sue rimesse consente ancora l’afflusso di milioni di dollari e mette a disposizione linee di credito per beni di consumo. Ma anche quello non potrà durare in eterno.

giovedì 6 dicembre 2018

Redditi e famiglia: in italia 3 persone su 10 sono a rischio povertà

Sono drammatici i numeri che ha pubblicato l'Istat riguardo lo stato di salute economia dell'Italia, ovvero la condizione di redditi e famiglie. Una persona su 10 si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, e addirittura quasi tre su dieci (28,9%) sono a rischio povertà o esclusione sociale.

Redditi e condizioni di vita

Nel report sulle '​Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie' emerge però un lieve miglioramento rispetto al 2016. Risulta stabile al 20,3% la percentuale di individui a rischio di povertà, mentre sono diminuiti quelli che vivono in famiglie gravemente deprivate oppure a bassa intensità lavorativa. Miglioramenti molto lievi comunque.

L'Istat ha reso noto che nel 2016 il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è risultato pari a 30.595 euro. Significa circa 2.550 euro mensili. La crescita è stata del 2% in termini nominali e del +2,1% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2015 (visto che la variazione dei prezzi al consumo è stata pari a -0,1%). La contrazione complessiva dei redditi rispetto ai livelli pre-crisi del 2009 resta notevole, con una perdita in termini reali dell'8,5% per il reddito familiare.

Sono le famiglie numerose  - ovvero con 5 o più componenti - ad essere ancora le più esposte al pericolo di povertà o esclusione sociale. L'indice infatti per loro è del 42,7%. Se la famiglia poi è composta di due o più nuclei allora il pericolo cresce ulteriormente del 5,4%.

Rischio a livello geografico

A livello geografico, il Mezzogiorno resta l'area più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%). Anche in questo caso il rischio si è ridotto rispetto al 2016 (quando era 46,9%). Il rischio più basso si vive al Nord-est (16,1% da 17,1%) e Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro il coefficiente sale al 25,3%.

lunedì 17 ottobre 2016

Povertà, dato choc: nei centri d'ascolto del Sud vanno più italiani che immigrati

Arriva un altro dato inquietante che riguarda l'Italia, e in particolar modo il meridione. Secondo il Rapporto 2016 sulla povertà, l'indice in Italia è aumentato, e soprattutto cresce con il diminuire dell’età. Insomma più giovani si è, più si è a rischio di entrare nella fascia povera.

Le statistiche ufficiali e i dati Caritas mettono in evidenza che non sono più gli anziani i più indigenti, ma i giovani. E' un fenomeno in netta controtendenza rispetto alle rilevazioni del passato. La fascia giovane della popolazione è quella che risente in misura maggiore degli effetti della indigenza, provocata dalla crisi e della mancanza di prospettive di occupazione. In Italia i poveri sono 4 milioni e 600 mila persone, pari a un milione e 582mila famiglie.

L'Italiano chiede più sostegno a causa della povertà

Ma c'è un altro dato che lascia sbalorditi. Nei centri di ascolto del Sud Italia, si recano in prevalenza proprio gli italiani. Anche più degli immigrati. Per la prima volta nel 2015, infatti, la Caritas ha registrato che nel Meridione la percentuale dei nostri connazionali che chiede un sostengo ha superato di gran lunga quella degli stranieri. La statistiche dice infatti che gli italiani che si sono recati nei centri di ascolto sono il 66,6%, mentre la media nazionale di richiesta che giunge da parte degli stranieri si attesta al 57,2%. quasi dieci punti percentuali in meno.

Nel Nord del paese invece le percentuali sono invertite: gli italiani bisognosi sono il 34,8% e gli stranieri il 64,5%; al Centro gli italiani sono il 36,2% e gli stranieri il 63,2%.
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Riguardo all'identikit di chi chiede sostegno, si tratta di un italiano di età media attorno ai 44 anni, prevalentemente sposato (il 47,8%). Mentre minore è la percentuale di quelli celibi o nubili (26,9%). Tra i bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto, ovviamente c'è la povertà economica (76,9%), seguita poi dal disagio occupazionale (57,2%). Sono molto rilevanti anche altri problemi, come quelli abitativi (25,0%) e i disagi familiari (13%).