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sabato 12 luglio 2025

Valute, la svalutazione strategica dello Yuan è un bel problema

Nel primo semestre del 2025, sul mercato delle valute abbiamo assistito ad una progressiva perdita di valore dello Yuan cinese, in special modo riguardo all'euro. Si tratta di uno scenario che, come vedremo a breve, apparentemente non avrebbe giustificazioni e che dovrebbe metterci sull'allerta.

L'andamento delle valute

Se pensiamo alla politica di tagli dei tassi che ha cominciato la BCE, cosa che normalmente fa abbassare la forza delle valute, avremmo dovuto aspettarci una svalutazione dell'Euro rispetto allo Yuan, o quantomeno un bilancio sostanzialmente invariato. 

Del resto è così che sta succedendo tra la valuta cinese e il Dollaro statunitense, di cui rapporto di cambio ha mantenuto effettivamente una certa stabilità nel primo semestre di quest'anno. Invece l'andamento tra euro e yuan è cambiato, visto che l'EUR/CNY è cresciuto e all'orizzonte non si vedono pattern di inversione candlestick.

Che cosa sta facendo la Cina

A partire dal 2017 Pechino sta incrementando notevolmente le proprie riserve di valute sotto forma di depositi. Anche i crediti concessi all'estero stanno crescendo, così come gli investimenti cinesi in titoli stranieri. Soprattutto la crescita delle "shadow reserves" evidenzia che la Cina si trova in una posizione di forza, che dovrebbe stimolare l'apprezzamento dello yuan in condizioni di libero mercato. E allora perché sta accadendo l'opposto rispetto all'Euro?

Il ruolo di Pechino e i pericoli per l'Europa

La svalutazione della divisa cinese è frutto di una specifica strategia del governo, almeno in questa fase. La Cina sta utilizzando il cambio tra valute come un'arma per guadagnare quote di mercato all'estero (cosa che scombussola i piani di chi vuole fare scalping Forex sulla valuta cinese). 

Una volta che lo Yuan si svaluta rispetto all'Euro, le esportazioni cinesi diventano molto più competitive mentre le importazioni più costose. La bilancia commerciale quindi si squilibra e questo può mettere pressione alle industrie del vecchio continente. Le difficoltà delle aziende europee saranno crescenti se non viene arginato questo fenomeno.

lunedì 12 ottobre 2020

Banca centrale cinese scende in campo per evitare l'ulteriore rally dello Yuan

Dopo il recente rally della sua valuta nazionale (Dollaro-Yuan sui minimi di 17 mesi), la Banca centrale cinese (PBoC) ha deciso di intervenire con alcune misure durante il weekend appena concluso.

Cosa ha deciso la banca centrale cinese

E' infatti scattato il taglio dei margini di liquidità per le operazioni in valute estere. Le società finanziarie quindi non dovranno più accantonare liquidità quando eseguono alcune operazioni in valuta estera. La riduzione decisa dalla Banca centrale cinese, abbassa di fatto il costo della vendita allo scoperto della valuta cinese.
Si tratta di un intervento che va nel senso opposto a quello adottato nel 2018, quando nel pieno della trade war venne posto il coefficiente di riserva obbligatoria del 20%. All'epoca lo scopo era sostenere lo Yuan, rendendo costoso scommettere sul suo ribasso. Oggi lo scopo è opposto.

La mossa della Banca centrale cinese (che comunque ha dichiarato che “continuerà a garantire la flessibilità del tasso di cambio del renminbi", ha sostenuto il rialzo delle azioni cinesi. Lo Shanghai Composite infatti ha aggiunto lunedì 86,39 punti o 2,64% a 3358,47, registrando il suo più grande rally dal 20 luglio, dopo un guadagno dell'1,68% venerdì.

Nota: quelli che sono interessati allo scambio di valute sui mercati, dovrebbero prima scoprire qual è il miglior sito per forex trading in relazione alle loro necessità.

Yuan in discesa dopo la banca centrale

Invece lo Yuan è sceso dopo i recenti mesi di rally, innescati anche dallo slancio della ripresa post pandemia in Cina. Attualmente sembra si stia formando un pattern doppio minimo trading. Nel terzo trimestre, il renminbi ha guadagnato il 4% rispetto al dollaro, il più forte aumento trimestrale degli ultimi 12 anni. Da fine maggio la valuta cinese ha guadagnato oltre il 6% rispetto al dollaro, e negli ultimi giorni ha beneficato anche dalla prospettiva concreta della vittoria del democratico Joe Biden alle elezioni degli Stati Uniti, con miglioramento delle relazioni sino-americane.

Va infine segnalato che la PBOC ha fissato l'USD-CNY leggermente al di sopra di quanto suggerito dalle stime basate su modelli, una politica comunemente utilizzata per suggerire un leggero dispiacere per il ritmo dei guadagni del renminbi.

lunedì 14 gennaio 2019

Dollaro AUD e NZD sono vittime della debole economia cinese

Si è accesa una grossa spia rossa sull'economia cinese. I primi dati della settimana confermano infatti - dopo gli altri recenti - che lo stato di salute della seconda economia mondiale non è affatto solido. E a farne le spese sono soprattutto dollaro australiano e neozelandese.

Dollaro AUD, NZD e Cina

Pechino ha registrato un forte calo delle esportazioni a dicembre (crollate in dicembre di 4,4 su base annua, peggior risultato da due anni), ma è stata ancora più ampia la flessione delle importazioni, pari al 7,6% (la più consistente da luglio 2016). La bilancia commerciale segna ancora un surplus, ma si è ridotto di oltre il 16% rispetto all'anno precedente. L'impatto cinese sul commercio internazionale è cresciuto nel corso dell'ultimo anno (probabilmente per il timore che la guerra dei dazi possa renderle più costoso in futuro), e questo alimenta le preoccupazioni con riferimento alla guerra dei dazi con gli USA. A completare il quadro ci sono le vendite di auto, che sono scese per la prima volta dal 1990.

L'effetto dei dati macro su borse, dollaro Aud e Nzd

I dati diffusi stamane hanno fatto scendere i mercati azionari in tutta l'Asia e anche in Europa. Sta infatti andando in caduta verticale lo yuan (chi adotta la Parabolic sar strategia Forex avrà visto l'indicatore trasformarsi), dopo la performance brillante della scorsa settimana, durante la quale aveva recuperato l'1,5% rispetto al dollaro, concretizzando il rialzo più grande da gennaio 2017. Quel rally, va precisato, era però stato innescato esclusivamente dall'ottimismo circa l'esito dei negoziati con gli USA sul fronte commerciale. Era inevitabile che i segnali di crescenti timori di una frenata della seconda economia mondiale, avrebbero finito per penalizzare la valute cinese (Molto bene intonato viceversa lo yen, tradizionale asset rifugio).

Suggerimento: prima di avventurarvi sui mercati con operatori di dubbia affidabilità, scegliete bene in base alle piattaforme migliori classifica.

Ma questi dati hanno avuto un impatto forte sulle valute più esposte all’andamento delle materie prime. il riferimento è al dollaro australiano e neozelandese (che sono anche indicatori della propensione al rischio globale). Va ricordato infatti che Pechino è il primo partner commeciale di Sydney, ma ha altresì un ruolo fondamentale anche per l’interscambio con la Nuova Zelanda.

martedì 24 luglio 2018

Yuan in calo: debolezza propria o colpa del dollaro?

Una delle valute maggiormente sotto pressione negli ultimi tempi è stato lo yuan. Dalla fine di giugno la valuta cinese ha ceduto oltre il 2% nei confronti del dollaro. Chiaramente questo ha allertato gli investitori, che temono possa ripetersi quanto accaduto nel 2015, quando Pechino decisa a sorpresa di procedere a una forte svalutazione della propria moneta, innescando un forte scossone sul mercato.

Lo yuan oggi e nel 2015

Forse questa preoccupazione è eccessiva, dal momento che rispetto al 2015 la correzione dello yuan non rischia di dare luogo a una crisi sistemica. Infatti le autorità monetarie di Pechino hanno maggiore capacità rispetto ad allora di gestire i mezzi per scongiurare la fuga di capitali dal paese. Sotto questo aspetto, è interessante osservare che le riserve valutarie non hanno fino a questo momento evidenziato segnali di deterioramento (per vederlo basta osservare i dati macro su uno qualunque dei migliori broker online affidabili).

Però resta il fatto che lo yuan preoccupa. Il rischio di una escalation della guerra commerciale ha alimentato le vendite sulla valuta cinese. Tuttavia bisogna considerare che il rapporto di cambio col dollaro è sceso non tanto per la propria debolezza dello yuan, quanto per la grande forza della valuta americana. Quest'ultima infatti è stata capace di rivalutarsi da metà aprile del 5% rispetto all’euro e, più in generale, su tutte le principali divise internazionali.

Consiglio: se cercate un buon broker, non scegliete solo in base ai migliori bonus forex senza deposito.

Dati macro

Insomma, più che un effetto delle politiche commerciali americane, la discesa dello yuan è una fisiologica conseguenza della forza dell'USD. In tale ottica sarà molto interessante il dato in uscita venerdì riguardo la lettura del PIL statunitense relativo al secondo trimestre, che dovrebbe evidenziare un raddoppio del tasso di crescita. Quest'ultimo infatti dovrebbe passare dal 2% del primo trimestre al 4% del secondo, grazie a una impennata dei consumi.

lunedì 31 luglio 2017

Finanza, il calo della PMI cinesi non colpisce le borse

La settimana sulle piazze finanziarie è cominciata con i dati giunti dalla Cina, dove l'indice delle attività manifatturiere è andato in calo dopo alcuni mesi positivi. Finora questo non ha pesato sulle Borse, che hanno aperto in territorio positivo ma comunque a rilento in attesa della raffica di trimestrali e del dato sull'andamento dell'inflazione nell'Eurozona a luglio.

Tornando alla Cina. Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, il settore manifatturiero a luglio ha frenato la crescita, nel mese di luglio, così come quello dei servizi. L'indicatore PMI si è infatti attestato a 51,4 punti, in calo rispetto ai 51,7 punti del mese precedente. Il dato è negativo anche rispetto alle aspettative del mercato, che avevano indicato 51,5 punti. Ricordiamo che sopra la soglia dei 50 il mercato comunque segnala una fase di espansione, e in Cina siamo al 12esimo mese consecutivo di espansione.

I dati dalla Cina e le reazioni della finanza


Scende in Cina anche l'indice PMI non manifatturiero (calcolato prevalentemente su costruzioni e servizi), che passa in luglio a 54,5 punti dai 54,9 punti di giugno (54,5 punti era stata anche la lettura per il mese di maggio). Va detto che analizzando i dati, si evince che l'espansione riguarda solo grandi imprese, mentre le piccole e medie imprese si sono ridotte nuovamente in contrazione dopo un trimestre positivo. Il divergente percorso di crescita delle grandi imprese e delle piccole e medie imprese mette in evidenza che il percorso per ridurre la leva finanziaria continua, il che fa male alle piccole e medie imprese più che alle grandi imprese.

Dal punto di vista valutario, come sta accadendo per la maggior parte delle valute asiatiche emergenti c'è un apprezzamento di valore. Lo abbiamo visto sul miglior sito per trading online. Va detto che incide anche la crisi politica statunitense e i dati economici tiepidi che hanno spinto il dollaro a bassi livelli pluriennali. I dati di venerdì hanno fatto capire ai trader che la Fed potrebbe non procedere ad altri rialzi dei tassi nel corso del 2017.

Lo yuan della Cina (parliamo di valute non principali per cui se non siete esperti fate solo trading bonus senza deposito) si è affermato sul mercato valutario ed si avvia verso il terzo mese consecutivo di guadagni dopo che la Banca popolare cinese ha fissato il midpoint yuan al suo livello più alto in oltre nove mesi, riflettendo la debolezza nel biglietto verde.

lunedì 10 ottobre 2016

Yuan ai minimi da 6 anni sul dollaro nel Forex

Dopo la settimana di festività per l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, alla riapertura dei mercati chi paga dazio è lo yuan. La valuta cinese infatti crolla e tocca i minimi da 6 anni sul dollaro nel corso della seduta di oggi.

Il cambio tra dollaro e Yuan

yuan-cinaLa banca centrale cinese (People's Bank of China), ha abbassato il cambio di riferimento dello yuan con il dollaro, portandolo al livello più basso da settembre 2010. Il nuovo livello è stato fissato a 6,7008 yuan per un dollaro, che è il valore attorno al quale la valuta cinese può fluttuare con un margine di più o meno il 2%.

E' la prima volta in sei anni che questo tasso finisce a 6,7 yuan, che aveva chiuso a quota 6,6745 il 30 settembre scorso, ultimo giorno di contrattazioni prima della pausa. 
Una situazione che interessa anche noi, visto che da poco Italia e Cina sono legate da un patto d'acciaio.

Una mossa che non desta sorpresa

Il deprezzamento della valuta cinese era stato ampiamente messo in preventivo da parte degli investitori, dopo che lo yuan è stato incluso nel paniere dei diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale. Questa inclusione, decisa un anno fa, era diventata effettiva lo scorso 1 ottobre.

La People's Bank of China aveva annunciato un nuovo calo di 19 miliardi di dollari nelle riserve in valuta estera a settembre, dopo il calo record che c'era già stato nel mese di agosto per sostenere la valuta cinese, quando le riserve in valuta estera erano scese ai minimi dal 2011.